Israele premia Hamas per la sua moderazione durante l’operazione a Gaza

Ago 16, 2022 | Notizie

di Amos Harel

Haaretz, 9 agosto 2022. 

L’ipotesi è che le condizioni economiche e infrastrutturali di Gaza siano peggiorate a tal punto che Hamas, in quanto responsabile della vita degli abitanti dell’enclave, preferisce una tranquillità a lungo termine.

I militanti di Hamas prendono parte ad una parata militare a Gaza. Credit: Suhaib Salem, Reuters

Le probabilità di mantenere il cessate il fuoco raggiunto tra Israele e la Jihad islamica a Gaza con la mediazione egiziana sembrano essere abbastanza buone al momento. La Jihad islamica è uscita dal conflitto piuttosto malconcia e le altre parti del cessate il fuoco (Israele, Hamas ed Egitto) sono abbastanza interessate a mantenerlo per qualche tempo.

Tuttavia, a lungo termine, nonostante i successi delle Forze di Difesa israeliane e del servizio di sicurezza Shin Bet e l’autocompiacimento dei politici israeliani in vista delle elezioni, la questione di Gaza rimane senza risposta.

Sebbene lunedì Israele abbia espresso una certa speranza di poter utilizzare gli ultimi combattimenti per raggiungere nuove intese con Hamas, compresa la possibilità di un nuovo scambio di prigionieri, le probabilità che ciò avvenga nel prossimo futuro rimangono scarse.

In deroga alla sua prassi abituale, Israele ha rapidamente revocato le sanzioni civili che aveva imposto a Gaza. Il traffico umanitario ai checkpoint (per procedure mediche, medicinali e forniture essenziali) è ripreso lunedì mattina, solo circa nove ore dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco.

Martedì mattina i lavoratori di Gaza potranno rientrare in Israele. In questo modo, il governo – e soprattutto lo Shin Bet – sta correndo un rischio calcolato. L’operazione Breaking Dawn ha lasciato molti palestinesi morti e qualcuno potrebbe cercare di vendicarsi.

In sostanza, Israele sta premiando Hamas per aver scelto di non unirsi alla Jihad islamica negli ultimi combattimenti e continua la politica indulgente sulle questioni civili adottata dal governo Bennett-Lapid da quando è salito al potere nel giugno 2021. Per Israele si tratta di una scommessa a lungo termine. L’ipotesi è che l’economia e le infrastrutture di Gaza siano peggiorate a tal punto che Hamas, essendo il responsabile degli abitanti di Gaza, preferisce una tranquillità a lungo termine.

Sulla scia dell’ultima operazione, c’è chi vede il bicchiere mezzo pieno e chi mezzo vuoto, e il governo ha scelto di vederlo mezzo pieno. Tuttavia, si può affermare che qualsiasi intesa raggiunta con Hamas avrebbe dovuto garantire un cessate il fuoco più completo in cambio di importanti concessioni economiche e di un aumento del numero di permessi di lavoro, mentre in pratica Hamas non è riuscita (forse non ci ha nemmeno provato veramente) a frenare la Jihad islamica nonostante Israele l’abbia spinta a farlo.

Resta il fatto che Israele è deciso a mantenere la sua politica di offrire concessioni ad Hamas nella speranza di garantire una stabilità a lungo termine. Forse Hamas avrebbe dovuto allegare un disclaimer all’accordo originale con Israele: la garanzia di mantenere il cessate il fuoco non si applica ai nostri amici della Jihad islamica e noi non abbiamo la responsabilità di moderarli.

Mancata richiesta di pagare un prezzo

Come si è detto, le forze di sicurezza hanno accumulato una lista impressionante di successi, uno dei quali è stato quello di limitare i combattimenti a soli tre giorni. L’intelligence qualificata e la stretta collaborazione tra i servizi segreti militari, lo Shin Bet e l’aeronautica hanno permesso di colpire sistematicamente gli alti dirigenti militari della Jihad islamica, mentre la buona preparazione sul fronte interno, in particolare il tasso di intercettazione del 96% di Iron Dome, ha ridotto al minimo i danni materiali.

Circa 1.200 razzi e mortai sono stati lanciati da Gaza contro Israele, ma hanno causato solo qualche lieve ferita da schegge. Anche se decine di razzi sono stati indirizzati verso Gerusalemme, Gush Dan e l’aeroporto internazionale Ben-Gurion, molti non hanno raggiunto i loro obiettivi. Circa il 20% dei razzi è atterrato nella stessa Gaza, causando molti danni alle persone.

Tutti i tentativi della Jihad islamica di ottenere un pagamento da Israele sono falliti. Dal punto di vista strategico, l’organizzazione ha subito due ulteriori fallimenti: non è stata in grado di trascinare Hamas nella lotta, né è riuscita ad innescare altri fronti. Hassan Nasrallah, il segretario generale di Hezbollah, ha pronunciato un duro discorso, ma non ha mosso un dito per aiutare i suoi partner che combattono a Gaza.

Tuttavia, bisogna sempre mantenere le proporzioni. In confronto a Hezbollah o Hamas, la Jihad islamica è come una squadra sconosciuta che gareggia ai Giochi Maccabei [in pratica, le Olimpiadi israeliane, NdT]. Di solito, la Jihad può sfruttare qualche punto sguarnito delle difese israeliane per organizzare attacchi a sorpresa, ma sembra che nei periodi di combattimento tutte le sue operazioni siano state interamente esposte all’intelligence israeliana. Le forze di sicurezza israeliane hanno lavorato bene e hanno fatto buon uso dei loro punti di forza: una combinazione di forze aeree, tecnologia e intelligence, insieme ai sistemi di difesa aerea.

Tutto ciò non toglie che sia necessario migliorare le capacità delle forze di terra israeliane, c’è soprattutto la necessità di dare una scossa alle unità di riserva. Sarebbe meglio se non avessimo mai bisogno di usare le forze di terra, ma l’IDF non ha altra scelta se non quella di prepararsi al peggiore scenario possibile in cui debba inviare truppe a Gaza.

A livello politico, oltre allo stretto coordinamento tra il Primo Ministro Yair Lapid e il Ministro della Difesa Benny Gantz, è stato evidente che anche i rapporti con il Capo di Stato Maggiore Aviv Kochavi sono stati efficienti e professionali. A differenza di alcune operazioni militari israeliane del recente passato, il gabinetto non ha esercitato pressioni sull’IDF o sullo Shin Bet per prolungare i combattimenti nel tentativo di fornire all’opinione pubblica ulteriori (strategicamente inutili) risultati.

Lapid e Gantz hanno valutato con precisione gli eventi e si sono adoperati per una rapida conclusione dei combattimenti, ottenuta soprattutto grazie all’intervento dell’intelligence egiziana. Non è stata una sorpresa che Israele abbia inviato un messaggio speciale di ringraziamento al Presidente egiziano Abdel-Fattah al-Sissi per il ruolo svolto dal Cairo nella conclusione dei combattimenti.

Se il governo ha affrontato questo test con una certa ansia a causa della mancanza di esperienza di Lapid in materia di sicurezza, ciò non era evidente durante l’operazione stessa.

È stato interessante assistere alla crisi di fede dei Bibi-isti [i seguaci di Netanyahu] sui social media. Nonostante tutti gli insulti che hanno lanciato, hanno faticato a trovare una qualsiasi prova che il governo centrista si sia piegato di fronte al terrore. Anche la promessa egiziana alla Jihad islamica di garantire la sicurezza dei terroristi della Jihad islamica arrestati da Israele è abbastanza vaga da non poter essere considerata una concessione israeliana.

Tuttavia, c’è stato un contrattempo. Il ministro della Sanità Nitzan Horowitz si è giustamente lamentato della decisione di Lapid e Gantz di non convocare il gabinetto di sicurezza per autorizzare l’attacco iniziale dell’IDF, che prevedeva l’assassinio del leader della Jihad islamica Taiseer al-Jabari.

Lapid e Gantz hanno dichiarato che la loro decisione è stata approvata dal procuratore generale Gali Baharav-Miara. Quest’ultima ha riconosciuto che l’operazione ha violato la sezione 40 della Legge Fondamentale sul governo, che stabilisce che “operazioni militari importanti che potrebbero portare a una guerra con una probabilità vicina alla certezza” non dovrebbero essere intraprese senza l’approvazione del gabinetto. Ma in questo caso, ha detto Baharav-Miara, essa si è affidata al parere di funzionari dell’intelligence.

Sospiro di sollievo

Il cessate il fuoco ha fatto tirare un comprensibile sospiro di sollievo a molti israeliani. Ma l’estate potrebbe essere ancora lunga e tesa. A nord, la disputa sul confine marittimo con il Libano non è ancora stata risolta e Hezbollah continua a minacciare la piattaforma di gas di Karish.

L’Iran non ha ancora raggiunto un accordo con gli Stati Uniti sul rilancio dell’accordo nucleare del 2015, mentre Teheran continua ad arricchire grandi quantità di uranio ad alti livelli. Sul fronte palestinese, l’Autorità Palestinese continua a perdere il controllo sugli eventi in Cisgiordania e non è chiaro come si comporterà Hamas dopo l’ultimo round di combattimenti a Gaza. Si spera che questa sia l’ultima fiammata dell’estate, ma non c’è modo di garantirlo, soprattutto considerando le elezioni della Knesset che si terranno a novembre.

https://www.haaretz.com/israel-news/2022-08-09/ty-article/.highlight/israel-rewards-hamas-for-its-restraint/00000182-7f10-dd4c-a9cb-7ff9e4980000

Traduzione a cura di AssoPacePalestina

Non sempre AssoPacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.

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