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Guerra a Gaza: i gruppi filopalestinesi definiscono «storica» una sentenza del tribunale di Bruxelles

di The Brussels Times e Belga

The Brussells Times, 23 marzo 2026.  

Diversi gruppi filopalestinesi hanno reagito lunedì alla sentenza di un tribunale di Bruxelles riguardante la posizione del Belgio sulla guerra a Gaza, definendola «storica dal punto di vista del diritto internazionale».

Gente che sventola bandiere palestinesi durante una marcia per chiedere sanzioni contro Israele e sostenere gli studenti di tutto il mondo che si mobilitano a favore del popolo palestinese. Domenica 19 maggio 2024 a Bruxelles. Crediti: Belga

Il 16 marzo, la Corte d’Appello di Bruxelles ha stabilito che le ONG filopalestinesi e diverse vittime palestinesi che hanno citato in giudizio il Governo Federale per la sua inazione nei confronti di Israele possono chiedere al giudice che presiede il procedimento sommario di ordinare al Governo Belga di adottare misure nell’ambito della sua giurisdizione per impedire la violazione della Convenzione sul Genocidio nella Striscia di Gaza.

Il collettivo Droit pour Gaza, l‘Associazione Belga-Palestinese (ABP), il Coordinamento Nazionale per un’Azione per la Pace e la Democrazia (CNAPD) e SOS Gaza hanno rilasciato lunedì una dichiarazione in merito alla sentenza.

“A nostra conoscenza, questa è la prima volta che un tribunale si dichiara competente a valutare, su richiesta delle vittime e delle ONG, se il Belgio stia adempiendo ai propri obblighi di diritto internazionale di adottare tutte le misure ragionevoli in suo potere per prevenire e porre fine alle violazioni del diritto internazionale da parte di uno stato terzo e per prevenire il genocidio”, hanno dichiarato congiuntamente lunedì le quattro organizzazioni.

Tre punti chiave della sentenza

Le organizzazioni hanno evidenziato tre aspetti particolari della decisione del tribunale nella loro dichiarazione scritta.

In primo luogo, la sezione delle misure provvisorie della Corte d’appello di Bruxelles si è dichiarata competente a esaminare se il Belgio abbia agito in conformità con i propri obblighi di diritto internazionale di fronte a un grave rischio di genocidio e a gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra.

In secondo luogo, ha riconosciuto la colpa dello stato belga, «rilevando che non aveva fatto tutto ciò che era ragionevolmente in suo potere al momento opportuno per prevenire e fermare i crimini di Israele», si legge nella dichiarazione.

La sentenza stabilisce che il Belgio era tenuto ad adottare misure a partire dal 26 gennaio 2024, data in cui la Corte Internazionale di Giustizia ha constatato l’esistenza di un “grave rischio” di commissione del crimine di genocidio, di crimini contro l’umanità e di gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra nella Striscia di Gaza dopo il 7 ottobre 2023.

Tuttavia, il Governo Federale ha atteso fino al 18 gennaio 2026 per adottare un decreto reale che vietasse i voli nello spazio aereo nazionale e gli scali tecnici per le attrezzature militari dirette in Israele e nei Territori Palestinesi occupati.

“Lo Stato Belga non ha quindi fatto immediatamente ciò che era in suo potere per impedire il trasferimento di armi e attrezzature militari verso Israele”, hanno osservato le quattro organizzazioni.

Dopo essersi dichiarata competente, la Corte d’Appello di Bruxelles ha potuto così revocare parzialmente l’ordinanza di primo grado, in particolare la parte relativa alla chiusura dello spazio aereo belga agli aerei che trasportano armi, equipaggiamento militare e beni a duplice uso verso Israele. L’ordinanza di primo grado aveva respinto tutte le richieste dei ricorrenti a questo riguardo.

Poiché il tribunale ha tuttavia rilevato l’esistenza del decreto reale sul transito di armi a partire dalla presentazione del ricorso in appello il 27 ottobre, ha ordinato la riapertura del procedimento solo per quanto riguarda il transito di beni a duplice uso.

I ricorrenti hanno inoltre sottolineato che il tribunale ha ritenuto che il governo belga non avesse spiegato in modo sufficiente cosa avesse fatto, in consultazione con le regioni, per impedire il trasferimento di beni utilizzabili a fini militari verso Israele o i territori palestinesi.

L’udienza per fissare un calendario è fissata per il 30 marzo per questa parte del procedimento, davanti agli stessi giudici che hanno esaminato l’ingiunzione preliminare.

«Storico nel diritto internazionale»

Il collettivo Droit pour Gaza, l’ABP, il CNAPD e SOS Gaza hanno salutato lunedì la decisione come «storica nel diritto internazionale», che sancisce «la possibilità per un giudice nazionale di ritenere lo stato responsabile in caso di violazione dei suoi obblighi di diritto internazionale di prevenire il genocidio, i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e le gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra».

Nel loro ricorso, le quattro ONG filopalestinesi avevano anche chiesto al tribunale di ordinare la cessazione degli scambi commerciali con gli insediamenti illegali in Palestina e di ordinare la denuncia o la sospensione dell’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e Israele.

Il tribunale ha ritenuto infondate queste due richieste, invocando la separazione dei poteri e il potere discrezionale dello stato. «Mettiamo in discussione le motivazioni alla base di quest’ultima parte della decisione», hanno commentato le quattro organizzazioni filopalestinesi.

https://www.brusselstimes.com/belgium/2040047/war-in-gaza-pro-palestine-groups-call-brussels-court-ruling-historic

Traduzione a cura di AssopacePalestina

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