Due strade nel distretto di Ramallah: un microcosmo dimostrativo

Giu 28, 2022 | Riflessioni

di Amira Hass,  

Haaretz, 28 giugno 2022.  

Il blocco di una strada nel villaggio di Aaboud, mercoledì scorso. Nidal Shtieh.

Con il governo di centro-destra che si sta sgretolando e i coloni che aumentano i loro assalti organizzati contro i palestinesi, aiutati dai nostri amati soldati, scrivere di due strade nel distretto di Ramallah sembra un lusso, persino un atto di suicidio giornalistico. Chi si preoccupa di queste inezie? Ma sono proprio le piccole cose che diventano abituali a dimostrare il successo della società israelo-ebraica nel violare metodicamente e impunemente il diritto internazionale.

Degli ignoti hanno aperto una strada attraverso le terre di El Bireh e Ein Yabrud, a nord di Ramallah. È lunga tre chilometri e misteriosamente si estende tra gli insediamenti di Ofra e Beit El. L’Amministrazione Civile ha confermato che si tratta di una strada illegale, ma non ha spiegato come un lavoro illegale fatto con attrezzature pesanti si sia potuto svolgere vicino alla sua base principale e di fronte ad altri due campi militari. Possiamo solo concludere che la costruzione della strada illegale è stata fatta con la benedizione dell’esercito, mentre l’Amministrazione Civile ha chiuso intenzionalmente un occhio d’incoraggiamento, fino a quando i Palestinesi non hanno iniziato a protestare.

Grandi risorse e denaro, una mano (militare) che lava l’altra (civile) e la consapevolezza che nessuno sarà punito per aver infranto la legge: queste sono le inezie alla base di questa strada e di centinaia di altre costruite con metodi simili nella Cisgiordania occupata. Accorciano la strada tra insediamenti e avamposti –tutti inquinati dall’arrogante criminalità israeliana– e tra queste entità e Israele. Si tratta di un furto di terra e di spazio, che abbiamo imparato alla perfezione dai nostri antenati britannici, francesi, olandesi, portoghesi e altri progenitori che operavano in continenti diversi dal loro.

Israele eccelle anche nel rubare il tempo agli indigeni, come si vede su piccola scala nel blocco messo in atto nella strada verso il villaggio di Aaboud, a nord-ovest di Ramallah. Lì c’è un avamposto militare con lo slogan “La nostra missione: vittoria in ogni incontro con il nemico”. Questo stesso atteggiamento ha guidato i comandanti e i pianificatori israeliani in passato: la terra del villaggio è stata rubata per costruire gli insediamenti di Beit Aryeh e Ofarim. In seguito, per il comfort e la crescita di questi insediamenti, le strade che lasciavano il villaggio verso ovest furono bloccate in modo permanente. Nel maggio 2002, le Forze di Difesa Israeliane fecero saltare in aria un’antica chiesa del V secolo, la Chiesa di Santa Barbara. “Non sapevamo che fosse una chiesa”, spiegò l’esercito. L’ignoranza fa parte del necessario disprezzo per i nativi.

Una barriera di ferro arancione è installata all’ingresso del villaggio. Una nazione high-tech sa come usare la low-tech per superare il nemico. Blocchi di cemento, un lucchetto e due soldati armati sono autorizzati in qualsiasi momento a rubare il tempo di circa 2.500 residenti. Cancelli simili sono stati installati nella maggior parte, se non in tutte, le comunità palestinesi. Con una semplice decisione, qualsiasi villaggio palestinese può diventare una gabbia. L’esercito dice che è a causa del lancio di sassi. La vendetta collettiva è vietata anche dal diritto internazionale. Ma coloro che danno ed eseguono gli ordini sanno che non saranno comunque arrestati se atterreranno a Berlino o a Roma.

Per due settimane il cancello è rimasto chiuso. Le persone hanno sprecato tempo, fatica e carburante per percorrere una stretta strada alternativa. Prendiamo un migliaio di persone, lo moltiplichiamo per i 30 minuti aggiunti al loro tempo di viaggio, e otteniamo 500 ore al giorno. Moltiplichiamo per 12 giorni e arriviamo a 6.000 ore che avrebbero potuto essere dedicate al sostentamento, al riposo, allo studio, al giardinaggio e alla famiglia, ma che sono svanite nell’aria.

Questa dissipazione del tempo dei palestinesi è una delle armi collaudate e approvate di Israele, insieme all’ingegnerizzazione della geografia palestinese: mettiamo i palestinesi in zone di insediamento sempre più ristrette e aumentiamo il tempo e la distanza tra di loro per mezzo di posti di blocco, blocchi stradali, insediamenti, recinzioni, strade di sicurezza, ecc.

Nel pomeriggio di mercoledì scorso la barriera è stata aperta; ma domenica i soldati l’hanno chiusa di nuovo. Senza bisogno che qualcuno glielo dica, sanno che uno dei loro compiti per logorare gli anziani, i giovani, le donne e i bambini è quello di rubare il loro tempo.

Sono proprio le piccole cose che diventano normali a dimostrare il successo della società israelo-ebraica nell’infrangere metodicamente e impunemente il diritto internazionale.

https://www.haaretz.com/opinion/2022-06-28/ty-article-opinion/.premium/two-roads-in-the-ramllah-district-a-microcosm/00000181-a651-dbe9-af85-f6f9041c0000

Traduzione a cura di AssoPacePalestina

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