Intervento di Mai Al Kaila Assemblea AssopacePalestina – Supino

Lug 19, 2014 | Notizie

Mai Al Kaila, Ambasciatrice Palestinese in Italia ha partecipato all’incontro che si è svolto a Supino il 13 Luglio 2014 in occasione della riunione nazionale di AssopacePalestina

maialkaila

Articolo pubblicato sul blog: speziapolis.blogspot.it

 

Nei giorni drammatici dei bombardamenti israeliani su Gaza e Cisgiordania, l’ambasciatrice palestinese in Italia Mai al Kailainterviene all’assemblea annuale di AssoPacePalestina, ospite diLuisa Morgantini al Centro Bab Al Shams (La porta del sole) di Supino (Fr).  L’ambasciatrice ricorda il numero dei martiri che fino a questo momento (13 Luglio) ammonta a 130, oltre a 1000 feriti e 210 case demolite (I morti sono saliti a 180 e 1100 sono i freiti).

Non ci sono precedenti di un attacco così barbaro – dice  – e questo avviene solo per colpire la volontà e l’autonomia politica dei palestinesi, tutte le altre sono scuse.

Nel suo intervento l’ambasciatrice ha toccato tutti i nodi della attuale crisi: l’assassinio dei coloni israeliani e del ragazzo palestinese, i razzi di Hamas e l’attacco all’ambasciata palestinese in Italia poco o per nulla non rilevato dai media italiani.

I tre giovani coloni israeliani uccisi e la riconciliazione tra Hamas e Fatah. L’ambasciatrice ritiene che per il governo israeliano l’assassinio dei tre giovani coloni sia solo un pretesto. Sebbene come ambasciatrice e come donna sia molto triste per quanto successo ai ragazzi, e fermamente contraria alle uccisioni sia di civili sia di militari, al momento  nessun partito o politico o formazione palestinese ha rivendicato il triplice assassinio, la cui dinamica non è ancora chiara. Quello che è chiaro invece è che Israele ha espresso il suo fermo dissenso rispetto all’accordo di riconciliazione tra il governo di Abu Mazen (Fatah) e quello di Hamas. Secondo Israele la riconciliazione con Hamas corrisponde alla riconciliazione con il terrorismo. Accusando Abu Mazen di “terrorismo diplomatico”, Israele sta chiedendo ad Abu Mazen di scegliere tra la pace con Israele e la riconciliazione con Hamas. Perché Israele in realtà non vuole la pace ma continua la politica di occupazione secondo il piano sionista, che prevede l’intero territorio palestinese per Israele. La guerra di Israele  è dunque contro il diritto alla riconciliazione del popolo palestinese, che è un affare interno dello Stato di Palestina su cui Israele non dovrebbe affatto interferire, esattamente come la Palestina non interviene negli affari interni degli altri Stati, in particolare quelli di Israele. Anche il supposto rifiuto di Hamas di riconoscere lo stato di Israele – che non è molto diverso dal non riconoscimento dello stato della Palestina da parte del Likud e della stessa Israele – è una scusa visto che Hamas si è già dichiarato d’accordo con il riconoscimento dei confini del ’67 e quindi ha implicitamente riconosciuto lo Stato d’Israele.

 

Le colonie.  Le colonie sono una questione cruciale nel processo di pace. Noi consideriamo le colonie una confisca del territorio, che avviene per ordine dell’esercito, su cui poi si insediano coloni provenienti dal Sud America (Argentina, Cile) e dall’Europa. Questi insediamenti sono normalmente protetti da recinzioni elettrificate, con divieto di accesso per chiunque altro. Sono vere e proprie colonie che in violazione del diritto internazionale e della Convenzione di Ginevra si trovano in territorio palestinese, come stabilito dagli accordi del ‘67. Le colonie e il muro occupano attualmente il 46% della Palestina a cui rimane  solo il 12% del territorio storicamente palestinese e il 22% di quello riconosciuto con i confini del ‘67. Quanto sta accadendo anche in questi giorni ha dunque come scopo il mantenimento e l’espansione delle colonie e, implicitamente, conferma il continuo disconoscimento da parte di Israele dello Stato di Palestina come disegnato dagli accordi del ’67.

La situazione attuale e l’uccisione del ragazzo palestinese. Sebbene non si sappia chi abbia ucciso i giovani coloni israeliani, su questo fatto sono partiti i bombardamenti e il blocco di Gaza. E tuttavia sono due i fronti del conflitto in corso. Prima dei bombardamenti su Gaza, Israele ha lasciato liberi i coloni di invadere e derubare le case palestinesi della Cisgiordania. Poiché i coloni sono convinti di essere i legittimi proprietari del territorio che occupano, non considerano neppure l’ipotesi di convivere con i palestinesi. Due settimane fa tre coloni, tra i quali un rabbino, hanno rapito e ucciso un ragazzo palestinese mentre usciva dalla moschea. Al ragazzo è stato appiccato il fuoco, dopo che il suo corpo era stato cosparso di benzina che gli era anche stata fatta bere: bruciato dentro e fuori. Bisogna tornare ai crimini nazisti per trovare episodi di simile efferatezza. Come esseri umani non possiamo accettare che un bambino possa essere deliberatamente e freddamente bruciato vivo.

I bombardamenti alla società civile di Gaza continuano e in questo momento più che mai il popolo palestinese ha bisogno della mobilitazione della comunità internazionale e dell’Italia, in particolare nel semestre italiano di presidenza dell’Unione Europea.  L’appello dell’Ambasciatrice è che si interrompano al più presto i bombardamenti su Gaza e si aprano corridoi umanitari, che ogni persona o organizzazione si attivi per sensibilizzare il proprio governo e la comunità internazionale affinchè si possa porre fine a questa tragedia. Infatti, dice, non si tratta di una guerra perché una guerra implica la presenza di due eserciti e i palestinesi non hanno né le armi né un esercito.

I razzi di Hamas contro Israele. Ci sono razzi che vengono lanciati da Gaza verso Israele ma occorre sapere che si tratta di razzi artigianiali, non sofisticati. Abu Mazen condanna l’uso di questi razzi: si tratta di armi relativamente innocue, quindi inutili rispetto a uno scopo bellicoso, ma che costituiscono una valida scusa per Israele per bombardare Gaza. Purtroppo dopo vent’anni di negoziati che non hanno portato ad alcun risultato è possibile che passi l’idea che il ricorso alla violenza sia una soluzione. La volontà dei palestinesi è invece che si ponga fine a questa situazione, con una soluzione che vada nella direzione della creazione di due Stati come stabilito dalla risoluzione dell’ONU del Novembre 2012. La Palestina e anche Israele hanno diritto alla pace e possono convivere pacificamente ma ora è urgente che si interrompano i bombardamenti su Gaza.

L’ Ambasciatrice hai accettato di rispondere ad alcune domande che le sono state rivolte.

A proposito dell’azione del Governo Italiano, l’Ambasciatrice ha detto di essere in stretto contatto con la Farnesina, dove si reca settimanalmente, e di ritenere che il governo italiano si stia attivando. Secondo l’ambasciatrice il ruolo del governo italiano è molto importante in questa fase, anche per la sua  responsabilità nell’Unione Europea durante il semestre di presidenza. A fronte della posizione molto debole degli USA, per un intervento dell’Europa, è fondamentale che gli amici della Palestina facciano pressione sui partiti politici, sul governo e sull’Unione Europea.

A proposito del dialogo con con l’ambasciatore israeliano in Italia, l’Ambasciatrice  ha ricordato di aver incontrato l’ultima volta l’ambasciatore d’Israele in occasione dell’incontro organizzato in Vaticano dal Papa. Tuttavia, per ragioni, impegni e responsabilità di entrambi non riescono a parlarsi. Aggiunge che la settimana scorsa l’ambasciata palestinese in Italia è stata attaccata dalla comunità israeliana, sono state lasciate scritte ingiuriose sui muri e sparati colpi. Purtroppo non c’è stata alcuna condanna da parte dell’ambasciata israeliana e anche in ragione di ciò all’ambasciata si sentono minacciati e hanno dovuto aumentare le misure di sicurezza.  Se Israele fosse interessata alla pace dovrebbe condannare atti di questo genere. Purtroppo neppure i media hanno fatto menzione di questo episodio, così come non stanno dando una copertura adeguata a quanto sta avvenendo a Gaza. Naturalmente l’ambasciata non chiede ai media italiani di stare dalla parte della Palestina ma che quanto sta accadendo sia rappresentato in maniera esaustiva. Anche in questo caso gli attivisti e gli italiani interessati alla pace dovrebbero pretendere un’informazione accurata dei fatti.

A proposito di una campagna per la reciprocità dei visti, l’Ambasciatrice precisa che i palestinesi non hanno il controllo delle proprie frontiere e che anche Abu Mazen deve coordinarsi con Israele per entrare/uscire dalla Palestina. La stessa Ambasciatrice per andare a Gerusalemme Est avrebbe bisogno di un permesso israeliano. La questione della reciprocità dei visti non si pone perché non hanno il controllo dei loro confini, e questo è un grande problema all’interno del processo di pace. Naturalmente l’Ambasciatrice non entra nel merito di cosa dovrebbe fare l’Italia rispetto al fatto che cittadini italiani che vogliono andare in Palestina possono essere bloccati all’aeroporto di Tel Aviv dagli israeliani, mentre a nessun cittadino israeliano viene impedito di entrare in Italia. Succede sempre più spesso che attivisti italiani delle ONG non possano entrare in Palestina (emblematico è il divieto di accesso a Gaza). In questo caso Israele si appella a problemi di sicurezza, anche se molto spesso è impedito l’accesso a chi va in Palestina per lavorare su progetti finanziati dall’Unione Europea. Per continuare a lavorare in Palestina diverse ONG hanno dovuto iscriversi all’albo israeliano delle ONG internazionali.  Per contro, ci sono coloni israeliani che hanno provatamente compiuto azioni anche molto violente nei confronti dei palestinesi cui il governo italiano potrebbe, a maggior ragione, impedire l’accesso in territorio italiano

A proposito della posizione del Papa subito dopo il suo viaggio a Betlemme, e quella attuale,l’Ambasciatrice ricorda che ieri (12 Luglio) il papa ha chiesto a entrambe le parti di fermarsi. Occorre dire  – ha aggiunto l’Ambasciatrice – che tutte le dichiarazioni che si stanno facendo a livello internazionale sono insufficienti rispetto a quanto sta accadendo. Siamo in presenza di un crimine contro l’umanità e quindi ai cittadini è richiesto di far sentire la propria voce, non possiamo stare calmi di fronte a un genocidio.

 

vedi anche l’intervento di Luisa Morgantini http://speziapolis.blogspot.it/2014/07/morgantini-sulla-crisi-palestinese.html

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