Persone di coscienza! I Palestinesi vi chiedono di boicottare Israele

Mag 19, 2021 | Riflessioni

di Omar Barghouti,

The Guardian, 19 maggio 2020. 

“I Palestinesi resistono ogni giorno alla cancellazione della nostra terra, identità e speranza.” Raneen Sawafta / Reuters

Ispirato dalla lotta anti-apartheid sudafricana, il movimento non violento BDS ha bisogno del tuo sostegno, scrive il co-fondatore del BDS Omar Barghouti.

Toni Morrison ha scritto nel suo romanzo Beloved: “Le definizioni appartengono ai definitori, non ai definiti”. Noi Palestinesi abbiamo imparato a nostre spese che, se non definiamo chiaramente noi stessi la nostra oppressione e le nostre aspirazioni, lo farà l’oppressore egemone, cancellando la nostra storia e impadronendosi del nostro futuro.

A volte le definizioni emergono inaspettatamente. Tre giorni fa, a seguito di un attacco aereo israeliano che ha colpito un quartiere residenziale di Gaza City che ha scosso l’edificio in cui vive, la giovane figlia di una mia amica terrorizzata è corsa tremante nelle braccia della madre. Ha chiesto: “Voglio essere coraggiosa, mamma, ma come posso farlo quando la morte è così vicina?” La sua stessa domanda, durante un massacro trasmesso in televisione, definisce il coraggio. I Palestinesi stanno distruggendo ogni giorno la nostra paura e sperano e lavorano per garantire che questo coraggio ispiri milioni di persone a parlare e ad agire in modo efficace per porre fine alla complicità nell’oppressione di Israele.

L’attuale guerra israeliana contro i Palestinesi –a Gaza, Gerusalemme, Lydd, Acri, Haifa e altrove– e contro la resistenza palestinese suggerisce molteplici definizioni. Conflitto, apartheid, resistenza, ritorsione, autodifesa, giornalismo etico, coesistenza e giustizia sono tra le definizioni che sono oggetto di accese controversie. A volte il dibattito stesso viene utilizzato per giustificare quell’immorale “sia una parte che l’altra” [both-sides-ing] che ostacola l’indignazione e il dovere di agire.

Per ricordare al mondo questo dovere e per protestare contro gli orribili attacchi di Israele, che fanno parte di ciò che molti Palestinesi definiscono come una Nakba in corso, i Palestinesi di tutto il mondo hanno messo in atto martedì uno sciopero generale. In questo modo, abbiamo affermato la nostra unità come popolo indigeno che aspira soprattutto alla liberazione, e abbiamo ribadito il nostro appello per una solidarietà internazionale sostanziale, specialmente sotto forma di Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS).

Ispirato dalla lotta anti-apartheid sudafricana e dal movimento per i diritti civili degli Stati Uniti, il movimento BDS, non violento e antirazzista, è stato lanciato nel 2005 dalla più ampia coalizione della società palestinese. Chiede la fine dell’occupazione israeliana del 1967, la difesa del diritto dei profughi palestinesi di tornare nelle loro terre e la fine del sistema di dominio razziale istituzionalizzato e legalizzato di Israele, che corrisponde alla definizione di apartheid delle Nazioni Unite, come recentemente riconosciuto da Human Rights Watch.

Israele ha condotto per anni una guerra totale di repressione contro il BDS, in parte a causa del ruolo guida assunto dal BDS nel divulgare l’analisi dell’apartheid di Israele tra studenti, accademici, artisti, sindacati, movimenti sociali, razziali e per la giustizia climatica. Il riconoscimento da parte di Israele dell’impatto “strategico” del BDS nella mobilitazione di un’efficace solidarietà internazionale con la lotta di liberazione palestinese è un altro fattore chiave.

Ma forse il fattore più importante dietro la guerra di Israele contro il BDS è il fatto che il movimento ha mandato in frantumi l’apatia di coloro a cui non importa affatto e l’inazione di coloro a cui non importa abbastanza. Il BDS ha drasticamente ridefinito la solidarietà con la lotta palestinese per la libertà, la giustizia e l’uguaglianza, soprattutto come un obbligo etico di porre fine alla propria complicità. Di fronte alla flagrante oppressione, ovunque avvenga, l’apatia e l’inazione sono immorali, quando sia possibile agire senza pagare un prezzo troppo alto. Apatia e inazione sono ancora più immorali quando si ha non solo la possibilità, ma anche il dovere di agire se il proprio stato o istituzione è complice del sistema di oppressione.

Quando Stati più o meno democratici, come Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Francia, forniscono a Israele finanziamenti militari incondizionati o anche armamenti, oppure lo proteggono da sanzioni e responsabilità sancite nel diritto internazionale, sono complici dei crimini di Israele contro i Palestinesi.

Quando le multinazionali traggono profitto dalla fornitura di beni o servizi che consentono a Israele di mantenere il suo regime di occupazione e di apartheid, sono complici.

Quando fondi sovrani o fondi di investimento di chiese o di università detengono azioni in queste multinazionali, sono complici.

Quando artisti, atleti o accademici, noncuranti dei picchetti posti dal BDS palestinese, partecipano a eventi in Israele o sponsorizzati da Israele, sono complici.

Tutta questa complicità genera per i cittadini una responsabilità morale ad agire, per impedire che i loro soldi delle tasse e coloro che parlano in loro nome diventino pertecipi negli incessanti tentativi di Israele di trasformare Gaza e altri ghetti palestinesi in “zone del non-essere”, come li avrebbe chiamati Frantz Fanon.

L’esplosione stimolante e senza precedenti di solidarietà con i Palestinesi negli ultimi giorni indica che milioni di esseri umani in tutto il mondo si rendono ora conto di questo dovere etico e molti di loro stanno agendo per realizzare un cambiamento, anche a livello politico. Un esempio illuminante è la dichiarazione del Movement for Black Lives, che ha chiesto di tagliare i 3,8 miliardi di dollari di finanziamenti militari annuali a Israele e di imporre sanzioni “fino a quando Israele non interromperà le sue pratiche di apartheid e il suo progetto di insediamento coloniale”. In ambito parlamentare, Alexandria Ocasio-Cortez, ha coraggiosamente twittato: “Gli stati di apartheid non sono democrazie”.

Noti personaggi delle reti televisive, tra cui Ali Velshi della MSNBC e John Oliver della HBO; icone della musica, come John Legend; e personaggi di Hollywood, come Susan Sarandon, Viola Davis, John Cusack, Wentworth Miller e Natalie Portman, hanno tutti espresso solidarietà come mai prima d’ora, e alcuni di loro hanno twittato la famosa mappa della Palestina che scompare gradualmente sotto il colonialismo d’insediamento.

Sul terreno, i Palestinesi resistono ogni giorno alla cancellazione della loro terra, identità e speranza. In mezzo alle immagini inquietanti di morte e distruzione a Gaza, un’immagine mi ha lasciato con un misto di angoscia e speranza viscerali. È l’immagine di un giovane, Amara Abu Ouf, che ha mostrato una V in segno di vittoria mentre lo stavano ancora tirando fuori dalle macerie di un edificio di Gaza raso al suolo da una bomba israeliana. Questa è la definizione della fenice che risorge dalle ceneri, si potrebbe dire. Ebbene, oggi è la definizione del Palestinese.

Omar Barghouti è un difensore palestinese dei diritti umani, co-fondatore del movimento BDS per i diritti dei Palestinesi e co-destinatario del Gandhi Peace Award nel 2017.

https://www.theguardian.com/commentisfree/2021/may/19/boycott-divest-sanction-the-israeli-state

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