Un messaggio pericoloso: come l’Occidente favorisce le violenze di Israele contro i palestinesi

Ago 24, 2022 | Notizie, Riflessioni

di David Hearst,

Middle East Eye, 10 agosto 2022. 

Non ci può essere una dimostrazione più chiara della vacuità dei valori occidentali che il persistente, cinico e criminale fallimento nel portare Israele in tribunale per le sue azioni.

Un uomo palestinese porta in braccio la figlia dopo aver evacuato la sua casa durante un attacco aereo israeliano a Gaza City, il 7 agosto 2022 (AFP)

È sempre più chiaro che Gaza ha pagato il prezzo di una campagna militare israeliana in Cisgiordania che ha poco a che fare con Gaza. 

In un’orgia di violenza, Israele ha invertito la strategia – perseguita per decenni – di dividere i palestinesi in campi diversi. Ora li sta costringendo a riunirsi.

Israele intendeva chiaramente provocare un’ondata di attacchi missilistici con l’arresto di Bassam al-Saadi, membro di spicco del gruppo della Jihad islamica palestinese (PIJ). Per tre giorni, la PIJ non ha reagito. Saadi era già stato arrestato sette volte e nemmeno i filmati che lo ritraevano trascinato dai soldati hanno scatenato reazioni. Non ci sono state proteste in Cisgiordania.

Israele ha poi lanciato il suo attacco venerdì pomeriggio, uccidendo Taiseer al-Jabari, il comandante della divisione settentrionale delle Brigate al-Quds (Saraya al-Quds), l’ala militare della PIJ, insieme a Alaa Qaddoum di cinque anni, una donna di 23 anni e altri sette uomini palestinesi.

Secondo gli standard di questo lungo e aspro conflitto, l’attacco di Israele a Gaza non è stato provocato dai palestinesi. Non ci sono prove a sostegno dell’affermazione che Jabari stesse preparando un attacco ai carri armati israeliani.

Solo tre ore dopo gli attacchi su Gaza, la PIJ ha scatenato una raffica di razzi, ma la forza missilistica di Hamas, molto più grande, è rimasta nei suoi silos. 

Tutti gli obiettivi di questa campagna sono comandanti locali e relativamente sconosciuti, anche per Ran Kochav, il portavoce dell’esercito israeliano che sabato ha dimenticato il nome di Jabari in diretta televisiva.

Ma se la campagna per rendere inoffensiva la Cisgiordania è chiara, è altrettanto vero che un’operazione del genere provocherebbe proprio la rivolta che intende arginare. Una rivolta armata in Cisgiordania non è più una questione di se, ma di quando. Questo non è solo una conseguenza del collasso dell’Autorità Palestinese, il cui mandato non è più valido né a Jenin né a Nablus. Entrambe le città hanno formato le proprie brigate.

Un deficit di leadership

La formazione di nuove cellule armate in un territorio che, dal 2007, ha ampiamente evitato la resistenza armata riflette non solo il collasso dell’Autorità Palestinese, ma anche un deficit di leadership all’interno di tutte le fazioni palestinesi, PIJ e Hamas incluse.  

Le cellule stesse possono essere “ispirate” dal movimento della Jihad islamica, ma i loro membri provengono da tutti i gruppi, compresi Fatah, Hamas e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. In parole povere, la Cisgiordania è piena di armi, la maggior parte delle quali può essere acquistata facilmente sul mercato israeliano. Una nuova generazione di palestinesi sta barattando le proprie auto, le proprie carriere e, in ultima analisi, la propria vita per queste armi.

Questa decisione ha poco a che fare con il peso della storia. Ha piuttosto a che fare con il peso del presente.

Se riconoscere Israele non funziona; se Israele è disinteressato a colloqui che portino a uno Stato palestinese; se ogni volta che Israele attacca, il mondo esterno lo elogia per questo; se bande di coloni vigilanti distruggono i vostri ulivi e le vostre case sotto la protezione armata dei soldati israeliani; se la legge che si applica a queste bande è civile, ma la legge che si applica a voi, che siete disarmati, è militare; se i vostri stessi leader sono corrotti e si rifiutano di tenere elezioni per decenni per paura del voto popolare: cos’altro vi resta da fare? Arrendervi? Partire per Londra?

Israele si illude profondamente se pensa che i palestinesi si disperderanno semplicemente. Questo è l’ultimo pensiero di questa generazione. Resteranno in piedi e combatteranno. Non pensano alla fuga, ma alla liberazione.

Abbandono globale

I palestinesi sono connessi a livello globale come qualsiasi altra generazione di giovani nel mondo. Qual è esattamente il messaggio che i leader mondiali stanno dando nelle loro reazioni prive di sostanza agli ultimi bombardamenti?

Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha reagito come segue: “Il mio sostegno alla sicurezza di Israele è di lunga data e incrollabile – compreso il suo diritto di difendersi dagli attacchi.”

“In questi ultimi giorni, Israele ha difeso il suo popolo da attacchi indiscriminati di razzi lanciati dal gruppo terroristico della Jihad Islamica Palestinese, e gli Stati Uniti sono orgogliosi del nostro sostegno all’Iron-Dome di Israele, che ha intercettato centinaia di razzi e salvato innumerevoli vite. Mi congratulo con il Primo Ministro Yair Lapid e con la leadership costante del suo governo durante tutta la crisi”.

La dichiarazione, che vale la pena di leggere per intero, non contiene alcuna espressione di preoccupazione per il fatto che Israele spari per primo. Le azioni di Lapid sono state lodevoli. 

E che dire del futuro primo ministro britannico, Liz Truss? Mentre si svolgevano questi eventi, Truss si è rivolta agli Amici Conservatori di Israele con queste parole: “Il Regno Unito è al fianco di Israele e del suo diritto di difendersi”. Nella sua lettera al gruppo, ha aggiunto: “Condanniamo i gruppi terroristici che sparano sui civili e la violenza che ha causato vittime da entrambe le parti”.

Per gettare sale sulla ferita, Truss ha promesso di rivedere la sede dell’ambasciata britannica, che attualmente si trova a Tel Aviv, un atto che consegnerebbe alle ceneri il piccolo ruolo di pacificatore o mediatore che il Regno Unito ha avuto in questo conflitto. Non c’è alcuna pressione interna che la spinga a farlo.

I manifestanti portano i corpi di Hussein Taha e Islam Sabbouh delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, uccisi da Israele a Nablus il 9 agosto 2022 (AFP)

L’UE ha riconosciuto che l’escalation ha già portato a “un certo numero di vittime”, ma non ha detto chi fossero e quale parte le avesse causate. La Francia ha “deplorato” le vittime civili palestinesi, ma ha condannato “il lancio di razzi in territorio israeliano e ribadito il suo impegno incondizionato per la sicurezza di Israele”.

Solo l’ONU e il ministro degli Esteri irlandese Simon Coveney hanno rotto le fila –per pochi centimetri, non di più. L’Irlanda si è detta “profondamente preoccupata” per l’impatto degli attacchi israeliani sui civili.

Quale messaggio inviano queste dichiarazioni alle famiglie dei 45 palestinesi uccisi in questi attacchi, 16 dei quali bambini? Quale messaggio arriva alle centinaia di feriti?

In questo caso, Israele ha chiaramente sparato per primo, non perché un gruppo militante palestinese ha reagito, ma perché non ha reagito. È una novità assoluta in questo conflitto.

Ed è applaudito per questo dagli stessi leader che armano i combattenti della resistenza ucraina contro gli occupanti russi.

Un messaggio pericoloso

Non ci può essere una dimostrazione più chiara della vacuità dei valori occidentali che il loro persistente, cinico e criminale fallimento nel portare Israele in tribunale per le sue azioni. 

Si tratta di un messaggio pericoloso per entrambe le parti in conflitto, non ultimo Israele stesso.

È improbabile che Lapid guidi l’opinione pubblica israeliana. La prossima generazione di soldati israeliani non sta seguendo lui, ma piuttosto personaggi come il kahanista Itamar Ben-Gvir, che ha preso parte all’assalto della Moschea di Al-Aqsa insieme ai suoi sostenitori.

Se Benjamin Netanyahu riuscirà a formare il prossimo governo entro la fine dell’anno, l’estrema destra – e un gruppo un tempo classificato dagli Stati Uniti e da Israele come terrorista – potrebbe essere presente nel suo gabinetto.

Dando a Lapid il più verde dei via libera per uccidere i palestinesi a piacimento, i leader occidentali stanno inviando un messaggio ancora più pericoloso alla prossima generazione di leader israeliani, che parlano apertamente di uccidere gli arabi in qualsiasi momento. Minacciano apertamente i palestinesi di un’altra Nakba. 

L’ultima vittima dell’operazione israeliana in Cisgiordania è descritto come l’uomo più ricercato da Israele a Nablus. Ma Ibrahim al-Nabulsi aveva solo 19 anni. Prima dell’ultimo scontro a fuoco della sua vita, Nabulsi ha registrato un audio che è diventato virale: “Abbiate cura della nostra patria dopo di me; il mio comandamento è che nessuno lasci la polvere da sparo. Sono assediato e sarò martirizzato”, ha detto. 

Una folla immensa ha partecipato ai suoi funerali, a quelli di Islam Sabbouh e del sedicenne Hussein Taha, morti nello stesso raid israeliano.

Il sollievo di Israele per la sua morte sarà strettamente temporaneo. Il fatto ovvio è che più palestinesi Israele uccide, più fornisce una piattaforma di reclutamento per i combattenti che li sostituiranno.

Elaine Abu-Shaweesh ha cinque o sei anni. È stata ferita nei bombardamenti di sabato a Rafah. Hani Alshaer, un giornalista di Gaza, l’ha ripresa in un video con una benda insanguinata sulla testa mentre diceva: “Israele non è uno Stato e loro sono sotto, sotto, sotto i miei piedi. Sono a terra e sono spazzatura e non esistono. Stanno bombardando i bambini e forse in questo momento hanno distrutto la nostra casa, perché l’ultima volta l’hanno fatto, nella scorsa guerra”.

Nessuno ha insegnato a questa bambina cosa dire. Ma, comunque vada, crescerà per resistere a ciò che sta accadendo intorno a lei. Questo è ciò che Israele sta facendo. È anche una responsabilità di tutto il mondo.

https://www.middleeasteye.net/opinion/israel-palestine-west-enabling-orgy-violence-how

Traduzione a cura di AssoPacePalestina

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