L’Alta Corte israeliana approva lo sgombero di otto villaggi palestinesi dopo una battaglia decennale

Mag 5, 2022 | Notizie

di Hagar Shezaf,

Haaretz, 5 maggio 2022. 

L’Alta Corte di Giustizia ha accettato l’affermazione dello Stato che i residenti dei villaggi di Masafer Yatta, vicino a Hebron, hanno iniziato a occupare abusivamente l’area dopo che era stata dichiarata zona di tiro dall’esercito israeliano nel 1981.

I residenti di Masafer Yatta manifestano contro il loro sfratto davanti all’Alta Corte di Giustizia di Gerusalemme a marzo Emil Salman

L’Alta Corte di Giustizia ha approvato mercoledì lo sfratto di circa 1.000 palestinesi da otto villaggi nel sud della Cisgiordania, dopo una disputa legale di due decenni su una terra che è stata convertita in zona di tiro dall’esercito israeliano, e dove i palestinesi hanno vissuto per generazioni.

I giudici David Mintz, Ofer Grosskopf e Isaac Amit hanno respinto le affermazioni dei ricorrenti palestinesi che dicevano di aver vissuto nell’area di Masafer Yatta vicino a Hebron prima che nel 1981 fosse dichiarata zona di tiro militare. Ciascuno dei firmatari è stato condannato a pagare 20.000 shekel (5.900 dollari) di spese.

I firmatari del ricorso, rappresentati dall’Associazione per i Diritti Civili in Israele, hanno presentato filmati aerei nel tentativo di dimostrare che i villaggi esistevano nella zona da 45 anni. Lo stato, tuttavia, ha sostenuto che i residenti palestinesi hanno iniziato a occupare abusivamente l’area dopo che è stata dichiarata Zona di Fuoco 918 negli anni ’80, e che fino ad allora era usata solo come terreno di pascolo stagionale per il loro bestiame.

Il giudice Mintz ha scritto nel verdetto, pubblicato mercoledì, che la questione se l’area fosse un luogo di residenza permanente “non è affatto complicata”, poiché le riprese aeree dell’area prima del 1980 non mostrano alcuna indicazione di una presenza residenziale. Mintz ha anche citato il fatto che l’area è stata usata dall’aeronautica militare per farvi attacchi aerei simulati negli anni ’90, ed ha anche citato i rapporti emessi nel corso degli anni dalle unità di supervisione.

La Corte ha respinto l’affermazione che trasformare l’area in una zona militare chiusa era contrario al diritto internazionale, e ha detto che quando il diritto internazionale contraddice il diritto israeliano, quest’ultimo prevale.

Masafer Yatta, in Cisgiordania Google Maps

I ricorrenti palestinesi hanno sostenuto che loro e le loro famiglie vivono in questi villaggi, le cui case sono costruite all’interno di grotte naturali, da prima della fondazione di Israele nel 1948, e sono parte di un’unica comunità. I residenti si guadagnano da vivere con il bestiame e l’agricoltura, e la vicina città di Yatta offre loro servizi medici ed educativi, possibilità di commercio e residenza in estate. Con il tempo, hanno detto, la popolazione della zona è aumentata e così le sue esigenze.

Il territorio è stato designato per la prima volta come zona di tiro nel 1981, ma i residenti della zona sono rimasti relativamente indisturbati fino alla fine degli anni ’90. Nel 1999, i militari e l’amministrazione civile hanno sfrattato più di 700 residenti. La prima petizione contro gli sfratti è stata presentata nel 2000, dopo di che è stato emesso un verdetto temporaneo, che ha permesso ai residenti di tornare nella zona fino alla risoluzione del caso.

Nell’aprile 2012, lo stato ha comunicato alla Corte che l’esercito aveva modificato il suo piano per la zona di tiro e ha chiesto che fossero demoliti otto villaggi, invece di 12, dopo di che l’Alta Corte ha suggerito ai firmatari di ritirare le loro richieste. Altre due petizioni sono state presentate nel 2013.

La Corte ha accettato la richiesta dello Stato di respingere le petizioni a causa del fatto che la prima petizione è stata presentata nel 1997, anche se l’area era già stata dichiarata zona di tiro negli anni ’80. I giudici hanno anche detto che la gente del posto non ha fornito alcuna prova della proprietà di queste terre, e ha continuato a costruirci sopra nonostante gli avvisi di sfratto.

Il giudice Mintz ha detto che l’affermazione dei firmatari che dovevano costruire sulla terra in questione per sostenersi era “oltraggiosa” e che l’ordine temporaneo emesso nel 2000 permetteva loro di rimanere lì, ma non concedeva loro il permesso di costruire su quella terra.

La Corte ha anche respinto una richiesta del consiglio locale dei villaggi di Masafer Yatta di unirsi al procedimento come amicus curiae (amico della corte, un esperto indipendente che offre il suo parere, NdT). Il giudice Mintz ha scritto che l’accusa di discriminazione contro Masafer Yatta rispetto al vicino insediamento ebraico di Susya è infondata.

Mintz ha anche respinto le affermazioni dei firmatari che la designazione dell’area come zona di tiro fosse basata su considerazioni esterne e ha invece accettato la posizione dell’esercito che la terra era necessaria per le sue esigenze.

Infine, il giudice ha dichiarato che lo stato aveva fatto un’offerta ai firmatari secondo la quale essi avrebbero dovuto evacuare l’area durante l’addestramento dell’esercito, ma avrebbe permesso loro di tornare per scopi agricoli durante i fine settimana e le vacanze. Questo, hanno detto i giudici, è una prova della considerazione da parte dello stato dei bisogni agricoli dei residenti.

L’Associazione per i Diritti Civili in Israele ha detto che la sentenza era “insolita e avrebbe portato gravi conseguenze”. L’organizzazione ha accusato il tribunale di aver approvato una mossa che “lascerà famiglie, bambini e anziani senza un tetto sopra la testa”.

Il presidente del consiglio di Masafer Yatta, Nadal Younes, ha risposto che la sentenza era ideologica e non si basava sulla giustizia, aggiungendo che “alcuni avevano detto fin dall’inizio che non c’era speranza con il tribunale israeliano: avevano ragione”.

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Traduzione a cura di AssoPacePalestina

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