Come mostrare un’autentica solidarietà con il popolo palestinese

Dic 1, 2021 | Riflessioni

di Daoud Kuttab,

Arab News, 30 novembre 2021. 

Un manifestante sventola la bandiera palestinese durante una protesta per gli attacchi aerei israeliani su Gaza. Hebron, Cisgiordania occupata, 18 maggio 2021. (Reuters)

Il mondo ha celebrato lunedì la Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese. La data del 29 novembre è ricordata ogni anno perché è l’anniversario dell’adozione da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU, nel 1947, del “Piano di Spartizione della Palestina”, o risoluzione 181, che intendeva creare uno stato arabo e uno stato ebraico.

La giornata di solidarietà è tradizionalmente un’occasione per la comunità internazionale di concentrare la sua attenzione sul fatto che la questione palestinese rimane irrisolta e che il popolo di Palestina non ha ancora ottenuto i suoi diritti inalienabili come definiti dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Questi sono: il diritto all’autodeterminazione senza interferenze esterne, il diritto all’indipendenza nazionale e alla sovranità, il diritto a ritornare alle case e alle proprietà da cui sono stati sfollati.

La domanda spesso ripetuta da molti sostenitori è: come? Come si può mostrare solidarietà al popolo palestinese? Ecco alcune idee pratiche per mostrare solidarietà.

A livello politico, dobbiamo far sì che i governi passino dalle parole ai fatti concreti. I parlamenti della maggior parte dei paesi europei hanno votato per riconoscere la parte palestinese della soluzione a due stati, ma solo la Svezia è stata abbastanza coraggiosa da farlo ufficialmente. Se i paesi hanno paura della probabile reazione israeliana, possono rassicurarsi vedendo che Tel Aviv ha rinnovato le sue calorose relazioni con Stoccolma, nonostante avesse inizialmente interrotto tutti i contatti.

Il messaggio è chiaro, visto che gli israeliani sanno bene che non possono vivere troppo a lungo senza relazioni internazionali. Alcuni paesi europei preferirebbero fare il riconoscimento della Palestina all’unisono. Questo sarebbe fantastico, ma con l’attuale governo israeliano che si oppone a qualsiasi negoziato con i palestinesi, non c’è alcun valore aggiunto nell’attendere che si raggiunga l’unisono. Gli stati devono riconoscere la Palestina sulle frontiere del 1967 o su quelle approvate dall’ONU nel 1947.

A livello pubblico, è importante rafforzare la solidarietà con il popolo palestinese incoraggiando i gemellaggi tra città e organizzazioni, visitando la Palestina e magari adottando un settore della vita e dell’economia palestinese.

A livello economico, si può fare molto sia con la Palestina che con coloro che sostengono i palestinesi. Investire in Palestina, comprare palestinese, alloggiare in alberghi palestinesi e visitare ristoranti palestinesi sono un must per chiunque, che sia in visita turistica o in pellegrinaggio nella regione.

Inoltre, le organizzazioni e le aziende che hanno osato sfidare la potente lobby pro-Israele devono essere sostenute. Unilever, che possiede il marchio di gelati Ben & Jerry’s, ha perso il 6% del suo valore azionario da quando ha deciso a luglio di non vendere più negli insediamenti israeliani illegali. Chiunque abbia un portafoglio azionario può semplicemente consigliare ai propri broker di comprare Unilever, annullando così gli sforzi di chi vuol danneggiare economicamente qualsiasi azienda che osi sfidare la narrativa pro-Israele.

A livello di religione, molto può essere fatto per migliorare le relazioni con i fedeli in Palestina, sia musulmani che cristiani. Mentre ci avviciniamo al periodo natalizio, è importante ricordare al mondo che il luogo di nascita di Gesù è sotto occupazione israeliana e che i cristiani palestinesi sono un elemento vibrante nel movimento nazionale palestinese. Un gruppo di cristiani palestinesi, Kairos Palestine, ha lanciato un appello all’azione con attività specifiche, come si può vedere su cryforhope.org.

Infine, mentre i palestinesi hanno bisogno di sostegno politico per porre fine alla terribile e illegale occupazione e all’insediamento coloniale, molto deve essere fatto per contrastare la narrativa dei propagandisti israeliani e filo-israeliani, che si scrollano continuamente di dosso le critiche alla loro occupazione, alle demolizioni di case e alle violazioni dei diritti umani, incolpando i palestinesi di non essere disponibili ai negoziati.

Tanto per cambiare, la promessa a parole di riprendere i colloqui che la precedente amministrazione statunitense aveva avanzato è stata sostituita da una posizione pubblica, onesta ma sbagliata, pronunciata pubblicamente dal primo ministro israeliano Naftali Bennett. Dopo il suo ultimo summit con il presidente americano Joe Biden, Bennett si è vantato con gruppi ebraici americani di aver detto al leader del mondo libero che il suo governo non è interessato ai colloqui con i palestinesi. Così, ora l’occupante vuole mantenere l’occupazione militare a tempo indeterminato mentre il suo governo sta praticando quella che è stata descritta dai gruppi israeliani e internazionali per i diritti umani come una politica di apartheid in tutta l’area tra il fiume Giordano e il Mediterraneo.

La necessità di mostrare solidarietà con il popolo palestinese non dovrebbe essere limitata a un giorno di ricordo. Un impegno internazionale per porre fine al conflitto deve essere prioritario e deve essere sostenuto da sforzi continui.

Nella Giornata Internazionale di Solidarietà con il Popolo Palestinese, coloro che sono sotto occupazione fanno appello ai loro amici e sostenitori in tutto il mondo affinché si oppongano durante tutto l’anno alla sciagura dell’occupazione e sostengano realmente le loro richieste di libertà e indipendenza, per le quali molti hanno pagato con la vita.

Porre fine all’occupazione è il modo migliore per mostrare una vera solidarietà con il popolo palestinese.

https://arab.news/cemav

Traduzione a cura di AssoPacePalestina

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