L’Alta Corte di giustizia israeliana rifiuta di liberare i carcerati in detenzione amministrativa

Ago 26, 2022 | Notizie, Riflessioni

di Haaretz Editorial,

Haaretz, 23 agosto 2022. 

Prigionieri palestinesi nella prigione di Megiddo.Credit: Itzik Ben-Malki

Quando si tratta di detenzione amministrativa – una delle tattiche governative più aggressive che si possano immaginare, essendo una forma di detenzione senza processo – è impossibile fare affidamento sull’Alta Corte di Giustizia. Secondo un’inchiesta di Haaretz, dall’inizio dell’anno la Corte non ha accolto nemmeno una petizione per annullare un ordine di detenzione amministrativa. E l’Associazione per i Diritti Civili in Israele non ricorda alcun caso in cui l’abbia fatto, non solo quest’anno, ma da sempre (Hagar Shezaf, Haaretz di lunedì).

Il fatto che il tribunale serva da garante per il servizio di sicurezza Shin Bet e le Forze di Difesa Israeliane per quanto riguarda le detenzioni amministrative è particolarmente preoccupante, visto l’uso massiccio che Israele fa di questa tattica draconiana. La scorsa settimana il numero di detenuti nelle carceri israeliane senza processo ha raggiunto i 723, il massimo dal 2008. Undici dei detenuti sono cittadini o residenti arabi di Israele; gli altri sono palestinesi. Nessuno di loro è ebreo.

Non vengono mai presentate accuse contro i detenuti amministrativi; la loro detenzione è considerata un arresto preventivo. Le prove contro di loro non vengono mai ascoltate in tribunale. Nemmeno ai loro avvocati è permesso di vedere queste prove, a parte un breve riassunto di poche frasi che descrive i sospetti contro di loro. Il diritto internazionale ammette la detenzione amministrativa, ma solo se usata in modo limitato, nei casi in cui vi sia una minaccia per il benessere pubblico e non vi sia altro modo per prevenirla. Per Israele, tuttavia, non è mai abbastanza.

Preoccupante è il fatto che lo Stato sia libero di continuare tranquillamente per la sua strada, perché l’opinione pubblica è completamente apatica su questo tema. L’assunto prevalente è che se un arabo è stato detenuto, è senza dubbio colpevole. Se il detenuto non è ebreo, gli israeliani non sono interessati. Proprio domenica scorsa, il tribunale ha respinto la richiesta di rilasciare un detenuto amministrativo in sciopero della fame, Khalil Awawdeh, anche se è stato ricoverato al Centro medico Shamir in gravi condizioni. Awawdeh ha iniziato il suo sciopero della fame a marzo (sospendendolo brevemente a giugno in seguito a una falsa promessa che sarebbe stato liberato se avesse mangiato). I giudici della Corte Suprema Daphne Barak-Erez, Ofer Grosskopf e Alex Stein non hanno visto alcun motivo per intervenire, perché il Comando centrale dell’IDF aveva congelato l’ordine di detenzione amministrativa finché Awawdeh era ricoverato in ospedale. Si tratta di una ragione ridicola, poiché l’ordine stesso afferma che se Awawdeh lascia l’ospedale, la sua detenzione riprenderà.

In linea di principio, i giudici non hanno problemi con il fatto che Awawdeh sia in detenzione amministrativa da dicembre. Dopo aver esaminato il materiale classificato a suo carico, hanno concluso che esiste una base fattuale “forte e solida” per la sua detenzione. È una conclusione sorprendente. Se tali prove esistono, perché, dopo nove mesi di detenzione, lo Stato non lo ha incriminato, processato, dimostrato la sua colpevolezza e condannato al carcere?

Non dobbiamo abituarci all’uso massiccio di questa tattica draconiana. Se lo Stato ha delle prove contro i detenuti amministrativi, allora è bene che li incrimini e li faccia processare. Se non ha prove, dovrebbe liberarli immediatamente, Awawdeh in primo luogo.

https://www.haaretz.com/opinion/editorial/2022-08-23/ty-article-opinion/.premium/israels-high-court-of-justice-refuses-to-free-those-in-administrative-detention/00000182-c6a9-de00-aba2-cfe96a710000?utm_source=App_Share&utm_medium=iOS_Native

Traduzione a cura di AssoPacePalestina

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