Perchè donare il 5xmille a AssopacePalestina, messaggio di Luisa Morgantini

Palestina, israeliani con la resistenza (VIDEO)

Articolo pubblicato su Nena News Agency

di Livia Parisi

“Quando avevo 18 anni mi sono resa conto di cosa fosse l’occupazione. È incredibile, nonostante fossi una ragazza curiosa non mi ero mai posta il problema di cosa accadesse intorno a me”.Sono le parole di Sharon Casper dell’Associazione Ya Samba, che racconta cosa significhi per un israeliano opporsi alla visione comune e decidere di “passare dalla parte del nemico”.

Lei è solo una dei tanti israeliani e internazionali che appoggiano la resistenza dei Palestinian Popular Commitees, i Comitati Popolari Palestinesi. “Alcuni pensano che siamo ingenui o pazzi, altri credono che abbiamo ragione ma che, al nostro posto, non riuscirebbero a reggere lo stress o non riuscirebbero a credere di poter cambiare veramente qualcosa”, spiega sottolineando come vengono visti dal resto della comunità gli israeliani che si oppongono alla politica di repressione e annientamento dei palestinesi. “Ho perso molti amici”, aggiunge “ma arriva un momento in cui devi scegliere tra vita privata e politica”.

Con il suo tamburo, insieme agli altri militanti dell’associazione Ya Samba, contribuisce a creare rumore intorno alle manifestazioni non violente che, ormai da diversi anni a questa parte, si svolgono ogni venerdì dopo la preghiera, in molti villaggi palestinesi che sorgono a ridosso del muro che taglia in due i Territori Occupati. In prima fila, a Bil’in come a Nabi Saleh o ad Al Massara, anche i bambini, per dire no all’occupazione delle terre dei contadini da parte dei coloni israeliani, un’occupazione che sta rendendo impossibile la sussistenza stessa di questi villaggi e la vita delle persone.

Le manifestazioni, organizzate dai Comitati di Lotta Popolare, a volte si svolgono senza particolari disordini, ma nella maggior parte dei casi vedono l’intervento massiccio dell’esercito, con gas lacrimogeni e proiettili di plastica. Centinaia, forse migliaia, in questi anni, i feriti e gli arrestati, ma non sono mancati anche i morti, come Mustafa Tamimi, ucciso a 28 anni da un lacrimogeno lanciato da un soldato israeliano, di recente assolto. “Sapevamo fin dall’inizio che avremmo pagato un alto prezzo. E che ogni venerdì avremmo perso qualcuno per questo”.

Così la madre, Manal, spiega il prezzo che i palestinesi pagano per aver scelto la Lotta Nonviolenta. “Nel nostro paese vivono 500 persone e più della metà sono state in carcere almeno una volta. Alcuni anche per 10 o 15 volte”, racconta mentre la sua casa, come ogni venerdì, è circondata dall’esercito che sparge sulle case acqua rancida che rende l’aria irrespirabile e procede all’arresto di quante più persone possibili. Perché, che siano israeliani, palestinesi o provengono da qualsiasi altra parte del mondo, è già una colpa che merita un processo immediato l’aver partecipato alla manifestazione.

RESISTENZA

http://youtu.be/-ElK3kS76Rs

Il video è stato realizzato durante un campo di lavoro internazionale organizzato dall’Associazione Assopace Palestina

Livia Parisi è autrice del video Al Khalil che raccoglie le testimonianze di Youth Against Settlements, i Giovani Contro l’Occupazione che, dal 16 al 28 Febbraio, saranno ospiti di uno speaking tour, organizzato da Luisa Morgantini e Assopace Palestina, per ricordare l’anniversario del massacro nella moschea nella tomba dei Patriarchi di Hebron, avvenuto il 25 febbraio 2004

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