Nessuna libertà di parola per i fascisti nelle scuole

Set 13, 2022 | Notizie

di Odeh Bisharat,

Haaretz, 11 settembre 2022.   

Itamar Ben-Gvir durante la sua visita al liceo Blich di Ramat Gan, la scorsa settimana. Credit: Daniel Bar-On

Hila Romash, preside del liceo Blich di Ramat Gan, ha permesso al capo del partito Otzma Yehudit, il deputato Itamar Ben-Gvir, di incontrare i suoi studenti, con il pretesto che lo richiede la democrazia. La domanda cruciale è se si sia accorta che dietro l’allegra parola “democrazia” si nascondeva la terribile espressione “espulsione degli arabi”.

Arabi sono, tra gli altri, i miei figli, mia moglie e i miei vicini. Arabi sono i medici che curano lei, signora Romash, e molti altri. Arabi sono il farmacista che distribuisce le medicine, l’uomo che pulisce le strade, l’uomo che vende le verdure. Cosa c’è, non li ha notati? Davvero non si preoccupa del loro destino perché lo richiede la democrazia? Vorrei dirle che se libertà di espressione significa concedere legittimità alle richieste di espulsione degli arabi, allora la libertà di espressione deve essere silenziata. Per voi questa potrebbe essere democrazia, ma per noi è una tragedia. In questa occasione di festa, la invito a recarsi in Europa e a spiegare ai non ebrei che la libertà di espressione implica concedere legittimità alle dichiarazioni antisemite.

Romash giustifica il suo invito a Ben-Gvir dicendo che sarà invitato anche il deputato Ayman Odeh, capo dell’alleanza Joint List di partiti prevalentemente arabi. Contesto questo accostamento. Il primo insegna la purezza razziale, il secondo sostiene l’uguaglianza universale. Il primo ha chiesto l’espulsione del secondo (così come dei legislatori della Joint List Ahmad Tibi e Ofer Cassif) in uno dei suoi video di velenoso incitamento, ma per la direttrice hanno pari dignità. A suo avviso, sono tutti uguali. Il bambino bullo e la sua vittima sono uguali. Purtroppo, questo approccio è profondamente radicato nella cultura delle giustificazioni adottata dalle icone del “mainstream” israeliano. Questa modalità di confronto aumenta quando assumono cariche pubbliche. “Combattere l’estremismo da entrambe le parti”, dicono a gran voce con sguardi d’acciaio, come se venissero a risolvere una disputa tra pari.

Mi chiedo quali valori stiano imparando gli studenti di Romash. In che modo la sua imparzialità migliorerà le loro capacità di criticare, fare distinzioni e trarre conclusioni? A giudicare dalle sue risposte alle domande di Nir Gontarz, come riportato nell’edizione ebraica di Haaretz del 9 settembre, la preside insegna ai suoi studenti una tecnica: memorizzare mantra vuoti. Leggo le sue risposte e mi chiedo: è tutto ciò che ha da offrire su un tema così vitale: la diffusione del fascismo, dell’odio verso l’altro e della supremazia razziale? Non ci sono risposte più articolate, riflessive o interrogative? La preside sembra un portavoce aziendale. Quando Gontarz chiede se la partecipazione allo spettacolo dell’odio sia obbligatoria, lei risponde affermativamente, senza battere ciglio. “Questa è un’attività scolastica e gli studenti devono partecipare”. Le regole sono regole. Spero che al Blich non ci siano studenti arabi che siano stati costretti ad ascoltare la loro espulsione dal Paese.

Molti dicono che questo abominio sta già godendo un gran successo. È vero, ma quando continuano a dire: “Non date la colpa agli educatori”, si sbagliano. L’istruzione è l’ultimo baluardo contro la diffusione di questa vergogna, e se crolla in una scuola pluralista in una città pluralista, allora guai a noi. Sono orgoglioso dei molti studenti del Blich che hanno svelato il vero volto del razzista Ben-Gvir: hanno inviato un messaggio educativo alla loro preside, alimentando la speranza che non tutto è perduto per i nostri due popoli. Dopo tutto, ciò che una dittatura vuole soprattutto è l’insensibilità, il torpore, l’obbedienza, la chiusura entro gli schemi e la mancanza di iniziativa.

https://www.haaretz.com/opinion/2022-09-11/ty-article-opinion/.premium/no-freedom-of-speech-for-fascists-in-schools/00000183-28d2-db55-a5e7-f8d244f20000

Traduzione a cura di AssoPacePalestina

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