Ben-Gvir è una minaccia più grande per la società israeliana di quanto lo sia mai stato Kahane

Set 10, 2022 | Notizie, Riflessioni

di Shaul Magid,

Haaretz, 9 settembre 2022. 

Mentre Meir Kahane era un rivoluzionario, il suo discepolo Itamar Ben-Gvir vuole trasformare lo Stato, non rovesciarlo. Qui sta il vero pericolo.

Ben-Gvir questo mese, a Nabi Samuel, in Cisgiordania, il tradizionale luogo di sepoltura del Profeta Samuele. Credit: AHMAD GHARABLI – AFP

L’ascesa di Itamar Ben-Gvir nella vita politica e pubblica potrebbe essere finora l’unica vera questione di spicco in un panorama elettorale altrimenti addormentato. Fino a poco tempo fa era a capo di un piccolo e insignificante partito di estrema destra, ma dopo la sua recente decisione di allinearsi nuovamente al sionismo religioso per scopi elettorali, Otzma Yehudit [partito di estrema destra] potrebbe, secondo i sondaggi, conquistare fino a 12 seggi e fungere da perno di un nuovo governo Netanyahu. È tutt’altro che provocatorio affermare che Ben-Gvir è una delle figure più chiacchierate della politica israeliana di oggi.

Molto è stato scritto sulla relazione ideologica di Ben-Gvir con Meir Kahane, la cui influenza aleggia ancora come uno spettro sulla cultura israeliana, sia popolare che politica. Nel mio recente libro “Meir Kahane: la vita pubblica e il pensiero politico di un radicale ebreo americano”, ho sostenuto che in Israele, sebbene Kahane sia stato un fallimento politico, è stato comunque un successo ideologico. Ha fallito politicamente in quanto è stato estromesso dalla Knesset nel 1986 grazie alla “Legge sul razzismo”, legiferata appositamente per lui. Il suo successo può essere racchiuso in quello che io chiamo lo ‘sciovinismo massimalista’ o ‘supremazia ebraica’ che continua ad esistere, persino a prosperare, nell’Israele di oggi.

Più di tre decenni dopo l’assassinio di Kahane, l’adozione accuratamente curata di alcune delle sue idee da parte di Ben-Gvir e altri, tuttavia, ha iniziato a trasformare il suo successo ideologico in una potenziale forza politica. È ragionevole chiedersi quali siano le somiglianze tra Kahane e Ben-Gvir, ma è molto più importante capire quali siano le loro differenze, poiché sono proprio queste differenze a rendere Ben-Gvir molto più pericoloso per la società israeliana di quanto non lo sia mai stato Kahane.

Kahane era un rivoluzionario. E come per la maggior parte dei rivoluzionari, il suo fallimento è stato anche parte del suo successo. Ha fallito perché ha sempre giocato un gioco a somma zero; cioè, la sua politica è sempre stata puramente ideologica, persino teologica. Pensava in termini apocalittici, dando valore alla purezza ideologica rispetto al compromesso politico. La sua versione del sionismo era più idiosincratica di quanto la maggior parte delle persone possa immaginare. Ad esempio, nel suo libro del 1978 “Ascolta mondo, ascolta ebreo”, offrì una visione completamente revisionista del Sionismo, sostenendo che le sue radici erano nella prodezza militare dell’insurrezionalista ebraico Bar Giora del I secolo a.C. e nella rivolta di Bar Kochba, mezzo secolo dopo. Per Kahane, questa storia antica ha portato direttamente alle milizie clandestine Irgun e Lehi del XX secolo. Quei terroristi ebrei dei nostri giorni non erano qualcosa di diverso da lui, erano invece i veri eredi del passato politico ebraico, il cui lascito dovrebbe essere ereditato dal Sionismo odierno.  

Per Kahane, il sionismo moderno creava le condizioni per una vera rivoluzione ebraica contro i valori dell’Occidente, in particolare la democrazia, dalla quale sarebbe emerso un nuovo Stato governato dalle leggi della Torah. Kahane non era veramente un sionista nel senso classico del termine, perché non aspirava alla normalizzazione della condizione ebraica, ma cercava piuttosto la creazione di uno Stato completamente anormale. La democrazia è la migliore forma di governo in ogni Paese… tranne che in Israele, diceva Kahane. Per lui, voler essere “ebreo e democratico” non era un ideale, ma era, scriveva, “schizofrenico”. Non era solo impossibile, era anche folle.

Alla fine degli anni ’80, Kahane ha quasi negato la validità dello Stato laico. In “Domande scomode per ebrei comodi” (1986), sostenne che il sionismo laico era un progetto ellenistico fallito, senza motivo di esistere. Gli unici veri razzisti, dichiarava in risposta all’accusa di essere razzista, sono i sionisti laici. Questo perché sosteneva di credere che gli ebrei avessero diritto alla terra per mandato divino. Ma poiché i laici non credevano in Dio o nella Torah, cosa dava loro più diritto alla terra rispetto agli arabi? Il fallimento del sionismo laico prese inizialmente forma in modo più apocalittico nel suo libro “Quarant’anni”, che scrisse nella prigione di Ramle, mentre era detenuto con il sospetto di sedizione e contrabbando di armi. Dio avrebbe punito gli Ebrei per aver perso l’opportunità offerta dal Sionismo di creare uno stato suprematista ebraico potente e anormale. Il liberalismo era il nuovo vitello d’oro.

Poiché Kahane portò la sua ideologia alla sua logica conclusione, predisse la fine della stessa entità che stava cercando di salvare. Questo faceva parte del suo progetto rivoluzionario. Quando la destra israeliana se ne rese conto, iniziò ad abbandonarlo: Menachem Begin, Geulah Cohen, Yitzhak Shamir e altri. Come disse Cohen dopo la vittoria elettorale di Kahane nel 1984, “meno Kahane c’è, meglio è”.

Come sappiamo, Kahane non scomparve. I suoi semi erano già stati piantati nel mondo religioso-sionista, nelle yeshivah, nei seminari e negli insediamenti. Non si trattava di “kahanismo” in sé; questi luoghi erano troppo “israeliani” per questo. Il kahanismo nella sua forma pura era un sottoprodotto dell’ebraismo americano del dopoguerra, il revisionismo sionista combinato con un impegno crescente verso il sionismo come parte della sua identità religiosa ortodossa. Le opinioni di Kahane hanno preso forma negli Stati Uniti nel contesto dell’eccezionalismo della Guerra Fredda e di una critica della controcultura che includeva l’ascesa dell’orgoglio etnico nel movimento Black Power. Il neo-kahanismo ha le sue radici nell’etica sabra [dei nati in Israele].

Meir Kahane viene preso in custodia dalla polizia mentre protesta contro l’arrivo del Segretario di Stato americano Henry Kissinger in Israele, il 16 dicembre 1973. Credit: Horst Faas / AP

‘Lo Stato ci ha abbandonato’

Oggi ci sono due movimenti neo-kahanisti che operano in Israele, anche se non si identificano come tali. Il primo è quello dei Giovani delle Colline, che sono, per molti versi, anarchici politici e religiosi. Hanno una forte animosità nei confronti dello Stato e, in una certa misura, sono diventati persino antistatalisti militanti, motivo per cui abbiamo assistito ad alcuni attacchi della Gioventù delle Colline contro le basi dell’esercito. Come mi ha detto chiaramente uno di questi attivisti, a proposito del motivo per cui non poteva più studiare gli insegnamenti di Rav Kook (Rabbi Avraham Isaac Kook, uno dei fari del sionismo religioso) dopo il ‘disimpegno’ del 2005 dalla Striscia di Gaza: “Lo Stato ci ha abbandonato”. Ai suoi occhi e a quelli dei suoi colleghi, la terra è diventata la cosa fondamentale, separata dallo Stato.

Il secondo gruppo è guidato da figure come Ben-Gvir. Sono più impegnati con il sistema; accettano lo stato laico. Kahane voleva rovesciare lo stato laico, Ben-Gvir trasformarlo. I loro obiettivi possono essere molto simili, ma hanno visioni diverse su come arrivarci. Quando Ben-Gvir dice che il suo partito non è “kahanista”, credo che stia parlando di tattica, non di ideologia.

In un certo senso, il fallimento rivoluzionario di Kahane potrebbe essere in parte responsabile della creazione delle condizioni per il graduale successo di Ben-Gvir. Questo è spesso il modo in cui i rivoluzionari vincono: cambiano la natura e i contorni della conversazione e allo stesso tempo permettono a coloro che li seguono di ricalibrare le idee rivoluzionarie attraverso tattiche più accettabili. Ironicamente, la demonizzazione di Kahane ha fornito una copertura per la lenta gestazione delle sue idee, ora in qualche modo addomesticate e quindi in grado di ottenere una migliore accettazione all’interno del tessuto sociale.

Identificare le differenze tra Kahane il rivoluzionario e Ben-Gvir il tattico è un modo per vedere come essi rappresentino minacce diverse per la democrazia israeliana. Una differenza importante è nel loro pedigree. Ben-Gvir è la quintessenza di Israele, così come Kahane è rimasto americano. Kahane non è mai riuscito a entrare pienamente nella bestia sionista; non era un nativo né un immigrato integrato con successo.

Coloni che tentano di creare un avamposto illegale sulla cima di una collina prima di essere dispersi dalla polizia, luglio 2022. Credit: Ohad Zwigenberg

Ma l’americanismo di Kahane era più profondo del suo Paese di nascita. Pensava come un americano, la sua comprensione derivava dalla sua giovinezza come attivista in America. Anche dopo la sua elezione alla Knesset, ha continuato a pensare in categorie americane, ad esempio nella sua retorica razziale nei confronti degli arabi.

Ben-Gvir, 46 anni, è un israeliano in tutto e per tutto. Di origine Mizrahi (curda), è cresciuto come parte di una cultura religiosa sionista degli anni ’80 che si è radicalizzata in parte sotto l’influenza di Kahane. Ben-Gvir è emerso dai suoi studi giuridici come uno sciovinista etno-nazionale israeliano che, sebbene influenzato da Kahane, possedeva una visione diversa di come attuare alcune delle idee del rabbino. Ben-Gvir non aveva bisogno di una rivoluzione, perché la rivoluzione era già avvenuta. Il suo compito era farla diventare l’opinione corrente.

Ma anche considerando la qualità a somma zero della retorica di Ben-Gvir (“O noi o loro”), lui non è un rivoluzionario. Questo è fondamentale. Non vuole bruciare la casa. Vuole ricostruirla, mattone dopo mattone. È attento a non spingersi troppo in là, per non alienarsi la destra dell’establishment. Conosce la cultura e la legge abbastanza bene da rimanere all’interno dei confini. Kahane voleva cancellare tutti i confini.

Non meno importante, l’intero elettorato è cambiato dalla metà degli anni Ottanta. L’immigrazione sovietica di tre decenni fa e la costante politicizzazione della crescente popolazione ultraortodossa hanno fatto sì che molti più ebrei israeliani avessero simpatia per Ben-Gvir. Questo in parte perché la traduzione della mentalità teologica Haredi in un registro politico può facilmente portare alla mentalità “noi contro loro” che anima la destra. Infine, la fiducia nella prospettiva di una riconciliazione con i Palestinesi è così fuori moda che persino a sinistra se ne parla raramente. Israele è diventato un Paese solidamente illiberale per quanto riguarda la questione palestinese, e quindi a molte orecchie le idee di Ben-Gvir non suonano così radicali come lo erano quelle di Kahane negli anni Ottanta. Ecco perché, a mio avviso, Ben-Gvir non potrebbe essere eliminato con una “legge sul razzismo”, che oggi non passerebbe mai alla Knesset se si tentasse di applicarla a Ben-Gvir.

Più di 30 anni dopo l’apparente fallimento della rivoluzione di Kahane, i semi piantati nella società israeliana stanno iniziando a dare frutti che vanno oltre i graffiti “Kahane aveva ragione”. Ben-Gvir fa parte di una spinta più ampia tra la destra nazionalista per diffondere queste opinioni in una forma che suona meno rivoluzionaria e meno apocalittica. Il fatto che oggi i sionisti liberali autodefiniti parlino di “ridurre l’Occupazione”, riconoscendo così la sua inevitabilità e persino la sua legittimità, è un esempio lampante di come il discorso sia cambiato. A mio avviso, i coloni hanno vinto la battaglia politica, e ora la domanda è cosa ne faranno. Itamar Ben-Gvir è una delle possibilità.

Ben-Gvir sarà più difficile da respingere di quanto non lo fosse Kahane per due motivi: primo, perché il primo è un insider in un modo come il secondo non è mai stato. E secondo, perché Ben-Gvir vuole modificare gradualmente la società, non mandare tutto all’aria.

Senza Meir Kahane, probabilmente non ci sarebbe stata una persona come Ben-Gvir, e senza persone come Ben-Gvir, il kahanismo sarebbe potuto diventare solo una reliquia storica o l’ideologia di un piccolo gruppo di fuorilegge che vivono le loro fantasie neobibliche sulle colline della Giudea e della Samaria. Ben-Gvir sta lentamente operando una trasformazione culturale. E Israele è come la proverbiale rana in un calderone d’acqua che si riscalda a fuoco lento [e alla fine rimane bollita].

Shaul Magid è professore di studi ebraici al Dartmouth College e Kogod Senior Research Fellow presso lo Shalom Hartman Institute of North America. Il suo libro più recente è “Meir Kahane: The Public Life and Political Thought of an American Jewish Radical” (Princeton University Press).

https://www.haaretz.com/israel-news/2022-09-09/ty-article-opinion/.highlight/ben-gvir-is-a-bigger-threat-to-israeli-society-than-kahane-ever-was/00000183-1ef5-da20-a1f3-def5a3c30000?utm_source=App_Share&utm_medium=iOS_Native

Traduzione a cura di AssoPacePalestina

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