Perché i giudici liberali israeliani sostengono una costituzione razzista?

Lug 13, 2021 | Riflessioni

di Edo Konrad,

+972 Magazine info, 12 luglio 2021. 

Non dovrebbe essere una sorpresa che l’Alta Corte israeliana non solo abbia sostenuto la legge sullo Stato-nazione ebraico la scorsa settimana, ma abbia votato in modo così schiacciante a favore della legge. Degli 11 giudici che hanno esaminato le petizioni contro la legislazione, tutti e 10 i giudici ebrei hanno deciso di mantenere la legge, mentre George Karra, l’unica voce palestinese della corte, ha votato contro. 

La nuova Legge fondamentale, approvata dalla Knesset nel 2018, codifica costituzionalmente lo status di seconda classe dei cittadini palestinesi e privilegia gli ebrei sia in Israele che all’estero. Puoi cliccare qui per tutto quello che c’è da sapere sulla legge.   

A differenza delle loro controparti più conservatrici del seggio –che hanno cercato di mascherare il loro sostegno alla legge con argomenti procedurali contrari a un intervento della Corte– i ragionamenti dei giudici liberali sono stati a dir poco mistificanti.

Anche se si sono lamentati del fatto che qualsiasi menzione di “uguaglianza” è assente dalla legge sullo stato-nazione, questo non è stato per loro un motivo sufficiente per bocciarla completamente. Secondo loro, le norme legali e le procedure democratiche israeliane si sono sempre dimostrate impegnate per l’uguaglianza dei cittadini non ebrei all’interno di quello che si autodefinisce uno “stato ebraico”, e quindi non c’è niente di sbagliato nell’incorporare quest’ultima legge insieme alle altre leggi fondamentali di Israele.

I giudici hannoancheavvertito che avrebbero abolito qualsiasi legislazione discriminatoria che si basasse sulla legge dello Stato-nazione. Ma per credere a se stessi, i giudici hanno dovuto ignorare completamente 73 anni di leggi e politiche razziste contro i cittadini palestinesi di Israele, in materia di terra, alloggio, immigrazione, polizia e altro. Hanno anche dovuto ignorare il ruolo della Corte stessa nel sostenere molte di queste leggi: solo nell’ultimo decennio, la Corte ha approvato la legge sui Comitati di Ammissione, che consente la segregazione in materia di alloggi; la legge sulla Nakba, che cerca di sminuire la commemorazione palestinese della guerra del 1948; e la Legge sulla cittadinanza, che fino a questo mese ha vietato per 18 anni il ricongiungimento familiare dei Palestinesi, oltre a molte altre. 

Nella sua dichiarazione di minoranza, Karra ha esposto come la legge sullo stato-nazione ebraico non solo ignora ogni idea di uguaglianza, ma si concentra esclusivamente sui “diritti nazionali” dei cittadini ebrei, senza mai menzionare come dovrebbe essere trattata la minoranza non ebraica di Israele. Ad un certo punto, Karra ha anche fatto notare ai suoi colleghi giudici che la loro incapacità di comprendere l’impatto della legge sui cittadini palestinesi deriva dal fatto che semplicemente non sanno cosa si prova ad essere una minoranza in questo paese.    

La giustificazione liberale della legge dimostra perfettamente quanto i giudici dell’Alta Corte siano distaccati dalla realtà. Ciò è particolarmente ironico dato che essi rappresentano un’istituzione considerata da molti come uno degli ultimi baluardi che “proteggono” le minoranze in Israele dalla tirannia della maggioranza. Ma se l’ala liberale di questo baluardo è così cieca di fronte alle evidenti disuguaglianze sistematiche della società israeliana, e quindi non è in grado di mettersi nei panni dei Palestinesi, come ci si può aspettare che protegga davvero i più vulnerabili?

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Traduzione di Donato Cioli – AssoPacePalestina

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