Città santa o parco divertimenti? Israele progetta una zipline per l’antica Gerusalemme

Mag 5, 2022 | Notizie

di Isabel Kershner,

The New York Times, 3 maggio 2022. 

Un gruppo di coloni ebrei sta promuovendo progetti che, secondo gli oppositori, cambieranno il delicato equilibrio storico, religioso e politico di aree altamente simboliche intorno alla Città Vecchia di Gerusalemme.

Il quartiere palestinese di Silwan a Gerusalemme Est sotto le mura della Città Vecchia. Conosciuta come il bacino santo, l’area intorno ai bastioni è costellata di rovine archeologiche e santuari delle principali religioni monoteiste. Amit Elkayam for The New York Times

GERUSALEMME – Un pittoresco crinale a Gerusalemme, intriso di storia antica, è uno dei preferiti dai visitatori che vengono a scattare fotografie panoramiche delle cupole e delle guglie della Città Vecchia dall’altra parte di una valle boscosa sottostante.

Molti credono che il crinale sia il sito della Collina del Malconsiglio, dove, secondo la tradizione cristiana, Giuda complottò per tradire Gesù. In un futuro non troppo lontano, se gli sviluppatori avranno successo, i visitatori saranno in grado di scivolare giù da questo osservatorio su una zipline [un cavo d’acciaio a cui si agganciano individualmente le persone che scivolano in basso per divertimento, NdT] sopra la valle verde conosciuta come Foresta della Pace.

La zipline è una delle numerose attrazioni pianificate e pubblicizzate come un richiamo turistico e come un modo per facilitare l’accesso a siti di interesse storico. Gli sviluppatori prevedono anche una funivia, un ponte pedonale e centri visitatori, insieme a una fattoria modello che è già stata costruita.

Ma il crinale e la valle sottostante corrono lungo il delicatissimo confine tra Gerusalemme Est, prevalentemente palestinese, e il fianco occidentale, prevalentemente ebraico, di questa città contesa. Fanno parte del panorama storico intorno alle mura della Città Vecchia conosciuto come il bacino sacro, un terreno punteggiato di rovine archeologiche e santuari di tutte e tre le principali religioni monoteistiche.

Dal New York Times

I critici dicono che i progetti previsti trasformeranno ciò che resta del paesaggio aperto e ondulato intorno alla Città Vecchia in una specie di Disneyland e rovineranno il caratteristico panorama.

Gli oppositori vedono anche questi piani come parte di una più ampia strategia politica per cancellare la linea tra Gerusalemme Est e Gerusalemme Ovest e rafforzare la pretesa di Israele di sovranità su tutta Gerusalemme. Dicono che l’intento è quello di enfatizzare la storia e la cultura ebraica di aree cariche di varie sensibilità religiose e politiche, e sminuire il loro carattere musulmano, cristiano o palestinese.

Il coinvolgimento di un’organizzazione privata di coloni ebrei ha alimentato ancora di più queste preoccupazioni.

Il cimitero ebraico sul Monte degli Ulivi a Gerusalemme. Amit Elkayam per il New York Times
Musulmani che si avviano a pregare alla Moschea di Al Aqsa nella Città Vecchia di Gerusalemme durante un periodo di tensione in aprile, quando il Ramadan, la Pasqua e la Pasqua Ebraica coincidevano. Amit Elkayam per il New York Times

“Nessuno sta dicendo che non c’è molta storia ebraica qui”, ha detto Uri Erlich di Emek Shaveh, un gruppo israeliano che si oppone allo sfruttamento del patrimonio culturale come strumento politico nel conflitto israelo-palestinese. “Ma dipende da quale storia si vuole raccontare”.

I costruttori insistono sul fatto che i piani –alcuni dei quali sono stati in cantiere per anni– riporteranno la vita in aree a lungo trascurate che erano difficili da raggiungere, invase dagli spacciatori e soggette a vandalismi e incendi dolosi.

Ma potrebbero anche sconvolgere il delicato equilibrio di Gerusalemme, che è sempre instabile. Il mese scorso ha visto un aumento delle tensioni, specialmente intorno alla Città Vecchia.

E la maggior parte dei progetti sono stati approvati in commissioni governative senza un grande controllo pubblico, per cui c’è stata poca discussione sul loro possibile impatto.

Cristiani ad una funzione presso la Chiesa di tutte le Nazioni a Gerusalemme Est. I critici vedono gli sviluppi proposti come un tentativo di enfatizzare la storia ebraica a spese della cultura musulmana, cristiana o palestinese. Amit Elkayam per il New York Times
Il Muro Occidentale, un sito sacro agli ebrei nella Città Vecchia di Gerusalemme. Amit Elkayam per il New York Times

Gran parte del terreno in questione è stato finora uno spazio verde aperto, poco o per niente sviluppato.

Oltre alla zipline, i piani includono un ponte pedonale sospeso attraverso uno spazio verde conservato sotto i bastioni della Città Vecchia conosciuto come la Valle di Hinnom, o Wadi Rababeh in arabo, sito di antichi sacrifici e sepolture.

La fattoria modello si trova già sul fondo della valle. La funivia molto controversa è progettata per trasportare i visitatori attraverso la valle verso la Città Vecchia e il Muro Occidentale, un sito sacro ebraico.

Uno dei piani per lo sviluppo dell’area conosciuta come il bacino sacro è un ponte sospeso che attraverserebbe la valle di Hinnom, conosciuta come Wadi Rababeh in arabo. Amit Elkayam per il New York Times
I palestinesi locali rivendicano la proprietà di parte della terra che è stata ripulita e abbellita nella valle di Hinnom. Amit Elkayam per il New York Times

Israele ha preso Gerusalemme Est dalla Giordania nella guerra del 1967 e poi l’ha annessa, anche se la maggior parte dei paesi la considera ancora territorio occupato.

Un’organizzazione privata di coloni ebrei, la Fondazione Città di David, o Elad secondo il suo acronimo ebraico, sta collaborando con agenzie governative locali e nazionali per contribuire a sviluppare le attrazioni. Queste agenzie stanno fornendo gran parte dei finanziamenti.

Elad è dedicata allo sviluppo di quella che molti esperti ritengono essere la biblica Città di Davide –l’originale città regale del re israelita Davide di 3.000 anni fa– e i suoi dintorni. Il suo progetto di punta è stato la gestione del sito archeologico della Città di Davide a Silwan, un quartiere palestinese di Gerusalemme Est.

Più di tre decenni fa, Elad ha iniziato ad acquisire proprietà intorno al sito, dove gli scavi sono iniziati più di un secolo fa, e a trasferire famiglie ebree nelle case acquistate.

Costruzione di nuove abitazioni per un insediamento ebraico in un quartiere palestinese di Gerusalemme Est. Amit Elkayam per il New York Times
Turisti israeliani camminano nei tunnel sotterranei del sito archeologico della Città di Davide a Silwan, un quartiere palestinese di Gerusalemme Est. Amit Elkayam per il New York Times

Doron Spielman, il vice presidente di Elad, ha detto che il suo gruppo ha lavorato per il beneficio di ebrei, cristiani e musulmani a Gerusalemme. La sua missione, ha detto, era “portare turisti, cultura e archeologia, in modo che le persone possano entrare in un intero paesaggio biblico e possano connettersi alla propria identità storica e alle proprie radici, al proprio DNA”.

Spielman ha detto che i gruppi che si oppongono allo sviluppo preferiscono “mantenere quest’area di Gerusalemme in uno stato di rovina e abbandono, in modo da poter avvalorare la loro narrativa che ebrei e arabi non possono prosperare insieme qui sotto la sovranità israeliana”.

Rafforzando la presenza di Israele a Gerusalemme Est, il gruppo spera anche di prevenire qualsiasi futura divisione della città, mentre i palestinesi vogliono che Gerusalemme Est sia la capitale di un loro futuro stato.

La zipline, lunga mezzo miglio, dovrebbe partire da un punto del crinale dove Elad ha acquistato anni fa un vecchio edificio fatiscente e dove ora sta allestendo un centro visitatori. La corsa di chi scende con la zipline finirà vicino a un campeggio e un centro di attività gestiti da Elad nella vasta Foresta della Pace.

Elad ha costruito un nuovo centro visitatori su un antico crinale e progetta di lanciare da qui la zipline. Amit Elkayam per il New York Times
Nella Città Vecchia. Gli oppositori vedono gli sviluppi proposti come un altro esempio di come Israele sta cercando di rafforzare la sua pretesa di sovranità su tutta Gerusalemme. Amit Elkayam per il New York Times

Alcuni critici hanno chiamato i progetti “insediamenti turistici”, basandosi sul coinvolgimento di Elad e su quella che sembra essere la sua strategia di sviluppo: cementare le rivendicazioni di Israele sul bacino santo portando migliaia di turisti israeliani e stranieri nella zona.

“Questo non è il modo abituale di Elad che si concentrava sinora sugli aspetti storici, religiosi, ideologici e archeologici”, ha detto Aviv Tatarsky, di Ir Amim, un gruppo di difesa contro gli insediamenti che lavora per una soluzione equa per israeliani e palestinesi a Gerusalemme. Secondo lui, Elad sta cambiando rotta, cercando di attirare le masse con l’intrattenimento per cambiare il carattere di queste aree.

La zipline e la funivia potrebbero ancora richiedere anni per essere completate, rallentate da questioni legali, burocratiche o di finanziamento, con bilanci di milioni di dollari.

Doron Spielman di Elad in una fattoria modello gestita dal gruppo. Amit Elkayam per il New York Times
Elad ha costruito una nuova caffetteria proprio di fronte al muro meridionale della Città Vecchia. Amit Elkayam per il New York Times

I palestinesi locali rivendicano la proprietà di una parte della terra che viene ora ripulita e abbellita nella valle di Hinnom, che nel 1974 è stata dichiarata parte del parco nazionale dei Bastioni di Gerusalemme. La Israel Nature and Parks Authority, che ha collaborato con Elad nel rimodellare la valle, dice che la proprietà della terra contesa non è stata ancora determinata.

Shadi Sumarin, un palestinese che vive su uno dei crinali sopra la valle di Hinnom, ha detto di avere documenti che risalgono a centinaia di anni fa che provano la proprietà della sua famiglia su parte della terra dove gli israeliani stanno ora costruendo terrazze, sentieri e muri.

“Ladri!” ha gridato, affrontando recentemente gli israeliani che stavano ripulendo quella terra. Ha anche esortato un trattorista palestinese che lavorava per loro a tornarsene a casa.

Ahmad Awad Sumarin, 47 anni, un lontano parente e portavoce delle famiglie che rivendicano la terra nella valle di Hinnom, ha detto che lui e i suoi parenti hanno raccolto le olive da quegli alberi fin da quando aveva 5 anni. Ciò che ora viene creato nella valle è tutto fasullo, ha insistito.

“Questa non è la nostra cultura”, ha detto.

Le famiglie interessate stanno facendo ricorso in tribunale per fermare i cambiamenti a quella terra che è sempre stata aperta ai visitatori. L’avvocato che le rappresenta, Mohannad Jbara, ha definito “delirante” la presa di possesso della terra rivendicata dai suoi clienti.

La polizia israeliana cerca di mediare durante un alterco tra i palestinesi che rivendicano la proprietà della terra e i membri di Elad e dell’Autorità per la Natura e i Parchi. Amit Elkayam per il New York Times
Ahmad Awad Sumarin, secondo a sinistra, e Shadi Sumarin, secondo a destra, a una recente udienza in tribunale con altri pretendenti alla terra in corso di sistemazione nella valle di Hinnom, Wadi Rababeh in arabo. Amit Elkayam per il New York Times

Fleur Hassan-Nahoum, una vicesindaca di Gerusalemme che è responsabile della gestione del turismo nella città, ha descritto il ponte sospeso e la funivia come soluzioni verdi e pratiche per una zona storica che è stata a lungo intasata dal traffico e trascurata.

“Il turismo è una parte molto significativa del reddito della nostra città”, ha detto la signora Hassan-Nahoum. “L’industria del turismo è una delle maggiori fonti di lavoro della città, specialmente per i residenti di Gerusalemme Est”.

Hagit Ofran, dell’unità di monitoraggio Settlement Watch di Peace Now, ha detto che in passato Israele sentiva di avere la responsabilità verso il mondo di preservare gli spazi verdi naturali e il carattere multiculturale del bacino santo.

“Negli ultimi anni non lo stanno guardando più così”, ha detto, “ma come un’area israeliana ed ebraica in cui i siti musulmani e cristiani sono come isole”.

Vista della valle di Hinnom e di Silwan. Amit Elkayam per il New York Times

Traduzione a cura di AssoPacePalestina

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