‘Ci dispiace di non averti protetto’: Gli esperti delle Nazioni Unite sollecitano Israele a liberare Ahmad Manasra

Lug 15, 2022 | Notizie

da WAFA, PC, Social Media,

The Palestine Chronicle, 14 luglio 2022.   

Ahmed Manasra è stato processato e incriminato da un tribunale militare israeliano quando aveva 13 anni. (Foto: via IMEMC)

Gli esperti delle Nazioni Unite in materia di diritti umani hanno esortato giovedì le autorità israeliane a rilasciare immediatamente Ahmad Manasra, un ventenne palestinese detenuto nelle carceri israeliane da quando aveva 14 anni, mentre soffriva di gravi problemi di salute mentale.

Gli esperti sono Francesca Albanese, Relatore Speciale sulla situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati dal 1967; Fionnuala Ni Aolain, Relatore Speciale sulla promozione e la protezione dei diritti umani e delle libertà fondamentali nella lotta al terrorismo; Tendayi Achiume, Relatore Speciale sulle forme contemporanee di razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e relativa intolleranza; e Tlaleng Mofokeng, Relatore Speciale sul diritto alla salute.

“La detenzione di Ahmad per quasi sei anni lo ha privato della sua infanzia, dell’ambiente familiare, della protezione e dei diritti che avrebbero dovuto essergli garantiti da bambino”, hanno detto gli esperti.

“Questo caso è inquietante sotto molti aspetti e la sua continua detenzione, nonostante il deterioramento delle sue condizioni mentali, è una macchia per tutti noi, in quanto siamo parte della comunità internazionale dei diritti umani”.

Nel 2015, l’allora 13enne Ahmad Manasra e un suo cugino di 15 anni furono accusati di aver accoltellato due israeliani nell’insediamento di Pisgat Ze’ev in Cisgiordania. Suo cugino fu ucciso sulla scena, mentre Ahmad fu investito da un’auto e riportò gravi ferite alla testa mentre una folla israeliana lo sbeffeggiava. Dopo il suo arresto, un video, ampiamente diffuso sui media, mostrava il giovane Ahmad angosciato che veniva trattato con durezza e interrogato duramente senza la presenza dei suoi genitori o del suo rappresentante legale.

“Le scene strazianti di un bambino con le ossa rotte che giace a terra sotto una raffica di insulti e minacce gridati in una lingua straniera da adulti armati; di quello stesso bambino che viene nutrito con un cucchiaio da mani sconosciute mentre è incatenato a un letto d’ospedale e che viene poi interrogato con durezza in violazione delle norme e dei principi dei diritti umani relativi all’arresto e alla detenzione di minori, continuano a tormentare la nostra coscienza”, hanno detto gli esperti.

“Ad Ahmad vogliamo dire: ci dispiace di non averti protetto”.

“L’arresto e la detenzione di Ahmad sono avvenuti in un periodo di tempo assolutamente critico per lo sviluppo emotivo, intellettuale e sociale di un bambino. In tutte le azioni che riguardano i minori, l’interesse superiore del bambino deve essere una considerazione primaria”, hanno detto gli esperti.

“In violazione di questo principio fondamentale, la motivazione prevalente delle forze israeliane in questo caso sembra sia stata quella di contenere chiunque venga da loro etichettano come una minaccia di terrorismo”, hanno aggiunto.

Nonostante le condizioni mentali aggravate di Ahmad, le autorità di occupazione israeliane hanno respinto le richieste degli avvocati per un suo rilascio anticipato. Le autorità israeliane sostengono che il reato per cui Ahmad è stato condannato costituisce un atto di terrorismo, che lo rende ineleggibile per la liberazione anticipata ai sensi della Legge antiterrorismo.

Tuttavia, questa legge è entrata in vigore solo nel novembre 2016, e gli emendamenti alla Legge antiterrorismo che impediscono la liberazione anticipata per coloro che sono stati condannati per reati gravi che coinvolgono atti terroristici sono stati introdotti nel dicembre 2018, molto tempo dopo che Ahmad era stato condannato per tentato omicidio nel maggio 2016.

Traduzione a cura di AssoPacePalestina

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