Israele blocca la Women’s Boat to Gaza, ma non farà tacere chi rivendica libertà

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La barca Zaytouna-Oliva, con a bordo un equipaggio di 13  donne di varie cittadinanze che intendevano superare il blocco navale e l’assedio imposto alla Striscia di Gaza, è simbolo di libertà. Israele ne ha interrotto, illegalmente, la navigata ed ha arrestato le coraggiose donne a bordo. Ma Israele si illude se pensa di riuscire a fermare le migliaia di attiviste e attivisti, intellettuali così come persone della società civile, che, in tutto il mondo, da anni rivendicano l’illegalità della politica di occupazione israeliana portata avanti negli ultimi 50 anni ai danni dei palestinesi.
La Women’s Boat to Gaza, che aveva a bordo anche l’ex colonnello dell’esercito Usa Ann Wright, il premio Nobel per la Pace irlandese Mairead Maguire, oltre a parlamentari e attiviste (tra cui un’israeliana), voleva essere un tentativo non solo simbolico di rompere l’assedio – molto concreto – che Israele ha imposto a Gaza dal 2007 e che ha distrutto tessuto sociale, economia e infrastrutture della Striscia, oltre che moltissime vite condannate a sopravvivere in quella che è  una vera e propria ‘prigione a cielo aperto’.
Assopace Palestina, chiede l’immediato rilascio delle 13 donne da parte delle autorità israeliane. Inoltre, mentre esprime la ammirazione e rispetto  per l’impegno della Women’s Boato to Gaza, rinnova il suo impegno per la fine dell’occupazione militare e della colonizzazione israeliana e chiede al Governo italiano di intervenire presso le autorità israeliane per chiedere la liberazione delle donne arrestate illegalmente e la restituzione della barca Zaitun -Olivam perchè possa ancora solcare le acque per la libertà e la dignità di tutti e tutte.

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