L’addestramento a fuoco dell’esercito israeliano nei villaggi palestinesi sta creando condizioni invivibili

Lug 9, 2022 | Notizie

di Ben Lynfield,

Plus61j Media, 8 luglio 2022. 

A Masafer Yatta una casa è stata colpita e i campi sono stati distrutti dai carri armati. Gli abitanti del villaggio dicono che è un tentativo per costringerli ad andarsene.

Un ragazzo palestinese seduto vicino ai mezzi militari israeliani in sosta, durante un’esercitazione militare nel villaggio cisgiordano di Yatta (AAP)

Gerusalemme – L’esercitazione a fuoco vivo che sta mettendo in pericolo i villaggi palestinesi nell’area di Masafer Yatta, nella Cisgiordania occupata, non sembra essere una delle imprese più eroiche dell’esercito israeliano (IDF).

I palestinesi colpiti considerano il dispiegamento di carri armati, elicotteri, spari ed esplosioni in un contesto di comunità di pastori indigenti e non violenti, come un vero e proprio atto di “terrorismo” volto a cacciarli via.

Le organizzazioni israeliane di sinistra, come Breaking the Silence, un gruppo di veterani che si oppone all’occupazione, vedono queste esercitazioni come una prova della crescente corruzione morale e del razzismo della politica israeliana nei confronti dei palestinesi.

Nella tarda serata di mercoledì, gli spari dell’esercitazione hanno colpito una casa nel villaggio di Khallet al-Dabae, mostrando i rischi a cui sono esposti i palestinesi, ha dichiarato a Plus61J Media Nidal Younes, capo del consiglio locale di Masafer Yatta. Il gruppo israeliano per i diritti umani B’tselem ha confermato che la casa è stata colpita. Il portavoce dell’IDF non ha rilasciato commenti immediati.

Fori di proiettili in una casa di Masafer Yatta (Ufficio del parlamentare Mosi Raz, di Meretz)

Roni Pelli, avvocato dell’Associazione per i Diritti dei Cittadini in Israele, ha affermato che l’esercitazione è una chiara violazione della Quarta Convenzione di Ginevra, che ha lo scopo di proteggere coloro che vivono sotto occupazione militare.

L’esercitazione è andata avanti due volte a settimana per tre settimane, in seguito a una sentenza del 4 maggio della Corte Suprema di Israele che ha stabilito che circa 1.200 palestinesi di otto villaggi di Masafer Yatta, situati all’interno di quella che negli anni ’80 l’IDF dichiarò “zona di tiro 918”, non avevano alcun diritto di residenza ed erano semplici itineranti stagionali.

Pertanto, potrebbero essere immediatamente espulsi dalle loro case.

La sentenza, che ha stupito la comunità israeliana dei diritti umani, ha concluso una battaglia legale durata 20 anni, dopo che l’IDF aveva espulso con la forza gli abitanti del villaggio, ma i loro avvocati avevano poi ottenuto un’ingiunzione provvisoria che consentì loro di tornare, anche se con restrizioni draconiane.

Dopo la sentenza di maggio della Corte, le speculazioni tra gli attivisti israeliani e palestinesi si sono moltiplicate per capire se l’IDF caricherà gli abitanti del villaggio su camion e si impegnerà in un’unica grande espulsione o se intraprenderà una campagna più lenta per rendere le loro condizioni di vita – già precarie – del tutto impossibili, usando esercitazioni militari, l’intensificazione delle demolizioni di case e la limitazione dei loro movimenti fino al punto di farli rinunciare e andarsene.

Quest’ultima opzione di aumentare gradualmente la pressione sembra essere la politica scelta al momento, afferma Dror Sadot, portavoce di B’tselem. Ciò è probabilmente dovuto al danno di pubbliche relazioni che un’espulsione di massa potrebbe causare. Ma nessuno esclude che l’esercito possa decidere di radunare tutti i palestinesi e metterli su dei camion per portarli via.

Il problema non è solo una questione locale, ma ha implicazioni per il futuro stesso dell’intera Cisgiordania, poiché un’espulsione o uno spostamento coercitivo a Masafer Yatta potrebbe costituire un precedente per altri sgomberi di massa nei territori occupati. Parallelamente all’esercitazione militare si è intensificata la demolizione di case e capannoni, secondo Younes e B’tselem.

L’esercito non ha risposto a una domanda di Plus61J Media sul perché le truppe debbano addestrarsi specificamente a Masafer Yatta piuttosto che in un’area disabitata.

Younes ha detto che l’esercitazione sta rendendo impossibile per i residenti accedere alle loro greggi di pecore o spostarsi tra i villaggi nei giorni delle esercitazioni, oltre a compromettere i collegamenti di Masafer Yattta con il mondo esterno. “I carri armati stanno distruggendo i terreni agricoli e danneggiando le strade. I rumori degli spari spaventano la gente, soprattutto i bambini”, aveva detto qualche ora prima che la casa fosse colpita.

L’IDF sembra intenzionato a cercare di isolare l’area e a impedire la copertura mediatica di ciò che sta facendo. L’esercito ha confiscato le auto e trattenuto gli operatori dei diritti umani e gli attivisti che cercavano di entrare nei villaggi, sostenendo che si tratta di una zona militare chiusa e che c’è un rischio sicurezza per gli estranei.

“Israele sta cercando di costringerci a lasciare l’area”, ha dichiarato Younes a Plus61J Media. “Questa esercitazione è pericolosa e oggi l’esercito l’ha intensificata”.

Wisam Maslamani, operatore sul campo della Society of  St. Yves, un gruppo cattolico per i diritti umani, ha dichiarato a Plus61J Media che il 24 giugno gli è stato impedito dalle truppe dell’IDF di raggiungere il villaggio di Fakhit. “Avevamo un documento che spiegava che siamo di St. Yves. Ma il soldato ha detto che il documento non veniva accettato. Ha detto che potevano arrestarci e hanno confiscato la nostra auto. Ci hanno portato alla base militare di Nahal Karyot e poi ci hanno lasciato lungo l’autostrada. Il militare ci ha detto: ‘Dite ai vostri amici delle organizzazioni per i diritti umani che è vietato entrare in quest’area’ e si è rifiutato di dirci il suo nome”.

In risposta a una nostra domanda, l’IDF ha dichiarato in un documento inviato via e-mail a Plus61J Media che le esercitazioni si stanno svolgendo “in una zona di tiro attiva, che è chiusa a tutti i civili, sia palestinesi che israeliani”.

In un altro incidente, la settimana scorsa, il leader dei giovani palestinesi Sami Hureini, del villaggio di Tuwani, vicino alla zona di tiro, è stato fermato, trattenuto per otto ore e gli è stata confiscata l’auto, come ha dichiarato lo stesso Hureini a Plus61J Media. “Un soldato ha puntato la sua arma contro di me e un altro attivista, mentre i coloni in auto passavano liberamente e stringevano la mano ai soldati”. Riferendosi apparentemente al caso di Hureini, il portavoce dell’IDF ha detto che si trattava di un’area chiusa e che l’attesa era dovuta alla necessità di chiamare un carro attrezzi per portare via il veicolo.

Sfidando l’IDF, martedì Hureini è tornato nella zona di tiro, questa volta con un altro veicolo. “L’esercito sta rendendo la gente preoccupata e stanca e sta tagliando i collegamenti con il mondo esterno e tra un villaggio e l’altro. Non son potuto andare dal villaggio di Majaz ad altri villaggi a causa dei posti di blocco e dell’addestramento”.

“Si stanno esercitando su terreni agricoli, c’è il rischio che qualcuno venga colpito, la gente rimane nei propri villaggi. Stanno disturbando la pratica del pascolo da cui la gente dipende per il proprio sostentamento, mentre i carri armati stanno distruggendo i campi. Tutto viene lentamente distrutto. Si tratta chiaramente di terrorismo, per far sentire la nostra gente in guerra con queste esplosioni e tutto il resto; per far sì che la gente se ne vada”.

La dichiarazione dell’IDF afferma che i palestinesi che vivono nell’area sono “regolarmente aggiornati sulle date dell’esercitazione e in particolare sulle ore in cui si svolgerà il fuoco vivo e ricevono informazioni sui blocchi stradali previsti, al fine di prevenire qualsiasi rischio di incidenti”.

Ma Avner Gvaryahu, direttore di Breaking the Silence, ha definito l’esercitazione dell’IDF una “vergogna”. E ha aggiunto: “Ci sono alternative ragionevoli da utilizzare al posto delle strade che saranno bloccate a causa dell’esercitazione”. 

“Ci sono così tanti campi di addestramento nei territori occupati. Potrebbero fare una mezz’ora di guida invece di distruggere la vita di centinaia di persone. In nessun caso permetteremmo a qualcuno di fare una cosa simile agli ebrei in qualche parte del mondo o ai cittadini israeliani. Ma quando si tratta di palestinesi, improvvisamente la necessità di una zona di tiro è così estrema da giustificare uno spostamento di massa”.

Ben Lynfield ha seguito la politica israeliana e palestinese per The Independent ed è stato corrispondente per il Medio Oriente del Jerusalem Post. Scrive per pubblicazioni della regione e ha collaborato con il Christian Science Monitor, Foreign Policy e il New Statesman.

https://plus61j.net.au/editors-picks/israeli-army-live-training-in-palestinian-village-is-creating-unliveable-conditions/

Traduzione a cura di AssoPacePalestina

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