L’ultimo strumento per portare avanti l’annessione nell’Area C: Israele impone nuove procedure arbitrarie che ostacolano la pianificazione edilizia e il diritto alla casa dei Palestinesi

Ott 25, 2020 | Notizie

daBalasan Initiative for Human Rights

21 ottobre 2020.

Nel settembre 2020, le Autorità Civili Israeliane (ICA) hanno imposto nuove procedure per la pianificazione e la costruzione nell’Area C da parte dei Palestinesi, ciò che fa prevedere un aumento significativo nel numero già record di demolizioni di case nei Territori Palestinesi occupati (oPT). È un’escalation che mira a svuotare la popolazione palestinese dall’Area C ricorrendo allo sfollamento forzato. Le nuove procedure introducono un ulteriore passaggio obbligatorio che precede la richiesta del permesso di costruzione: i Palestinesi devono presentare una “richiesta informazioni”, che prevede possibili condizioni di nullità prima ancora che la domanda sia esaminata da parte dell’ICA.

La nuova “richiesta informazioni” deve essere presentata all’ICA specificando il terreno su cui si richiede il permesso di costruire. L’ICA, secondo questa nuova procedura, risponderà decidendo a sua discrezione qual è lo stato del terreno e, di conseguenza, se è consentita o meno la costruzione. Se l’ICA designa l’area proposta come terreno demaniale, terreno confiscato, terreno con ordinanze militari permanenti che vietano la costruzione (compresi terreni destinati alla costruzione di strade), riserve naturali, siti archeologici ed altre categorie -che costituiscono una vasta percentuale di terreni nell’Area C- allora l’ICA respingerà il modulo di richiesta, cioè negherà proprio la possibilità di esaminare la richiesta di permesso di costruzione, e l’edificio sarà soggetto a ricevere l’ordine di demolizione in qualsiasi momento.

Inoltre, le nuove procedure prevedono nella “richiesta informazioni” requisiti tecnici molto complicati, come la condizione di avere le approvazioni scritte di tutti i proprietari ed eredi dei terreni dal 1967, cosa praticamente impossibile a causa delle complicazioni sullo stato di proprietà nell’Area C. Questo è il risultato delle politiche israeliane in queste aree, che rendono la registrazione dei terreni privati ​​gravosa, proibitivamente costosa e rischiosa per il timore che, così facendo, i proprietari terrieri palestinesi possano esporre le loro terre alla confisca. Pur considerando che per i Palestinesi le possibilità di ottenere un permesso di costruzione in Area C erano quasi nulle prima delle nuove procedure, la possibilità di avviare comunque una procedura senza la “richiesta informazioni” consentiva ai Palestinesi di congelare l’esecuzione della demolizione fintanto che le procedure avviate erano in corso. Anche se, in base alle leggi israeliane, non è possibile annullare gli ordini di demolizione contro i Palestinesi in Area C, il congelamento della demolizione significava che i Palestinesi potevano rimanere per periodi di tempo più lunghi nelle loro case nonostante un ordine di demolizione incombente. Tuttavia, con questa nuova procedura, la preliminare “richiesta informazioni” rende praticamente impossibile per i Palestinesi chiedere un permesso di costruzione all’ICA, per non parlare del passaggio successivo in cui si dovrebbe esaminare la richiesta di permesso SE la “richiesta informazioni” fosse accettata.

Inoltre, le nuove procedure complicano i requisiti per la richiesta del permesso ancor più di quelle precedenti, che erano già gravose. Sebbene in passato l’accesso alla giustizia fosse estremamente limitato per i Palestinesi, l’introduzione delle nuove procedure lo bloccherà effettivamente e negherà del tutto ai Palestinesi il diritto a una corretta giustizia.

Sebbene non siano state ancora effettuate demolizioni sulla base delle nuove procedure, si prevede che la loro applicazione avrà un forte impatto sulla presenza dei Palestinesi nell’area C. Le nuove procedure dovrebbero accelerare i casi di demolizione di case e, quindi, il trasferimento forzato di Palestinesi dalle loro terre. Le nuove procedure vanno viste come chiaramente connesse all’obiettivo dichiarato di Israele di annettere de jure le aree C dei Territori Occupati, mentre contemporaneamente vengono portate avanti le sue politiche di annessione de facto sul terreno, come l’espansione degli insediamenti, la demolizione di case e i trasferimenti forzati. L’annessione di un territorio occupato è assolutamente vietata dal diritto internazionale, compreso il Diritto Internazionale Umanitario (DIU) che non consente deroghe o eccezioni.

Ai sensi del Diritto Internazionale Umanitario, vale a dire l’articolo 53 della Convenzione di Ginevra, qualsiasi distruzione di proprietà che non sia giustificata da assoluta necessità militare è severamente vietata. Inoltre, è stabilito che distruzioni estese e generalizzate, come si prevede che avverranno con le nuove procedure, sono considerate una grave violazione delle convenzioni.

Inoltre, l’articolo 49 delle Convenzioni di Ginevra vieta completamente il trasferimento forzato di individui o comunità di persone protette, indipendentemente dai motivi, e lo considera una grave violazione equiparata a un crimine di guerra.

Inoltre, la demolizione sistematica di proprietà palestinesi da parte di Israele e il conseguente trasferimento forzato nei territori occupati violano il diritto a un alloggio adeguato, protetto da diversi organismi di diritto internazionale che si occupano di diritti umani.

Traduzione di Donato Cioli -AssopacePalestina

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