Rapporto OCHA 28 aprile – 11 maggio 2020

Mag 17, 2020 | Rapporti Palestina OCHA

Descrizione: http://www.assopacepalestina.org/wp-content/uploads/2020/01/OCHA-big.jpg

Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi occupati

per il periodo 28 aprile – 11 maggio 2020.

La versione in italiano dei rapporti ONU OCHA è a cura dell’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli: https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

Nota per chi ha poco tempo: gli aspetti salienti di ciascuna notizia sono scritti in grassetto

In Cisgiordania, in numerosi episodi e scontri con forze israeliane, sono stati feriti cinquantanove (59) palestinesi, tra cui quattro minori [segue dettaglio]. Di questi feriti, 35 sono stati trattati per inalazione di gas lacrimogeni, 13 erano stati colpiti con armi da fuoco, otto presentavano lesioni da proiettili di gomma e tre erano stati aggrediti fisicamente. Nove dei 13 feriti da armi da fuoco erano stati colpiti nel corso di vari episodi accaduti nei governatorati di Qalqiliya e Tulkarm, nei pressi della Barriera; a quanto riferito, si tratta di adulti palestinesi che tentavano di introdursi clandestinamente in Israele per cercare lavoro. Ancora a quanto riferito, anche tre minori,  dopo aver lanciato pietre, sono stati colpiti con armi da fuoco vicino al Campo profughi di Al Fawwar (Hebron). Un altro minore è stato colpito vicino al Campo profughi di Aqbet Jaber (Gerico), in circostanze non chiare. La maggior parte dei casi di inalazione di gas lacrimogeno sono stati registrati durante operazioni di ricerca-arresto e durante una demolizione “punitiva” (vedi sotto). Gli altri ferimenti, causati da proiettili di gomma o aggressioni fisiche, si sono verificati durante le manifestazioni settimanali nel villaggio di Kafr Qaddum (Qalqiliya) e in alterchi verificatisi ai checkpoint di Huwwara e Hamra (entrambi in Nablus).

In Cisgiordania, le forze israeliane hanno effettuato complessivamente 87 operazioni di ricerca-arresto ed hanno arrestato oltre 100 palestinesi, tra cui sette minori. Come nelle settimane precedenti, la maggior parte delle operazioni (41) sono avvenute in Gerusalemme Est, in particolare nel quartiere di Al ‘Isawiya, nel governatorato di Hebron (15) e nel governatorato di Tulkarm (13). L’11 maggio, alti funzionari delle Nazioni Unite presso i Territori Occupati hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si esprime seria preoccupazione per il protrarsi della detenzione di minori palestinesi da parte delle autorità israeliane, tenuto conto che i minori detenuti sono esposti ad un più elevato rischio di contrarre il COVID-19 [a fine marzo 2020, 194 minori palestinesi erano detenuti dalle autorità israeliane; la stragrande maggioranza di questi minori era detenuta in custodia cautelare. https://www.ochaopt.org/content/light-covid-19-crisis-un-officials-call-immediate-release-all-children-detention-including].

Il 28 aprile, nella città di Kfar Sava, in Israele, un palestinese ha accoltellato e ferito una donna israeliana; successivamente è stato colpito e ferito da una guardia di sicurezza. Dopo questo episodio, le forze israeliane hanno condotto un’operazione di ricerca-arresto nel Campo Profughi di Tulkarm, dove vive l’attentatore, innescando scontri con i residenti. L’uomo è stato arrestato e incriminato.

Nella Striscia di Gaza, per far rispettare le restrizioni di accesso alle aree prossime alla recinzione perimetrale israeliana e al largo della costa, in almeno 36 occasioni, le forze israeliane hanno aperto il fuoco di avvertimento. In un caso due pescatori sono rimasti feriti e due barche hanno subito danni. In una occasione, le forze israeliane sono entrate nella Striscia di Gaza, ad est di Khan-Younis, ed hanno effettuato operazioni di spianatura del terreno e di scavo vicino alla recinzione perimetrale.

A Gaza, dopo un periodo di relativa calma, il 6 maggio, un gruppo armato palestinese ha lanciato un missile verso Israele; dopo questo lancio, carri armati israeliani hanno bombardato alcuni siti militari palestinesi le cui strutture hanno riportato danni. Non sono state segnalate vittime.

L’11 maggio, nel villaggio di Kobar (Ramallah), le forze israeliane hanno demolito per ragioni “punitive” il piano superiore di una casa a due piani, sfollando due palestinesi. La casa in questione appartiene alla famiglia di uno dei palestinesi accusati di aver ucciso, nell’agosto 2019, una ragazza israeliana e di aver ferito il fratello e il padre. Le forze israeliane hanno anche distrutto un pozzo per l’acqua ed hanno danneggiato 20 alberi. L’episodio ha innescato scontri con i residenti. Dall’inizio dell’anno, questa è la quarta demolizione “punitiva”.

A causa della mancanza di permessi di costruzione, in Area C sono state demolite o sequestrate dalle autorità israeliane undici strutture di proprietà palestinese, mentre a Gerusalemme Est un’altra è stata autodemolita dal proprietario; ne risultano colpite oltre 100 persone, ma non sono stati registrati sfollamenti. Sei di queste strutture sono state prese di mira sulla base di un “ordine militare 1797”, che prevede la rimozione immediata di strutture prive di licenza, in quanto ritenute “nuove”. Dal 24 aprile, data di inizio del mese musulmano del Ramadan [all’11 maggio, chiusura di questo Rapporto], 19 strutture sono state oggetto di demolizione o sequestro; nell’intero periodo del Ramadan del 2019, erano state 13, una nel 2018 e zero nel 2017.

Sei palestinesi sono rimasti feriti e circa 130 alberi e 30 veicoli sono stati danneggiati da aggressori ritenuti coloni israeliani [di seguito il dettaglio]. Cinque di questi ferimenti, tra cui quello di un ragazzo 11enne, sono stati causati da aggressioni fisiche verificatesi nelle aree agricole vicino a Far’ata (Qalqiliya), Burqa (Nablus) e nel villaggio di Turmus’ayya (Ramallah), oltre che nell’area della città di Hebron controllata da Israele (H2). Nell’insediamento di Pisgat Zeev a Gerusalemme Est, un colono israeliano ha aizzato il suo cane contro un palestinese autista di autobus, causandogli varie ferite. Nei villaggi di Al Mughayyir (Ramallah), As Sawiya (Nablus), Kafr Qaddum e Far’ata (entrambi a Qalqiliya), circa 130 alberi di ulivo sono stati vandalizzati da coloni. Nel villaggio di Sarra (Nablus), aggressori a viso coperto (ritenuti coloni) sono stati ripresi da una telecamera mentre vandalizzavano 30 veicoli e imbrattavano i muri delle case con scritte in ebraico. Gli agricoltori della Comunità di pastori Bir al ’Idd (Hebron) hanno riferito che coloni provenienti dal vicino avamposto colonico di Mitzpe Yair hanno rubato due tonnellate di prodotti stagionali già raccolti.

Sono stati segnalati diversi episodi di lancio di pietre, bottiglie incendiarie e vernice da parte di palestinesi contro veicoli israeliani che viaggiavano lungo le strade della Cisgiordania. Secondo quanto riferito da una ONG israeliana, non vi sono stati feriti, ma sono stati segnalati danni a 14 veicoli nei governatorati di Hebron, Nablus e Ramallah.

Ultimi sviluppi (fuori dal periodo di riferimento)

12 maggio: per consentire il rientro delle persone a Gaza, il valico di Rafah (controllato dall’Egitto) è stato riaperto per tre giorni.

12 maggio: nel villaggio di Ya’bad (Jenin), durante un’operazione di ricerca-arresto, un soldato israeliano è stato colpito e ucciso da un sasso lanciato da un tetto da mano palestinese.

13 maggio: nel Campo Profughi di Al Fawwar (Hebron), in scontri scoppiati durante un’operazione di ricerca-arresto, un 15enne palestinese è stato ucciso dalle forze israeliane.

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