Confermato coronavirus a Gaza: Questo è ciò che Israele deve fare – Ora

L’identificazione dei primi due casi di coronavirus a Gaza è un momento spaventoso per i suoi abitanti. Ma ci sono immense ramificazioni legali e morali per Israele, la potenza occupante.

di Shannon Maree Torrens

Haaretz, 22 marzo 2020

Volontari palestinesi disinfettano una strada nel campo profughi al-Shati a Gaza City, 16 marzo 2020. Credit: AFP

I primi due casi di coronavirus sono stati confermati nella Striscia di Gaza, e si dice che quegli individui, entrati a Gaza attraverso l’Egitto, siano partiti dal Pakistan.

Si tratta di uno spaventoso sviluppo con conseguenze potenzialmente devastanti per coloro che vivono nell’enclave. Se il COVID-19 si diffonde a Gaza, e in particolare in tutto il territorio, le conseguenze saranno assolutamente immense per tutti i Gazawi ma anche per Israele in quanto potenza occupante.

Questo è il momento, atteso da tempo, in cui Israele deve fare i conti. Deve finalmente fare un passo avanti e assumersi la responsabilità della detenzione di due milioni di esseri umani da quasi 13 anni. Israele ha agito con un dispregio quasi totale dei diritti umani fondamentali dei Gazawi senza attendersi grandi ripercussioni, non solo per il popolo di Gaza, ma anche per se stesso. La situazione a Gaza è grave e lo è da molto tempo, ma con il COVID-19 c’è la possibilità che la situazione peggiori e di molto.

Questo è ciò che Israele deve fare ora.

In primo luogo, se per Israele c’è un momento in cui cambiare il suo modo di rapportarsi e di impegnarsi con i Palestinesi, e in particolare con quelli che vivono nella Striscia di Gaza, è proprio questa attuale e inedita circostanza.

Israele sostiene di essersi disimpegnato dalla Striscia di Gaza nel 2005, ma a tutt’oggi continua a mantenere un blocco terrestre, marittimo e anche aereo dell’enclave iniziato nel 2007. Questo blocco deve essere revocato – ora, non solo perché inumano e illegale secondo il diritto internazionale, ma anche perché, in queste incerte circostanze, ai Gazawi deve essere data qualche possibilità di sopravvivenza – e la libertà di muoversi e di cavarsela nel peggiore dei casi. Ciò sarà particolarmente necessario se Israele non interviene o non può intervenire per offrire assistenza. 

Se Israele continua a bloccare Gaza, allora è responsabile del disastro che ne seguirà; i leader israeliani potrebbero eventualmente essere perseguiti ai sensi del diritto penale internazionale. 

In secondo luogo, Israele ha considerevoli obblighi come potenza occupante nei confronti del Territorio Palestinese Occupato, che include Gaza, uno status giuridico ripetutamente affermato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dall’Assemblea Generale dell’ONU. Anche la Corte Internazionale di Giustizia ha fatto riferimento a Israele come potenza occupante. Che Israele neghi di esserlo nei confronti di Gaza non dovrebbe aver alcun effetto sul fatto che la comunità internazionale gli chieda di render conto delle responsabilità che ha a lungo trascurato.

Secondo il diritto umanitario internazionale, compresi la Quarta Convenzione di Ginevra e il diritto internazionale consuetudinario, e anche in forza del diritto internazionale sui diritti umani, inclusa la Convenzione internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, che delinea il diritto alla salute, Israele in quanto potenza occupante deve assicurare che coloro che vivono nel Territorio Palestinese Occupato, compresa Gaza, abbiamo adeguate cure mediche, dispositivi medici e medicine.  

Operatori sanitari palestinesi preparano una barella nella scuola dell’UNRWA nel campo profughi di Shati, in vista dell’epidemia da coronavirus. Gaza City, 18 marzo 2020. Credit: AFP

Israele è tenuto a mantenere istituti medici e ospedali, a garantire la salute pubblica e l’igiene e, cosa importante nelle circostanze attuali, a prevenire il diffondersi di malattie contagiose e di epidemie.

Questi obblighi dovrebbero essere rispettati da Israele in ogni momento, ma nelle circostanze attuali sono di fondamentale importanza. Il fatto che Israele abbia inizialmente inviato a Gaza l’esiguo numero di 200 test per il coronavirus suggerisce che Israele sia consapevole dei suoi obblighi in quanto potenza occupante e che si preoccupi di essere percepita a livello internazionale come una potenza che fa ciò che è giusto, ma questo atto è così insufficiente – un test ogni 10.000 persone – da avere valore solo sul piano simbolico.

Secondo il diritto internazionale si richiede a Israele di fare molto di più: compiere un genuino e concertato sforzo, al meglio delle sue capacità in questa circostanza, per assicurare l’assistenza sanitaria e prevenire la diffusione del COVID-19 a Gaza.

A tal fine, a Israele è tenuto a cooperare con i leader palestinesi, inclusa più in generale l’Autorità Palestinese (una cooperazione che sta effettivamente avvenendo) e Hamas per Gaza – che hanno a loro volta l’obbligo di garantire l’assistenza sanitaria alla loro popolazione – per pianificare i test per quei Gazawi che sono sintomatici e per provvedere al loro trasferimento immediato, senza intoppi e in sicurezza, verso Israele, Gerusalemme Est o la Cisgiordania per le cure mediche, se nessuna cura adeguata è disponibile a Gaza.

Mentre altri Paesi stanno chiudendo le loro frontiere, il confine di Erez tra Israele e Gaza dovrebbe pertanto rimanere aperto e libero, per l’importazione di strumentazione e personale medico e per l’immediato trasferimento di quelli che necessitano di cure. L’assistenza medica fornita da Israele deve essere del miglior livello che Israele può garantire in queste circostanze. Israele deve anche assicurare il rifornimento di cibo a Gaza se le scorte nell’enclave fossero insufficienti.

Ancora una volta, questi non sono suggerimenti su cosa dovrebbe accadere nella migliore delle ipotesi se Israele avesse le risorse, il tempo e la volontà. Questi sono gli obblighi fondamentali di Israele secondo il diritto internazionale. Anche se Israele non è in grado di garantire l’assistenza medica ai Gazawi, questi obblighi permangono, e Israele deve richiedere assistenza ad altri Stati ed enti come le organizzazioni internazionali e le ONG, e tale assistenza deve avere libero accesso a Gaza.  

Un rappresentante dell’organizzazione sanitaria della Mezzaluna Rossa parla durante la preghiera del venerdì per informare sul coronavirus. Rafah, Striscia di Gaza meridionale, 20 marzo 2020. Credit: AFP

Con i Palestinesi Israele ha agito a lungo nella totale impunità, un atteggiamento che ha portato la Procuratrice della Corte Penale Internazionale a tentare di aprire un’indagine per presunti crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Israele è stato anche accusato di perpetrare violazioni del diritto internazionale sui diritti umani. Questo è accaduto solo perché potenti Paesi amici di Israele chiudono un occhio su queste violazioni.

Questa anomala dinamica internazionale di impunità senza possibilità di appello per i Palestinesi potrebbe tuttavia cambiare se ci fosse un’improvvisa escalation di morti per COVID-19 nella Striscia di Gaza, specialmente se la situazione raggiungesse un punto critico così orribile che il mondo non potrebbe continuare a ignorare quanto avviene. Quando divenisse impossibile non dire nulla e distogliere lo sguardo.

Israele ha ancora la possibilità di mostrare il suo impegno per i diritti umani fondamentali dei Palestinesi, anche se rifiuta di riconoscere i loro diritti nazionali. Ma ciò richiede che Israele agisca ora, prendendo rapide e drastiche misure per prevenire la diffusione del COVID-19 nella Striscia di Gaza e assicurare assistenza medica a chi viene infettato. Questo non è semplicemente un suggerimento o una preferenza. È la responsabilità d’Israele secondo il diritto internazionale.

Diritto internazionale a parte, c’è un altro ancor più importante motivo per cui Israele dovrebbe fornire assistenza a Gaza: è l’obbligo morale. È la cosa giusta da fare.

Forse quando la minaccia del COVID-19 finalmente si placherà, Israele riconsidererà il suo livello d’impegno con i Palestinesi, la sua risposta al loro diritto all’autodeterminazione e il suo modo di trattare coloro che sono nella Striscia di Gaza, ben oltre quelle minime azioni che servono a prevenire una massiccia perdita di vite umane e un disastro umanitario.

Shannon Maree Torrens è un’avvocata di diritto internazionale e diritti umani di Sydney, Australia. Ha lavorato presso corti e tribunali penali internazionali delle Nazioni Unite per l’ex Iugoslavia, Ruanda, Sierra Leone e Cambogia, e presso la Corte Penale Internazionale. Ha conseguito un dottorato di ricerca in diritto penale internazionale presso l’Università di Sydney. Twitter: @shannonmtorrens

https://www.haaretz.com/middle-east-news/.premium-coronavirus-confirmed-in-gaza-this-is-what-israel-must-do-now-1.8698730

Traduzione di Elisabetta Valento – Assopace Palestina

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