Rapporto sulla Protezione dei Civili nei Territori Palestinesi Occupati 10-23 febbraio 2015

I Rapporti ONU OCHAoPt vengono pubblicati settimanalmente in lingua inglese, araba ed ebraica; contengonoocha informazio-ni, corredate di dati statistici e grafici, sugli eventi che riguardano la protezione dei civili nei territori palestinesi occupati.

ð sono scaricabili dal sito Web di OCHAoPt, alla pagina: http://www.ochaopt.org/reports.aspx?id=104&page=1

L’Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, traduce in italiano l’edizione inglese dei Rapporti (in caso di discrepanze, fa testo la versione in lingua originale); nella versione italiana non sono riprodotti i dati statistici ed i grafici. Nella prima pagi-na viene presentato uno stringato riassunto degli eventi settimanali descritti nel Rapporto.

ð sono scaricabili dal sito Web della Associazione per la pace – gruppo di Rivoli, alla pagina:

https://sites.google.com/site/assopacerivoli/materiali/rapporti-onu/rapporti-settimanali-integrali

PERIODO: 10 – 16 febbraio 2015

Riassunto

Cisgiordania

  • Le forze israeliane feriscono 30 palestinesi in vari scontri.
  • 7 attacchi palestinesi, con lancio di bottiglie incendiarie e pietre, contro veicoli e case israeliane. Nessun attacco di coloni a palestinesi.
  • Area C: per mancanza dei permessi di costruzione rilasciati da Israele, demoliti un negozio ed una stalla ad At Tur e 4 negozi ad Al Khalayleh. Le 2 comunità, con altre 15, sono separate dal resto della Cisgiordania dalla Barriera. Per i 1500 palestinesi residenti l’accesso al lavoro, ai mercati ed ai servizi è subordinato ai permessi israeliani.
  • Emessi ordini di sfratto per 65 ettari di terra coltivata, dichiarata “terra di stato”, ad Ash Shuyukh; colpite 20 famiglie. A Tayasir intimata la rimozione di 300 ulivi per gli stessi motivi.

Striscia di Gaza

  • Continuano episodi di apertura del “fuoco di avvertimento” in Aree ad Accesso Riservato; 17 in questa settimana.
  • Bambino di 4 mesi muore per un incendio in uno dei Centri collettivi dell’UNRWA per sfollati interni, che ospitano ancora 10.000 palestinesi in condizioni difficili.
  • Gaza annuncia la sospensione temporanea degli acquisti di frutta israeliana, in risposta al blocco israeliano di fragole di Gaza verso la Cisgiordania; proprio quando sta per concludersi la stagione di esportazione verso l’Europa.
  • Ancora chiuso, dal 22 gennaio, il valico di Rafah tra Gaza ed Egitto. La situazione è aggravata dalle contemporanee restrizioni al valico di Erez con Israele.
  • I giorni di apertura furono 262 nel 2013 e solo 158 nel 2014.

testo completo del Rapporto ONU-OCHAoPt

Cisgiordania (West Bank)

Le forze israeliane feriscono 30 palestinesi in varie località della Cisgiordania

Durante la settimana, le forze israeliane hanno ferito 30 palestinesi, tra cui nove minori, in vari scontri in Cisgiordania. Sul totale dei feriti, sei (tra cui quattro minori) sono stati feriti con proiettili di arma da fuoco. L’episodio in cui c’è stato il maggior numero di ferimenti (16) è avvenuto il 13 febbraio, in Al ‘Eizariya (nel Governatorato di Gerusalemme), durante scontri tra le forze israeliane e palestinesi che lanciavano pietre.

Cinque dei ferimenti di questa settimana, tra cui quello di due minori, sono avvenuti nel Governatorato di Qalqiliya, durante le proteste contro la chiusura del principale ingresso Est del villaggio di ‘Azzun, e durante la protesta settimanale contro la chiusura di lunga data dell’ingresso al villaggio di Kafr Qaddum.

Due scontri al Campo profughi di ‘Ayda (Betlemme) hanno comportato altri sei feriti, compreso un 30enne contrattista dell’UNRWA, colpito con un proiettile di gomma al petto, mentre lavorava in un ufficio adiacente al luogo degli scontri tra forze israeliane e minori impegnati nella sassaiola. Nel Campo profughi di ‘Ayda, scontri di questo tipo sono andati crescendo nel corso del 2014, causando un morto e 163 feriti.

Durante la settimana le forze israeliane hanno condotto 74 operazioni di ricerca-arresto rispetto alla media settimanale di 87 nel corso del 2014 ed alla media settimanale di 84 finora, nel 2015. Similmente al precedente periodo di riferimento [3-9 febbraio], circa un terzo delle operazioni sono state effettuate nel Governatorato di Gerusalemme; due di esse hanno innescato scontri risultanti in tre feriti.

Nessun attacco di coloni israeliani registrato in questa settimana

In questa settimana, per la prima volta dal lontano 2005, non sono stati registrati attacchi, con conseguenti ferimenti o danni materiali, da parte di coloni contro palestinesi; la media settimanale di tali attacchi, finora nel 2015, scende a quattro, rispetto alla media settimanale di sei, nel corso del 2014.

Secondo i media israeliani, in Gerusalemme Est e nei Governatorati di Ramallah, Hebron e Betlemme ci sono stati, durante la settimana, sette attacchi da parte di palestinesi, consistenti nel lancio di bottiglie incendiarie e pietre contro veicoli israeliani e case; gli attacchi hanno causato danni alle cose. In due incidenti separati (non inclusi nel conteggio), palestinesi hanno lanciato bottiglie di vernice e pietre alla Metropolitana leggera, nella zona di Shu’fat, in Gerusalemme Est, provocando danni a un parabrezza. Le forze israeliane hanno effettuate operazioni di ricerca-arresto, ma non sono stati segnalati arresti.

Quattro strutture demolite nel Governatorato di Gerusalemme

Durante il periodo di riferimento, le autorità israeliane hanno demolito quattro strutture di proprietà palestinese a motivo della mancanza dei permessi di costruzione rilasciati da Israele; 25 palestinesi sono stati colpiti dal provvedimento. Questa operazione porta a 89 il numero di strutture demolite dall’inizio del 2015, rispetto alle 119 demolite nel periodo equivalente del 2014. Inoltre, sono stati consegnati almeno un ordine di stop-lavori e due ordini di sfratto.

In Gerusalemme Est, le autorità israeliane hanno demolito una casa disabitata a Silwan, costruita nel 2014, su terreni di proprietà privata. Silwan ha una popolazione di circa 55.000 palestinesi ed è immediatamente adiacente alla Città Vecchia di Gerusalemme. A causa della sua importanza strategica, è stato ripetutamente bersaglio delle attività di insediamento di Israele, nonché di organizzazioni di coloni religiosi con il supporto del Governo.

Ancora in questa settimana, nell’Area C del Governatorato di Gerusalemme, le autorità israeliane hanno demolito una struttura commerciale ed una stalla per cavalli, appartenenti alla Comunità beduina di At Tur, ed un edificio di due piani nella Comunità Al Khalayleh, che comprendeva quattro negozi ed un appartamento disabitato; una famiglia di rifugiati registrati, costituita da sette persone, tra cui quattro minori, è stata colpita dal provvedimento. Entrambe le comunità, insieme ad altre 15, si trovano sul lato “Gerusalemme” della Barriera, fisicamente separate dal resto della Cisgiordania. Ai residenti che hanno la carta d’identità della Cisgiordania (circa 1.500 palestinesi) viene anche negato l’accesso alla zona circostante Gerusalemme Est, per lavoro, accesso ai mercati o ai servizi. Il movimento tra le loro abitazioni ed il resto della Cisgiordania è subordinato all’ottenimento di permessi speciali israeliani per la “zona di collegamento” oppure all’avere i loro nomi registrati in un elenco di coordinamento al checkpoint più vicino.

Ancora in questa settimana, in Area C, le autorità israeliane hanno consegnato ordini di sfratto riguardanti oltre 65 ettari di terra coltivata nel villaggio di Ash Shuyukh, colpendo circa 20 famiglie. La terra era stata dichiarata come suolo pubblico (cioè, “terra di stato”) negli anni 1980 ed era stata incorporata entro i confini della colonia israeliana di Kiryat Arba. Un ordine simile è stato emesso questa settimana nel villaggio di Tayasir (Tubas), intimando la rimozione di 300 alberi di ulivo; se attuato, l’ordine colpirebbe una famiglia di sette persone.

Striscia di Gaza (Gaza Strip)

Continuano episodi di apertura del “fuoco di avvertimento” in Aree ad Accesso Riservato

Episodi in cui le forze israeliane hanno aperto il “fuoco di avvertimento” in Aree ad Accesso Riservato (ARA), su terra e in mare, si sono ripetuti quotidianamente, con almeno 17 di tali incidenti segnalati durante la settimana; non risulta che ci siano stati feriti. In almeno due casi, la forze navali israeliane hanno aperto il fuoco verso barche da pesca palestinesi che, a quanto riferito, navigavano nel rispetto dei limiti di pesca imposti da Israele (6 miglia nautiche dalla riva), costringendole a terra.

Le restrizioni di accesso imposte da Israele, su terra ed in mare, continuano a minare la sicurezza dei palestinesi ed il settore agricolo di Gaza, fonte primaria di reddito per migliaia di agricoltori e pescatori e le loro famiglie.

Bambino palestinese muore in un incendio divampato in un centro collettivo dell’UNRWA

Il Ministero della Salute ha annunciato la morte di un bambino di 4 mesi in un incendio scoppiato nel Centro collettivo dell’UNRWA per sfollati interni, a Beit Hanoun. I genitori del neonato hanno riportato lesioni. Dai primi accertamenti pare che il fuoco sia stato innescato da un guasto elettrico. Oltre 10.000 sfollati palestinesi sono attualmente ospitati in centri collettivi dell’UNRWA in condizioni difficili. UNRWA ha ribadito che la questione della sicurezza e della protezione degli sfollati ospitati nei suoi Centri collettivi è una questione di primaria importanza. L’Agenzia ha recentemente realizzato formazione sulla sicurezza antincendio, anche per il personale del Centro collettivo in Beit Hanoun, ed ha intrapreso una revisione di reti elettriche nei Centri collettivi per promuovere un ambiente sicuro al loro interno.

Gaza sospende temporaneamente l’importazione di frutta israeliana

Il 16 febbraio il Ministro dell’Agricoltura in Gaza ha annunciato la sospensione temporanea degli acquisti di frutta israeliana e della sua importazione in Gaza, a partire dal 18 febbraio, in risposta al blocco posto da Israele al trasferimento di fragole di Gaza nella Cisgiordania.

Il 1° febbraio, le autorità israeliane avevano sospeso il trasferimento commerciale di fragole da Gaza alla Cisgiordania. Precedentemente, il 6 gennaio, le autorità israeliane vietarono l’uscita di fragole da Gaza, dopo aver affermato che esse erano state trovate in mercati israeliani senza autorizzazione. I commercianti palestinesi di Gaza respinsero questa affermazione. Le autorità israeliane convennero poi di lasciar passare un camion di fragole al giorno (6-7 tonnellate) diretto alla Cisgiordania; una disposizione che alla fine venne accettata dalle autorità palestinesi.

L’impatto della situazione attuale sulla redditività del settore della produzione di fragole di Gaza sarà presumibilmente molto pesante, soprattutto considerando che sta per concludersi stagione di esportazione verso i mercati europei.

Dal momento dell’imposizione del blocco, nel giugno 2007, Israele vietò quasi completamente l’uscita da Gaza di merci dirette alla Cisgiordania e ad Israele (i principali mercati per i prodotti di Gaza). Il 6 novembre 2014, nel quadro delle intese raggiunte nell’accordo di cessate il fuoco, Israele consentì la ripresa delle consegne, da Gaza alla Cisgiordania, di un limitato numero di prodotti agricoli.

Resta chiuso il valico di Rafah tra Gaza ed Egitto

Il valico di Rafah tra Gaza e l’Egitto è rimasto chiuso durante l’intero periodo di riferimento. Circa 30.000 palestinesi sono in attesa di attraversare in Egitto, tra cui pazienti e studenti. Circa 17.000 delle persone in attesa si sono registrate presso il Ministero degli Interni palestinese a Gaza per guadagnare priorità di transito nel caso di riapertura del valico. L’ultima volta che il valico venne eccezionalmente aperto fu dal 20 al 22 gennaio, in entrambe le direzioni; in quell’occasione venne autorizzato il transito, verso Gaza, di un convoglio umanitario con forniture mediche ed alimentari.

Durante tutto il 2014, il valico di Rafah venne aperto per 158 giorni, consentendo a 97.690 palestinesi di attraversarlo in entrambe le direzioni; nel 2013, il valico fu aperto per 262 giorni, permettendo a 302.240 palestinesi di attraversarlo in entrambe le direzioni.

La stragrande maggioranza dei palestinesi continua a non poter uscire da Gaza attraverso il valico di Erez con Israele. Il 17 febbraio, le autorità israeliane hanno annunciato un ulteriore allentamento nelle restrizioni relative al funzionamento di questo valico. Secondo l’annuncio, questo allentamento include l’aumento del numero di commercianti da 400 a 800 al giorno, l’aumento della quota mensile di permessi per i commercianti da 3.000 a 5.000 e l’ampliamento dell’esportazione agricola e industriale da Gaza, come prodotti tessili e mobili.

 Periodo: 17 – 23 febbraio 2015

Riassunto

Cisgiordania

  • 90 operazioni di ricerca-arresto condotte dalle forze israeliane: un soldato israeliano ferito, un 19enne palestinese ucciso e 102 arrestati (899 da inizio 2015). Alla fine del 2014, erano 5.528 i palestinesi detenuti nelle carceri israeliane con accuse attinenti alla sicurezza ed altri 1.115 per presenza illegale in Israele.
  • 5 attacchi di coloni a danno di palestinesi; in un caso coloni di Hebron picchiano un bambino di 10 anni con una spranga di ferro. 550 pianticelle di ulivo sradicate a Sa’ir.
  • 3 attacchi di palestinesi contro israeliani: un israeliano ferito con un coltello nella Città Vecchia di Gerusalemme.
  • In Area C le autorità israeliane confiscano alla Comunità di Al Twayel materiale destinato al ripristino di un pozzo per acqua potabile. La zona, definita “per esercitazioni a fuoco”, non è collegata ad una rete idrica. Nel 2014 la Comunità è stata colpita dalla demolizione di 41 strutture, tra cui una rete di distribuzione elettrica locale ed una strada di servizio lunga 2 km.
  • Nel villaggio di Tayasir le forze israeliane sradicano 300 ulivi e danneggiano la recinzione perché in “zona per esercitazioni a fuoco”.

Striscia di Gaza

  • Le forze israeliane feriscono un palestinese in Area ad Accesso Riservato.
  • 100 persone evacuate per l’esondazione di un torrente.
  • 3 bambini feriti dalla esplosione di residuati bellici che, da agosto 2014, hanno causato 10 morti e 39 feriti. Secondo l’ONU, fra le macerie ci sono ancora circa 7000 residuati bellici esplosivi.
  • Il valico di Rafah tra Gaza e l’Egitto è rimasto chiuso.

Testo completo del Rapporto ONU-OCHAoPt 

Cisgiordania (West Bank)

Un palestinese ucciso e altri 24 feriti dalle forze israeliane

Gli scontri innescati da alcune delle operazioni di ricerca-arresto svolte durante la settimana si sono conclusi con un palestinese ucciso e 13 dei 24 palestinesi feriti dalle forze israeliane nel corso della settimana.

Il 24 febbraio, le forze israeliane hanno colpito ed ucciso un profugo palestinese 19enne, durante gli scontri che hanno avuto luogo nel corso di una operazione di ricerca-arresto nel Campo Profughi di Ad Duheisha (Betlemme). Il 19enne era sul tetto di casa durante gli scontri e potrebbe essere stato impegnato nel lancio di pietre. Anche un soldato israeliano è stato ferito.

L’episodio della settimana in cui è stato ferito il maggior numero di persone è avvenuto il 22 febbraio presso il Campo Profughi di ‘Ayda (Betlemme), dove 11 palestinesi sono stati feriti: tra essi un minore e quattro adulti con proiettili di arma da fuoco ed altri cinque, tra cui una donna incinta, tramite violenza fisica. Ci sono state ulteriori lesioni durante operazioni di ricerca-arresto svolte il 19 febbraio in ‘Anabta (Tulkarem) e, il 22 febbraio, in Zububa (Jenin), durante le quali tre minori palestinesi (di 10, 12 e 13 anni), oltre a quattro adulti, hanno subito lesioni a causa di grave inalazione di gas.

Nel complesso, le forze israeliane hanno condotto 90 operazioni di ricerca-arresto durante la settimana, un numero in linea con la media settimanale, finora, del 2015. Come nei due precedenti periodi di riferimento, la maggior parte delle operazioni sono state effettuate nel Governatorato di Gerusalemme. Durante la settimana sono stati arrestati un totale di 102 palestinesi, portando a 899 il numero degli arrestati dall’inizio del 2015. Secondo il Servizio Penitenziario di Israele (IPS), alla fine del 2014 c’erano 5.528 palestinesi detenuti nelle carceri israeliane con accuse attinenti alla sicurezza ed altri 1.115 arrestati per presenza illegale in Israele.

Sei dei feriti di questa settimana, tra cui un minore, sono stati colpiti durante la protesta settimanale contro la chiusura di lunga data dell’ingresso al villaggio di Kafr Qaddum (Qalqiliya). Il 22 febbraio, all’ingresso del Campo Profughi di Al Jalazun, un altro minore è stato ferito con arma da fuoco ad una gamba, durante scontri che hanno visto il lancio di pietre da parte di palestinesi contro soldati israeliani.

Cinque attacchi di coloni israeliani registrati in questa settimana

In questa settimana sono stati registrati cinque attacchi di coloni, risultanti in lesioni o danni a palestinesi; la media settimanale di tali attacchi, finora, nel 2015, è pari a quattro, mentre è stata di sei la media settimanale nel corso del 2014.

Quattro degli attacchi hanno avuto luogo nel Governatorato di Hebron; in uno di questi è stato coinvolto un bambino di 10 anni, picchiato con una spranga di ferro da un gruppo di coloni nella città di Hebron. Il giorno successivo, le forze israeliane hanno arrestato il ragazzo per qualche ora, presumibilmente per aver lanciato pietre contro un soldato israeliano. Ancora in Hebron, un gruppo di coloni dell’insediamento di Susya hanno picchiato un pastore 55enne di Qwawis mentre pascolava le sue pecore vicino alla colonia. Nella stessa comunità, coloni hanno abbattuto oltre 40 alberi di ulivo appartenenti a contadini del villaggio di Yatta. Inoltre, 550 alberelli di ulivo, forniti tramite un progetto finanziato da donatori, sono stati sradicati da coloni nel villaggio di Sa’ir. In totale, 25 famiglie sono state danneggiate da queste azioni.

Il 19 febbraio, in Assirah al Qibliya (Nablus), una scritta tipo “tag price” [= “prezzo da pagare”, cioè da far pagare a chi si oppone all’insediamento dei coloni] è stata spruzzata su un serbatoio di acqua finanziato da donatori e un palo della luce è stato parzialmente danneggiato. Da segnalare che il palo dell’energia elettrica era già stato precedentemente tagliato nel gennaio di quest’anno. Il 17 febbraio, nel villaggio di Jalud (Nablus), vicino all’insediamento colonico avamposto di Esh Kodesh, un gruppo di coloni ha aggredito fisicamente, con un tubo di metallo, un palestinese. Esh Kodesh è uno dei sei insediamenti colonici avamposti ad est della colonia di Shilo, stabiliti nel corso del 1990 in violazione sia del diritto internazionale che della stessa legge israeliana. I coloni di questi sei insediamenti avamposti sono fonte di vessazioni e violenze sistematiche nei confronti dei palestinesi di nove villaggi circostanti, minando i loro mezzi di sussistenza e la loro incolumità fisica.

Secondo i media israeliani, durante la settimana ci sono stati tre attacchi di palestinesi contro israeliani. L’incidente più grave è avvenuto il 22 febbraio nei pressi della Città Vecchia di Gerusalemme, quando un palestinese ha accoltellato e leggermente ferito un israeliano. Gli altri due attacchi, secondo quanto riferito, hanno causato danni a cose e sono consistiti nel lancio di bottiglie incendiarie contro un complesso colonico israeliano in Sheikh Jarrah, in Gerusalemme Est, il 18 febbraio, e nel lancio di pietre contro un veicolo israeliano in prossimità del Campo Profughi di Al ‘Arrub, il 20 febbraio. In tre diversi incidenti (non inclusi nel conteggio), palestinesi hanno lanciato bottiglie di vernice e sassi contro la stazione ferroviaria della Metropolitana leggera, nella zona Shu’fat di Gerusalemme Est, causando danni a un parabrezza. Le forze israeliane hanno effettuato operazioni di ricerca-arresto, ma non sono stati segnalati arresti.

Demolita una struttura in Gerusalemme Est; confiscati materiali per un progetto idrico in Area C

Nel periodo in esame, nella zona di At Tur, in Gerusalemme Est, le autorità israeliane hanno demolito, per mancanza del permesso edilizio israeliano, un muro di contenimento costruito nel 2012 su un terreno di proprietà privata; la demolizione ha interessato cinque palestinesi. Questo provvedimento porta a 90 il numero di strutture demolite in Cisgiordania dall’inizio del 2015; nel corrispondente periodo del 2014 furono 131.

Ancora in questa settimana le autorità israeliane hanno confiscato materiale da costruzione per un progetto finanziato da donatori e finalizzato al ripristino di un pozzo destinato a fornire acqua potabile alla Comunità di Tell al Khashaba (Nablus, nota anche come Comunità di Al Twayel). La comunità, che si trova in Area C, in una zona militare chiusa o “zona per esercitazioni a fuoco”, non è collegata ad una rete idrica ed i residenti devono far affidamento sulla raccolta di acqua piovana o sull’acquisto di acqua portata tramite autocisterne. Durante il 2014, le autorità israeliane hanno demolito 41 strutture della comunità, tra cui 16 che erano state finanziate da donatori, sfollando oltre 100 persone. Tra le strutture finanziate da donatori e poi demolite dalle autorità israeliane ci fu anche una rete di distribuzione elettrica locale ed una strada di servizio per la comunità (lunga circa 2 km).

Inoltre, due veicoli pubblici, un trattore ed un compattatore, appartenenti al Comune di Yatta (Hebron), sono stati confiscati, per motivi non chiari, mentre operavano sui rifiuti in un sito ad est di Yatta, in Area C. I due veicoli sono stati portati in una base militare nella colonia di Gush Etzion.

Il 17 febbraio, nel villaggio di Tayasir (Tubas), le forze israeliane hanno sradicato 300 alberelli di ulivo e danneggiato la recinzione circostante, a motivo di attività non consentita in una zona designata da Israele come zona militare chiusa, o “zona per esercitazioni a fuoco”; una famiglia di cinque persone è stata colpita dal provvedimento.

Striscia di Gaza (Gaza Strip)

 Le forze israeliane feriscono un palestinese in Area ad Accesso Riservato (ARA)

Episodi in cui le forze israeliane hanno aperto il “fuoco di avvertimento” in Aree ad Accesso Riservato (ARA), su terra e in mare, si sono ripetuti quotidianamente, con almeno 15 di tali incidenti segnalati durante la settimana. In uno di essi, il 23 febbraio, a nord di Beit Lahia, le forze israeliane, posizionate lungo la recinzione perimetrale di Gaza, hanno colpito e ferito, e successivamente arrestato, un palestinese mentre si avvicinava alla recinzione.

Le restrizioni di accesso imposte da Israele, su terra ed in mare, continuano a minare la sicurezza dei palestinesi ed il settore agricolo di Gaza, fonte primaria di reddito per migliaia di agricoltori e pescatori e le loro famiglie.

Durante la settimana, le forze israeliane hanno arrestato tre palestinesi a nord est del Campo Profughi di Al Bureij, secondo quanto riferito mentre stavano tentando di infiltrarsi in Israele.

In un episodio del 23 febbraio, ad est del Campo Profughi di Al Maghazi, le forze israeliane hanno sparato due granate; non sono stati segnalati feriti.

Ampie zone allagate a causa della esondazione di un torrente nell’Area Centrale della Striscia

Il torrente Wadi Gaza, che attraversa l’Area Centrale della Striscia di Gaza, è esondato nella prima mattina del 22 febbraio, inondando ampie zone su entrambi i lati. Circa 35 strutture abitative nella zona di Al Moughraqa (per la maggior parte strutture di proprietà di beduini) hanno subito danni, soprattutto ai mobili ed altri oggetti; dieci case sono diventate temporaneamente inagibili. Circa 100 persone sono state evacuate dalle loro case e sistemate nel vicino Centro Collettivo dell’UNRWA per gli sfollati, in Al Bureij e nel centro di riabilitazione di Al Wafa. Le aree agricole adiacenti al torrente sono state allagate, con danni alle colture e agli alberi e perdita di bestiame. Le strade principali sono state temporaneamente bloccate. L’esondazione del torrente Wadi Gaza si verifica quasi ogni anno con vari gradi di impatto.

Funzionari palestinesi hanno affermato che l’inondazione si è verificata a causa dell’apertura di uno sbarramento sulla parte israeliana del torrente. Secondo diverse fonti di stampa, le autorità israeliane hanno negato questa affermazione ed hanno attribuito la piena ad una intensa ed eccezionale pioggia.

Tre bambini feriti dalla detonazione di residuati bellici esplosivi

Il 17 febbraio, nella zona di Al Twam, ad ovest di Jabalia, tre bambini palestinesi, di età compresa tra 2 e 13 anni, due dei quali fratelli, sono stati feriti da un residuato bellico esplosivo (ERW), scoppiato all’interno della loro casa. Dal cessate il fuoco di agosto 2014, dieci palestinesi, tra cui un minore, sono stati uccisi in incidenti simili, ed altri 39, tra cui 14 minori, feriti.

Secondo l’Agenzia ONU per l’Azione contro le Mine (UNMAS), circa 7.000 residuati bellici esplosivi continuano a contaminare aree di Gaza, con un alto rischio di lesioni per bambini, operatori umanitari, addetti alla rimozione delle macerie, raccoglitori di rottami, lavoratori edili, sfollati interni che ritornano alle loro case danneggiate ed agricoltori che lavorano e/o che vivono nelle Aree ad Accesso Riservato.

Valico di Rafah tra Gaza e l’Egitto rimane chiuso

Il valico di Rafah tra Gaza e l’Egitto è rimasto chiuso per tutto il periodo di riferimento. Si stima che circa 30.000 palestinesi siano in attesa di attraversare in Egitto, tra cui pazienti da curare e studenti. Di questi, 17.000 sono registrati, presso il Ministero Palestinese dell’Interno di Gaza, come viaggiatori con priorità.

L’ultima volta che il valico venne aperto fu dal 20 al 22 gennaio, in entrambe le direzioni; in quell’occasione venne autorizzato il transito, verso Gaza, di un convoglio umanitario con forniture mediche ed alimentari. Durante l’intero anno 2014, il valico di Rafah fu aperto per 158 giorni, permettendo un totale di 97.690 transiti in entrambe le direzioni; nel 2013 fu aperto per 262 giorni ed i transiti totali furono 302.240 in entrambe le direzioni.

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