Funzionari palestinesi: No alle elezioni senza la partecipazione di Gerusalemme Est

Apr 20, 2021 | Riflessioni

di: Aaron Boxerman,

The Times of Israel, 13 aprile 2021.  


In questa foto del 20 ottobre 2012, il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas mostra il suo dito macchiato d’inchiostro dopo aver votato alle lezioni locali in un seggio di Ramallah, Cisgiordania. (AP/Majdi Mohammed)

Con Israele che difficilmente consentirà le elezioni nella città, gli osservatori dicono che Abbas pensa di utilizzare questo rifiuto come scusa per ritirare le votazioni.

Non ci saranno le elezioni palestinesi senza la partecipazione dei Palestinesi di Gerusalemme Est, hanno detto, lunedì, Fatah e altre correnti dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina.

“Non ci saranno elezioni palestinesi senza Gerusalemme e su questo Israele non possiede alcun veto”, hanno detto le fazioni palestinesi in una dichiarazione congiunta dopo una riunione per discutere l’argomento.

“Il processo elettorale deve diventare un’occasione di confronto e resistenza popolare ampia a Gerusalemme e in tutti i Territori Palestinesi Occupati nel 1967”, hanno dichiarato le varie correnti dell’OLP.

Secondo l’agenzia di stampa ufficiale dell’Autorità Palestinese WAFA, le fazioni che hanno partecipato alla riunione includevano Fatah e i suoi stretti alleati all’interno dell’OLP, così come il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), un gruppo considerato terrorista dagli USA.

Palestinesi fuori dalla Porta di Damasco nella Città Vecchia, Gerusalemme Est, 14 maggio 2018. (Dario Sanchez/Flash90)

I Palestinesi dovrebbero votare a maggio per le elezioni legislative nazionali, le prime in oltre 15 anni. Ma i funzionari di Ramallah hanno detto che il voto non avrà luogo senza la partecipazione dei Palestinesi di Gerusalemme Est. Israele dà un giro di vite all’attività dell’Autorità Palestinese all’interno di Gerusalemme, considerandola una violazione della sovranità israeliana nella sua capitale.

“Le correnti hanno chiesto alla comunità internazionale, comprese le Nazioni Unite, l’Unione Europea, Russia, Cina… di fare pressione su Israele, l’autorità occupante, affinché non ponga ostacoli o impedimenti sulla strada delle elezioni”, hanno detto le correnti dell’OLP.

Gli Accordi di Oslo firmati tra Israele e l’OLP delineano procedure specifiche in base alle quali devono essere tenute le elezioni palestinesi, comprese le disposizioni che impegnano Israele a permettere ai Palestinesi di Gerusalemme Est di votare negli uffici postali della capitale.

Gli Accordi stabiliscono inoltre che ogni corrente palestinese alle elezioni deve accettare la legittimità di Oslo, che impegna i Palestinesi a riconoscere Israele e ad abbandonare la lotta armata. Alcune delle correnti che hanno annunciato di voler partecipare all’imminente voto legislativo –compresi Hamas, la Jihad islamica e il FPLP– rifiutano gli Accordi di Oslo.

I funzionari palestinesi dicono che Israele deve ancora rispondere a una richiesta formale di permettere ai Palestinesi di votare a Gerusalemme Est. È improbabile che le autorità israeliane consentano di votare nella città o permettano ai candidati palestinesi di fare campagna elettorale, specialmente per quanto riguarda il gruppo terroristico Hamas.

“Non interferiremo nelle decisioni politiche dei Palestinesi”, ha dichiarato lo scorso lunedì il ministro della Difesa Benny Gantz, ma ha poi immediatamente aggiunto: “Non accetteremo di lavorare con Hamas, un’organizzazione terroristica che ha preso in ostaggio la popolazione palestinese di Gaza”.

Ma in un’azione simbolica la scorsa settimana, la polizia israeliana ha interrotto un evento elettorale palestinese all’Ambassador Hotel di Gerusalemme Est a cui prendevano parte funzionari di Fatah, trattenendo almeno due partecipanti Palestinesi per interrogarli.

I media palestinesi hanno identificato i due detenuti come il segretario generale di Fatah a Gerusalemme, Adel Abu Zneid, e il manager dell’Ambassador Hotel, Sami Abu Dayyeh.

L’Unione Europea ha disapprovato l’azione, descrivendola come una violazione degli Accordi di Oslo.

Il presidente palestinese Mahmoud Abbas indossa una mascherina arrivando alla riunione della leadership palestinese, da lui diretta nel suo quartier generale a Ramallah, Cisgiordania. 7 maggio 2020. (AP Photo/Nasser Nasser, Pool)

Il presidente dell’AP Mahmoud Abbas ha annunciato a metà gennaio che i Palestinesi sarebbero tornati alle urne per la prima volta in 15 anni. Ha emesso un decreto elettorale che stabilisce tre turni di elezioni, con il primo –elezioni legislative– previsto per il 22 maggio.

Gli osservatori erano inizialmente scettici sul fatto che il decreto avrebbe portato alle elezioni, data la paura di Abbas che il suo principale rivale, Hamas, possa scalzarlo. Ma quasi tre mesi dopo, il decreto elettorale non è ancora stato annullato, circa il 93% dei Palestinesi sono registrati per votare e 36 liste parlamentari sono state presentate e approvate.

Ma il movimento Fatah di Abbas si è sempre più spaccato nelle ultime settimane, con il popolarissimo prigioniero palestinese Marwan Barghouti e il nipote dell’ex presidente dell’OLP Yasser Arafat, Nasser al-Kidwa, che formano una lista rivale di candidati contro Abbas.

Sono iniziate speculazioni incontrollate su Abbas che –temendo una potenziale perdita nei confronti dei suoi rivali di Fatah o di un Hamas rafforzato dalle divisioni interne di Fatah– cercherebbe di ritardare o addirittura annullare il voto.

Gli osservatori dicono che la leadership dell’Autorità Palestinese potrebbe usare la questione della partecipazione di Gerusalemme Est come scusa per non tenere le elezioni, nel caso che Israele scegliesse di non permettere ai Palestinesi di tenere la loro votazione nella città.

“È una scusa, un modo per tutte le parti di abbandonare il campo con dignità e non rischiare di perdere il potere”, ha detto a febbraio l’ex funzionario della sicurezza israeliana Michael Milshtein al Times of Israel.

I funzionari palestinesi di Ramallah hanno condotto un attacco mediatico nelle ultime settimane, con numerose figure di alto livello che hanno rilasciato dichiarazioni secondo cui le elezioni non avranno luogo senza Gerusalemme.

“Equivarrebbe a un’attuazione politica dell’Accordo del Secolo americano”, ha detto domenica a Voice of Palestine Radio l’alto funzionario di Fatah Azzam al-Ahmad, riferendosi al piano di pace dell’ex presidente statunitense Donald Trump. “Minerebbe qualsiasi discussione sul fatto che la città sia la capitale del futuro Stato palestinese”.

Nel 2019, Abbas condizionò la promulgazione di un decreto elettorale formale che desse il via alla prassi elettorale all’impegno israeliano di consentire lo svolgimento delle elezioni.

“Non terremo le elezioni senza Gerusalemme al loro centro, il che vuol dire che ogni residente di Gerusalemme voterà dal cuore di Gerusalemme Est”, disse all’epoca Abbas ai Gazawi in un discorso pronunciato durante un raduno di Fatah nell’enclave costiera.

Il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas incontra il re giordano Abdullah II, 29 novembre 2020. (WAFA)

Israele, secondo quanto riferito, ha ignorato la richiesta e la spinta elettorale è sfumata. Hamas, a sua volta, ha accusato Abbas di capitolare davanti a Israele e di usare Gerusalemme come scusa per “fuggire dal percorso elettorale”.

“Questa decisione israeliana dovrebbe costituire un incentivo per il presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas per imporre le elezioni a Gerusalemme”, ha detto il portavoce di Hamas Fawzi Barhum a fine dicembre 2019.

Anche altri funzionari di Hamas hanno avvertito Abbas di non usare Gerusalemme o qualsiasi altra scusa per ritardare o cancellare questa volta il voto attuale.

“Ci rifiutiamo di rinviare le elezioni qualunque sia il pretesto”, ha scritto su Twitter la settimana scorsa l’alto funzionario di Hamas Mousa Abu Marzouq.

https://www.timesofisrael.com/palestinian-officials-no-elections-without-participation-of-east-jerusalem/

Traduzione di Elisabetta Valento – AssoPacePalestina

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