Stracciare le prove: così Israele mantiene l’impunità globale

Giu 23, 2022 | Riflessioni

di Gideon Levy,

Middle East Eye, 20 giugno 2022. 

Da Chaim Herzog nel 1975 a Gilad Erdan l’anno scorso, i funzionari israeliani hanno fatto gesti teatrali per evitare di rispondere per i crimini del loro stato.

Gilad Erdan, ambasciatore di Israele all’ONU, straccia un rapporto del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, 29 ottobre 2021. (Twitter/@giladerdan1

Il 10 novembre 1975, il defunto Chaim Herzog, allora ambasciatore di Israele presso le Nazioni Unite e padre del presidente Isaac Herzog, salì sul podio dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e strappò drammaticamente il testo della Risoluzione 3379, adottata quello stesso giorno.

La Risoluzione 3379 dichiarava che “il sionismo è una forma di razzismo e di discriminazione razziale”. Israele rimase scioccato. Un importante viale di Haifa, intitolato in onore dell’ONU, fu rapidamente rinominato “Viale del Sionismo” dal Consiglio Comunale di Haifa. Che scherzo del destino: la strada che una volta era stata intitolata in segno di gratitudine all’ONU per aver dichiarato nel 1947 il suo sostegno all’istituzione dello Stato di Israele, è stata rinominata, tre decenni dopo, a causa di una decisione diversa dell’ONU stesso.

Chaim Herzog diventò immediatamente un supereroe in Israele. Fu il momento più alto della sua carriera. Gli israeliani considerarono il suo gesto teatrale una risposta adeguata a quello che il Paese percepiva come un atto di antisemitismo globale. Quasi tutti gli israeliani, compresi i più giovani, avevano questa opinione all’epoca. Paragonare il sionismo al razzismo? Non poteva che essere antisemitismo.

Passano gli anni. L’ONU annulla quella Risoluzione 3379 nel dicembre 1991, ma qualche decennio dopo tutto appare nuovamente diverso. Il sionismo, che oggi riguarda essenzialmente la conservazione della supremazia ebraica in un Paese abitato da due popoli, non sembra più molto lontano da come era stato presentato nella decisione originale dell’ONU.

Ecco quindi che il gesto compiuto da Herzog senior sul podio dell’ONU – stracciare le pagine di una decisione che la maggior parte delle nazioni del mondo aveva accettato come legittima – sembra molto meno appropriato oggi di quanto non lo fosse all’epoca.

Violazioni dei diritti umani

Ciò che non è cambiato affatto dal 1975, quando fu approvata la Risoluzione 3379, è l’atteggiamento di Israele verso le organizzazioni internazionali e la legge internazionale. Quasi mezzo secolo dopo, troviamo l’attuale ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, Gilad Erdan, che fa qualcosa di simile. Il 29 ottobre 2021, è salito sullo stesso palco e ha strappato l’ultima relazione annuale del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU.

Questa volta però, la performance è stata percepita come ripugnante e violenta e ha suscitato molto meno rispetto. Ma Erdan ha anche suggerito di mettere il rapporto al posto che gli spetta: nella “pattumiera dell’antisemitismo”.

Il fatto che Israele non sia solo nelle sue violazioni dei diritti umani –che altri Paesi si comportino allo stesso modo, ma che ottengano una censura internazionale molto minore– secondo Erdan è sufficiente per giustificare il totale rifiuto di Israele di rispondere alle accuse che gli vengono rivolte.

È come se un automobilista sorpreso a guidare in modo spericolato, cercasse di evitare le conseguenze legali dicendo che tutti guidano in quel modo. Si tratta di uno stratagemma inutile se usato nei confronti della polizia stradale, e dovrebbe essere altrettanto inutile se rivolto alle istituzioni della comunità internazionale.

Quindi, ecco la storia in breve: un Paese fondato grazie al potere dell’ONU e della comunità internazionale cerca poi di sminuire gli stessi organismi internazionali nel momento in cui diventano critici nei confronti del suo comportamento. Basti vedere il modo in cui i media israeliani rappresentano i membri delle varie commissioni internazionali d’inchiesta sulle azioni israeliane.

Consideriamo i ritratti più recenti. Navi Pillay ha trascorso sei anni come Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i Diritti Umani e ora presiede la commissione d’inchiesta dell’ONU sul bombardamento israeliano di grattacieli a Gaza nel maggio 2021: ebbene, Pillay “si sbaglia”, “odia Israele” o “è un’antisemita”.

Spara al messaggero

Non tutto è stato reso pubblico sugli sforzi di Israele per distruggere la reputazione di Richard Goldstein, che ha guidato il gruppo d’inchiesta delle Nazioni Unite sulla guerra di Gaza del 2008-2009. Ancora meno si sa dei tentativi israeliani di colpire Fatou Bensouda, l’ex procuratrice capo della Corte Penale Internazionale, dopo che essa aveva finalmente trovato il coraggio di aprire un’inchiesta su sospetti crimini di guerra da parte di Israele.

Israele impiega ripetutamente una vecchia ma efficace strategia: se non puoi gestire il messaggio, spara al messaggero. Dopo la decisione di aprire l’inchiesta, Bensouda si è dimessa e da allora non è stato fatto nulla. Ai membri della commissione ONU che indagano sull’ultima guerra di Gaza è stato rifiutato l’ingresso in Israele, poiché il governo si rifiuta di collaborare con il loro lavoro.

Israele ha molto da nascondere. Tuttavia, anche questo non è stato un incentivo sufficiente per intensificare le indagini.

Fatou Bensouda, ex procuratrice capo della Corte Penale Internazionale, parla a Khartoum, 2 giugno 2021 (AFP

Tutto questo sta funzionando per Israele. Erdan è appena stato eletto vicepresidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Le indagini su Israele vengono condotte a un ritmo stranamente lento. Non menzioniamo nemmeno la parola sanzioni; ciò che andava bene per trattare con la Russia poche settimane dopo la sua invasione dell’Ucraina, non è mai stato all’ordine del giorno per quanto riguarda un’occupazione incredibilmente simile, vecchia di oltre mezzo secolo e più, da parte di Israele.

Il risultato: nessuno accusato, nessuna responsabilità, nessun prezzo da pagare e nessuna punizione.

Questo stato di fatto ha portato a una situazione incredibile. Siamo di fronte a una potenza occupante, la cui occupazione continua è riconosciuta come illegale a livello internazionale; la cui occupazione ‘temporanea’ è diventata da tempo permanente; e le cui forze di sicurezza commettono regolarmente crimini di guerra nei territori occupati, poiché questo è l’unico modo per superare la legittima resistenza all’occupazione. E nessuno viene indagato, accusato, processato o punito: non il Paese stesso, non i suoi cittadini che compiono degli atti illegali.

Poiché anche il sistema giudiziario israeliano assolve sistematicamente coloro che compiono tali crimini, si crea una situazione in cui Israele, il suo governo, i suoi militari e altre organizzazioni operano con un’impunità automatica, cieca, continua e quasi totale.

Impunità automatica

I soldati che prestano servizio nei territori occupati sanno molto bene che quasi tutto ciò che fanno sarà considerato lecito: sparare, uccidere, abusare, umiliare. Non saranno mai puniti, né da Israele né da altri. Ogni giorno aumentano le uccisioni, gli arresti a sfondo politico senza processo, le punizioni collettive, le demolizioni di case, le confische di terre, le torture e le umiliazioni, l’espansione degli insediamenti e lo sfruttamento delle risorse naturali.

Nessuno viene mai ritenuto responsabile, eccetto coloro che cercano di cambiare questa situazione distorta. Se viene presentato un rapporto di denuncia, Israele non lo leggerà nemmeno e il suo ambasciatore farà a pezzi il testo sul palcoscenico internazionale più rispettato del mondo. Se qualcuno osa avviare un’inchiesta, Israele la farà sparire rapidamente.

Il resto del mondo può adottare a parole una linea dura nei confronti di Israele, ma si schiererà immediatamente in difesa di Israele di fronte a qualsiasi azione potenzialmente dannosa. Nessun altro Paese ha uno spettro di impunità così ampio come quello di Israele. Nessun altro esercito è trattato come fosse irreprensibile, nonostante perpetui un’occupazione e commetta tutti i crimini evitabili e inevitabili che sono parte integrante di questa situazione illegale.

Israele ha mai riconosciuto di aver fatto anche una sola azione reprensibile davanti alla comunità internazionale? La comunità internazionale ha mai osato fare un passo reale per portare i colpevoli davanti alla giustizia?

A Israele non è stata attribuita alcuna responsabilità per la lunga lista di crimini commessi nei territori sotto occupazione. Chiedete a Erdan come funziona: per mantenere questo sistema, basta salire sul podio più rispettato del mondo e strappare le prove delle vostre trasgressioni.

https://www.middleeasteye.net/opinion/israel-global-impunity-maintained-how

Traduzione a cura di AssoPacePalestina

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