Sami Huraini: “La detenzione israeliana non fermerà la mia resistenza!”

Giu 30, 2022 | Notizie

Stop the Wall, 29 giugno 2022. 

 

“I soldati israeliani mi hanno tenuto prigioniero per otto ore sotto il caldo sole estivo”, dice Sami Huraini mentre racconta come è stato arrestato e molestato dall’occupazione israeliana ieri, 28 giugno.

Dopo otto ore di detenzione, umiliazione e disumanizzazione, Sami è stato rilasciato.

Sami, che è un organizzatore di base e co-fondatore di Youth of Sumud, un gruppo giovanile di base con sede a Masafer Yatta, è stato arrestato dalle forze di occupazione israeliane mentre si recava a Jinba. “Ci volevo andare per mettermi davanti alle jeep e ai carri armati dell’esercito israeliano e fermare le esercitazioni militari sulle terre della mia gente, come io ed altri facciamo abitualmente” spiega Sami.

Il 21 giugno, le forze di occupazione israeliane hanno iniziato le esercitazioni militari nei villaggi minacciati di Masafer Yatta, tra cui Jinba, Al-Markez e Al-Majaz. L’addestramento militare, che continuerà per altre due settimane, fa parte delle pratiche di pulizia etnica intensificate da Israele per costringere oltre 1.000 palestinesi ad abbandonare le loro case a Masafer Yatta.

Con la scusa dell’addestramento dell’esercito in quei villaggi, Israele cerca di imporre come un fatto sul terreno che Masafer Yatta è effettivamente una zona di tiro, come deciso da un tribunale israeliano decenni fa. Questa decisione è stata confermata dai tribunali dell’apartheid israeliano ancora una volta il 4 maggio 2022, quando il tribunale si è pronunciato a favore dell’espulsione forzata di centinaia di palestinesi dalla loro terra ancestrale.

Con il dito sul grilletto dei loro fucili pronti a sparare, i soldati israeliani hanno trattenuto Sami per otto ore in una base militare vicino a Jinba, senza cibo né acqua.

La settimana scorsa, Sami ha ricevuto minacce dall’esercito israeliano con l’avvertimento di non organizzare azioni contro le esercitazioni militari e le altre misure di pulizia etnica. Ieri, “hanno tradotto le loro minacce in azione”.

Prendere di mira gli attivisti che sostengono i palestinesi di Masafer Yatta e che trasmettono al mondo la loro voce fa parte degli sforzi israeliani per isolare totalmente i palestinesi che vivono nei villaggi sotto sfratto. Israele sta attaccando sistematicamente le organizzazioni di base a Masafer Yatta. All’inizio di questo mese, il 13 giugno, Youth of Sumud ha ricevuto un ordine di demolizione definitiva del centro attivisti di Al-Tuwani, dove i militanti si incontrano e si organizzano per le azioni popolari.

Si prevede che la limitazione dei movimenti degli attivisti si estenderà ai residenti dei villaggi stessi nelle prossime settimane.

L’occupazione israeliana ha già cominciato a mettere ostacoli ai movimenti degli abitanti dei villaggi, anche se in misura limitata. Ieri, mentre era detenuto, Sami è stato testimone di come i soldati israeliani abbiano impedito per ore ad alcuni agricoltori palestinesi di recarsi alle loro case, vicino alle quali si svolgeva l’addestramento militare.

Un video girato da Sami Huraini mostra le restrizioni israeliane al movimento degli agricoltori che cercavano di accedere ai loro villaggi il 28 giugno:

Per Sami non è la prima e non sarà l’ultima volta che viene detenuto dalle autorità di occupazione israeliane.

L’anno scorso, Sami è stato trattenuto per una settimana in seguito alla sua partecipazione a una protesta pacifica nel villaggio di Al-Rakeez. La manifestazione era stata organizzata in risposta agli spari israeliani che hanno colpito al collo il 24enne Haroun Aram, nel gennaio 2021. Haroun, originario di Al-Rakeez, stava cercando di impedire ai soldati israeliani di confiscare un generatore di corrente che apparteneva alla sua famiglia. Un proiettile israeliano è penetrato nel collo di Haroun e ha provocato la paralisi dei movimenti dei suoi quattro arti, per sempre.

Le intimidazioni e le molestie israeliane, dice Sami, “non ci impediranno di sostenere la nostra gente a Masafer Yatta”.

Traduzione a cura di AssoPacePalestina

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1 commento

  1. Michela Miraval

    Non ho parole. Rimane un’immensa tristezza di fronte all’insensatezza dell’uomo. Inaccettabile follia e arroganza.

    Rispondi

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