Basta con le punizioni ai Palestinesi che resistono all’oppressione

Giu 24, 2021 | Riflessioni

di Maureen Clare Murphy,

The Electronic Intifada, 14 giugno 2021.    

Quante volte sarà permesso a Israele di provocare un’estesa distruzione a Gaza? Ramez HaboubImmagini APA

I più potenti alleati di Israele non riusciranno mai nel loro obiettivo di costringere alla resa i Palestinesi. Eppure continuano a rafforzare Israele e a prolungare le sofferenze palestinesi nel loro grottesco tentativo di trattare una lotta anticoloniale per la liberazione come un conflitto tra due parti uguali, un conflitto da gestire apparentemente per sempre.

Uno degli aspetti più crudeli di questo approccio è il mantenimento del blocco aereo, terrestre e marittimo su Gaza, che è stato imposto da Israele con l’aiuto dell’Egitto a partire dal 2007. Questo assedio ha tenuto continuamente Gaza sull’orlo del collasso e ha reso la vita miserabile e precaria per la sua popolazione di oltre due milioni di Palestinesi.

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha affermato più di un decennio fa che l’assedio di Gaza costituisce un crimine di guerra in quanto si tratta di una punizione collettiva. Eppure non c’è alcun serio sforzo internazionale per porre fine a tutto questo. Le potenze mondiali sembrano accettare che l’assedio diventi permanente così come tutta l’occupazione militare di Israele.

Il cosiddetto Quartetto e gli stati e gli organismi che rappresenta –Nazioni Unite, Stati Uniti, Unione Europea e Russia– non hanno chiesto a Israele di revocare l’assedio dopo che lo scorso mese un cessate il fuoco incondizionato ha posto fine a 11 giorni di bombardamenti e terrore dell’enclave costiera.  

E non lo ha chiesto nemmeno il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. 

Invece, questi poteri hanno ripiegato su ormai logori appelli per una soluzione bilaterale a due stati, appelli che hanno ripetuto fino alla nauseadalla metà degli anni ’90, in seguito alla firma degli accordi di Oslo da parte di Israele e dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina.  

Unica novità, la Russia ha accolto con favore il cessate il fuoco e anche il rinnovato impegno di Washington per una soluzione a due stati, dopo il ridicolo piano “Prosperity for Peace” dell’amministrazione Trump. Quel piano –informalmente noto come l’Accordo del Secolo– neanche si sognava di riconoscere i diritti e le aspirazioni nazionali dei Palestinesi. Secondo i critici prevedeva uno stato permanente di occupazione militare, apartheid e sofferenza palestinese. Che è esattamente la situazione de facto di oggi, resa possibile dalla farsa del processo di pace gestito dal Quartetto.    

I più impegnati in questa finzione si attengono al copione secondo cui “entrambe le parti” hanno la stessa responsabilità nel mantenere il cessate il fuoco e una relativa calma, ignorando il rapporto essenziale di colonizzazione tra Israele e il popolo palestinese di cui brama la terra.

Togliere di mezzo Hamas

Sebbene Israele abbia un nuovo governo, non c’è assolutamente motivo di aspettarsi che le sue vecchie politiche nei confronti dei Palestinesi, e di Gaza in particolare, possano cambiare.  

I responsabili della farsa del processo di pace non sono riusciti a immaginare un ritorno allo status quo pre-escalation a Gaza prima e dopo il cessate il fuoco.  

Tor Wennesland, l’inviato del Segretario generale delle Nazioni Unite per il Medio Oriente, ha omesso di menzionare l’assedio alla Striscia durante il suo rapporto al Consiglio di Sicurezza a fine maggio. Ha detto che “l’unità nazionale palestinese e il ritorno di un legittimo governo palestinese a Gaza [sic] sono necessari per andare avanti in modo sostenibile”. Ciò significa l’emarginazione continua di Hamas, che governa gli affari interni di Gaza e guida la resistenza armata, a favore dell’Autorità Palestinese, che funge da braccio esecutivo dell’occupazione israeliana, reprimendo la resistenza palestinese contro la stessa occupazione.  

Antony Blinken, il segretario di Stato degli Stati Uniti, ha affermato che “se facciamo bene le cose, la ricostruzione e il soccorso per il popolo di Gaza –lungi dal conferire potere ad Hamas– hanno il potenziale per indebolirlo”.  

Israele vede anche l’occasione di curare i propri interessi imponendo condizioni politiche agli aiuti umanitari. Il suo ministero degli Esteri ha suggerito che utilizzerà l’accesso agli aiuti come una leva contro le indagini della Corte Penale Internazionale (CPI) sui crimini di guerra in Cisgiordania e Gaza. Il ministero ha affermato che saranno istituiti gruppi di lavoro per attuare “progetti civili in Giudea e Samaria” –il termine che Israele usa per la Cisgiordania– “mentre contemporaneamente si faranno determinate richieste ai Palestinesi, tra cui che smettano di fare petizioni alle istituzioni internazionali e che smettano i loro incitamenti.”  

Il fatto che Israele abbia preso di mira cittadini e infrastrutture civili durante la sua furia a Gaza nel 2014 è un obiettivo primario dell’indagine della CPI. Successive commissioni d’inchiesta internazionali hanno raccomandato sanzioni mirate e altre forme di pressione per evitare altri episodi di violenza israeliana nel territorio.

Ma quegli appelli sono rimasti inascoltati e la situazione di impunità prevalente ha permesso a Israele di attaccare ancora una volta Gaza.

Yahya Sinwar, il leader di Hamas a Gaza, saluta i sostenitori durante una manifestazione a Gaza City, 24 maggio 2021. Ashraf Amra APA images

Israele è obbligato dal diritto internazionale a provvedere ai bisogni umanitari dei civili che vivono sotto la sua occupazione militare, anche a Gaza. Ma invece di cercare il rispetto e l’applicazione di tali obblighi, gli Stati terzi si limitano a pagare il conto della ricostruzione dopo ogni scontro distruttivo nel territorio.

Israele non solo è stato esentato dal fornire riparazioni a Gaza, ma controlla cosa può essere portato nel territorio e quando. Limita o vieta i cosiddetti articoli a duplice uso che potrebbero essere utilizzati per scopi militari e ritarda l’approvazione dei nulla osta di sicurezza sui materiali, rallentando di anni il completamento dei progetti. I progetti iniziati dopo l’ultima guerra del 2014 non erano ancora stati portati a termine quando Israele ha provocato una nuova ondata di distruzioni il mese scorso, come riporta il Christian Science Monitor.  

E dove Israele consente forniture essenziali a Gaza, le sue stesse compagnie raccolgono profitti, vendendo materiali da costruzione e altri beni e servizi ad agenzie internazionali.    

La ricostruzione sarà dolorosamente protratta e impantanata nelle restrizioni. Al contrario, Washington si sta affrettando a sostituire i missili che Israele ha usato per distruggere vite e case palestinesi a Gaza. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha approvato una vendita da 735 milioni di dollari di munizioni a guida di precisione nonostante l’opposizione del Congresso e le richieste di embargo sulle armi da parte di gruppi per i diritti umani, tra cui Amnesty International .   

Nel frattempo, l’ONU continuerà a rafforzare l’assedio attraverso il meccanismo di ricostruzione di Gaza. In base a tale meccanismo, l’ONU raccoglie informazioni private sulle famiglie palestinesi e le trasmette a Israele, che ha il veto su quali famiglie possono ottenere aiuti per ricostruire le loro case. Questo rende l’ONU un partecipante attivo nei crimini di Israele.

Minare il diritto alla resistenza

Lo scopo dell’assedio israeliano a Gaza è la fine della resistenza armata all’occupazione e alla colonizzazione, un diritto sancito dal diritto internazionale

Dando priorità al ritorno di un “governo palestinese legittimo” a Gaza, le Nazioni Unite condizionano il diritto fondamentale a una vita dignitosa al fatto che Gaza si arrenda al dominio coloniale in Palestina

Sostenere l’assedio di Gaza fa parte di una strategia più ampia per punire le popolazioni civili quando i loro leader non si piegano alla volontà imperiale. Sanzioni radicali sono state imposte all’Iran e alla Siria, impedendo la ricostruzione postbellica e la fornitura di aiuti umanitari in quest’ultima.    

Parallelamente all’impatto dell’assedio israeliano su Gaza, il Congressional Research Service riconosce che le sanzioni economiche non hanno “alterato il perseguimento da parte dell’Iran di obiettivi strategici fondamentali, compreso il suo sostegno alle fazioni armate regionali e il suo sviluppo di missili”. Ma le sanzioni hanno reso difficile per le famiglie sbarcare il lunario, minando la capacità dell’Iran di rispondere alla pandemia di COVID-19.  

Anche il Venezuela è stato preso di mira, con un esperto di diritti umani delle Nazioni Unite che ha stabilito che le sanzioni sostenute da Stati Uniti, Regno Unito e UE “costituiscono violazioni del diritto internazionale”.   

L’esperienza palestinese ha dimostrato che arrendersi non porta ad alcun miglioramento. Gli accordi di Oslo non hanno fatto altro che aumentare il furto di terre e rafforzare il controllo israeliano. Ed è per questo che i gruppi palestinesi a Gaza resistono, con ampio sostegno pubblico, nonostante l’asimmetria di potere tra loro e Israele.

La dottrina militare israeliana non fa distinzione tra combattenti e civili, anzi l’esercito prende di mira deliberatamente le infrastrutture civili nel crudele e infruttuoso tentativo di generare un’opposizione pubblica alla resistenza contro Israele.  

Alti costi

Il costo del mantenimento di uno stato coloniale ebraico in Palestina è sempre stato alto, ed è stato pagato con innumerevoli vite palestinesi e libanesi.

Gaza ha preso sulle sue spalle il fardello di questo costo intollerabile negli ultimi anni. Ma ora l’equazione del potere è cambiata. La resistenza di Gaza, con il sostegno dell’Iran e di Hezbollah dal Libano, ha aumentato la sua capacità ad ogni scontro con Israele. L’ultimo episodio ha provocato una sostanziale sconfitta per quest’ultimo.  

Dopo la dichiarazione del cessate il fuoco, il braccio armato di Hamas ha affermato di aver “umiliato il nemico”. Un commentatore del quotidiano di Tel Aviv Haaretz l’hadefinita “l’operazione israeliana a Gaza più fallita e inutile di sempre”. Il capo dell’esercito israeliano ha riconosciuto che è stata ottenuta poca o nessuna deterrenza contro la resistenza palestinese. Dopo aver lanciato migliaia di razzi, Hamas ha affermato di averne ancora abbastanza nelle sue scorte per continuare a sparare verso Gerusalemme e Tel Aviv per molti altri mesi. Il lancio di razzi da Gaza ha bloccato il traffico nel principale aeroporto internazionale di Israele vicino a Tel Aviv, e poi nel suo aeroporto di riserva vicino a Eilat dopo che i razzi hanno raggiunto anche quella zona.    

Sebbene sia ancora vasto, il divario di potere tra Israele e la resistenza armata si sta riducendo.

L’esercito israeliano ha evitato il confine con Gaza questo maggio, dopo che quel teatro si è rivelato mortale per le sue forze nel 2014.  

Israele afferma che Hamas sta “sviluppando un sistema di disturbo elettronico da utilizzare contro il sistema di difesa Iron Dome”, come ha detto ai media Gilad Erdan, l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti. Erdan ha tentato di giustificare la distruzione israeliana della torre che ospitava l’agenzia di stampa, affermando che veniva utilizzata per sviluppare questa tecnologia. Associated Press ha affermato di non aver visto prove a sostegno di questa affermazione.

Le transazioni di criptovaluta al di fuori della portata del dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti consentono ad Hamas di raccogliere fondi eludendo le sanzioni internazionali.  

Per Israele, forse ancora più preoccupante dell’accresciuta forza della resistenza armata di Gaza, è l’unità dei Palestinesi in tutta la loro patria occupata.

Israele è stato rapidamente stravolto il mese scorso da varie forme di resistenza in tutta la Palestina storica: razzi e fuoco anticarro da Gaza, proteste conflittuali e scontri a fuoco in Cisgiordania, ribellioni nelle comunità palestinesi all’interno della Linea Verde dove folle di coloni sostenute dalla polizia cantavano “Morte agli Arabi”.  

Israele potrebbe trovarsi ancora più rapidamente sopraffatto in qualsiasi futuro scontro militare.

Hasan Nasrallah, il leader di Hezbollah, che ha costretto Israele a ritirare la sua occupazione dal Libano nel 2000 e lo ha sconfitto militarmente nel 2006, ha avvertito a fine maggio che il prossimo attacco israeliano ai luoghi santi di Gerusalemme potrebbe significare una guerra regionale.  

Yahya Sinwar, il leader di Hamas a Gaza, ha detto all’inizio di questo mese che le fazioni della resistenza hanno usato solo “metà della loro forza” nello scontro di maggio e che il prossimo “cambierà il volto del Medio Oriente”.  

L’esercito israeliano sa che non si tratta di semplici spacconate.

Un difensore civico militare israeliano ha affermato questo mese che “centinaia di sortite e centinaia di aerei hanno sganciato migliaia di bombe di precisione per un costo di miliardi di shekel” ma non sono stati in grado di fermare il lancio di razzi e colpi di mortaio da Gaza. “Hamas e la Jihad islamica hanno continuato i loro lanci… come se nulla fosse, e a quanto pare avrebbero potuto continuare a farlo per molto tempo”, ha aggiunto.

Il difensore civico ha previsto che in una futura guerra su più fronti, “migliaia di missili e razzi verranno lanciati contro Israele… senza sosta in tutte le direzioni. … Ogni giorno, migliaia di missili e razzi verranno lanciati contro i centri abitati … e i nuovi missili hanno un potere distruttivo pari a 10 volte quello dei razzi di Hamas”.

Un manifestante ripudia gli accordi di Oslo durante una manifestazione davanti al parlamento norvegese. 19 maggio 2021. Ryan Rodrick Beiler/ActiveStills

Una guerra regionale porterà indicibili spargimenti di sangue, distruzione e sofferenza. Coloro che hanno promosso una cultura dell’impunità e hanno armato Israele senza condizioni se ne dovranno accollare gran parte della colpa.

Tutte le forme di resistenza contro la colonizzazione della Palestina sono state bollate come illegittime dai potenti amici di Israele, sia che si tratti di un ricorso alla Corte Penale Internazionale, sia che si tratti del BDS (il movimento globale di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni), sia che si tratti della lotta armata.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite non ha sostenuto pubblicamente l’indagine della CPI. Ha invece accolto con favore gli accordi di normalizzazione tra Israele e gli stati autoritari vicini, accordi che, come ha confermato il segretario di Stato dell’ex presidente USA Donald Trump, erano forniture di armamenti nobilitate dalla propaganda.  

Israele ha ricevuto un profluvio di armi e di finanziamenti, mentre qualunque espressione internazionale di solidarietà con i Palestinesi è stata repressa e criminalizzata

Sinwar ha recentemente sottolineato che quando i Palestinesi hanno tenuto massicce proteste disarmate e sono stati uccisi dai cecchini militari israeliani, il mondo è stato a guardare e non ha fatto nulla.   

La lotta armata è necessaria quando il comportamento di un oppressore –e dei suoi alleati internazionali– la rende tale, per parafrasare il rivoluzionario sudafricano Nelson Mandela. 

Quattordici anni di assedio col supporto del Quartetto e ripetute offensive militari non hanno costretto e non costringeranno i Palestinesi a capitolare e ad arrendersi nella causa della liberazione nazionale.

Eppure i potenti alleati di Israele sembrano disposti a rischiare una guerra regionale pur di continuare la farsa del processo di pace, che serve solo a mantenere uno stato coloniale ebraico in Palestina.

E per tutti gli altri al di fuori della Palestina che vogliono aiutare a sostenere il costo della liberazione, ricordate: boicottaggio, disinvestimento e sanzioni mirate sono il pavimento, non il tetto, della solidarietà. 

Maureen Clare Murphy è caporedattore di The Electronic Intifada.

Non sempre AssoPacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.

https://electronicintifada.net/content/stop-punishing-palestinians-resisting-oppression/33246

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