In Israele, la destra agisce e la sinistra fa solo parole

Ott 31, 2021 | Riflessioni

di Gideon Levy,

Haaretz, 31 ottobre 2021. 

Costruzioni nell’insediamento di Efrat. Credit: Emil Salman

La frustrazione e la rabbia della vera sinistra in Israele stanno crescendo. Due scrittori hanno espresso la loro indignazione su Haaretz: “Non hai solo ucciso. Hai ucciso ed ereditato. Qualcuno ha qualche dubbio che il sionismo religioso abbia ereditato il paese? Oggi, ovunque guardi, vedi il sionismo religioso. Sono dappertutto. Con lo zucchetto, senza lo zucchetto, a destra, a sinistra, nel governo e nell’opposizione, in tutta la struttura di comando dell’esercito, nella polizia, nella Procura di Stato, nei media. Oggi tutti parlano la lingua del sionismo religioso”, ha scritto Carolina Landsmann, ogni parola scolpita col sangue della sua anima.

Tre giorni dopo, l’ex presidente di Meretz Zehava Galon ha scritto, con una rabbia ancora più feroce: “Ascolta, animale razzista, omofobo, xenofobo, misogino, che stai cercando di trascinarci in un regime simil-talebano: non abbiamo paura di te … E ora vattene, prima che ti trattiamo come trattavamo i fascisti di un tempo”, alludendo a quella che, a parer suo, sarebbe stata la risposta corretta del centrosinistra e della sinistra alla destra.

La sinistra sionista bigotta non ama questa rabbia. Rimbomba nelle loro orecchie e preferiscono la quiete educata. Ma ci sono così tanti motivi di arrabbiarsi.

La dichiarazione che le organizzazioni per i diritti umani sono organizzazioni terroristiche, la decisione di costruire migliaia di unità abitative per i coloni e il voto vergognoso alla Knesset sulla commemorazione del massacro di Kafr Qasem: queste sono le ultime tre gocce che avrebbero dovuto far traboccare il vaso della rabbia –che in realtà avrebbe dovuto traboccare da un pezzo.

Perciò è impossibile non entrare in empatia con la rabbia di Landsmann e Galon. Ma è proprio questa rabbia che mette in luce la debolezza della sinistra: son sempre soltanto parole.

La destra agisce e la sinistra grida. La destra si insedia, fa sommosse, brucia, uccide, mutila e si impadronisce della terra, e la sinistra tace, o documenta e condanna. Il governo prende misure alla Erdogan contro le organizzazioni per i diritti umani, la sinistra sionista al governo è complice del crimine e la vera sinistra si arrabbia.

I sionisti religiosi stanno conquistando il paese e Landsmann grida. Viene dichiarata una caccia alle streghe per chiunque si faccia fotografare con un arabo – e Galon perde le staffe. Tutto giusto, ma non basta.

Parlare soltanto non basta più. Parlare è appropriato nelle democrazie, ma non contro le dittature violente. Non basta opporsi ai coloni e all’esercito. Quello che bisognava fare contro la violenza dei coloni era organizzare una milizia per proteggere i contadini palestinesi e le loro proprietà.

Contro i sequestri notturni dei palestinesi dalle loro case da parte dell’esercito, dovrebbe nascere una forza capace di documentare tutto, una forza più grande e più forte di B’Tselem, che fa tutto il possibile ma è insufficiente. Immagina i soldati che invadono ogni notte con i cani le camere da letto e gli asili nido e trovano degli israeliani determinati che li aspettano con le telecamere.

Le parole non hanno abbattuto il primo apartheid. Il Sudafrica ha avuto alcuni ebrei esemplari che sono passati dal parlare all’azione. Era illegale e a volte brutale, ma hanno realizzato il cambiamento e sono diventati figure rispettate.

Helen Suzman è stata l’unico membro del parlamento che si è opposto all’apartheid e ha incontrato Nelson Mandela nella sua cella di prigione. Oggi a Cape Town c’è un viale che porta il suo nome e la sua immagine è stata immortalata su un francobollo.

Altri ebrei sono andati molto oltre e hanno pagato un prezzo pesante. Joe Slovo era il comandante dell’ala militare dell’African National Congress e sua moglie fu assassinata dal regime. Denis Goldberg e Ronnie Kasrils furono esiliati o imprigionati. Il giudice Albie Sachs perse un occhio e un braccio in un’esplosione. Si erano resi conto che parlare non era abbastanza. Saranno ricordati come combattenti per la libertà.

Israele non ha avuto ebrei che si sono uniti attivamente alla lotta armata palestinese e sono diventati terroristi. È una buona cosa. Ma non c’è bisogno di diventare un terrorista per passare dal discorso all’azione. La comunità palestinese è impotente. Nessuno la protegge, e non protegge le sue proprietà e la sua vita.

Ci sono poche centinaia di israeliani che si offrono volontari  per proteggerli, accompagnare i bambini a scuola, partecipare a proteste per la libertà, aiutare con la raccolta delle olive o documentare ciò che succede. Sono persone fantastiche, ma in piccolo numero. Il loro impatto è nullo e i media li ignorano o addirittura li criminalizzano.

Anch’io parlo soltanto. Parlo e scrivo. Questa è la cosa più facile da fare. Ma nulla cambierà finché molti più israeliani non si renderanno conto che parlare soltanto non porterà il cambiamento, anche quando Landsmann e Galon giustamente esploderanno di rabbia.

https://www.haaretz.com/opinion/.premium-in-israel-the-right-acts-and-the-left-babbles-1.10339621

Traduzione di Donato Cioli – AssoPace Palestina

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