La pulizia etnica di Masafer Yatta: Israele ha una nuova strategia di annessione in Palestina

Giu 4, 2022 | Riflessioni

di Ramzy Baroud,

Mondoweiss, 2 giugno 2022.  

Quello che sta accadendo a Masafer Yatta non è solo la più grande campagna di pulizia etnica israeliana dal 1967, ma anche un possibile precursore di un’annessione su larga scala in Cisgiordania.

Le forze israeliane hanno distrutto quattro pozzi d’acqua a Masafer Yatta, a sud di Hebron, nella Cisgiordania meridionale, il 2 febbraio 2022. (Ihab Alami/apa images)

La Corte Suprema israeliana ha deciso che l’esercito israeliano si deve appropriare interamente della regione palestinese di Masafer Yatta, situata nelle colline a Sud di Hebron, e che una popolazione di oltre 1.000 palestinesi deve essere espulsa.

La decisione della Corte israeliana del 4 maggio, non è stata certo sorprendente. L’occupazione militare di Israele non è fatta solo di soldati armati, ma anche di elaborate strutture politiche, militari, economiche e legali, dedicate all’espansione degli insediamenti ebraici illegali e alla lenta –e talvolta non tanto lenta– espulsione dei palestinesi.

Quando i palestinesi affermano che la Nakba, o Catastrofe, che ha portato alla pulizia etnica della Palestina nel 1948 e alla creazione dello Stato di Israele sulle sue rovine, è un progetto continuo e tuttora in atto, intendono esattamente questo. La pulizia etnica dei palestinesi da Gerusalemme Est e il tormento senza fine dei beduini palestinesi nel Naqab e ora a Masafer Yatta, sono tutte testimonianze di questa realtà.

Tuttavia, Masafer Yatta è particolarmente unica. Nel caso di Gerusalemme Est occupata, ad esempio, Israele ha rivendicato in modo falso e antistorico che Gerusalemme è la capitale eterna e indivisa del popolo ebraico. Ha combinato la sua narrazione infondata con l’azione militare sul terreno, seguita da un processo sistematico che mirava ad aumentare la popolazione ebraica e a espellere gli abitanti originari della città. Nozioni come “Grande Gerusalemme” e strutture giuridiche e politiche, come quella del Piano regolatore di Gerusalemme del 2000, hanno contribuito a trasformare la maggioranza palestinese di Gerusalemme, un tempo assoluta, in una minoranza in via di estinzione.

Per quanto riguarda il Naqab, obiettivi simili sono stati messi in atto da Israele già nel 1948 e poi nel 1951. Questo processo di pulizia etnica degli autoctoni è in atto ancora oggi.

Sebbene Masafer Yatta faccia parte degli stessi disegni coloniali, la sua unicità deriva dal fatto che si trova nell’Area C della Cisgiordania occupata.

Nel luglio 2020, Israele decise presumibilmente di rimandare i suoi piani di annettere quasi il 40% della Cisgiordania, forse temendo una ribellione palestinese e una condanna internazionale indesiderata. Tuttavia, il piano è proseguito nella pratica.

Inoltre, una vera e propria annessione di parti della Cisgiordania significherebbe che Israele diventerebbe responsabile del benessere di intere comunità palestinesi. In quanto Stato coloniale, Israele vuole la terra, ma non la gente. Secondo i calcoli di Tel Aviv, l’annessione senza l’espulsione della popolazione potrebbe portare a un incubo demografico; di conseguenza, Israele ha bisogno di reinventare il suo piano di annessione.

Sebbene Israele abbia presumibilmente ritardato l’annessione de jure, ha continuato con una forma di annessione de facto, che ha generato poca attenzione da parte dei media internazionali.

La decisione della Corte israeliana riguardo a Masafer Yatta, che è già stata eseguita con l’espulsione della famiglia Najjar l’11 maggio, è un passo importante verso l’annessione dell’Area C. Se Israele può sfrattare senza ostacoli i residenti di dodici villaggi, con una popolazione di oltre 1.000 palestinesi, si prevedono altre espulsioni di questo tipo, non solo a sud di Hebron, ma in tutti i Territori Palestinesi occupati.

Gli abitanti del villaggio palestinese di Masafer Yatta e i loro rappresentanti legali sanno bene che non è possibile ottenere una vera “giustizia” dal sistema giudiziario israeliano. Continuano comunque a combattere sul piano legale, nella speranza che una combinazione di fattori, tra cui la solidarietà in Palestina e la pressione dall’esterno, possa alla fine riuscire a costringere Israele a ritardare la distruzione e l’ebraicizzazione dell’intera regione.

Sembra tuttavia che gli sforzi palestinesi –in corso dal 1997– stiano fallendo. La decisione della Corte Suprema israeliana si basa sull’idea errata e del tutto bizzarra che i palestinesi di quell’area non possono dimostrare di averci risieduto prima del 1980, quando il governo israeliano decise di trasformare l’area in “Zona di tiro 918”.

Ma la difesa palestinese si basa in parte su documenti dell’epoca giordana e su documenti ufficiali delle Nazioni Unite che riportano gli attacchi israeliani a diversi villaggi di Masafer Yatta nel 1966. Il governo giordano, che amministrò la Cisgiordania fino al 1967, risarcì alcuni dei residenti per la perdita delle loro “case di pietra” –non tende–, degli animali e di altre proprietà distrutte dall’esercito israeliano. I palestinesi hanno cercato di utilizzare queste prove per dimostrare la loro esistenza, non come popolo nomade ma come comunità radicata. Questo non ha convinto la corte israeliana, che ha favorito l’argomentazione dei militari rispetto ai diritti della popolazione nativa.

Le zone di tiro israeliane occupano quasi il 18% della superficie totale della Cisgiordania. Si tratta di uno dei vari stratagemmi utilizzati dal governo israeliano per rivendicare legalmente la terra palestinese ed eventualmente, anni dopo, rivendicarne anche la proprietà. Molte di queste zone di tiro esistono nell’Area C e vengono utilizzate come uno dei metodi israeliani per appropriarsi ufficialmente della terra palestinese con il sostegno dei tribunali israeliani.

Ora che l’esercito israeliano è riuscito ad acquisire Masafer Yatta –una regione che occupa tra i 32 e i 56 kmq– sulla base di argomenti del tutto inconsistenti, diventerà molto più facile garantire la pulizia etnica di molte comunità simili in varie parti della Palestina occupata.

Mentre le discussioni e la copertura mediatica del piano di annessione di Israele in Cisgiordania e nella Valle del Giordano si sono in gran parte attenuate, Israele si sta ora preparando per un piano di annessione graduale. Invece di annettere il 40% della Cisgiordania tutto in una volta, Israele sta annettendo separatamente piccole porzioni di terra e regioni come Masafer Yatta. Alla fine Tel Aviv collegherà, con strade di circonvallazione per soli ebrei, tutte queste aree annesse alle più grandi infrastrutture di insediamento ebraico in Cisgiordania. 

Questa strategia alternativa non solo consente a Israele di evitare le critiche internazionali, ma gli permette anche di annettere la terra palestinese mentre espelle gradualmente i palestinesi, aiutando Tel Aviv a prevenire gli squilibri demografici prima che si verifichino.

Quello che sta accadendo a Masafer Yatta non è solo il più grande piano di pulizia etnica portato avanti da Israele dal 1967, ma dovrebbe essere considerato un primo passo in un piano molto più ampio di appropriazione illegale di terra, pulizia etnica e annessione ufficiale di massa.

Israele non deve avere successo a Masafer Yatta perché, se ci riuscirà, il suo piano originale di annessione di massa diventerà realtà in pochissimo tempo.

Traduzione a cura di AssoPacePalestina

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