L’amministrazione Biden continua a ignorare il popolo palestinese

Giu 18, 2022 | Riflessioni

di Mitchell Plitnick,  

Mondoweiss, 17 giugno 2022.   

L’imminente viaggio di Joe Biden in Palestina, che si terrà a luglio, sarà l’ennesimo messaggio al popolo palestinese che gli Stati Uniti lavorano a braccetto con Israele.

Joe Biden allo Sheraton West Des Moines Hotel in Iowa, gennaio 2020. (Gage Skidmore/Flickr

Quando Joe Biden ha vinto le elezioni del 2020, non ci si aspettava molto da lui riguardo alla battaglia per i diritti dei palestinesi. Aveva il vantaggio di sostituire Donald Trump, che aveva superato i suoi predecessori nel sostenere gli obiettivi estremi di Israele, quindi era destinato comunque a fare bella figura al confronto.

Essere migliori di Trump è uno standard estremamente basso e, anche se Biden lo ha rispettato, è stato migliore di Trump solo di pochissimo. In effetti, Biden è riuscito a non soddisfare nemmeno le aspettative ridotte che lui stesso si era prefissato. Sebbene non abbia compiuto passi importanti a favore di Israele come ha fatto Trump, la vita quotidiana dei palestinesi continua a peggiorare sotto la sua guida.

È improbabile che il suo imminente viaggio in Israele e in Cisgiordania a luglio cambi le cose.

Nel tentativo di riparare le relazioni tra Washington e Ramallah, Biden ha inizialmente promesso tre misure. Una era il ripristino dei fondi all’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione (UNRWA), che erano stati bloccati dall’amministrazione di Donald Trump. Questa è stata l’unica cosa che Biden ha realizzato, poiché Israele non si è opposto e lui non ha avuto bisogno della cooperazione del Congresso per farlo.

Gli altri due impegni di Biden – riaprire il consolato americano a Gerusalemme e permettere all’OLP di riaprire il suo ufficio a Washington – non sono stati rispettati e non c’è motivo di credere che lo saranno mai. Entrambi gli impegni richiedono una cooperazione significativa da parte di Israele o del Congresso, cooperazione che, come previsto, non è arrivata. Il fatto che l’amministrazione Biden non abbia fatto alcuno sforzo serio per persuadere una di queste entità a cambiare la propria posizione è la cosa più evidente.

Queste promesse erano state fatte ai palestinesi ed è poco credibile che il team di Biden non fosse a conoscenza dei passi da compiere con Israele e con il Congresso per realizzarle. Dovevano saperlo, eppure non sembra che siano mai stati disposti a fare alcuno sforzo politico per convincere un Congresso recalcitrante e un Israele contrario ad accettare questi impegni. Il messaggio inviato all’Autorità Palestinese e al popolo palestinese è chiaro.

La retorica dell’amministrazione Biden è stata tanto coerente quanto vuota. L’amministrazione Biden ha sempre dichiarato di sostenere la soluzione dei due Stati e di voler prendere provvedimenti per “garantire pari misure di libertà, sicurezza, prosperità e dignità a israeliani e palestinesi”.

Ma le azioni dell’amministrazione americana smentiscono direttamente questa affermazione. L’assenza di qualsiasi tentativo di discutere seriamente con Israele i diritti dei palestinesi lo dimostra chiaramente, e gli esempi specifici sono troppo numerosi per essere elencati.

Recentemente, gli Stati Uniti hanno respinto la richiesta dell’Autorità Palestinese di riavviare i colloqui di pace sulla base dei confini del 1967. Questo dovrebbe essere in linea con la politica dell’amministrazione Biden, ma il rifiuto è dovuto alla precaria situazione politica in Israele, dove il governo di coalizione ha perso voti chiave, è ora in minoranza e si sta sfilacciando rapidamente.

Una fonte palestinese ha dichiarato al quotidiano israeliano Haaretz: “Loro (gli americani) parlano come se solo Israele avesse un governo e un’opinione pubblica da tenere in considerazione. Che dire dell’opinione pubblica palestinese e dell’aggressione contro i palestinesi?”.

Dietro questa dichiarazione di indignazione c’è il fatto che l’Autorità Palestinese ha perso la fiducia del popolo palestinese, e a ragione. Ma a prescindere dai fallimenti dell’Autorità Palestinese, gli Stati Uniti l’hanno minata in ogni occasione e hanno mandato il messaggio che, da un lato, gli Stati Uniti si adopereranno per bloccare qualsiasi sforzo palestinese di rivolgersi alle istituzioni internazionali e anche al sostegno popolare di cui godono in tutto il mondo, dall’altro lato non faranno nulla per aiutare i palestinesi a negoziare con Israele. Il fatto che gli Stati Uniti stiano voltando le spalle persino all’Autorità Palestinese, che è stata sempre così disponibile a lavorare con Washington, è una chiara dimostrazione del disprezzo americano per tutti i palestinesi.

L’atteggiamento americano nei confronti dell’aggressione ai palestinesi non potrebbe essere più chiaro dopo l’uccisione della giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh da parte di Israele. Nonostante almeno quattro indagini indipendenti e completamente trasparenti condotte dalla CNN, dall’Associated Press, da Bellingcat e, più recentemente, dal Washington Post, l’amministrazione Biden continua a chiedere una “indagine indipendente e trasparente”, che è chiaramente un’espressione in codice per indicare un’indagine israeliana.

Il team di Biden ha semplicemente respinto le testimonianze oculari di quei palestinesi che erano con o vicino a Shireen quando è stata uccisa, senza alcuna ragione apparente a parte il fatto che i testimoni erano palestinesi. Senza dubbio, durante la sua visita di luglio a Betlemme, Biden respingerà le domande dei palestinesi sull’omicidio e si limiterà a ripetere agli israeliani che gli USA vogliono “un’indagine trasparente e indipendente”.

Invece di affrontare le condizioni di apartheid e le gravi violazioni quotidiane dei diritti umani che i palestinesi continuano a subire, l’amministrazione Biden ha gettato briciole all’Autorità Palestinese, ad esempio potenziando l’Unità per gli Affari Palestinesi nell’Ufficio per gli Affari Palestinesi degli Stati Uniti e facendola afferire direttamente al Dipartimento di Stato, anziché all’ambasciata statunitense. Si tratta di una piccola cortesia diplomatica che, in un’atmosfera produttiva e amichevole, potrebbe essere accolta con un ringraziamento. Ma non fa molta differenza dal punto di vista pratico e, nell’atmosfera attuale, non attenua il fatto che, come ha detto un funzionario palestinese, “il governo [statunitense] può essere diverso dall’amministrazione Trump in fatto di terminologia, ma per quanto possiamo vedere non ha fatto alcun cambiamento in fatto di politica”.

Non hanno torto. Biden ha chiarito che non prenderà provvedimenti per rimediare ai danni causati da Trump con lo spostamento dell’ambasciata a Gerusalemme, né revocherà il riconoscimento illegale della sovranità israeliana sulle alture del Golan da parte degli Stati Uniti. L’amministrazione è invece concentrata sull’espansione degli Accordi di Abramo e intende utilizzare questo viaggio per far avanzare verso la normalizzazione le relazioni tra Arabia Saudita e Israele.

Biden ha insistito sul fatto che il previsto incontro con il principe ereditario saudita Mohammed Bin Salman, che una volta Biden ha definito un “paria”, non riguarda i prezzi dell’energia, ma si tratta di un’evidente bugia. Biden andrà da MBS, con il cappello in mano, e chiederà di abbassare i prezzi dell’energia e di cooperare con Israele. Ma il re saudita Salman rimane contrario a una normalizzazione con Israele al di fuori del quadro dell’Iniziativa di Pace Araba del 2002 e i sauditi si stanno già coordinando con Israele su questioni di sicurezza. Quindi Biden ha sminuito, probabilmente senza motivo, gli obiettivi del suo viaggio, dato che l’OPEC ha già annunciato piani per aumentare la produzione di petrolio a luglio e agosto (un aumento che probabilmente sarà invertito in tempo per le primarie americane di novembre).

Nel frattempo, il popolo palestinese si trova ad affrontare un’occupazione sempre più soffocante, ma di questo a Washington non c’è traccia.

Se Biden e il Segretario di Stato Antony Blinken hanno iniziato il loro mandato con una certa riluttanza a rompere gli equilibri israeliani, ora sono addirittura terrorizzati all’idea che un loro passo falso in Israele possa far cadere il governo di Naftali Bennett e possa portare al ritorno di Benjamin Netanyahu. Con i Democratici che probabilmente perderanno molto alle elezioni di metà mandato e con la popolarità di Biden ai minimi storici, non vogliono un primo ministro israeliano che collabori attivamente con i Repubblicani e danneggi ulteriormente la posizione dei Democratici.

Ciò significa sacrificare ancora di più i palestinesi. Significa ignorare l’espansione degli insediamenti, la crescente violenza dei coloni e dei soldati e della polizia israeliani, oltre alle lettere del Congresso che chiedono al Presidente di fermare gli sgomberi di massa dei palestinesi a Masafer Yatta. E certamente significa chiudere un occhio sull’apartheid in corso.

Il viaggio di Biden a luglio probabilmente non farà molto per lui o per gli Stati Uniti. Ma sarà l’ennesimo messaggio al popolo palestinese che Israele lavora fianco a fianco con gli Stati Uniti. E che alla Casa Bianca ci sia un democratico o un repubblicano, questo non cambia nulla.

 Traduzione a cura di AssoPacePalestina

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