La Nakba è tuttora in corso a Gerusalemme

Apr 1, 2021 | Notizie

di Tamara Nassar,

The Electronic Intifada, 28 marzo 2021. 

Palestinesi e Israeliani protestano contro gli sgomberi forzati a Sheikh Jarrah nella Gerusalemme Est occupata, marzo 2020. Heather Sharona WeissActiveStills.

Israele sta commettendo una Nakba che è tuttora in corso nella Gerusalemme Est occupata.

Le organizzazioni dei coloni minacciano di sfrattare con la forza 15 famiglie palestinesi dalle loro case di Gerusalemme nei prossimi mesi.

Ciò equivale a 37 famiglie e circa 195 individui, secondo il gruppo palestinese per i diritti umani Al-Haq.

Le famiglie risiedono nell’area di Karm al-Jaouni del quartiere di Sheikh Jarrah e nell’area di Batan al-Hawa del quartiere di Silwan.

A novembre, i tribunali israeliani si sono pronunciati a favore dei gruppi di coloni per sfrattare le famiglie palestinesi.

I due gruppi sono Nahalat Shimon International, una società registrata negli Stati Uniti, e Ateret Cohanim, un’organizzazione di destra per gli insediamenti.

Entrambe le organizzazioni aiutano ad attuare la colonizzazione delle proprietà palestinesi a Gerusalemme da parte del governo israeliano.

Dopo settant’anni

A febbraio, un tribunale distrettuale di Gerusalemme si è pronunciato contro un appello di sei famiglie residenti a Sheikh Jarrah che contestavano il loro sfratto.

Il comitato di controllo sugli insediamenti israeliani Peace Now ha detto che alle famiglie è stato dato “un paragrafo” ciascuna per sostenere il loro caso di rimanere nelle quattro case in cui hanno vissuto per quasi 70 anni.

Le famiglie di Sheikh Jarrah possedevano case e terreni nell’attuale Israele prima della Nakba del 1948, secondo Peace Now.

Sono diventati rifugiati e si sono trasferiti in case della zona di Karm al-Jaouni nel quartiere di Sheikh Jarrah, che sono state costruite negli anni ’50 dal governo giordano e dalle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi negli anni successivi alla Nakba.

Dietro la promessa di ottenere la proprietà della terra e delle case in cui si erano trasferiti, le famiglie hanno rinunciato ad alcuni diritti che sarebbero stati loro forniti, in quanto rifugiati, dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati palestinesi UNRWA.

Quando Israele occupò la parte orientale di Gerusalemme nel 1967, il titolo legale della terra e delle proprietà non era ancora stato trasferito a loro in modo appropriato.

I gruppi per gli insediamenti israeliani hanno approfittato del fatto che mancava tale registrazione e hanno lanciato una battaglia legale per sgomberare con la forza le famiglie.

Le sentenze del tribunale sono state rese possibili da un emendamento alla legge israeliana del 1950 sulle Proprietà degli Assenti.

La legge consente a Israele di sequestrare terre e proprietà possedute da rifugiati palestinesi che sono fuggiti o sono stati espulsi dalle loro case durante e dopo la Nakba, la pulizia etnica della Palestina del 1948 da parte delle milizie sioniste.

In base a un emendamento del 1970 alla sua legge, Israele ha permesso agli Ebrei di reclamare le proprietà di Gerusalemme che avrebbero lasciato nel 1948, ma non ha concesso lo stesso diritto ai Palestinesi – una misura palesemente discriminatoria.

Il tribunale ha ordinato alle famiglie della zona di Karm al-Jaouni di lasciare le loro case entro il 2 maggio.

Ad altre famiglie è stato ordinato di andarsene entro agosto.

Mentre quelle famiglie sono costrette a lasciare le case in cui hanno vissuto per settant’anni, perché quella terra apparentemente apparteneva agli Ebrei prima della Nakba, alle stesse famiglie non è permesso di tornare nelle case da cui sono state costrette a fuggire prima del 1948, esclusivamente perché non sono ebree.

Una Nakba in corso

Il gruppo palestinese per i diritti umani Al-Haq ha detto che Israele “applica illegalmente la legge interna israeliana al territorio occupato” applicandola a Gerusalemme Est.

Una coalizione di 14 organizzazioni per i diritti umani, tra cui Al-Haq, all’inizio di questo mese ha inviato un appello urgente agli esperti delle Procedure Speciali delle Nazioni Unite, avvertendoli di imminenti sgomberi forzati nella Gerusalemme Est occupata.

“I Palestinesi a Gerusalemme Est continuano a subire una Nakba in corso”, ha detto Al-Haq, “poiché continuano a vedersi negato il loro diritto inalienabile di tornare alle loro case, proprietà e terre”.

Le cause intentate dai gruppi di coloni fanno parte di una “mossa organizzata progettata per espropriare una comunità palestinese delle loro case e stabilire al suo posto un insediamento a Sheikh Jarrah”, ha detto Peace Now.

I coloni arrivano in una casa di El-Kurd che era stata per metà evacuata nel 2009. Oren ZivActiveStills

Dall’inizio dell’anno, Israele ha demolito o sequestrato più di 30 strutture palestinesi nella Gerusalemme Est occupata, costringendo più di 50 persone a rimanere senza tetto, più della metà delle quali bambini.

“Se il governo non blocca queste azioni”, avverte Peace Now, “potremmo assistere a massicci sfratti di famiglie nei prossimi mesi”.

“Il tribunale è solo lo strumento … che i coloni usano con la stretta assistenza delle autorità statali per commettere il crimine di evacuare un’intera comunità e sostituirla con gli insediamenti”, ha detto Peace Now.

“Non abbiamo un posto dove andare”

La famiglia di Mohammed El-Kurd è una di quelle che dovrebbero essere sgomberate con la forza dalla loro casa di Sheikh Jarrah entro il 2 maggio.

“La mia famiglia sta attualmente aspettando, non so, che Dio faccia un miracolo”, ha detto El-Kurd, 22 anni, a The Electronic Intifada.

El-Kurd è nato e cresciuto a Gerusalemme. La sua famiglia è vissuta nella loro casa di Sheikh Jarrah dal 1956.

A 18 anni si era trasferito negli Stati Uniti per proseguire gli studi.

El-Kurd ha detto di essere terrorizzato per la sua famiglia, sette membri della quale vivono nella casa di Sheikh Jarrah.

“Non abbiamo un posto dove andare, non abbiamo un posto dove stare, non abbiamo soldi o altre risorse”, ha detto a The Electronic Intifada.

El-Kurd dice che nel 2009 metà della sua casa di famiglia è stata rilevata da Elad, un’organizzazione il cui dichiarato obiettivo è quello di “giudaizzare” Gerusalemme Est trasferendovi il maggior numero possibile di coloni israeliani.

Sforzo a lungo termine

Altre centinaia di Palestinesi a Sheikh Jarrah e Silwan stanno affrontando procedimenti legali simili intentati da gruppi di coloni.

Il gruppo di monitoraggio delle Nazioni Unite OCHA ha stimato nel 2019 che circa 877 Palestinesi, compresi 391 bambini, sono minacciati di sgomberi forzati principalmente per mano di organizzazioni di coloni.

I coloni fanno questo attraverso azioni legali che, secondo Al-Haq, sono “lunghe, estenuanti e inaccessibili” per i residenti palestinesi presi di mira.

I tribunali israeliani essenzialmente mettono il loro timbro di approvazione a queste cause, in modo da farle apparire come una questione legalmente risolta all’interno del sistema giudiziario israeliano, mentre la vera motivazione è quella di cacciare tutti i Palestinesi dalla città.

Israele già crea un “ambiente coercitivo” – secondo Al-Haq – per i Palestinesi della Gerusalemme Est occupata, circondando di muri, isolando e distruggendo i quartieri dei Palestinesi, costringendoli infine a lasciare la città.

Occhi su Sheikh Jarrah

Gli occhi dei coloni sono puntati sul quartiere di Sheikh Jarrah da un po’ di tempo.

L’Israel Land Fund, un’organizzazione di destra per gli insediamenti che mira a spingere i Palestinesi fuori dalla loro terra e sostituirli con Ebrei israeliani, è un attore chiave in questo sforzo.

Arieh King, il direttore e fondatore dell’organizzazione, ha dichiarato al Jerusalem Post nel 2017 che “Sheikh Jarrah, o Shimon Hatzadik, sta attraversando una rivoluzione di cui vedremo l’esito in qualcosa come cinque anni”.

L’Israel Land Fund pubblicizza una “occasione di investimento” sul suo sito web, in cui incoraggia gli investitori ad acquistare appezzamenti di terreno nell’area “Nahalat Shimon”, un nome dato a un’area che comprende la maggior parte di Sheikh Jarrah e altre parti della Gerusalemme Est occupata, dove vivono i Palestinesi.

Il gruppo non usa giri di parole per spiegare il suo disegno: “Il nostro obiettivo è acquistare la maggior parte degli appezzamenti nella zona” e semplicemente ripulirli dagli “Arabi che ci hanno costruito illegalmente o li stanno affittando”.

Michael Lynk, il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla Palestina, all’inizio di quest’anno ha avvertito dell’imminente sgombero dei Palestinesi dalla città.

Lynk ha detto che le aree prese di mira “non sono casuali, ma sembrano essere strategicamente focalizzate su un’area di Gerusalemme Est conosciuta come il Bacino Storico”.

Peace Now e Ir Amim, gruppi israeliani che documentano le attività di insediamento a Gerusalemme, hanno affermato in un rapporto del 2016 che l’obiettivo dei gruppi di insediamento è quello di “consolidare il controllo ebraico” sul cosiddetto Bacino Storico e creare una realtà demografica “irreversibile” sul terreno.

Nel mese di febbraio, Israele ha demolito, costretto le persone a demolire e sequestrato più di 150 strutture palestinesi.

“Questo è il quarto numero più alto registrato in un solo mese” da quando il gruppo di monitoraggio ha iniziato a documentare sistematicamente, a partire dal 2009. Di conseguenza, Israele ha creato più di 300 Palestinesi senzatetto.

Nonostante l’implacabile guerra di Israele contro i Palestinesi della Gerusalemme Est occupata, loro sono determinati a restare.

“Non ho alcun senso di identità al di fuori di Sheikh Jarrah. Non ho alcun senso di appartenenza al di fuori di Sheikh Jarrah”, ha detto El-Kurd a The Electronic Intifada.

https://electronicintifada.net/blogs/tamara-nassar/ongoing-nakba-jerusalem

Traduzione di Donato Cioli – AssoPacePalestina

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