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NAZA non riguarda solo Israele e Gaza. Riguarda il male che si annida in tutti noi

di Jonathan Cook, 

Middle East Eye, 22 ottobre 2026.  

Questo nuovo film pluripremiato ci lascia senza parole non per la mostruosità di ciò che ha fatto Israele, ma perché costituisce una prova inconfutabile della nostra stessa mostruosità.

Una donna abbraccia una bambina dopo un attacco israeliano contro un edificio residenziale che ha causato la morte di due persone a Gaza City il 20 ottobre 2026. (AFP)

Ho appena visto NAZA, un documentario in cui 24 ufficiali dei servizi segreti e soldati israeliani vengono ripresi mentre spiegano come, negli ultimi tre anni, abbiano sistematicamente cancellato Gaza dalla mappa.

Lo hanno fatto mentre quasi tutte le capitali occidentali hanno scelto di tacere o hanno attivamente contribuito al massacro.

Le interviste filmate si svolgono di notte, sul tetto di un edificio nel centro di Tel Aviv. I volti dei partecipanti sono nascosti dall’oscurità, mentre, sullo sfondo, si intravedono figure umane non identificabili intente alle loro attività in appartamenti e uffici illuminati: guardano la televisione, stendono il bucato, sono sedute a una scrivania.

A differenza del Festival del Cinema di Venezia, dove il film ha ricevuto una standing ovation record di 25 minuti, la proiezione tutta esaurita a cui ho assistito ha accolto NAZA con un silenzio sbalordito.

Sono apparsi i titoli di coda. Si sono accese le luci. Ci siamo trascinati verso l’uscita. Nessuno ha detto una parola.

Quella mi è sembrata una reazione molto più appropriata di quella di Venezia. Da allora, ho riflettuto su cosa significasse esattamente il nostro silenzio sbalordito.

Era forse lo shock per gli orrori inflitti a Gaza?

Non proprio. Non è stata mostrata quasi nessuna delle distruzioni e delle stragi di massa. Abbiamo visto ben di più del genocidio trasmesso in diretta streaming sui nostri telefoni.

Era forse il fatto che nessuno degli intervistati sembrava considerare la cifra ufficiale di quasi 75.000 morti a Gaza e 175.000 mutilati come una finzione ispirata da Hamas, come continua a sostenere il governo israeliano, con i media occidentali che gli fanno eco?

In realtà, la forte impressione trasmessa da questi addetti ai lavori militari è che il vero bilancio delle vittime sia probabilmente molto più alto.

Uccidere con un algoritmo

È stata forse la sorprendente mancanza di autocoscienza e riflessione tra la maggior parte degli intervistati, che hanno parlato in modo arido – per lo più con indifferenza – degli aspetti tecnici degli innovativi sistemi di intelligenza artificiale di Israele, che hanno guidato la selezione dei bersagli per distruggere case e uccidere palestinesi su una scala industriale senza precedenti?

Selezionati tra oltre 100 membri del personale militare israeliano che hanno parlato con i registi fuori campo, i 24 scelti includevano alcuni che avevano contribuito a progettare quella che definivano una “fabbrica” per l’uccisione dei palestinesi.

Altri gestivano questa catena di montaggio, uccidendo tramite algoritmi, come se, secondo le loro stesse parole, stessero giocando a un “videogioco“.

Secondo i soldati intervistati, per ogni persona sospettata di appartenere a Hamas, per quanto di basso rango fosse il suo status, Israele autorizzava l’uccisione di un numero compreso tra 20 e oltre 100 NAZA – l’acronimo ebraico che indica i civili palestinesi, comprese donne e bambini.

Quando Hamas sferrò il suo attacco di un giorno contro Israele nell’ottobre 2023, l’esercito israeliano affermò che il gruppo contava circa 30.000 combattenti.

Inoltre, Israele – e il suo sistema di intelligenza artificiale – collegò una porzione ben più ampia della popolazione a Hamas, se non altro perché alcune persone lavoravano per i rami politici, burocratici e amministrativi del governo di Gaza, dagli insegnanti ai medici e agli infermieri.

L’intervistatore del film, Yuval Abraham, ha sottoposto a uno degli intervistati una semplice osservazione di natura matematica.

Secondo la logica della dottrina israeliana NAZA – che consente potenzialmente decine di vittime civili per ogni obiettivo legato a Hamas – quasi tutti i 2 milioni di abitanti di Gaza erano considerati un “danno collaterale” accettabile.

Il funzionario dei servizi segreti ha riflettuto su questo punto per un po’, come se non ci avesse mai pensato, prima di concordare.

Gli scudi umani di Israele

Quel silenzio sbalordito era forse il nostro disgusto per la decisione di Israele di sferrare attacchi contro sospetti di Hamas proprio nel momento in cui il maggior numero possibile di civili sarebbe stato ucciso insieme a loro?

Israele ha chiamato uno dei suoi principali programmi di intelligenza artificiale “Dov’è papà?” perché, tracciando la posizione dei telefoni e intercettando le chiamate, il sistema era in grado di segnalare quando i sospetti erano più probabilmente a casa, trascorrendo la notte lontani dai combattimenti, con le loro famiglie.

Una delle persone intervistate ha fornito l’esempio di una ragazzina di 12 anni che aveva telefonato alla madre per dirle che papà era a casa e le aveva chiesto quando sarebbe tornata a casa. Le parole «papà» e «ritorno» erano bastate a far scattare un allarme da parte del sistema di intelligenza artificiale, dando il via a un attacco militare.

Tali attacchi, ha confessato l’ufficiale, sono progettati per uccidere bambini e vicini che si trovano nel raggio d’azione dell’esplosione.

Diversi intervistati addetti alla sorveglianza hanno riferito di aver sentito dei bambini nella casa di un sospettato poco prima di autorizzare un attacco. Altri hanno udito le urla dei bambini subito dopo l’esplosione, mutilati dall’esplosione o in stato di shock per i corpi straziati che li circondavano, o per entrambe le cose.

A un certo punto del film, la telecamera si allontana dalle interviste per inquadrare il quartier generale dell’esercito israeliano, la Kirya, tra i grattacieli scintillanti del centro di Tel Aviv.

Secondo le leggi di guerra, la Kirya potrebbe essere un bersaglio militare legittimo. La sua posizione rischia intenzionalmente di trasformare i residenti della più grande città di Israele in scudi umani.

Al contrario, i militanti palestinesi che dormono a casa con le loro famiglie non sono un bersaglio militare legittimo. Eppure il programma «Dov’è papà?» ha comportato che Israele utilizzasse i bambini palestinesi come scudi umani su scala industriale, nella più grave delle violazioni del diritto internazionale.

«Seguivo solo gli ordini»

Quel silenzio sbalordito era forse il nostro disagio di fronte al soldato che ha prontamente confessato che Israele aveva commesso un «genocidio» a Gaza – e che fin dall’inizio il suo obiettivo, e quello di tutti coloro con cui lavorava, era quello di uccidere il maggior numero possibile di palestinesi senza subire conseguenze?

Secondo le sue stesse parole, ha utilizzato personalmente i sistemi di intelligenza artificiale dell’esercito israeliano per supervisionare l’uccisione di «migliaia» di palestinesi. Ha definito questo periodo della sua carriera militare «follemente divertente».

Un altro intervistato, responsabile dell’omicidio di massa di palestinesi, ha osservato che non solo prestava servizio nell’unità di intelligence più prestigiosa di Israele, l’8200, ma che si era anche assicurato uno dei ruoli più ambiti dell’unità. Ha sottolineato quanto gli altri ufficiali fossero invidiosi della sua posizione all’interno della macchina automatizzata di morte.

Quel silenzio sbalordito era forse il frutto del nostro disgusto di fronte al fatto che, uno dopo l’altro, gli intervistati razionalizzassero la propria partecipazione al massacro e alla mutilazione di molte decine di migliaia di bambini di Gaza con variazioni sulla scusa «Stavo solo eseguendo gli ordini»? Uno di loro si è definito un «piccolo ingranaggio» nella macchina dell’omicidio.

Quel silenzio sbalordito era forse il nostro disagio di fronte al partecipante che ha osservato di essere stato educato a odiare i tedeschi a causa dell’Olocausto, ma che poi ha ammesso di avere ora difficoltà a vedere la differenza tra ciò che fecero i nazisti e ciò che lui stesso aveva fatto a Gaza?

Quel silenzio sbalordito nasceva forse dalla consapevolezza del pubblico che gli atti di sorveglianza, selezione dei bersagli ed esecuzione, impersonali e privi di attrito, compiuti dall’intelligenza artificiale a Gaza, vengono già messi in atto molto più vicino a casa nostra?

Che giovani intelligenti, ambiziosi e obbedienti, proprio come quelli che hanno progettato il sistema di IA israeliano di controllo assoluto, di sorveglianza ineludibile, di omicidio spietato, stiano progettando per noi lo stesso sistema automatizzato di giudice, giuria e boia?

Ciò che vediamo sullo schermo è il prototipo di un nuovo tipo di stato di sicurezza potenziato dall’IA, uno che fungerà da Panopticon spietato (il carcere perfetto del filosofo Bentham, NdT) in cui siamo tutti prigionieri. Uno in cui crolla persino la finzione democratica secondo cui chi governa deve rendere conto a chi è governato.

L’orrore che sta dentro di noi

Lo shock del pubblico, sospetto, era dovuto a tutte queste cose. Ma c’era una ragione ancora più profonda per cui NAZA ci ha lasciati senza parole.

Questo film non riguarda l’orrore tangibile e visibile di Gaza – un orrore di cui abbiamo visto così tanto negli ultimi tre anni sui nostri schermi.

Riguardava qualcosa di più nascosto, qualcosa di molto più vicino a noi. Si trattava dell’orrore che si annida dentro ciascuno di noi. Quella che la filosofa ebrea tedesca Hannah Arendt definì «la banalità del male».

Eravamo sbalorditi, credo, dalla consapevolezza che i 24 israeliani sullo schermo – ognuno dei quali ammetteva, spesso con distacco, a volte con un po’ di orgoglio, di aver commesso i crimini più mostruosi – avrebbero potuto essere nostro figlio o nostra figlia, nostro fratello o nostra sorella.

L’unico motivo per applaudire, mi sembrava, era quello di soffocare la voce flebile e sommessa della propria coscienza che chiedeva: «Avrei potuto fare come loro? E i miei figli?».

NAZA è un pugno allo stomaco non perché ci dica qualcosa che non sapessimo o non sospettassimo già su Israele e Gaza.

I giornalisti palestinesi dell’enclave ci hanno mostrato quotidianamente le prove del genocidio, prima che ciascuno di loro venisse eliminato dalla macchina di intelligenza artificiale di Israele – nel più grande massacro di operatori dei media mai registrato.

No, il film ci dice qualcosa di molto più vergognoso. Ci dice chi siamo. Ci dice esattamente su quali pilastri poggia la nostra “civiltà” occidentale.

I privilegi occidentali di oggi sono stati costruiti su una lunga storia di colonialismo spudorato e razzista – fatto di avidità, saccheggi, schiavitù, genocidio – a cui non abbiamo mai veramente rinunciato né voltato le spalle.

Israele porta avanti quella tradizione per noi, sia affinando l’efficienza tecnica del colonialismo con esperimenti infiniti e omicidi su una popolazione palestinese prigioniera, sia oscurando la nostra stessa complicità in questa barbarie.

Ecco perché è stato così facile per i nostri leader essere complici del genocidio di Israele: fornire le bombe, trasmettere le informazioni di intelligence, garantire la copertura diplomatica, giustificare gli «eccessi», reprimere le proteste.

NAZA ci zittisce non per la mostruosità di ciò che Israele ha fatto, ma perché costituisce una prova inconfutabile della nostra stessa mostruosità. Le nostre società hanno assistito a tutto ciò e non hanno fatto nulla. Siamo tutti colpevoli.

https://www.middleeasteye.net/opinion/naza-its-not-just-about-israel-and-gaza-its-about-evil-hiding-us-all

Traduzione a cura di AssopacePalestina

Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.

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