Ce l’abbiamo fatta!
Con il vostro contributo siamo riusciti ad acquistare una protesi ad Ahmad, per sostituire la gamba che ha perso a causa dei proiettili sparati dall’esercito israeliano.
Ahmad è un palestinese di 27 anni che vive in Cisgiordania occupata. Il 12 giugno 2023, nel suo villaggio nei pressi di Jenin (Cisgiordania settentrionale), un soldato israeliano gli ha sparato. Un proiettile lo ha colpito alla gamba mentre l’esercito invadeva la città; i soldati lo hanno lasciato a terra sanguinante e hanno impedito l’arrivo dell’ambulanza. È quasi morto. È un miracolo che Ahmad sia sopravvissuto, nonostante il blocco militare che ha ritardato i soccorsi, costringendolo all’amputazione della gamba.
Ahmad faceva il camionista. È figlio unico. Suo padre è morto anni fa e ora vive da solo con la madre anziana. La situazione economica rende molto difficile la vita in Cisgiordania, e Ahmad e sua madre non ricevono alcun sussidio. Ora potrà camminare di nuovo.
Pubblichiamo la lettera di ringraziamento scritta da Rashed Khdairi, coordinatore del Jordan Vally solidarity.
“Ahmed può camminare e lavorare di nuovo! Grazie di cuore ad AssopacePalestina per la donazione, il principale donatore che ha permesso di realizzare la nostra missione. Ahmed ha finalmente ricevuto la protesi di cui aveva bisogno e ora è seguito da specialisti che lo aiutano a muovere i primi passi e a ricominciare a camminare. È un momento di grande gioia e speranza, un passo avanti in una lotta di resistenza personale e collettiva, giorno dopo giorno. Ahmed dovrà ora proseguire con sedute di fisioterapia e riabilitazione, necessarie per rafforzare i muscoli dell'arto amputato, recuperare l'equilibrio e riacquistare fiducia nei suoi movimenti. Il percorso terapeutico previsto proseguirà, accompagnato dalle cure e dal supporto necessari. Grazie ancora ad AssopacePalestina che ha contribuito a rendere possibile questo obiettivo! In solidarietà per la liberazione!” Rashed Khdairi
Ahmad cammina! Il video.
La storia di Ahmad
Il proiettile che ha colpito Ahmad era del tipo che esplode una volta raggiunto il bersaglio. La ferita alla gamba era gravissima, e Ahmad ha perso molto sangue. L’ingresso dell’ambulanza è stato impedito dall’esercito israeliano e Ahmad è stato portato in un ospedale lontano dal suo villaggio perché anche la strada era bloccata dall’esercito. Se fosse stato soccorso in tempo, probabilmente la gamba non avrebbe dovuto essere amputata.
“Voglio solo poter condurre una vita il più possibile normale”, dichiara, “e poter mantenere me stesso e mia madre. Guidare veicoli pesanti era il mio lavoro. Senza una gamba non posso fare nessun lavoro e non so come andare avanti.”
Ahmad è stato arrestato solo quattro mesi dopo essere rimasto ferito. Nessuna accusa, nessuna condanna: è rimasto per due anni in detenzione amministrativa, che consente a Israele di imprigionare chiunque per anni senza motivo. Nonostante le sue condizioni di salute, Ahmad non è stato risparmiato dalle torture inflitte ai circa 11.000 prigionieri palestinesi detenuti nelle carceri israeliane dal 7 ottobre.
Ahmad ha perso molto peso. La totale mancanza di assistenza medica all’interno della prigione e le dure condizioni di vita gli hanno causato forti dolori in tutto il corpo, con cui deve fare i conti ancora oggi. Per settimane non gli sono state fornite le stampelle e Ahmad non riusciva nemmeno ad alzarsi senza aiuto.
“Faceva molto freddo e ci hanno portato via tutti i vestiti. Hanno tolto le finestre per farci soffrire ancora di più il freddo e ci hanno lasciato solo una coperta. Avevamo tutti la scabbia e non ci hanno mai dato medicine. Quando lavavamo i vestiti, dovevamo rimetterli bagnati, perché erano gli unici che avevamo.”
Le torture descritte da Ahmad sono solo una minima parte dei tormenti subiti dai prigionieri palestinesi.
La totalità dei fondi raccolti verranno impegati per acquistare una protesi per Ahmad.
La richiesta di aiuto di Ahmad
