Un funerale brutalizzato

Mag 17, 2022 | Notizie

di Oren Ziv,

+972 magazine, 15 maggio 2022.   

Agenti della polizia di frontiera israeliana attaccano i palestinesi che portano la bara della giornalista uccisa Shireen Abu Akleh. Gerusalemme, 13 maggio 2022. (Oren Ziv)

Ho documentato la mia parte di funerali politici, ma non ho mai assistito a ciò che è accaduto quando la salma di Shireen Abu Akleh è stata tumulata venerdì a Gerusalemme. Nonostante il visibile dolore dei colleghi di Abu Akleh, che lavoravano con lei nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme, e degli altri palestinesi presenti che si sintonizzavano abitualmente con i suoi reportage nel corso degli anni, il comportamento della polizia israeliana durante il corteo funebre è stato brutale, anche per i suoi standard molto bassi.

Nonostante la documentazione, che mostra chiaramente l’attacco della polizia contro i portatori della bara e contro i partecipanti al lutto, i media israeliani, così come alcuni importanti media internazionali, continuano a parlare di “scontri”. Forse, quindi, sarà utile mettere le cose in chiaro.

Venerdì mattina, centinaia di persone –familiari di Abu Akleh, amici, giornalisti e altri– si sono radunate nel cortile dell’Ospedale San Giuseppe, nel quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme. La polizia ha immediatamente eretto delle barriere lungo il perimetro del quartiere, impedendo a molti di entrare.

A mezzogiorno, i fedeli hanno recitato una preghiera islamica seguita da una cristiana. Dopo le preghiere, decine di persone hanno sventolato bandiere palestinesi e cantato, mentre il corpo di Abu Akleh veniva portato fuori per il corteo funebre, un atto che la polizia ha considerato “incitamento”. Gli agenti hanno avvertito che se i canti fossero continuati, avrebbero disperso la folla.

Intorno alle 13.00, quando è arrivato il carro funebre per portare la salma di Abu Akleh al luogo di sepoltura, alcuni palestinesi del corteo hanno annunciato di voler trasportare la salma a piedi –come è consuetudine nei funerali politici palestinesi– fino alla Città Vecchia e da lì alla sepoltura nel cimitero del Monte Sion. La polizia ha cercato di costringere la famiglia a organizzare il trasporto della salma in anticipo, ma dal punto di vista del pubblico, il funerale avrebbe dovuto svolgersi secondo i desideri della famiglia, non quelli della polizia.

Ormai le immagini di ciò che è successo dopo si sono diffuse in lungo e in largo, sconvolgendo il mondo. Quando la bara è stata rimossa dall’obitorio, centinaia di persone hanno iniziato a marciare verso il cancello di uscita dell’ospedale, dove li attendevano decine di agenti antisommossa armati di manganelli. La polizia ha iniziato a picchiare brutalmente i manifestanti mentre trasportavano la bara, facendola quasi cadere. Contrariamente a quanto affermato dalla polizia, non sono state lanciate pietre. Solo dopo che gli agenti avevano cercato di disperdere la folla con manganelli e granate stordenti sono stati lanciati diversi oggetti, soprattutto bottiglie.

Gli attacchi sono continuati. I soldati hanno sparato proiettili di gomma e lanciato granate stordenti finché, 15 minuti dopo, il corpo è stato portato via con un furgone. Anche dopo, la polizia non ha permesso ai colleghi di Abu Akleh –che erano lì non solo per riferire, ma anche per piangere– di lasciare il cortile dell’ospedale, picchiandoli ancora una volta con i manganelli. Mentre il veicolo usciva dal cortile dell’ospedale, un agente di polizia è stato visto rimuovere le bandiere palestinesi che vi erano appese. Solo un’ora dopo è stato permesso a tutti di uscire.

La condotta della polizia non è stata sorprendente; è stata solo una dimostrazione lampante del razzismo, della brutalità e dell’umiliazione che i palestinesi affrontano abitualmente a Gerusalemme Est e non solo.

In un evento di questa portata, tuttavia, ci si sarebbe aspettati che il Ministro della Pubblica Sicurezza Omer Bar-Lev o il Primo Ministro Naftali Bennett garantissero che la processione potesse svolgersi indisturbata. Invece sembra che sia la polizia che, probabilmente, i vertici politici abbiano deciso di reprimere il funerale e le sue sfrontate espressioni di identità palestinese, in una città dove persino sventolare una bandiera palestinese è una cosa inaccettabile.

Nel tentativo di giustificare la condotta della polizia, il portavoce della polizia Eli Levi ha pubblicato un video parziale, ripreso dal drone della polizia, che mostra gli eventi nel cortile dell’ospedale. Levi ha affermato che sono stati lanciati oggetti prima dell’inizio della dispersione della folla. Tuttavia, il video inizia solo dopo che le forze di polizia hanno già fatto irruzione nel complesso dell’ospedale e hanno iniziato ad attaccare le persone.

Non sorprende che le parti in cui la polizia si scaglia con i manganelli siano state completamente tagliate. Sincronizzando le riprese del drone con quelle del terreno si nota, ad esempio, che una delle persone che avrebbero lanciato pietre sventolava in realtà una bandiera palestinese.

La vergognosa condotta della polizia è continuata anche dopo l’aggressione iniziale all’ospedale. A Sheikh Jarrah, la polizia ha impedito alle persone in lutto di mettersi in marcia e sono stati istituiti molti “posti di blocco volanti” intorno alla Città Vecchia per impedire ad altri di partecipare alla parte finale del corteo funebre.

In seguito, la polizia ha chiesto ai residenti palestinesi se fossero cristiani o musulmani per decidere se farli entrare nel cimitero per la sepoltura; sono state confiscate bandiere palestinesi e cartelli arabi; gli agenti hanno cercato di costringere una giovane donna a togliersi l’hijab perché, secondo loro, aveva i colori della bandiera palestinese; e quando diversi giovani si sono arrampicati sulle mura della Città Vecchia per osservare il funerale, la polizia in borghese li ha trattenuti per “cercare bandiere nelle loro tasche”.

Il tentativo di brutalizzare i palestinesi per costringerli al silenzio è destinato a fallire. Questo è stato anche il caso del posizionamento di metal detector all’ingresso del complesso di Al-Aqsa nel 2017, e di nuovo l’anno scorso con le barricate della polizia alla Porta di Damasco. Quest’anno, alcuni speravano che la polizia avesse cambiato atteggiamento sotto gli ordini del cosiddetto “governo del cambiamento”, ma le violenze ad Al-Aqsa del mese scorso hanno già dimostrato il contrario. La brutalità che si è verificata durante il funerale di Abu Akleh non è che un’estensione di questo atteggiamento.

Shireen Abu Akleh ha documentato e trasmesso l’occupazione a milioni di persone. La sua uccisione nel campo profughi di Jenin è stata il simbolo della storia palestinese nel suo complesso, che lei ha insistito a raccontare al mondo negli ultimi 25 anni. Il comportamento della polizia al suo funerale rivela che anche nei momenti di lutto, e anche quando Israele stesso ammette la possibilità che Abu Akleh sia stata uccisa da soldati israeliani, non ha intenzione di permettere ai palestinesi di dirle addio in modo degno.

Oren Ziv è un fotoreporter e membro fondatore del collettivo fotografico Activestills.

https://www.972mag.com/edition/shireen-abu-akleh-funeral/

Traduzione a cura di AssoPacePalestina

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