Israele progetta di costruire ville sulle rovine di un villaggio che è diventato un simbolo della Nakba

Lug 13, 2021 | Notizie

di Yanal Jbareen e Zena Abo Zrka,

Haaretz, 12 luglio 2021. 

L’Israel Land Authority vuole che il pittoresco villaggio di Lifta, che precede la fondazione di Israele, venga utilizzato per la costruzione di ville di lusso. Gli attivisti palestinesi –e il Comune di Gerusalemme– stanno combattendo per ricostruire il sito storico abbandonato

Lifta, il mese scorso. È uno dei tanti villaggi abbandonati dopo la guerra d’indipendenza israeliana del 1948. Emil Salma

Dieci anni dopo la precedente battaglia per impedire costruzioni sui resti del villaggio di Lifta, nel nord-ovest di Gerusalemme, l’Israel Land Authority ha ora in programma di bandire una gara per la costruzione di un quartiere benestante nell’area del villaggio abbandonato che è diventato un simbolo della Nakba per i Palestinesi.

L’ex membro del consiglio comunale di Gerusalemme Yair Gabbay (che si era candidato alla Knesset nella lista del Likud) afferma che la gara d’appalto è stata sbloccata su sua richiesta, in onore del ‘giorno di Gerusalemme’, e dice che questo è un “duro colpo al diritto al ritorno” – intendendo, in questo caso, che i discendenti dei Palestinesi che fuggirono o furono espulsi dalle terre che sono ora in territorio israeliano non potranno più reinsediarsi lì. Il comune di Gerusalemme non si assume alcuna responsabilità per il piano della Land Authority; dice che la gara è stata bandita senza la sua approvazione e deve essere riesaminata. Nel frattempo, gli attivisti che lavorano per preservare il villaggio si stanno già preparando per una battaglia legale.  

Lifta era uno delle centinaia di villaggi abbandonati dopo la guerra d’indipendenza israeliana del 1948, ma è unico in quanto è stato lasciato lì come un monumento silenzioso e non è stato demolito o ripopolato come molte altre città. Per questo motivo, l’area è diventata un luogo di pellegrinaggio e uno strumento educativo. L’UNESCO ha persino aggiunto Lifta a un elenco provvisorio di siti che potrebbero essere dichiarati Patrimonio dell’Umanità, e il World Heritage Trust lo ha nominato come uno dei 25 siti in pericolo. 

Un edificio palestinese abbandonato a Lifta. “I grattacieli stanno aumentando a un ritmo vertiginoso nella città: perché distruggere questa perla storica, immersa nel verde?” Emil Salman

Per 15 anni, il governo ha cercato di portare avanti un piano per costruire oltre 200 case unifamiliari, un hotel e uno spazio commerciale a Lifta. Grazie agli sforzi dei rifugiati del villaggio, insieme ad architetti e attivisti ambientali, il tribunale distrettuale di Gerusalemme ha ordinato nel 2012 di annullare la gara e di condurre un’indagine archeologica completa per esaminare le esigenze di conservazione dell’area.  

L’indagine, i cui risultati sono stati completati nel 2016 dalla Israel Antiquities Authority, ha portato alla luce resti di 2.000 anni fa, di epoca romana o ellenistica, attorno ai quali si è poi sviluppato il nucleo del villaggio durante i 400 anni del periodo ottomano. Sono stati scoperti anche resti di antichi frantoi, una strada coperta ed enormi grotte. I risultati dell’indagine complessiva non hanno modificato le intenzioni della Land Authority di promuovere il piano di costruzione, questa volta con un’appendice dell’Autorità per le Antichità sulla conservazione, ma il piano è stato poi rimosso dall’agenda nel 2017 per l’opposizione di molti consiglieri comunali.

Da allora, non ci sono stati sviluppi riguardo al piano. Ma a maggio di quest’anno la Land Authority ha improvvisamente annunciato che intendeva bandire nuovamente la gara il 29 luglio di quest’anno. L’Authority ha detto ad Haaretz che essa “bandisce gare in tutto Israele in base alla disponibilità di superfici edificabili e all’approvazione statutaria dei piani”. La dichiarazione ha aggiunto che la commercializzazione dell’area è stata effettuata sotto la sua autorità e che si basa su documenti di conservazione approvati dall’Autorità per le Antichità. “Questo è un villaggio che è stato abbandonato oltre 73 anni fa e che rappresenta un pericolo per coloro che lo visitano, a causa di strutture instabili e dei rischi connessi”, ha affermato l’autorità. “Poiché i costi per preservarlo sono molto alti, il modo per finanziare la conservazione delle case speciali del villaggio è solo attraverso la commercializzazione del villaggio per ricavare alloggi e hotel”.

Ma l’ex consigliere comunale Gabbay –che era anche membro del comitato regionale per l’urbanistica e l’edilizia che approvò il piano originale nel 2006– ha una spiegazione diversa sul perché la Land Authority si sia ricordata di pubblicare ora il controverso bando. Sulla sua pagina Facebook, all’inizio di maggio, Gabbay ha detto che è stato lui ad avvicinare il capo dell’Authority, Yanki Quint, e gli ha chiesto di pubblicare l’offerta prima del ‘Jerusalem Day’, e Quint ha acconsentito.

Gente in visita a Lifta, il mese scorso. Emil Salman

“Nel sito in cui fu costruito il villaggio arabo sono stati trovati manufatti di una comunità ebraica del tardo periodo del Secondo Tempio”, ha scritto Gabbay. “Questo è un evento gradito ed eccitante per i sionisti, che sta accadendo simbolicamente alla vigilia del ‘giorno di Gerusalemme’ … Stiamo dando con ciò un duro colpo al diritto al ritorno, malgrado il fatto che queste rovine si siano trasformate in un luogo di memoria per i Palestinesi”.

Rispondendo ad Haaretz, la Land Authority ha dichiarato che “la decisione di pubblicare il bando  non ha alcun collegamento con la richiesta di Yair Gabbay”.

Sembra che il bando stia per essere emesso senza il supporto del Comune di Gerusalemme, una situazione del tutto insolita. Il comune ha detto ad Haaretz che “la pubblicazione del bando è avvenuta all’insaputa della città e senza la sua approvazione. La politica del sindaco, che è stata comunicata all’Israel Land Authority, è quella di riesaminare il piano”.

Il sindaco di Gerusalemme Moshe Leon non è l’unico che si oppone al piano. Il vicesindaco Eliezer Rauchberger del partito ultra-ortodosso Degel Hatorah ha detto che “raccomanda a qualsiasi appaltatore o imprenditore di pensarci due volte prima di fare la propria offerta”. Ha aggiunto: “Questo è un piano che non avrà il sostegno del Comune di Gerusalemme. Contravviene alla posizione del sindaco e alla mia. Non si può distruggere l’esistente e costruire un’area che sia davvero speciale e storicamente significativa solo per realizzare 200 ville da milionari”.

Laura Wharton, una consigliera comunale che rappresenta il partito Meretz, ha aggiunto che “Lifta è un luogo unico, in cui sono stati conservati reperti che risalgono al primo e al secondo tempio, insieme a edifici precedenti la fondazione dello stato. Non dovrebbero spostare nemmeno un sasso lì, a meno che non intendano sviluppare quell’area come hanno sviluppato Cesarea e Acri, città con una ricca storia. Lifta è un bene educativo e può diventare un centro turistico. I grattacieli stanno aumentando a un ritmo vertiginoso nella città: perché distruggere questa perla storica, immersa nel verde? Il comune non è disposto ad accettare l’opportunismo sospetto dell’Israel Land Authority e agirà per bloccare la gara”.

Lifta. “Poiché i costi di conservazione sono molto elevati, il modo per finanziare la preservazione delle abitazioni speciali del villaggio è solo attraverso la commercializzazione di alloggi e hotel”. Emil Salman

La Land Authority potrebbe non richiedere il consenso della città per emettere la gara, ma la mancanza di approvazione potrebbe rafforzare le affermazioni dei suoi avversari. La decisione di pubblicare il bando senza il sostegno della città solleva interrogativi anche alla luce della precedente risposta fornita a marzo dalla Land Authority al giornalista Aryeh Eldad, che aveva chiesto perché non fosse ancora stata emessa una nuova gara per la costruzione a Lifta. L’autorità rispose che “l’appalto doveva essere pubblicato in coordinamento con la città di Gerusalemme. Al momento, il consenso del comune alla commercializzazione [del terreno] non è ancora stato ricevuto”.

A seguito dell’intenzione di ripubblicare il bando, gli attivisti che lavorano per preservare il villaggio si sono preparati a intraprendere nuovamente un’azione legale. Tra questi c’è Yakoub Odeh, che era uno dei precedenti firmatari e che è nato e cresciuto a Lifta prima del 1948. “Ricordo molto bene il villaggio e i suoi abitanti, la sorgente e i giardini intorno”, dice ad Haaretz. “Quelli erano giorni bellissimi e noi eravamo sovrani nel nostro villaggio.”

Odeh racconta che l’espulsione dal villaggio non avvenne in un giorno, ma “erano state create le condizioni che non permettevano più di viverci. Nel mio caso, un giorno mio padre decise che avremmo lasciato il villaggio. Siamo partiti tutti, abbiamo trovato un camion con altre quattro famiglie del villaggio e ci siamo uniti a loro. Gli adulti hanno protetto i bambini con delle coperte e abbiamo proseguito per Abu Ghosh. Lì ci siamo fermati perché il giorno prima avevano assassinato un residente di Lifta proprio in quel villaggio. Poi siamo andati a Latrun, quindi a Ramallah e lì siamo rimasti come profughi. Avevamo addosso i vestiti con cui eravamo partiti e ci mancava anche il cibo. Nel giro di un’ora siamo passati dall’essere sovrani nel nostro villaggio ad esser dei profughi che bussano alla porta dei ricchi in cerca di cibo”, racconta Odeh. “Nelle condizioni politiche di oggi, non potremo tornare a Lifta, ma lotteremo affinché rimanga ​​un museo naturale aperto per tutti”.

Sami Arshid, un avvocato che ha rappresentato le famiglie dei rifugiati nella precedente petizione, ha dichiarato: “In questa fase, la battaglia è stata rinnovata facendo una petizione all’Israel Land Authority, al Comune di Gerusalemme e al comitato regionale per la pianificazione e l’edilizia, in cui si richiede l’annullamento dell’ultimo bando e una nuova progettazione sulla base delle risultanze dell’indagine di conservazione dell’Autorità per le Antichità. Allo stesso tempo, chiediamo di agire per rinforzare le strutture esistenti, per evitare il continuo decadimento dei beni culturali. Se questa richiesta non sarà accolta nei prossimi giorni, saremo costretti ancora una volta a rivolgerci ai tribunali”.

Un edificio abbandonato a Lifta, il mese scorso. Emil Salman

Da quando l’intenzione della Land Authority di rinnovare il piano di costruzione è giunta alla stampa, i giovani palestinesi hanno iniziato a organizzare proteste tra le rovine del villaggio. Un membro del comitato rifugiati, Nasser Abu Leil, ha detto che anche loro hanno iniziato a rinnovare le loro attività di comunicazione per impedire la costruzione e salvare Lifta, cercando di riunire gruppi civili di varie zone. La prof.ssa Daphna Golan è una di loro e ha detto: “Il villaggio che è stato congelato nel tempo ci permette di vedere tutta la storia, anche lo sviluppo dell’insediamento ebraico a partire dal paese arabo”.

L’archeologo Yonathan Mizrachi dell’organizzazione Emek Shaveh, che si concentra sul ruolo dell’archeologia nel conflitto israelo-palestinese, afferma: “Non è necessario essere un archeologo per apprezzare la storia raccontata dai resti del villaggio di Lifta. Generazioni di Israeliani che sono venuti nel sito durante la loro infanzia hanno riportato in vita il villaggio nella loro immaginazione, hanno capito come appariva la cultura agricola ed edilizia del territorio nelle ultime centinaia di anni e hanno addirittura acquisito una profonda e diretta comprensione della storia della terra”.

Quando la precedente petizione è stata presentata circa dieci anni fa, gli esperti di conservazione aggiunsero un loro parere professionale, guidati dall’architetto Dr. Shmuel Groag. Il parere affermava che Lifta è una testimonianza unica e definitiva del patrimonio edilizio palestinese. Questa settimana, Groag ha detto: “È vero che hanno fatto un sondaggio [di conservazione], ma non ha senso fare un sondaggio e non mettere in atto i suoi risultati”.

Gli oppositori del progetto affermano che, anche se al bando verrà allegato il parere professionale degli esperti di conservazione, il progetto edilizio contraddirà comunque le conclusioni dell’indagine, perché richiede la parziale demolizione e il danneggiamento di un paesaggio unico. Le strade che dovrebbero essere asfaltate distruggeranno vecchie strade, alberi, recinzioni e strutture antiche.

L’Autorità israeliana per le antichità ha affermato di essere responsabile solo per “questioni relative alle antichità, perché solo questo è di competenza della sua autorità. L’Ente ha effettuato a Lifta un meticoloso rilievo dell’intera area, compresa un’analisi architettonica di ogni struttura. Le sue istruzioni dettagliate sono state pubblicate nei documenti di gara del Piano 6035 e comprendono, tra l’altro, le istruzioni per la conservazione degli edifici, la riabilitazione e la ricostruzione degli edifici e dei terrazzi esistenti e la loro integrazione nello sviluppo, nonché la determinazione dei siti di antichità e le istruzioni per il loro sviluppo. Alcune di queste istruzioni includono anche le condizioni per ricevere un permesso di costruzione. Va sottolineato che, una volta approvato il piano generale di costruzione, i piani dettagliati devono essere presentati dai rispettivi vincitori secondo i principi guida del bando e le indicazioni dell’Autorità per le Antichità”.

Yanal Jbareen e Zena Abo Zrka partecipano al progetto Haaretz 21, un’iniziativa giornalistica che mira ad amplificare le voci sottorappresentate delle comunità arabo/palestinesi in Israele.

https://www.haaretz.com/israel-news/haaretz21/.premium.MAGAZINE-the-next-sheikh-jarrah-the-battle-for-palestinian-ruins-in-jerusalem-reawakens-1.9993014

Traduzione di Donato Cioli – AssoPacePalestina

.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Archivi

Fai una donazione

Fai una donazione tramite Paypal alla nostra associazione:

Fai una donazione ad Asso Pace Palestina

Oppure versate il vostro contributo ad
AssoPace Palestina
Banca BPER Banca S.p.A
IBAN IT 93M0538774610000035162686

il 5X1000 ad Assopace Palestina

Il prossimo viaggio