Nei combattimenti a Gaza, Israele e Hamas hanno un interesse comune

Ago 11, 2022 | Notizie, Riflessioni

di Zvi Bar’el,

Haaretz, 7 agosto 2022. 

Israele e Hamas sono alle prese con lo stesso dilemma: come rispondere in modo da non costringere Hamas a collaborare con la Jihad islamica.

Civili palestinesi e forze di sicurezza di Hamas davanti alla casa di Ziad Nakhaleh, dopo il suo assassinio, Gaza, venerdì. Credit: Fatima Shbair/AP

Il leader della Jihad islamica Ziad Nakhaleh ha definito chiaramente la sfida che la sua organizzazione deve affrontare da parte di Hamas: “Oggi è una giornata storica di prova; o la affrontiamo in modo unitario o pagheremo il prezzo della nostra divisione”, ha dichiarato venerdì al sito d’informazione libanese Al-Mayadeen. Nakhaleh ha ribadito il principio dell’unità della lotta varie volte: non è un caso che la Jihad islamica abbia chiamato questa battaglia “Unità delle arene”.

Il nome intende rafforzare il concetto strategico per cui, secondo la Jihad islamica, la Cisgiordania e Gaza costituiscono un’unica arena, e qualsiasi tentativo israeliano di differenziarle fallirà. Allo stesso tempo, questo è anche un chiaro segnale per Hamas di non voltare le spalle alla Jihad islamica e di non lasciarla da sola nella guerra contro Israele.

Nakhaleh ha ragione di preoccuparsi. Finora Hamas si è accontentato della retorica di sostegno e ha evitato il coinvolgimento militare. La Jihad islamica ha annunciato che non intende smettere di combattere, ha smentito le notizie secondo cui avrebbe chiesto all’Egitto di mediare un cessate il fuoco e ha dichiarato: “Non abbiamo linee rosse… Non ci sarà nessuna tregua e nessuna mediazione”. Hamas ha manifestato una posizione più flessibile che rivela le sue perplessità. Il gruppo sta ancora tenendo dei colloqui con i mediatori egiziani, ai quali ha chiesto di non chiudere la frontiera di Rafah, e vuole che questi sforzi conducano al non doversi confrontare pubblicamente con la Jihad islamica.

Lunedì scorso, una delegazione di Hamas si è recata al Cairo per discutere dei piani di ricostruzione egiziani nella Striscia. La delegazione ha anche cercato di esaminare ulteriori aspetti dello scambio di prigionieri e, in particolare la definizione della lista di prigionieri che scontano l’ergastolo in Israele e che Hamas vuole liberare in questo scambio.

Inizialmente la delegazione era attesa per una data successiva, ma è stata anticipata a causa della tensione e della possibilità che Israele avrebbe potuto intraprendere un’operazione militare prima dell’arrivo della delegazione. Questo avrebbe significato che le discussioni si sarebbero necessariamente concentrate sui modi per fermare il peggioramento e sedare la Jihad islamica.

Secondo quanto riportato dai media arabi che si basano su fonti egiziane di alto livello,  Israele ha trasmesso, attraverso l’Egitto, un messaggio ad Hamas, considerandola responsabile di ogni sviluppo sul terreno e sostenendo che non c’è alcuna differenza tra Hamas e la Jihad islamica, perché Israele considera Hamas il sovrano della Striscia di Gaza.

Venerdì, poche ore prima dell’inizio degli assalti israeliani, Nakhaleh ha comunicato all’Egitto di rifiutare i messaggi provenienti da Israele e che tutti gli sforzi di mediazione sono “una perdita di tempo”. Secondo una fonte egiziana personaggi politici israeliani hanno chiesto all’Egitto di evitare un’escalation, ma poi “sono stati sorpresi dall’azione militare”.

Questa fonte ha detto che l’Egitto non sapeva in anticipo dell’azione, nonostante l’intesa tra i due Paesi che Israele avrebbe informato l’Egitto di qualsiasi azione a Gaza, soprattutto quando a Gaza ci sono squadre egiziane.

Hamas e la Jihad islamica mantengono un quartier generale operativo congiunto dove le decisioni militari e politiche sono pensate per essere prese insieme. In apparenza, le due organizzazioni hanno un obiettivo ideologico-nazionale comune: la fine dell’occupazione e l’eliminazione di Israele. Tuttavia, le divisioni ideologiche impediscono loro di unirsi. Hamas, in quanto ramo della Fratellanza Islamica, si è costruito come un movimento sociale populista basato sulla conquista di cuori e le menti che porteranno alla creazione di uno Stato governato dalla legge religiosa islamica. L’ideologia della Jihad islamica è continuare a combattere per rimuovere i regimi inaccettabili, e solo allora stabilire uno Stato di diritto islamico.

Mentre Hamas vede la ricostruzione di Gaza, il miglioramento economico dei suoi cittadini e la costruzione di un ampio sostegno pubblico come tappe essenziali per raggiungere il suo obiettivo ideologico, la Jihad non ha interesse a ricostruire la Striscia, istituzioni pubbliche e di welfare o a condurre una politica estera al di là di ciò che è necessario per fornirle denaro e armi. In questo contesto, nel corso degli anni sono emerse gravi differenze tra le due organizzazioni, anche se sono state costrette a collaborare. Mentre Hamas ha un grande vantaggio militare ed economico, la Jihad islamica ha la capacità di colpire il monopolio di Hamas e minare il suo controllo approfittando delle risposte militari israeliane.

Politica confusa

Questa rivalità vincola anche Israele e lo porta a intraprendere azioni contrarie che si configurano come una politica confusa. Da un lato, Israele vede Hamas come l’entità suprema responsabile di tutto ciò che accade a Gaza, e quindi ipotizza che Hamas debba pagare il prezzo di qualsiasi azione militare ostile, anche quando proviene da altri gruppi. Allo stesso tempo, affinché Hamas sia in grado di esercitare il suo controllo e sia l’unico a cui Israele si rivolge per tutte le sue richieste, soprattutto quando si tratta di mantenere la quiete, deve ricevere gli strumenti necessari per consentirgli di gestire gli affari civili. Ciò include il trasferimento di denaro per pagare gli stipendi e ricostruire la Striscia, e quindi per rafforzare il sostegno pubblico a Hamas.

Le radici di questa contraddizione risiedono nella decisione di Israele di usare la forte rivalità tra Fatah e Hamas, e tra l’Autorità Palestinese e la leadership delle organizzazioni nella Striscia di Gaza, per vanificare qualsiasi possibilità di negoziati diplomatici. Secondo Israele, poiché l’Autorità Palestinese non può controllare Hamas o impedire il suo terrore, non rappresenta in ogni caso l’intero popolo palestinese e quindi non può essere un partner negoziale. Questa politica ha finora raggiunto i suoi obiettivi, allo stesso tempo però non solo rafforza la posizione di Hamas nella Striscia di Gaza, ma gli conferisce anche un potere di veto su qualsiasi mossa diplomatica.

La necessità di destreggiarsi tra queste considerazioni contraddittorie pone Israele e Hamas di fronte ai due corni dello stesso dilemma, il cui fulcro è come rispondere in modo da non costringere Hamas a collaborare con la Jihad islamica. Finora Israele non ha danneggiato le infrastrutture civili né le basi di Hamas né gli impianti di produzione di armi. Non ha minacciato di uccidere i suoi leader, e continua a trasmettere messaggi attraverso l’Egitto in cui sostiene che il gruppo non è sulla sua lista di obiettivi. Per ironia della sorte, questa posizione impone a Israele la necessità di differenziare le organizzazioni e di concentrare le proprie capacità militari solo contro un’organizzazione secondaria, in contrasto con la sua dichiarazione che Hamas è quello che comanda, perché Israele ha bisogno di Hamas per limitare la portata della battaglia.

Hamas, da parte sua, è sottoposto a forti pressioni per unirsi alla contesa, ed è stato perfino accusato di essere neutrale, cioè di cooperare con Israele e di schiacciare “l’unità delle file della resistenza nazionale”. D’altra parte, l’ingresso nell’arena militare mette in pericolo i risultati di Hamas a causa della Jihad islamica che ha effettuato un regolamento di conti “privato” con Israele, che non si sa bene se sia stato coordinato con Hamas prima del tempo. Una tale decisione può essere utile all’interesse nazionale e dimostra un fronte unito da parte dei gruppi di resistenza, ma eroderà notevolmente la capacità Hamas di prendere decisioni in modo indipendente. Nei prossimi giorni e forse nelle prossime ore, Hamas dovrà prendere una decisione che ha cercato di evitare. Molto dipende ora dal modo in cui il governo israeliano vorrà mettersi alla prova.

https://www.haaretz.com/israel-news/2022-08-07/ty-article/.highlight/in-gaza-fighting-israel-and-hamas-have-a-common-interest/00000182-7741-d7e1-adbf-7f5f202d0000

Traduzione a cura di AssoPacePalestina

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