Un editore israeliano ha accantonato il mio libro contro l’occupazione per evitare di “sconvolgere i clienti”

Lug 10, 2022 | Notizie

di Nir Avishai Cohen,

Haaretz, 9 luglio 2022. 

Una libreria (illustrazione). Credit: David Bachar

Ho avuto da molto tempo la sensazione che le cose stiano diventando sempre più oscure. Ogni volta la luce si attenua un po’ di più. Sono state scritte innumerevoli parole sulle cose che accadono in casa nostra e negli ultimi anni sento davvero l’incitamento contro di me a causa della mia opposizione all’occupazione. Ce ne sono molti come me e migliori di me, ovviamente. Tuttavia, ammetto che quello che è successo di recente ha sconvolto anche me. Questo momento in cui le oscure profezie sulla società israeliana stanno diventando realtà è un momento potente e sconvolgente, come un forte pugno dritto sulla tua faccia.

Negli ultimi anni ho parlato con migliaia di studenti in età pre-servizio militare. Queste scolaresche pre-militari mi invitano a presentare agli studenti la mia visione politica del mondo. La vedo come una vera opportunità per condurre una discussione lunga e profonda con quei giovani. Alla fine della lezione mi vengono poste ripetutamente le stesse domande, in ogni lezione e conversazione con studenti delle scuole superiori e anche con coloro che hanno recentemente terminato il servizio militare. Dopo aver fornito risposte migliaia di volte, ho capito che valeva la pena rispondere in modo organizzato, per iscritto.

È così che ho scritto un libro intitolato “Come sono diventato quello che sono: una storia israeliana”. Il libro è pensato in primo luogo per le giovani generazioni, ma sicuramente non è solo per loro. Descrivo nel libro l’ambiente in cui sono stato educato, un’educazione sionista di sinistra, come veniva chiamata nella nostra comunità, e il mio servizio militare come ufficiale della Brigata Golani nei territori. Poi parlo del mio lavoro pubblico nel partito Meretz e come portavoce di Breaking the Silence, mentre prestavo servizio nelle riserve come ufficiale nel ramo delle operazioni di brigata con il grado di maggiore. Nel libro ho anche scritto della mia esperienza di partecipare al reality show del “Grande Fratello” come “quello di sinistra di Breaking the Silence“. Il libro esprime anche pensieri che vanno in altre direzioni e magari in qualcuno potrebbe causare qualche crepa in quel muro di silenzio che esiste nella società israeliana.

Dopo aver finito di scrivere il libro, ho firmato un contratto con un editore. Abbiamo iniziato un intenso lavoro sul libro e dopo diversi mesi di editing, correzione bozze e rilegatura, una copia è stata stampata come prova. La copertina parla da sola: l’illustrazione mostra un soldato in tenuta di combattimento che guarda allo specchio una persona che indossa una maglietta con lo slogan “Basta con l’occupazione”.

Nir Avishai Cohen aveva scritto su Twitter: “La copertina del mio libro è pronta! Emozionante.”

Il libro era pronto per la stampa e la distribuzione su ampia scala. Poco prima della stampa del libro, ho ricevuto una telefonata da un dirigente di quella casa editrice. Mi informava che avevano deciso di non stampare e distribuire il libro. Ho chiesto perché, dato che avevamo un contratto e il libro era pronto. La sua risposta mi ha sbalordito. All’inizio farfugliava esitante, ma quando ho insistito, ha risposto in modo chiaro e diretto: “Temiamo che il libro possa turbare i nostri clienti”. Ha detto che la questione era controversa e, ripensandoci, hanno deciso che non volevano essere identificati con un libro del genere.

Ogni editore ha il diritto di decidere per qualsiasi motivo quali libri pubblicare. Tuttavia, la storia qui era diversa. Questa era un’espressione della paura che attanaglia la società israeliana. Questo editore aveva già deciso di pubblicare il libro, il lavoro era fatto. Non so esattamente su cosa fosse basata la decisione. Probabilmente le parole “occupazione”, “rompere il silenzio [Breaking the Silence]” e “palestinesi” li hanno disturbati. Posso anche ipotizzare che temessero che qualche potente personaggio avrebbe chiesto un boicottaggio contro di loro perché avevano dato a me e alle mie opinioni una piattaforma di risonanza.

Non parlo della paura di esprimere un’opinione diversa, ma di qualcosa di peggio: la paura di dare voce a un’altra opinione che si oppone all’occupazione. Seminare paura è una parte importante degli strumenti che ha lo stato per tutelare la narrativa dominante e prevenire un dialogo che includa opinioni dissenzienti.

C’è un motivo per cui non sto divulgando il nome dell’editore. Il problema non è l’editore, che è solo un effetto collaterale dell’incitamento all’odio e della paura che si verificano nel nostro paese. Anche se l’editore non ha certo mostrato coraggio e avrebbe potuto agire diversamente, non ho alcun interesse a litigare con lui, mentre mi interessa spargere la voce sul problema generale.

È solo dove regna l’oscurità che gli editori hanno paura di pubblicare e l’oscurità si sta diffondendo in Israele. Una volta è una commedia, un’altra volta è un film e poi è un libro. L’incitamento all’odio sta funzionando. La paura è in ogni angolo.

Il libro verrà pubblicato, in un modo o nell’altro. Farò di tutto perché lo leggano più persone possibile, soprattutto i giovani. Non permetterò a nessuno di zittirmi. Ma il mio libro è un piccolo problema secondario. La storia qui è molto più grande di qualsiasi libro o opera teatrale o altro. Dobbiamo svegliarci in modo collettivo. Se operiamo come individui, probabilmente continueremo a perdere. Solo una forza grande e unita può affrontare le onde di incitamento all’odio che ci travolgono e ci affogano, giorno dopo giorno.

Nir Avishai Cohen è un attivista per i diritti umani ed è stato portavoce dell’organizzazione Breaking the Silence.

https://www.haaretz.com/opinion/2022-07-09/ty-article/.premium/israeli-publisher-shelved-my-anti-occupation-book-to-avoid-upsetting-customers/00000181-e3d4-d2e3-a7b7-f3dc934a0000?utm_source=App_Share&utm_medium=iOS_Native

Traduzione a cura di AssoPacePalestina

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