Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati 13-19 ottobre 2015

da | Ott 20, 2015 | Rapporti Palestina OCHA

Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengono informazioni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati Sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

Chi vuole una lettura ancora più veloce trova qui il nostro manifesto settimanale (n°138images), basato su un riassunto del Rapporto.

Nel periodo di riferimento (13-19 Ottobre), l’ondata di violenza è continuata in tutti i Territorio palestinesi occupati (opt) ed in Israele: uccisi 16 palestinesi e 3 israeliani, feriti 1.970 palestinesi e 19 israeliani [1]. Tra il 1° ed il 19 ottobre, il totale delle persone uccise nei Territori palestinesi occupati ed in Israele è giunto a 43 palestinesi e 7 israeliani, mentre il numero dei feriti è di circa 5.100 palestinesi e 70 israeliani. Nella sola Cisgiordania il numero di palestinesi uccisi (29) e feriti (4.400) è – tra i numeri riscontrati in uguali archi di tempo – il più alto dal 2005, anno in cui OCHA [Office for the Coordination of Humanitarian Affaire] iniziò a documentare le vittime. A Gaza, il numero delle vittime è il più alto dalla fine delle ostilità del 2014.

Oltre alla presenza costante e rafforzata ed alle procedure di controllo ai posti di blocco in Cisgiordania, le forze israeliane, dando seguito alla decisione del Gabinetto di Sicurezza israeliano [gruppo ristretto di ministri presieduto dal Primo Ministro] del 14 ottobre, hanno bloccato diverse strade principali di accesso ed uscita dai quartieri palestinesi di Gerusalemme Est. A partire dal 21 ottobre sono stati collocati 38 ostacoli: 17 posti di blocco, 20 blocchi di cemento ed una barriera di terra, con un impatto diretto su nove quartieri palestinesi. Le autorità israeliane hanno anche eretto una barriera di cemento che separa parzialmente il quartiere di Jabal Mukkaber dal vicino insediamento israeliano di Talpiyot Est. Le procedure di ricerca e di controllo recentemente adottate ai posti di blocco hanno portato a lunghe code, che hanno ritardato e impedito l’accesso delle persone ai servizi, comprese le strutture educative e sanitarie, i luoghi di lavoro, così come i centri di culto.

Nel periodo in esame, 3 israeliani e 10 palestinesi sono stati uccisi e 16 israeliani e tre palestinesi sono stati feriti nel corso di 12 accoltellamenti e presunti accoltellamenti o tentativi di aggressione da parte di palestinesi, uno dei quali con arma da fuoco. Le circostanze di alcuni di questi incidenti rimangono controverse. Otto di questi incidenti si sono verificati in Cisgiordania, di cui quattro nella città di Hebron e quattro nel Governatorato di Gerusalemme (tre in Gerusalemme Est). Gli altri quattro casi sono stati segnalati nella città israeliana di Ra’anana ed in Gerusalemme Ovest.

Quattro palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane durante scontri nel contesto di proteste attuate in tutta la Cisgiordania e in alcuni punti lungo la recinzione intorno a Gaza. Dei quattro, due manifestanti palestinesi sono stati uccisi in due separati episodi nei pressi della recinzione che circonda Gaza. Gli altri due palestinesi sono stati colpiti al petto e uccisi in due incidenti separati in Cisgiordania: all’ingresso nord della città di Betlemme e all’ingresso del villaggio di Beit Furik (Nablus).

Inoltre, il 19 ottobre, una palestinese 65enne è morta mentre veniva portata in ospedale per aver inalato gas lacrimogeno che aveva invaso la sua casa durante gli scontri scoppiati ad Al ‘Isawiya, in Gerusalemme Est. Secondo il personale dell’ospedale di Al Maqased, il suo ricovero in ospedale è stato ritardato per circa un‘ora da un nuovo posto di blocco che controlla l’ingresso e l’uscita da Al ‘Isawiya. Nella Striscia di Gaza, un altro civile palestinese è morto per le lesioni subite la settimana precedente, mentre si trovava al lavoro in una fabbrica nei pressi di una zona di scontri.

Durante la settimana, un totale di 1.917 palestinesi, tra cui 223 minori, sono stati feriti nel corso di scontri: il 28% del totale nella Striscia di Gaza ed i rimanenti in Cisgiordania. Le proteste e gli scontri nella Striscia di Gaza si sono svolti vicino alla recinzione perimetrale, nei pressi dei valichi di Erez e Nahal Oz, ad est del Campo profughi di Al Bureij e a nord-ovest di Beit Hanoun. In Cisgiordania, il più alto numero di feriti è stato registrato nel Governatorato di Hebron (397, pari al 27% del totale), seguito da Gerusalemme (344 feriti), Qalqiliya (272 feriti), Ramallah (197), Betlemme (178) e 107 feriti in Nablus, Tulkarem e Jenin complessivamente. Circa il 7% dei feriti in Cisgiordania ed il 25% nella Striscia di Gaza sono stati colpiti con armi da fuoco, mentre la maggior parte dei rimanenti sono stati colpiti da proiettili di gomma o hanno inalato gas lacrimogeno (solo le persone che ricevono assistenza medica sono conteggiate come feriti). Il 18 ottobre, è stato necessario evacuare due scuole situate in Area ad Accesso Riservato, vicino alla recinzione perimetrale di Gaza, a causa degli scontri che si stavano svolgendo nelle vicinanze.

Palestinesi hanno incendiato la Tomba di Giuseppe a Nablus in due occasioni. Nel primo caso, bottiglie incendiarie sono state lanciate sul sito durante gli scontri tra palestinesi e forze israeliane arrivate alle case di palestinesi sospettati di essere coinvolti nell’uccisione di una coppia di coloni avvenuta il 1° ottobre scorso. Nel secondo caso, palestinesi hanno appiccato l’incendio dopo che i coloni israeliani, giunti alla Tomba accompagnati dalle forze israeliane, si erano allontanati dal luogo. Le autorità palestinesi hanno condannato gli attacchi incendiari ed hanno aperto un‘inchiesta.

Il 16 ottobre, il Relatore Speciale delle Nazioni Unite per la situazione dei diritti umani nei Territori palestinesi occupati, Makarim Wibisono, ha espresso grave preoccupazione e profonda tristezza per l’intensificarsi della violenza nelle ultime settimane, ed ha osservato: “Ci sono preoccupazioni per l’uso eccessivo della forza contro i palestinesi da parte delle forze di sicurezza israeliane nel contesto di scontri; inoltre sono stati segnalati casi di assalitori palestinesi che, dopo aver compiuto attacchi contro israeliani, sono stati uccisi piuttosto che venire catturati”.

Le autorità israeliane hanno emesso sette ordini di demolizione punitiva contro le abitazioni di famiglie di palestinesi presunti autori di aggressioni attuate contro coloni israeliani in giugno ed ottobre di questo anno. Gli ordini di demolizione riguardano tre abitazioni nella città di Nablus, due nel villaggio Silwad, una nel villaggio di Surda (entrambi a Ramallah) ed una nel Campo profughi di Qalandiya (Gerusalemme). Il 18 ottobre, l’Alta Corte di Giustizia israeliana ha respinto un ricorso contro un altro ordine di demolizione punitiva emesso precedentemente contro la casa di famiglia (in Hebron) del colpevole di un attacco contro coloni israeliani nel novembre 2014.

Il 19 ottobre, coloni israeliani, scortati dalla polizia, hanno sfrattato tre famiglie palestinesi da un edificio nella zona di Silwan di Gerusalemme Est, a seguito di una lunga battaglia legale sulla proprietà dell’immobile. Oltre alla occupazione di abitazioni, le attività di insediamento dei coloni a Silwan includono scavi archeologici e la gestione del Parco Nazionale Città di Davide e del Centro visitatori. L’espansione degli insediamenti israeliani nel cuore dei quartieri palestinesi di Gerusalemme Est, fra i quali Silwan, negli ultimi anni ha provocato lo sfollamento di famiglie palestinesi, l’aumento delle restrizioni al movimento palestinese e un maggiore attrito con le forze israeliane che sono dispiegate in gran numero per proteggere i coloni israeliani.

Nel corso della settimana sono stati registrati almeno otto attacchi di coloni israeliani che hanno avuto come conseguenza almeno nove feriti palestinesi, tra cui tre minori, oltre ad uno straniero, e danni a case e veicoli. La metà dei casi sono stati registrati nella zona (H2) della città di Hebron, sotto controllo israeliano, e nell’adiacente insediamento di Kiryat Arba’. Secondo testimoni oculari, in alcuni di questi ultimi incidenti i coloni israeliani erano affiancati e sostenuti da forze israeliane. La maggior parte degli incidenti ha comportato il lancio di pietre, bombe incendiarie e bottiglie da parte di coloni israeliani contro case palestinesi.

In 6 occasioni le forze israeliane sono entrate all’interno della Striscia di Gaza ed hanno spianato il terreno ed effettuato scavi: a nord-est di Beti Hanoun e Beit Lahia, a sud est del Campo profughi di Maghazi e ad est del Campo profughi di Bureij. In 2 occasioni membri di gruppi armati palestinesi hanno aperto il fuoco contro i veicoli militari israeliani: non sono state segnalate vittime.

Il 15 ottobre, tre palestinesi sono stati colpiti con armi da fuoco e feriti dalle forze egiziane all’interno di un tunnel per il contrabbando, a sud-est di Rafah. Le forze egiziane avevano precedentemente fatto esplodere un tunnel sotterraneo tra Gaza ed Egitto, a sud di Rafah. Le attività di contrabbando lungo il confine con l’Egitto si ridussero drasticamente dalla metà del 2013, in seguito alla distruzione o all’ostruzione, effettuata dalle autorità egiziane, della stragrande maggioranza delle gallerie scavate in questa zona. Secondo quanto riferito, poche gallerie sono rimaste operative e, comunque, in modo parziale.

Il valico di Rafah è stato eccezionalmente aperto il 15 ottobre per i palestinesi che erano rimasti bloccati in Egitto, permettendo a 1.814 palestinesi di tornare a Gaza. Il valico è stato continuativamente chiuso, anche per l’assistenza umanitaria, dal 24 ottobre 2014, ad eccezione di 37 giorni di aperture parziali. Il 13 ottobre, il valico di Erez con Israele è stato chiuso per qualche ora, secondo quanto riferito, a causa delle proteste tenute in prossimità dello stesso e per i relativi danni riportati da alcune delle sue strutture.

[1] Non è incluso nei numeri un incidente accaduto il 18 ottobre a Beer Sheva (Israele), dove un palestinese, cittadino di Israele, ha sparato e ucciso un soldato israeliano e ferito parecchi altri israeliani; successivamente è stato ucciso, insieme a uno straniero che era stato scambiato per un aggressore. I dati forniti da OCHA comprendono incidenti che si sono verificati al di fuori dei territori occupati solo se risultano coinvolti, come vittime o come aggressori, persone residenti nei territori occupati.

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