I cristiani palestinesi pubblicano un “Dossier sull’apartheid israeliano”

Lug 9, 2022 | Info dal mondo, Notizie

di Jeff Wright,   

Mondoweiss, 7 luglio 2022.  

I cristiani palestinesi si uniscono alle organizzazioni internazionali per i diritti umani e a un numero crescente di organismi ecclesiastici nel definire Israele uno Stato di apartheid.

L’immagine mostra un lato del muro di separazione israeliano intorno alla Città Vecchia di Gerusalemme, 8 marzo 2020. (Muhammed Qarout Idkaidek/APA IMAGES

I ripetuti lamenti dei cristiani palestinesi che denunciano l’apartheid di Israele sono rimasti in gran parte senza risposta. Venerdì scorso, i cristiani palestinesi e i loro alleati in tutto il mondo hanno parlato di nuovo, aggiungendo la loro voce a quella delle organizzazioni internazionali per i diritti umani e a quella di un numero crescente di organismi ecclesiastici che definiscono Israele come uno Stato di apartheid.

In occasione dell’uscita, venerdì scorso, diUn dossier sull’apartheid israeliano: Un appello pressante alle Chiese di tutto il mondo, il patriarca latino palestinese emerito Michel Sabbah ha detto: “Israele ha bisogno di veri amici che dicano a Israele la verità. Coloro che dicono a Israele: ‘Tutto quello che fai, sbagliato o giusto, è sempre giusto’, non sono veri amici di Israele”. Il patriarca Sabbah ha aggiunto: “I veri amici ti dicono: ‘Non fare il male a te stesso facendo il male agli altri, cioè al popolo palestinese’”.

Il documento di 48 pagine fornisce una descrizione dettagliata del crimine di apartheid e di come Israele corrisponda alla definizione internazionale; costruisce un caso biblico/teologico per descrivere l’apartheid come un peccato; offre un appello accorato alla Chiesa globale e a tutte le persone di buona volontà affinché ascoltino le suppliche dei cristiani palestinesi; fornisce un elenco commentato di rapporti dettagliati, dichiarazioni e risoluzioni che evidenziano il regime di apartheid di Israele; e anche un elenco di azioni raccomandate.

Il dossier è stato creato da Kairos Palestina, il più ampio movimento ecumenico cristiano palestinese non violento, presieduto dal Patriarca, e da Global Kairos for Justice, una coalizione mondiale di cristiani preoccupati che si è formata in risposta al documento del 2009 “Un momento di verità“.

Il coordinatore generale di Kairos Palestina, Rifat Kassis, ha descritto il dossier come una risorsa e una sfida per le chiese di tutto il mondo a studiare le prove sempre più numerose che documentano le leggi, le politiche e le pratiche di apartheid di Israele.

Una delle caratteristiche principali del dossier è la risposta alle obiezioni che alcuni leader religiosi fanno all’uso della parola apartheid da parte della Chiesa: “Non è utile”, “brucia i ponti e blocca il dialogo con i partner”, “dovrebbe essere lasciato alla decisione dei tribunali” e “è una cattiva strategia”. Per rispondere a ciascuna obiezione, il documento insiste: “La parola apartheid indica una verità, sia nella sua definizione nell’ambito del diritto internazionale sia nella sua descrizione della realtà sul campo. La verità conta, e conta di più quando gli viene dato un nome “.

Durante il lancio del documento nel corso di un webinar, Akshaya Kumar di Human Rights Watch e Wesam Ahmad di Al Haq -una delle organizzazioni palestinesi per i diritti umani che l’anno scorso Israele ha designato come “terroriste”- hanno parlato di due pesi e due misure nel mondo, quando si tratta di applicare conseguenze a comportamenti considerati criminali secondo il diritto internazionale. Kumar, direttore di Crisis Advocacy presso Human Rights Watch, ha descritto le numerose sanzioni e divieti che le nazioni hanno prontamente imposto in risposta all’occupazione russa dell’Ucraina. Ahmad, responsabile del Centro di Diritto Internazionale Applicato di Al Haq, ha anche sottolineato “l’ampia gamma di strumenti” che la comunità internazionale utilizza quando vuole agire, descrivendo poi la mancanza di volontà politica da parte delle nazioni occidentali quando si tratta dell’occupazione ultra-cinquantennale della Palestina da parte di Israele.

Sia Kumar che Ahmad hanno fatto eco a una dichiarazione rilasciata dall’organo di governo del Consiglio Mondiale delle Chiese (WCC) durante la riunione del mese scorso. Ricordando molti dei “crescenti ostacoli a una pace giusta nella regione e le crescenti minacce alla presenza cristiana nella terra di nascita di Cristo”, il Comitato centrale del WCC ha affermato che “la risposta della comunità internazionale continua a riflettere due pesi e due misure”.

Nel dossier, i palestinesi dichiarano:

Siamo preoccupati quando le nostre sorelle e i nostri fratelli si preoccupano più delle loro relazioni con i partner del dialogo religioso che della nostra realtà sotto la dura occupazione… quando le nostre sorelle e i nostri fratelli si preoccupano più della loro immagine che della nostra sofferenza. Spesso, quando parliamo con coraggio della nostra oppressione e dell’apartheid israeliano, ci viene detto che il nostro grido è troppo forte. Ma quando abbiamo parlato con dolcezza, siamo stati ignorati. La posta in gioco è troppo alta – per i palestinesi, per la Chiesa palestinese, per la Chiesa globale – perché si possa parlare a bassa voce e usare eufemismi per descrivere la nostra sofferenza.

Citando la “visione del Patriarca Sabbah in cui la terra diventa ‘come il giardino dell’Eden, una dimora per Dio con l’umanità, e una patria per tutti i figli di Dio'”, il dossier si conclude con un appello dei cristiani palestinesi: “Siete in grado di aiutarci a riavere la nostra libertà, visto che questo è l’unico modo in cui potete aiutare i due popoli a raggiungere la giustizia, la pace, la sicurezza e l’amore?”.

Traduzione a cura di AssoPacePalestina

.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Archivi

Fai una donazione

Fai una donazione tramite Paypal alla nostra associazione:

Fai una donazione ad Asso Pace Palestina

Oppure versate il vostro contributo ad
AssoPace Palestina
Banca BPER Banca S.p.A
IBAN: IT 93M0538774610000035162686

il 5X1000 ad Assopace Palestina

Il prossimo viaggio