Lo Stato di New York deve revocare lo status di non-profit ai gruppi che finanziano i coloni israeliani estremisti

Set 8, 2021 | Riflessioni

di Sami Huraini,

Istituto per la Comprensione del Medio Oriente, 7 settembre 2021.

Palestinesi che protestano contro la rimozione forzata delle famiglie da Sheikh Jarrah nella Gerusalemme Est occupata, marzo 2021. Gruppi come Elad stanno cercando di sfrattare i palestinesi dalle loro case a Gerusalemme e altrove, in modo che i coloni ebrei possano prenderne il controllo. (Foto: Mostafa Alkharouf/Agenzia Anadolu via Getty Images)

Non ho mai conosciuto la libertà. Non un giorno. Sono nato ad Atuwani, un villaggio della Cisgiordania condizionato dall’occupazione militare israeliana e dalla violenza dei coloni. Ogni giorno rischiamo di essere picchiati, incarcerati o persino di essere uccisi, solo per la colpa di mietere i nostri campi, far pascolare il nostro bestiame e costruire le nostre case. Se vai su YouTube e cerchi “violenza dei coloni, South Hebron Hills” vedrai pagine e pagine di prove video. Puoi vedere i cani dei coloni che mordono i palestinesi, i coloni che bruciano i campi palestinesi, sparano e ci lanciano pietre. C’è un video di mio padre che viene picchiato durante una protesta non violenta quando ero bambino. I nostri figli hanno bisogno di una scorta di sicurezza solo per andare a scuola. Sono stato ricoverato in ospedale con le ossa rotte a causa di un attacco di coloni e incarcerato dall’esercito israeliano per aver rivendicato i miei diritti umani.

Sfortunatamente, ho imparato dall’esperienza che mostrare al mondo cosa sta succedendo attraverso i social media non è abbastanza. Tenere webinar informativi, spiegare più e più volte come la colonizzazione israeliana distrugge le nostre vite e le vite dei nostri cari ha ben poco effetto, a meno che non sia collegato a una campagna di azione che sia allo stesso tempo vincente e di grande impatto. Quelli di noi che sono continuamente in prima linea nella difesa delle nostre terre e comunità si sono recentemente seduti intorno a un tavolo per progettare un piano con questi principi, la Campagna per Tagliare i Fondi al Razzismo. Eravamo tutti convinti che la campagna doveva essere vincente a breve termine. Il movimento dei coloni sta divorando terre nella Valle del Giordano e altrove. Gruppi di coloni come Elad, Ir David, Ateret Cohanim e Regavim si stanno preparando a spazzare via qualsiasi presenza palestinese a Gerusalemme Est. Il tempo non è dalla nostra parte. 

Molti di questi gruppi pro-insediamenti hanno sede negli Stati Uniti e sono registrati come organizzazioni di beneficenza nello stato di New York, godendo di uno status di deducibilità dalle tasse presso l’Internal Revenue Service (l’ufficio delle imposte USA). Fanno arrivare milioni di dollari all’anno ad alcuni dei gruppi di coloni più estremi e violenti nei territori occupati, che stanno violando non solo il diritto internazionale, ma anche la tradizionale politica statunitense sugli insediamenti israeliani. Di conseguenza, chiediamo alla procuratrice generale di New York Letitia James di indagare sulle loro operazioni e di agire di conseguenza se scopre che stanno violando la legge degli Stati Uniti. Non stiamo chiedendo niente di radicale. La procuratrice James deve solo far rispettare le leggi in vigore ed essere coerente quando si tratta di gruppi che sostengono le associazioni di beneficenza dei coloni israeliani, proprio come ha fatto quando ha indagato sulla National Rifle Association e la Trump Foundation.   

La Campagna per Tagliare i Fondi al Razzismo è una campagna palestinese genuinamente nazionale. Abbiamo famiglie di Sheikh Jarrah e Silwan a Gerusalemme Est, a Hebron, nel Negev e nel sud di Israele, che stanno difendendo le loro case e le loro terre dall’invasione dei coloni e dalle organizzazioni che li spalleggiano. L’estate scorsa ci ha mostrato che la comunità palestinese sta immaginando un futuro fuori dai confini degli accordi di Oslo e si sta muovendo nello spazio per la vera liberazione della Palestina storica, dell’indipendenza di Gerusalemme, del Negev, di Haifa e di Nazareth. Se questo deve diventare una realtà, allora i palestinesi e i nostri alleati devono iniziare il processo di decolonizzazione. E un buon punto di partenza è lo smantellamento del movimento dei coloni israeliani. Dobbiamo iniziare a farlo tagliando i fondi che ricevono attraverso le organizzazioni non-profit statunitensi.  

L’istruzione è fondamentale e la trasformazione personale è essenziale. Decine di attivisti israeliani hanno attraversato un profondo processo di cambiamento per diventare nostri alleati impegnati per la liberazione. Ma la violenza che ci viene inflitta non riguarda solo gli atteggiamenti dei singoli israeliani. La violenza è strutturale; è violenza di stato. La nostra oppressione è il risultato di centinaia di leggi e politiche israeliane che, se sommate, costituiscono un sistema di apartheid, qualcosa che un numero crescente di esperti e altri stanno riconoscendo, tra cui Human Rights Watch e B’Tselem (una delle più rispettate organizzazioni israeliane per i diritti umani), che hanno entrambi pubblicato rapporti all’inizio di quest’anno che documentano come Israele pratica l’apartheid.

Quando accettiamo che questo sistema di apartheid riguarda realtà strutturali, piuttosto che individui che hanno bisogno di essere illuminati attraverso “programmi di coesistenza”, allora il nostro approccio in avanti deve essere centrato sul cambiamento strutturale. Deve essere politico. Significa sviluppare iniziative di azione per cambiare le leggi e le politiche che mantengono intatto il programma di apartheid di Israele.

Questo è ciò che chiediamo: la decolonizzazione. Unisciti a noi incoraggiando la procuratrice James a promuovere un’indagine su questi gruppi che rendono le nostre vite così difficili e la pace così lontana da raggiungere. Solo distruggendo le strutture di dominio regnerà la libertà.

Sami Huraini vive nel villaggio di Atwuani nelle colline a sud di Hebron. È un attivista per l’organizzazione di base Youth of Sumud ed è stato arrestato più volte dall’esercito israeliano  per la sua resistenza nonviolenta.     

https://theimeu.medium.com/new-york-state-should-revoke-charitable-status-of-groups-that-fund-extremist-israeli-settlers-d676d66cbe99

Traduzione di Donato Cioli – AssoPacePalestina

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