Il PCHR condanna il trattamento discriminatorio delle autorità israeliane nei confronti dei lavoratori palestinesi sospettati di coronavirus

Mar 28, 2020 | Notizie

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28 marzo 2020

Il Centro Palestinese per i Diritti Umani (PCHR) condanna fermamente il trattamento discriminatorio e immorale delle autorità di occupazione israeliane nei confronti dei lavoratori palestinesi in Israele. I lavoratori sospettati di avere sintomi di coronavirus vengono respinti ai posti di blocco in Cisgiordania e ai valichi del Muro di Annessione tra Israele e Cisgiordania. Ciò avviene senza che sia fornito loro un adeguato aiuto o controllo medico, e senza coordinarsi con le autorità palestinesi interessate, in modo che queste ultime possano attivarsi secondo il protocollo medico messo in atto dall’Autorità Palestinese (PA) per combattere la diffusione di COVID-19 in Cisgiordania.

Secondo un’ultima ora del PCHR, dalle prime ore di martedì 24 marzo 2020, le autorità israeliane hanno riversato nelle città della Cisgiordania migliaia di Palestinesi che lavorano in Israele, espellendoli attraverso i checkpoint e i valichi del Muro di Annessione. I lavoratori sono stati lasciati al posto di blocco di Hizma, a nord-est di Gerusalemme est occupata; al checkpoint 300, a sud-est di Gerusalemme est occupata; al checkpoint di Tarqumiyia, a nord-ovest di Hebron; al valico di Metar, a sud di Hebron; al checkpoint di Beit Sira a Ramallah; al checkpoint di Araiel, a nord di Salfit; al checkpoint Hawarah, a sud-est di Nablus; al checkpoint di Jabara, a sud di Tulkam; al checkpoint Barta’a, a sud-ovest di Jenin; e al checkpoint al-Jamla, a nord di Jenin.

Numerosi lavoratori hanno reso le loro testimonianze al PCHR e hanno precisato di essere andati al posto di lavoro dopo che coloro che li impiegavano avevano promesso di garantire loro un alloggio per 2 mesi, un ambiente di lavoro sicuro e di non farli rispedire in Cisgiordania a causa delle restrizioni ai movimenti messe in atto per lo stato di emergenza. Hanno aggiunto che al loro arrivo nei luoghi di lavoro sono stati tenuti in condizioni abitative inadeguate e non igieniche, nel bel mezzo dell’epidemia di Coronavirus in Israele e in aree in cui sono stati segnalati numerosi casi di COVID-19. Dopo che alcuni lavoratori hanno mostrato segni di malattia e sintomi di coronavirus, i datori di lavoro israeliani hanno informato le autorità israeliane che hanno deciso di espellere in Cisgiordania i lavoratori.

Ibrahim Melhem, portavoce del governo palestinese, il 26 marzo ha dichiarato che 16 persone del villaggio di Bidou, a nord-ovest di Gerusalemme, sono risultate positive al test COVID-19, tra cui una donna anziana che è poi deceduta. Ha confermato che il virus si è diffuso nel villaggio tramite lavoratori infetti che sono tornati da Israele, tra cui il figlio 37enne della donna anziana deceduta e suo cognato 57enne. A Betlemme, a una donna anziana è stato diagnosticato il COVID-19 e si presume che abbia preso il virus da suo figlio, che lavora nell’insediamento israeliano di “Efrat”. Melhem ha affermato che la Palestina era entrata nella fase di pre-allarme per la diffusione del coronavirus, chiedendo ai lavoratori di prestare estrema attenzione con queste parole: “Per la tua stessa sicurezza, prendi misure di estrema cautela. La nostra vulnerabilità sta in chi lavora e possiamo respingere questo virus solo con l’auto-isolamento in casa. “

Venerdì 27 marzo 2020 sono stati registrati 5 nuovi casi di coronavirus, oltre a 2 nel villaggio di Artas a sud di Betlemme; elevando il totale dei casi confermati in Palestina a 91, inclusi 17 guarigioni e 1 decesso.

Alla luce di quanto sopra, il PCHR:

• chiede che la comunità internazionale obblighi le autorità israeliane di occupazione a fornire un adeguato trattamento medico e umanitario ai lavoratori infettati e a quelli che hanno sintomi di coronavirus, e a rispettare il loro diritto a ricevere cure mediche;

• chiede che l’AP applichi tutte le misure necessarie per proteggere i lavoratori di ritorno, compreso un tempestivo controllo medico e la loro messa in quarantena medica, per proteggere le loro vite e le loro famiglie e per salvaguardare la salute pubblica;

• invita i lavoratori che sono tornati da Israele a prendere le massime misure di prudenza e ad attenersi alle linee guida del Ministero della Salute (MOH), sottoponendosi anche agli esami medici necessari immediatamente al ritorno nelle loro città in Cisgiordania; astenersi dal socializzare con gli altri fino ai risultati dell’esame e ad impegnarsi nell’autoisolamento per il periodo deciso dal MOH.

www.pchrgaza.org/en/?p=14353

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