Cisgiordania: come Nablus è diventata il principale centro della violenza dei coloni israeliani

Ago 3, 2022 | Notizie

di Shatha Hammad,  

Middle East Eye, 16 giugno 2022. 

I Palestinesi si preparano alla resistenza mentre la regione assiste a un sensibile aumento di provocazioni e attacchi da parte dei coloni.

Un dimostrante palestinese davanti al posto di blocco militare di Huwarra vicino Nablus nella Cisgiordania occupata, 29 maggio 2022. (AFP)

La sera del 25 maggio, Rafiq Yamin stava aspettando che i suoi due figli adolescenti tornassero a casa quando arrivò una telefonata che avrebbe sconvolto per sempre la vita della sua famiglia.

Era uno dei due, Ziad, 19 anni, che lo informava che l’altro figlio Laith, 16 anni, era appena stato ucciso dall’esercito israeliano.

Era stato un giorno di tensione nella città di Nablus nella Cisgiordania occupata, poiché Laith, con altre decine di palestinesi, era uscito per affrontare i soldati israeliani che scortavano folti gruppi di coloni nella loro città.

I coloni, protetti dall’esercito, stavano andando a visitare la Tomba di Giuseppe, nella parte est della città, un sito di importanza religiosa e simbolica per i palestinesi.

Venerato anche dagli ebrei il sito è sempre stato un luogo sensibile, ma, poiché negli ultimi mesi gli abitanti di Nablus stanno subendo con sempre maggior frequenza gli attacchi dei coloni e dei soldati, le vecchie ferite si sono riaperte.

Ora le tensioni si stanno diffondendo ben oltre la Tomba; le cittadine e i villaggi circostanti la città settentrionale della Cisgiordania, in special modo nel sud, vengono risucchiati in scontri e una brigata di resistenza palestinese armata è di recente emersa.

È in questo scenario che Laith ha insistito per unirsi ad altri giovani palestinesi per affrontare i coloni, malgrado le preoccupazioni di Ziad per eventuali ripercussioni.

“Ho perso una parte di me”

Laith frequentava la Tomba di Giuseppe per partecipare agli scontri volti a impedire le visite dei coloni –percepite dai palestinesi come incursioni– soprattutto negli ultimi due mesi, quando la situazione si è inasprita.

Il 25 maggio, appena saputo che Laith si era diretto lì, Ziad ha detto di essersi sentito più preoccupato del solito per il fratello.

“Appena ho appreso che Laith era andato con i suoi amici, l’ho seguito per riportarlo a casa”, ha detto Ziad a Middle East Eye. “Ero preoccupato e spaventato per lui; avevo la sensazione che quella notte sarebbe stata difficile”.

Ziad ha trovato suo fratello e gli ha chiesto di tornare indietro con lui, ma Laith voleva controllare i suoi amici prima di tornare poiché il pericolo era alto a causa della diffusione di cecchini israeliani nella zona.

“Mentre stavamo lasciando la zona, Laith ha inziato improvvisamente a urlare ed è caduto a terra. Ho visto la sua testa esplodere, il suo sangue ovunque e il suo cervello uscire. Ero spaventato e agitato –gridavo per chiedere aiuto– non potevo avvicinarmi per trasportarlo”, ha rievocato Ziad.

Quel giorno, l’esercito israeliano ha violentemente disperso la folla dei palestinesi, sparando munizioni vere, proiettili di acciaio rivestiti di gomma e gas lacrimogeno, ferendo almeno 80 palestinesi. 

Il proiettile che ha colpito Laith lo ha ucciso istantaneamente.

“Sapevo quanto fosse grave la ferita di Laith, ma speravo di non perderlo. Volevo portarlo a casa con me. Oggi, torno a casa da solo”, ha detto Zaid, che trascorre lunghe ore presso la tomba del fratello.

Rafiq Yamin con un manifesto che ritrae suo figlio Laith, assassinato a 16 anni, presso la sua casa a Nablus nella Cisgiordania occupata. (MEE/ Shatha Hammad)

Il loro padre, Rafiq, non riesce a trattenere le lacrime quando viene nominato il figlio ucciso.

“Giorni prima del suo martirio, lo stavo osservando e ho notato che era maturato e cresciuto in altezza. Ero orgoglioso di lui”, ha detto Rafiq a MEE.

“Laith amava giocare e accompagnare i suoi amici tutto il tempo, e a me non dispiaceva perché erano sempre vicino casa e mi sentivo rassicurato sulla sua incolumità”.

Racconta il padre che Laith era un ragazzo intelligente e diligente a scuola e sognava di completare gli studi. A casa, era collaborativo.

“Era il mio braccio destro, dipendevo da lui per tutto”, ha detto Rafiq.

“Non ho perso uno dei miei figli, ho perso una parte di me, mi sento come se avessi perduto la mia anima. La vita sarà molto difficile senza di lui e non sappiamo dove prenderemo la forza per separarci da lui”.

Una zona di scontro

Laith non è stato il primo palestinese ucciso dall’esercito israeliano nei pressi della Tomba di Giuseppe. Il sito è spesso stato una delle zone più violente e incandescenti di scontri a Nablus da quando i coloni hanno iniziato a farvi incursioni dopo l’occupazione israeliana della Cisgiordania nel 1967.

Gli scontri più violenti avvennero durante la rivolta popolare del 1996 e nella Seconda Intifada tra il 2000 e il 2005. Scontri armati ebbero luogo in quella zona causando morti sia tra i palestinesi sia tra gli israeliani.

I coloni israeliani credono che il santuario contenga la tomba del profeta Giuseppe –figura venerata sia nella tradizione ebraica sia in quella islamica– mentre i palestinesi ritengono che sia il luogo di sepoltura dello sceicco Youssef Dweikat, un chierico che visse nel vicino quartiere Balata.

Sulla base degli Accordi di Oslo, il Santuario di Giuseppe è considerato un luogo sacro ebraico sotto controllo israeliano anche se si trova nell'”Area A” –che dovrebbe essere sotto il pieno controllo civile e sicuritario dell’Autorità Palestinese– ed è registrato come dotazione islamica presso il Dipartimento delle Dotazioni dell’Autorità Palestinese nella città di Nablus.

Alcuni esperti fanno risalire il santuario a diverse migliaia di anni fa, ma questa affermazione è controversa.

La struttura attuale data al XIX secolo e rappresenta un patrimonio fondamentale della storia palestinese.

Abdullah Kalbouneh, un esperto di archeologia islamica a Nablus, afferma che una delle narrazioni storiche sul santuario narra che nel 413 d.C. i padri cristiani assegnarono all’ex imperatore romano Teodosio il Giovane il compito di riunire le presunte ossa del padre dei figli di Israele.

Secondo uno dei manoscritti più antichi, giunto a Nablus durante il periodo bizantino, trovò una tomba di pietra senza ossa, ha detto Kalbouneh a MEE. Al di sotto di essa, trovò una bara di alabastro, all’interno della quale trovò delle ossa che ritenne appartenessero al profeta Giuseppe e le inviò a Costantinopoli, alla Chiesa di Costantino il Grande a Istanbul.

Kalbouneh asserisce che questo racconto conferma che se il sito conteneva le ossa del profeta Giuseppe queste furono traslate e non sono più lì.

Anche se non è stato dimostrato che il sito contenesse la tomba di Giuseppe, la narrazione ancora lo afferma, soprattutto perché nel corso degli anni è stata restaurata.

Prima dell’occupazione della Cisgiordania nel 1967, la gente di Balata visitava il sito settimanalmente e vi organizzava attività religiose e sociali. Vi ha anche aggiunto un edificio adibito a scuola per i bambini.

Mazen Dweikat, 60 anni, è uno degli abitanti del quartiere che ha studiato in quella scuola ma, come ad altri palestinesi, gli è stato interdetto di entrarvi dall’occupazione di Israele nel 1967.

“Ricordo che ogni venerdì, noi e le altre famiglie preparavamo il cibo e ci riunivamo nel santuario per ore. Era anche un punto di partenza delle celebrazioni religiose e sociali”, ha detto.

“Il santuario è associato a molti dei nostri ricordi e sogniamo ancora di recuperarlo”.

Una città tranquilla esplode

Le rinnovate tensioni intorno alla Tomba di Giuseppe non nascono dal nulla.

Nablus e le cittadine e i villaggi circostanti sono stati testimoni di un aumento della violenza dei coloni negli ultimi mesi –uso di armi, aggressioni, incendi dolosi e sradicamento di alberi di ulivo– che ha provocato la rabbia dei palestinesi e la successiva repressione dell’esercito.

Secondo i dati dell’ONU, quest’anno in tutta la Cisgiordania più di 606 palestinesi sono stati feriti in incidenti collegati ai coloni, dei quali 217 nella sola Nablus. Qui sono stati colpiti con proiettili almeno 12 persone e un palestinese è stato ucciso.

La situazione è particolarmente tesa a sud della città di Nablus, nella cittadina palestinese di Huwarra.

Dal 17 maggio, da tranquilla cittadina attraverso la quale gli israeliani passavano per recarsi nelle loro colonie a volte fermandosi nei negozi palestinesi, soprattutto nelle autofficine, Huwarra si è mutata in una città impantanata negli scontri tra residenti e coloni.

Wajeeh Odeh, vicesindaco di Huwarra, che si trova sulla principale autostrada nord-sud della  Cisgiordania, la Route 60, ha riferito che le tensioni sono iniziate quando i coloni hanno cominciato a sostituire le bandiere palestinesi con quelle israeliane nella cittadina, una provocazione vista dagli abitanti come un insulto alla loro esistenza e alla loro dignità.

Un bambino innalza una bandiera palestinese durante una protesta a Huwarra. (MEE/ Shatha Hammad)

I palestinesi hanno quindi avviato una campagna a favore della bandiera palestinese in tutta Huwarra. Quando l’esercito o i coloni le rimuovono, le persone le rimettono al loro posto.

Huwarra è la casa di 7.000 palestinesi ed è circondata da colonie. Secondo Odeh, circa l’80% delle sue terre sono state sequestrate per la costruzione della Route 60 e la colonia ebrea di Itamar.

“L’esercito è da tempo presente intorno al villaggio 24 ore su 24 per proteggere il passaggio dei coloni, ma ha aumentato sia la sua presenza dopo i recenti avvenimenti sia i suoi attacchi e le sue provocazioni contro la popolazione”, ha detto Odeh a MEE.

Huwarra è in una posizione strategica, al centro dei villaggi a sud di Nablus connettendoli tra di loro e con la città.

Odeh ha detto che l’esercito ha deliberatamente imposto alla città politiche di punizione collettiva, che si sono estese a tutti i villaggi circostanti.

L’esercito ha chiuso nove ingressi secondari che collegano i diversi quartieri di Huwarra con cumuli di terra, causando un’enorme congestione sulla strada principale, verso la quale è stato deviato tutto il traffico.

Nel frattempo la tensione è alta negli altri villaggi di Nablus, con scontri che si intensificano tanto più si è vicini alle colonie, dove gli israeliani hanno aumentato le aggressioni contro i palestinesi.

Ulteriore escalation?

L’elemento nuovo negli ultimi scontri è stato il ritorno delle sparatorie contro i posti di blocco dell’esercito israeliano, rivendicate dalla Brigata Nablus, un nuovo gruppo di palestinesi armati che dicono di far parte di Saraya al-Quds, il braccio armato del movimento del Jihad islamico.

In un breve comunicato del 29 maggio, la Brigata ha rivendicato un attacco armato contro l’esercito israeliano al posto di blocco di Huwarra durante gli scontri in corso nella zona.

Cinque giorni prima, la Brigata aveva condotto due attacchi, contro il posto di blocco di Beit Furik e un centro per coloni a Nablus. Hanno anche rivendicato una terza operazione che ha preso di mira soldati israeliani nei dintorni del Santuario di Giuseppe.

I recenti avvenimenti nel Governatorato di Nablus possono essere un indicatore di ulteriori escalation nelle prossime settimane. Comunque, un intervento dell’Autorità palestinese (AP), che esercita una stretta sorveglianza sulla Cisgiordania, potrebbe rallentarle o reprimerle.

Mentre le persone in altre aree solitamente parlano con facilità con i giornalisti, incontrare la famiglia di Laith è stato tutt’altro che semplice. Uno dei suoi parenti ha trattenuto il reporter di MEE per un’ora, dicendo che per le interviste è necessaria l’approvazione di un funzionario della sicurezza dell’AP in città.

Nel frattempo l’AP ha intensificato la caccia dei giovani palestinesi, specialmente di quelli che hanno preso parte agli scontri al Santuario di Giuseppe.

L’avvocato Muhannad Karaja ha detto che il servizio di sicurezza ha arrestato almeno cinque palestinesi, interrogandoli sulla loro partecipazione agli scontri, ed emesso ordini di comparizione ad altri dei campi profughi di Balata e Askar e della città di Nablus.

L’AP sta tentando di contenere la realtà degli scontri a Huwarra e sottolinea la necessità di mantenere calma la situazione. 

https://www.middleeasteye.net/news/palestine-israel-how-nablus-became-hub-settler-violence-west-bank

Traduzione di Elisabetta Valento – AssoPacePalestina

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