Politica statunitense in Israele-Palestina: cosa è cambiato sotto Biden e cosa no

Lug 13, 2022 | Notizie

di Ali Harb,

Al Jazeera, 12 luglio 2022. 

Mentre Joe Biden visita Israele e Palestina, Al Jazeera confronta le sue politiche con l’approccio usato da Donald Trump.

Un operaio sistema le bandiere di Israele e degli Stati Uniti nella residenza del Presidente israeliano a Gerusalemme; il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden inizia la sua visita in Israele il 13 luglio [File: Ronen Zvulun/Reuters]

Sionista autoproclamato, il Presidente Joe Biden è spesso citato dai suoi principali collaboratori per aver detto che se non ci fosse Israele, gli Stati Uniti dovrebbero crearne uno.

Pertanto, quando Biden è salito alla Casa Bianca, i sostenitori dei diritti dei palestinesi e gli elettori arabo-americani che lo hanno appoggiato non si aspettavano grandi cambiamenti sotto la sua guida nella posizione degli Stati Uniti nei confronti di Israele.

Tuttavia, tra le promesse fatte da Biden, durante la campagna elettorale e nel primo scorcio della presidenza, di perseguire una politica estera incentrata sui diritti umani, molti speravano che il Presidente avrebbe almeno invertito alcune delle mosse del suo predecessore Donald Trump, che avevano ulteriormente stretto i rapporti degli Stati Uniti con Israele.

Ma i sostenitori dei diritti umani dicono che il Presidente democratico finora non ha mantenuto le sue modeste promesse ai palestinesi, e che l’attuale posizione degli Stati Uniti rimane più vicina a quella di Trump che a quella di Barack Obama.

Mentre Biden si reca in Israele per la prima volta come presidente, Al Jazeera esamina qui quali politiche di Trump Biden ha cambiato e quali ha mantenuto inalterate.

Ambasciata USA a Gerusalemme

Tra tutte le mosse politiche di Trump a favore di Israele, lo spostamento dell’ambasciata USA da Tel Aviv a Gerusalemme è stato forse il più significativo. Quella mossa del 2018 ha dato praticamente il sostegno degli Stati Uniti alle rivendicazioni di Israele sull’intera città santa come sua capitale.

Israele aveva annesso illegalmente Gerusalemme Est nel 1980, dopo averla conquistata nel 1967.

Mentre i palestinesi hanno espresso il loro sdegno contro la mossa e le Nazioni Unite l’hanno dichiarata in modo schiacciante “nulla e priva di valore“, a Washington la decisione è stata applaudita dai politici di entrambi i partiti principali.

Gli arabi hanno risposto in sordina e Trump ha dichiarato Gerusalemme “questione fuori dal tavolo” prima di trasferire l’ambasciata.

Per Biden, lo spostamento dell’ambasciata a Gerusalemme non è mai stata una questione importante. Sotto la sua amministrazione, gli Stati Uniti hanno trattato Gerusalemme come capitale di Israele, pur utilizzando un linguaggio ambiguo per descrivere il modo in cui considerano Gerusalemme Est.

Ad esempio, il rapporto annuale del Dipartimento di Stato americano sui diritti umani include Gerusalemme Est nella sezione dedicata a Israele. Ma aggiunge un’avvertenza: “Il linguaggio di questo rapporto non intende esprimere una posizione su qualsiasi questione di status finale da negoziare tra le parti in conflitto, compresi i confini specifici della sovranità israeliana a Gerusalemme o i confini tra Israele e qualsiasi futuro Stato palestinese”.

Consolato di Gerusalemme per i palestinesi

Nel 2019, Trump ha chiuso il consolato per gli affari palestinesi a Gerusalemme, accorpando le sue funzioni all’ambasciata israeliana nella città santa.

La mossa ha interrotto i legami con i palestinesi e ha indicato che gli Stati Uniti rifiutano le rivendicazioni palestinesi su Gerusalemme.

Come candidato, Biden ha promesso di riaprire il consolato, ma a più di un anno e mezzo dall’inizio della sua amministrazione, la promessa non si è concretizzata.

Mentre i funzionari statunitensi affermano di essere ancora impegnati a ristabilire quella sede diplomatica, Biden e i suoi principali collaboratori hanno evitato di scontrarsi pubblicamente con Israele, che si oppone alla riapertura del consolato.

“Come Presidente, Biden adotterà misure immediate per ripristinare l’assistenza economica e umanitaria al popolo palestinese, in linea con le leggi degli Stati Uniti, compresa l’assistenza ai rifugiati, lavorerà per affrontare la crisi umanitaria in corso a Gaza, riaprirà il consolato degli Stati Uniti a Gerusalemme Est e lavorerà per riaprire la missione dell’OLP a Washington”, aveva promesso nel 2020 la campagna di Biden in una tribuna elettorale per gli arabo-americani.

La missione dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina a Washington – chiusa da Trump nel 2018 – non è stata riaperta nemmeno sotto Biden, per le pressioni interne bipartisan contro la mossa.

Insediamenti

Come candidato, Biden si è impegnato ad opporsi all’annessione e all’espansione degli insediamenti. A differenza di Trump, che non si è mai opposto pubblicamente alle azioni israeliane, l’amministrazione Biden ha talvolta criticato verbalmente l’approvazione di nuovi insediamenti nella Cisgiordania occupata.

Ma queste critiche ovattate sono spesso contenute in dichiarazioni vaghe che tracciano parallelismi tra le azioni israeliane e palestinesi e affermano che gli Stati Uniti rifiutano qualunque escalation di entrambe le parti.

In un’insolita dichiarazione dell’ottobre scorso, il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price ha criticato apertamente Israele che aveva annunciato un vasto piano di espansione delle colonie.

“Ci opponiamo fermamente all’espansione degli insediamenti, che è del tutto incoerente con gli sforzi per abbassare le tensioni e garantire la calma”, ha detto Price in quell’occasione.

Ma quel linguaggio così diretto è rapidamente svanito.

A una domanda della settimana scorsa se gli Stati Uniti abbiano fatto pressione su Israele per fermare un progetto di insediamento che separerebbe le comunità palestinesi in Cisgiordania da Gerusalemme Est, Price ha detto: “Abbiamo costantemente parlato con entrambe le parti per incoraggiarle a non intraprendere azioni che esacerberebbero le tensioni, giacché nel caso di una simile mossa la soluzione dei due Stati si allontanerebbe ulteriormente”.

Maya Berry, direttrice esecutiva dell’Istituto Arabo Americano (AAI), un think-tank con sede a Washington, ha detto la scorsa settimana ad Al Jazeera che l’amministrazione continua a costruire eccezioni per giustificare gli abusi israeliani contro i palestinesi.

“È la continuazione di un approccio politicizzato”, ha detto a proposito delle politiche di Biden sul conflitto.

“Che si tratti dell’amministrazione Biden o di singoli membri del Congresso, si sta creando una condizione di eccezione per Israele. A nessun altro Paese sarebbe permesso di fare ciò che fa Israele senza affrontare ripercussioni politiche sulla scena mondiale. E il principale protettore in questo senso sono gli Stati Uniti”.

L’amministrazione Biden ha espresso opposizione all’espansione degli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata, per lo più con dichiarazioni assai vaghe [File: Ahmad Gharabli/AFP]

Aiuti a Israele

Nonostante crescenti richieste di condizionare o limitare gli aiuti statunitensi a Israele, Biden ha in realtà aumentato l’assistenza di Washington al suo principale alleato nella regione, rispetto ai tempi di Obama e di Trump.

Israele riceve annualmente 3,8 miliardi di dollari di assistenza dagli Stati Uniti e quest’anno ha ricevuto un ulteriore miliardo di dollari per “rifornire il sistema di difesa missilistica Iron Dome” dopo la guerra di Gaza del maggio 2021.

In una colonna del Washington Post pubblicata la scorsa settimana, Biden si è detto orgoglioso di aver approvato “il più grande pacchetto di sostegno a Israele” della storia.

Aiuti ai palestinesi

Mentre Trump aveva praticamente interrotto tutta l’assistenza degli Stati Uniti ai palestinesi, tagliando completamente i fondi per l’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei Rifugiati Palestinesi (UNRWA), Biden ha ripristinato una parte di questa assistenza.

Dall’inizio del suo mandato nel 2021, Biden dice che la sua amministrazione ha ripristinato 500 milioni di dollari di aiuti ai palestinesi, inclusi i fondi per l’UNRWA, che al tempo di Obama riceveva circa 350 milioni di dollari all’anno.

Normalizzazione

L’amministrazione Biden si è impegnata a fondo nella spinta alla normalizzazione tra Israele e i Paesi arabi iniziata sotto Trump, nota come Accordi di Abramo.

Il Dipartimento di Stato afferma che la normalizzazione arabo-israeliana non soddisfa la necessità di pace tra Israele e Palestinesi. Ma gli analisti dicono che l’obiettivo di Biden consiste nella stessa normalizzazione dell’era Trump che trascura completamente i palestinesi.

Infatti, prima del suo viaggio in Medio Oriente, Biden ha ripetutamente citato la normalizzazione come motivo della sua visita.

“Parte dello scopo [del] viaggio in Medio Oriente è quello di approfondire l’integrazione di Israele nella regione, cosa che penso saremo in grado di fare e che è positiva per la pace e per la sicurezza di Israele. Ed è per questo che i leader israeliani si sono schierati così fortemente a favore del mio viaggio in Arabia Saudita”, ha detto Biden alla fine del mese scorso.

Alture del Golan

Quando Trump ha riconosciuto la sovranità israeliana sulle Alture siriane del Golan occupate, molti esperti di diritto internazionale hanno avvertito che la mossa avrebbe infranto il divieto di acquisizione di terre con la forza.

Sebbene Biden stia sostenendo il concetto di integrità territoriale in Ucraina, la sua amministrazione ha mantenuto lo status delle Alture del Golan come appartenenti a Israele.

Mentre il Segretario di Stato americano Antony Blinken ha usato in precedenza un linguaggio ambiguo per descrivere il territorio siriano, da quando Biden è entrato in carica non è mai stato annunciato alcun cambiamento nella politica statunitense sulla questione.

“La politica degli Stati Uniti riguardo al Golan non è cambiata e le notizie contrarie sono false”, ha dichiarato l’anno scorso su Twitter l’Ufficio del Dipartimento di Stato per gli Affari del Vicino Oriente.

Rapporti con i palestinesi

Mentre Trump aveva praticamente evitato i palestinesi nelle sue politiche per la regione, l’amministrazione Biden ha cercato di ristabilire le relazioni degli Stati Uniti con la leadership palestinese.

Ci sono state diverse telefonate tra alti funzionari statunitensi e palestinesi, comprese quelle tra Biden e il Presidente palestinese Mahmoud Abbas.

Il mese scorso, l’amministrazione statunitense ha annunciato che l’unità per gli affari palestinesi all’interno dell’ambasciata statunitense a Gerusalemme avrebbe iniziato a riferire direttamente all’Ufficio per gli Affari del Vicino Oriente del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti “per quanto riguarda le questioni sostanziali”.

Questa promozione diplomatica ha visto l’Unità per gli Affari Palestinesi (PAU) ribattezzarsi come Ufficio per gli Affari Palestinesi (OPA) degli Stati Uniti.

Ma secondo gli esperti questa è solo una mossa cosmetica, sottolineando che non si può considerare come una valida alternativa a un vero consolato per i palestinesi a Gerusalemme.

“Nelle circostanze attuali, mi sento di affermare che si tratta semplicemente di un tentativo di pubbliche relazioni per cercare di placare la frustrazione della parte palestinese, in particolare alla luce dell’imminente visita del Presidente nella regione”, ha dichiarato ad Al Jazeera Khalil Jahshan, direttore esecutivo del Centro Arabo di Washington.

L’Amministrazione si è comunque attribuita il merito di aver risanato i rapporti con l’Autorità Palestinese.

“Abbiamo lavorato con Israele, Egitto, Qatar e Giordania per mantenere la pace senza permettere ai terroristi di riarmarsi. Abbiamo anche ricostruito i legami degli Stati Uniti con i palestinesi”, ha scritto Biden sul Washington Post.

Il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden è stato un convinto sostenitore di Israele durante i suoi 49 anni di carriera a Washington [File: Kevin Lamarque/Reuters]

Organizzazioni internazionali

Biden ha ripreso a collaborare con diverse agenzie ONU e internazionali che Trump aveva abbandonato a causa delle loro critiche a Israele, tra cui il Consiglio per i Diritti Umani.

Ma i funzionari americani hanno sempre insistito che ritornavano in questi consessi per proteggere Israele dall’interno, non per aiutare a sostenere i diritti umani dei palestinesi.

Il mese scorso, il Dipartimento di Stato ha criticato una commissione d’inchiesta del Consiglio per i Diritti Umani che aveva pubblicato un rapporto in cui si accusava Israele di cercare un controllo permanente sui palestinesi senza “alcuna intenzione di porre fine all’occupazione”.

In una dichiarazione del 7 giugno, Price ha detto che la commissione d’inchiesta “rappresenta un approccio unilaterale e di parte che non fa nulla per avanzare le prospettive di pace”.

In modo analogo, l’amministrazione Biden ha revocato le sanzioni che Trump aveva imposto ai funzionari della Corte Penale Internazionale (CPI), pur mantenendo la sua opposizione a indagini della CPI sugli abusi israeliani.

Nelle ultime settimane, il Dipartimento di Stato ha ripetutamente affermato che la CPI non è una “sede appropriata” per indagare sull’uccisione della giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh, colpita mortalmente a maggio dalle forze israeliane nella Cisgiordania occupata.

https://www.aljazeera.com/news/2022/7/12/israel-palestine-us-policy-what-changed-under-biden-what-didnt

Traduzione a cura di AssoPacePalestina

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