La guerra è nebbia: in Italia viene insultato chi tenta di ragionare

Apr 7, 2022 | Notizie

IL MASSACRO – Un gruppo di inviati contro il racconto “acritico” del conflitto: “Solo da noi si è così interventisti ed emotivi, senza spiegare”

Di Michela Agiaccarino

Pubblicato il 7 Aprile 2022

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2022/04/07/la-guerra-e-nebbia-in-italia-viene-insultato-chi-tenta-di-ragionare/6551485/

Journalists walk inside a destroyed warehouse for storing food, after an attack from Russia twelve days ago in Brovary, on the outskirts of Kyiv, Ukraine, Tuesday, March 29, 2022. (AP Photo/Rodrigo Abd)

“Me lo disse Shimon Peres vent’anni fa: “La vera arma di distruzione di massa è l’informazione”.

È appena tornato da Bucha, dove i crimini commessi dalle truppe russe sono “incontrovertibili”, Giovanni Porzio, sul campo in Ucraina dal quinto giorno d’invasione. L’ex giornalista di Panorama, il 1º aprile scorso, ha firmato insieme ad altri 11 storici corrispondenti di guerra italiani, una lettera aperta su come “viene rappresentato il conflitto in Ucraina”, il primo di vasta portata dell’era web avanzata. Osservando le televisioni e leggendo i giornali ci siamo resi conto che qualcosa si sta muovendo piuttosto male.”

Da Alberto Negri, ex Sole 24 ore, a Giuliana Sgrena del Manifesto: hanno sottoscritto l’appello anche Massimo Alberizzi, ex Corriere della Sera, Remigio Benni e Angela Virdò ex Ansa, Vanna Vannuccini e Giampaolo Cadalanu di Repubblica, Tony Capuozzo ex Tg5, Renzo Cianfanelli del Corriere della Sera, Cristiano Laruffa fotoreporter, Amadeo Ricucci della Rai, Eric Salerno ex Messaggero, Claudia Svampa ex il Tempo

DA KIEV: Al telefono risponde Porzio: l’appello “razione dei fatti dalle opinioni, evitare una descrizione in bianco e nero. Ma abbiamo fallito. La nostra lettera, invece di suscitare dibattito, ha solo sollevato gli istinti peggiori del Paese: in Italia tutto diventa scontro politico, dal calcio alla guerra, e siamo stati chiamati anche bastardi filo-Mosca. È un clima avvilente. Ho firmato per riportare l’attenzione sul ruolo dell’informazione, fondamentale, come in tutti i conflitti. Oggi il dibattito è a senso unico e non si indaga, ci si limita a una descrizione superficiale e impressionistica”. “Gran conformismo nella copertura” lo denuncia anche Tony Capuozzo: “Ci stanno preparando a sostenere una guerra destinata a durare a lungo”. Gli organizzatori del Premio Ischia hanno rifiutato ieri di ritirare il premio conferito all’inviato speciale nel 2011: ne richiedeva la revoca, perché contro le sue posizioni critiche, l’associazione Panasso verdi. Nell’arsenale degli Stati in conflitto da sempre ci sono soprattutto le parole. 

Una delle firme all’appello è quella storica dell’inviato di RepubblicaGiampaolo Cadalanu“In guerra per definizione il contesto più tragico possibile l’informazione, più potente degli armamenti tradizionali, va verificata 50 volte. Questo era il senso della lettera. Ogni guerra è nebbia e il nostro compito è con- tribuire adisegnare un’immagine di quello che succede. Il motivo di questo richiamo firmato collettivamente non era scegliere da che parte stare/stiamo dalla parte di chi viene massacrato: si poneva il problema dell’approccio”.

UN ALTRO PROBLEMA è lo spettacolo: “Questo è il primo conflitto raccontato con un profluvio di interventi sul web, che contribuiscono a una ricostruzione spettacolarizzata. Solo con termini emotivi, si fornisce un racconto incompleto e mi spaventa il clima di interventismo. Strumenti di verifica e ragionevolezza sono preziosi soprattutto in queste circostanze. Come siamo arrivati a questo scontro nessuno lo spiega. Soprattutto la tv favorisce la polarizzazione, non la comprensione. Sui giornali stranieri, anche quelli americani e inglesi, non c’è questo approccio feroce- mente acritico a cui assistiamo nelle discussioni televisive”. Questa, come ogni guerra ma più del- le precedenti, è la guerra dei freelance: “C’è un problema di editoria e lo riassumo con uno slo- gan: bisogna studiare. Per studiare e fornire raccontisensati, nel giornalismo e nei giornalisti bisogna investire” dice Cadalanu“Dal Congo all’Eritrea alla Sierra Leone, ho seguito 20anni di conflitti in Africa, pagato dal mio giornale. La situazione economica dei giornalisti indipendenti oggi è drammatica. Poivedo dei talk, che costano poco, fatti con commentatori in poltrona”. Lamenta non critiche, ma insulti, per aver firmato l’appello,l’ex corrispondente del Corriere della Sera,Massimo Alberizzi.“Vengono diffuse immagini drammatiche, che sono un colpo allo stomaco, poi uno al cuore, ma non c’è nessuno che le analizzi. Oggi si criminalizzano i dubbi, ma il giornalista è un testimone ,non un giudice. Un clima di radicalizzazione politica come questo, in Italia, non me lo ricordo”.

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