La caduta “finale” di Israele era stata predetta da Einstein

Giu 6, 2021 | Riflessioni

di Yvonne Ridley,

Middle East Monitor, 4 giugno 2021.   

Lo scienziato ebreo più famoso della storia sapeva fin dalla sanguinosa fondazione di Israele che uno stato creato e gestito da zeloti di destra armati non era praticabile. Non ci voleva un genio per dircelo, ma così è successo.         

La lettera di Einstein

Non ci vuole un genio per vedere che il fallito progetto sionista chiamato Israele sta andando in pezzi. Fu un genio, tuttavia, che predisse la fine del nascente stato, quando gli fu chiesto di aiutare a raccogliere fondi per le sue cellule terroristiche.

Dieci anni prima che lo stato dichiarasse nel 1948 la sua “indipendenza” su una terra rubata al popolo palestinese, Albert Einstein descrisse la proposta creazione di Israele come qualcosa che era in conflitto con “la natura essenziale dell’ebraismo”. Essendo fuggito dalla Germania di Hitler e alla fine diventato cittadino americano, Einstein non aveva bisogno di lezioni su cosa fosse il fascismo.

Uno dei più grandi fisici della storia, supportato da altri intellettuali ebrei di alto profilo, Einstein individuò i difetti e le linee di faglia di Israele nel 1946 quando si rivolse al Comitato d’Inchiesta anglo-americano sulla questione palestinese. Non riusciva a capire perché lo stato di Israele fosse necessario. “Credo che sia un male”, disse.

Due anni dopo, nel 1948, lui e un certo numero di accademici ebrei inviarono una lettera al New York Times per protestare contro una visita in America di Menachem Begin. Nella lettera ben documentata, denunciavano il partito Herut (Libertà) di Begin, paragonandolo a “un partito politico strettamente affine per organizzazione, metodi, filosofia politica e richiamo sociale ai partiti nazista e fascista”. 

Herut era un partito nazionalista di destra che divenne il Likud guidato da Benjamin Netanyahu. Come leader del gruppo terroristico sionista Irgun, nato da una scissione della più grande organizzazione paramilitare ebraica, l’Haganah, Begin era ricercato per attività terroristiche contro le autorità del Mandato Britannico. Anche quando divenne primo ministro di Israele (1997-1983) non osò mai visitare la Gran Bretagna, dove era ancora nella lista dei ricercati.

Fu la violenza nel periodo precedente la nascita di Israele a ripugnare particolarmente ad Einstein, e senza dubbio questo era il suo primo pensiero quando rifiutò l’offerta di diventare presidente di Israele. L’offerta gli fu fatta nel 1952 dal primo ministro fondatore dello stato, David Ben-Gurion. Per quanto gentile fosse il suo rifiuto, Einstein credeva che quel ruolo sarebbe stato in conflitto con la sua coscienza di pacifista, oltre al fatto che avrebbe dovuto trasferirsi in Medio Oriente dalla sua casa di Princeton, nel New Jersey, dove si era stabilito come rifugiato tedesco.

Durante la mia ricerca sulle opinioni di Einstein mi sono imbattuta in un’altra delle sue lettere, meno conosciuta ma probabilmente molto più rivelatrice di qualsiasi altra da lui scritta sull’argomento della Palestina. Per quanto breve – solo 50 parole – contiene il suo avvertimento sulla “catastrofe finale” che stava per affrontare la Palestina nelle mani dei gruppi terroristici sionisti.

Questa particolare lettera è stata scritta meno di 24 ore dopo che erano filtrate le notizie sul massacro di Deir Yassin a Gerusalemme Ovest nell’aprile 1948. Circa 120 terroristi dell’Irgun di Begin e della banda Stern (guidati da un altro terrorista che è poi diventato primo ministro di Israele, Yitzhak Shamir), entrarono nel villaggio palestinese e massacrarono tra 100 e 250 uomini, donne e bambini. Alcuni morirono per i colpi delle armi da fuoco, altri per le bombe a mano lanciate nelle loro case. Altri abitanti del pacifico villaggio furono uccisi dopo essere stati portati in una grottesca parata attraverso Gerusalemme Ovest. Ci furono anche segnalazioni di stupri, torture e mutilazioni.    

Un mese dopo, gli Inglesi terminarono il loro Mandato di governo in Palestina e nacque Israele. La legittimità rivendicata dai suoi fondatori era la Risoluzione di Spartizione delle Nazioni Unite del novembre 1947, che proponeva la divisione della Palestina in due stati, uno ebraico e uno arabo, con Gerusalemme amministrata indipendentemente da entrambe le parti.

Durante una conferenza stampa, un giornalista prende un libro su Albert Einstein che mostra lettere e foto appena rivelate dall’archivio Albert Einstein, all’Università Ebraica di Gerusalemme. 10 luglio 2006. [David Silverman/Getty Images]

La lettera dattiloscritta di Einstein era indirizzata a Shepard Rifkin, il direttore esecutivo di American Friends of the Fighters for the Freedom of Israel, con sede a New York. Questo gruppo era stato originariamente lanciato per promuovere le idee anti-britanniche della  banda Stern e raccogliere fondi in America per acquistare armi per cacciare gli inglesi dalla Palestina. Rifkin era stato nominato direttore esecutivo, anche se in seguito si definì “il capro espiatorio”. Gli era stato detto da Benjamin Gepner, un comandante ebraico in visita negli Stati Uniti, di rivolgersi a Einstein per chiedere il suo aiuto. Rifkin obbedì, ma sulla scia del massacro di Deir Yassin ricevette una risposta feroce dal fisico, contenuta in sole 50 parole:  

Caro Signore,

Quando una catastrofe reale e definitiva dovesse capitarci in Palestina, il primo responsabile sarebbe la Gran Bretagna e il secondo responsabile sarebbero le organizzazioni terroristiche sviluppatesi [l’autrice dell’articolo aggiunge qui un “sic” perché Einstein fa un piccolo errore di inglese e scrive ‘build up’ invece che ‘built up’ NdT.] nei nostri stessi ranghi. Non sono disposto a incontrare nessuno che sia associato a quelle persone fuorviate e criminali.

Sinceramente suo,

Albert Einstein.

La lettera è stata autenticata e venduta all’asta quando è riemersa e da allora è stata descritta come uno dei documenti antisionisti più schiaccianti attribuiti al genio.  

Questa lettera non potrebbe essere più diversa nel tono e nel contenuto dalla lettera che aveva scritto al Manchester Guardian nel 1929, in cui lodava i “giovani pionieri, uomini e donne di magnifico calibro intellettuale e morale, che spaccano pietre e costruiscono strade sotto i raggi ardenti” del sole palestinese” e “i fiorenti insediamenti agricoli che spuntano dal suolo da tempo deserto… lo sviluppo dell’energia idrica… [e] l’industria… e, soprattutto, la crescita di un sistema educativo… Quale osservatore… può non essere afferrato dalla magia di un risultato così straordinario e di una dedizione quasi sovrumana?” 

Einstein basava le sue opinioni sulla sua visita di 12 giorni in Palestina nel 1923, in cui aveva tenuto lezioni all’Università Ebraica di Gerusalemme. Quella finì per essere la sua sola e unica visita in Terra Santa.

Essendo stato un pacifista per tutta la vita, si rese caro ai movimenti per la pace di tutto il mondo quando scrisse il “Manifesto agli Europei” per chiedere la pace in Europa attraverso l’unione politica di tutti gli stati del continente. Non c’è da stupirsi che non abbia mai visitato lo stato di Israele, che s’era formato dalle canne di fucile, dalla dinamite e dal sangue dei Palestinesi.

Ci sono stati molti “Deir Yassin” da quando il premio Nobel Einstein ha condannato apertamente quello che vedeva come terrorismo ebraico. Oggi, con Gaza ancora fumante per l’ultima brutale offensiva militare di Benjamin Netanyahu contro la popolazione civile in gran parte disarmata, il futuro dello stato sionista non è mai stato più precario.

Ci viene detto che tutte le carriere politiche finiscono con un fallimento, e quella di Netanyahu è solo un esempio. Ci viene anche detto che il collasso della società è inevitabile con la continua caduta dei governi e con l’aumento della violenza spesso causata da guerre e catastrofi.

In poco più di due anni, Israele ha tenuto quattro elezioni generali che non sono state in grado di produrre un governo stabile. Il modo usato da Netanyahu per mantenere la sua presa sul potere è stato dimostrare di essere l’uomo forte di cui il Paese ha bisogno per “difendersi” dai “terroristi” palestinesi.

Inoltre, è sotto il suo controllo che è stata approvata la Legge sullo Stato Nazione Ebraico, legge che contraddice l’affermazione che Israele è una democrazia liberale.

Non c’è da stupirsi, quindi, che un numero crescente di Ebrei di tutto il mondo –nel cui nome Israele afferma di esistere e agire– siano, come lo era Einstein, respinti dalla filosofia politica “nazista e fascista” di Herut che sembra essersi reincarnata sotto il Likud e i partiti che sono ancora più a destra nello spettro politico. In effetti, le persone oneste di tutte le fedi, o di nessuna, sono sconvolte dal fatto che l’estremismo di destra sembra essere sul punto di inghiottire tutta insieme la società israeliana.

https://www.middleeastmonitor.com/20210604-the-final-downfall-of-israel-was-predicted-by-einstein/

Traduzione di Donato Cioli – AssopacePalestina

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