Il piano di annessione di Israele potrebbe far saltare la soluzione dei ‘due stati’, anche secondo Dennis Ross

da | Mag 5, 2020 | Riflessioni

Dennis Ross afferma: “Uno stato per due popoli è più verosimile”

di Philip Weiss

Mondoweiss, 21 Aprile 2020

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Soldati israeliani arrestano un manifestante palestinese, nei territori occupati di At-Tuwani, in Cisgiordania, e confiscano la memory card del suo telefono. Pubblicato da Operazione Colomba, il 20 aprile 2020.

I sionisti liberali hanno reagito con preoccupazione ai piani del nuovo governo israeliano di procedere con l’annessione di ampie porzioni della Cisgiordania a partire dal 1° luglio. Le organizzazioni che riuniscono i sionisti liberali affermano che la crisi connessa al coronavirus ha offerto un pretesto alla coalizione emergenziale di destra per accantonare la soluzione dei due Stati, minacciando sia i diritti dei Palestinesi sia la “democrazia ebraica”.

Essi si rivolgono ai politici americani perché intervengano per cercare di bloccare il piano. Il gruppo di pressione pro-Israele J Street sta persino chiedendo di sottoporre a condizioni lo stanziamento di alcuni dei miliardi che gli Stati Uniti forniscono in aiuto a Israele, se dovesse procedere con l’annessione.

Parallelamente a questo discorso ce n’è un altro che la sinistra e i realisti hanno fatto per anni: i piani israeliani rendono semplicemente palese il fatto che per loro esiste un unico Stato, in Israele e Palestina, che prevede diritti molto diversi per Ebrei e Palestinesi, ed è stato così per 50 anni. Allora bisogna cominciare fin da ora una battaglia per la parità dei diritti.

Un punto di svolta per quello che riguarda le notizie da Israele è che persino i vecchi sostenitori dei processi di pace sembrano rassegnati al fatto che sia finito il momento dei due Stati (come aveva avvertito John Kerry cinque anni fa).

Ecco l’ex assistente alla Casa Bianca, Dennis Ross che, su Twitter, quasi getta la spugna. Ci sarà un solo Stato.

 “Il nuovo governo israeliano consente al primo ministro Netanyahu di rilanciare l’annessione unilaterale dal 1 ° luglio. Netanyahu ha bisogno del consenso di Trump per attuarla. Questa è l’unica condizione; ci vorrà una controproposta palestinese o l’intervento di importanti leader arabi per fermarlo. Uno stato per due popoli è più verosimile.”

Jamil Dakwar [UCLA, American Civil Liberties Union] fornisce la semplice formula:

“O ci sono democrazia e diritti uguali per tutti oppure c’è apartheid.”

Ian Lustick, un ex sionista liberale con un nuovo libro sulla questione della soluzione di un solo Stato, ha detto di essere favorevole all’annessione perché pone fine a un’illusione e fa avanzare il discorso sulla parità dei diritti:

“Sono favorevole all’annessione o a qualunque cosa che vada in quella direzione, perché sposterà il livello del confronto e aggiusterà il tiro verso le lotte importanti, che sono quelle che riguardano l’uguaglianza e la democrazia per tutti. Se ciò alla fine potrà diventare una soluzione a due Stati, questo io non lo so.”

Per quanto riguarda i sionisti liberali, molti sono preoccupati circa la ricaduta che l’annessione può avere sull’immagine di Israele e sul sostegno che riceve da parte degli Stati Uniti. Israele diventerà un paria, un reietto. Ori Nir di Americans for Peace Now ha dichiarato:

“L’annessione …trasformerà Israele in un paria internazionale, che perpetua l’occupazione e il conflitto con i Palestinesi e che se ne infischia del diritto internazionale e della comunità internazionale …”

“L’annessione manderà ai cittadini di Israele, ai Palestinesi e al mondo intero un messaggio secondo cui Israele preferisce continuare il suo sanguinoso conflitto con i Palestinesi e la situazione di apartheid in Cisgiordania, anziché optare per la democrazia e la pace.”

Anche J Street è preoccupata per la cattiva immagine di Israele. Scrive un funzionario:

I leader statunitensi devono dire chiaramente che sarebbe quasi impossibile mantenere gli stessi rapporti privilegiati con un Israele che venisse meno all’impegno in favore della democrazia, e devono anche dire che portare avanti l’annessione comporterebbe serie conseguenze.

La dichiarazione allarmata di J Street dice che i conservatori israeliani, che prevalgono in parlamento, stanno approfittando del fatto che l’attenzione del mondo è puntata sul coronavirus per compiere questo passo. E descrive l’annessione come un disastro sia per “gli interessi di Israele” così come per i diritti umani dei Palestinesi.

“Crediamo che l’annessione metterebbe gravemente in pericolo il futuro di Israele come patria democratica del popolo ebraico, e anche il futuro delle relazioni USA-Israele.”

J Street approva che l’aiuto a Israele sia soggetto a condizioni qualora dovesse procedere con l’annessione, un passo che l’organizzazione aveva rifiutato di fare fino ad ora. C’è anche un riferimento al fatto che Israele dovrebbe essere condannata dalle Nazioni Unite o addirittura processata per crimini di guerra.

Come minimo, [i politici] dovrebbero chiarire che gli Stati Uniti non sosterranno la realizzazione dell’annessione unilaterale e, conformemente a ciò, valuteranno come limitare gli utilizzi degli aiuti statunitensi da parte del governo israeliano. Dovrebbero sottolineare che il Congresso e la prossima amministrazione presidenziale non si opporranno alle critiche relative all’annessione che verranno rivolte a Israele dall’opinione pubblica internazionale e nei forum internazionali.

Michael Koplow afferma, in un webinar di Israel Policy Forum, che probabilmente Joe Biden non porrà condizioni sugli aiuti a Israele. Ma se Biden si esprimesse con forza contro l’annessione e dicesse che, come presidente, non sarebbe disposto a riconoscere l’annessione, anche se Trump lo avesse fatto (un po’ come fatto da Trump nell’annullare l’accordo con l’Iran), gli Israeliani ci penserebbero due volte. “Ciò forse avrebbe un impatto sul tenore della discussione che conduce all’annessione del 1 ° luglio”

Ma Koplow afferma che è improbabile che qualcuno possa fare qualcosa per scoraggiare l’annessione. E nemmeno la sua stessa organizzazione ci proverà tanto energicamente! Ha detto:

Se gli Stati Uniti o l’Unione Europea fossero disposti a infliggere immediatamente pesanti sanzioni a Israele, questo sarebbe un deterrente efficace. Ma: A) questo non succederà; B) voglio dire chiaramente che neanche Israel Policy Forum sostiene una tale scelta o si augura che si concretizzi.

Come sottolinea Koplow, il Congresso si è già opposto all’annessione. (Nel 2019, la Camera dei Rappresentanti ha approvato la risoluzione 326, in cui si oppone all’annessione come un tentativo di minare la soluzione dei due Stati). Ma Trump, invece, è favorevole, e questo è tutto ciò che conta per gli Israeliani. Loro vedono l’annessione come “qualcosa di indolore”.

Molti organismi decisionali si oppongono apertamente all’annessione. Però, in ultima analisi, il presidente degli Stati Uniti non solo è favorevole ad essa, ma la sua amministrazione sta letteralmente guidando l’attacco per riuscire a concluderla. È dura per chiunque far arrivare al governo israeliano il messaggio che questo è qualcosa che non andrebbe fatto..

La Giordania e anche l’Egitto potrebbero minacciare di sospendere i rispettivi trattati di pace con Israele; queste minacce imporrebbero una pausa al governo israeliano. Ma l’Egitto non lo farà e, probabilmente, neppure la Giordania. Così ha affermato Koplow.

Il più grande ostacolo posto ai sionisti liberali potrebbe essere l’indifferenza, in un momento in cui i democratici stanno combattendo contro il coronavirus e contro Trump. Noto che Richard Haass, David Rothkopf e Democratic Majority for Israel hanno tutti taciuto in merito all’annessione.

Questo è un segno dell’erosione del consenso dell’establishment a favore di una soluzione a due Stati. Quel consenso è effettivamente servito a nascondere al mondo una realtà che si fonda su un solo Stato e ha permesso ai politici e ai sostenitori di Israele di raccontare a se stessi che in qualche modo è possibile far convivere una “democrazia ebraica” con una forma di apartheid.

Philip Weiss

Traduzione di Daniela Marrapese – Assopace Palestina

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