Infrastrutture coloniali fra Italia e Israele

Mag 25, 2021 | Riflessioni

di Collettivo Gastivists,

ECOR, novembre 2020. 

[Oggi che l’occupazione israeliana dimostra ancora una volta agli occhi del mondo tutta la sua violenza, giova ricordare la complicità dell’Unione Europea e di paesi quali Grecia, Cipro e Italia con le autorità israeliane, in merito al loro coinvolgimento nel progetto EastMed, un gasdotto che porterà sulle coste del Salento il gas dei giacimenti al largo di Israele e Gaza.
Il 12 dicembre 2020 il governo italiano ha aderito all’ East Mediterranean Gas Forum (Emgf), il braccio operativo del progetto EastMed con status di organizzazione internazionale, che vanta il sostegno della Commissione europea e della Banca Mondiale.

Riportiamo, di seguito, alcuni testi tratti dal dossier del Collettivo Gastivists contro la costruzione di questa ennesima infrastruttura di supporto ad una potenza coloniale, impattante per i territori e i mari che vuole attraversare, e votata a vincolarci ancora per anni a quell’economia fossile che ci sta portando al disastro climatico.

Ricordiamo infine che fra i Progetti di Interesse Comune dell’Unione Europea a favore dello Stato di Israele, oltre all’EastMed vi è anche l’EuroAsia Interconnector, un progetto infrastrutturale che prevede di collegare le reti elettriche di Israele, Cipro e Grecia attraverso un cavo sottomarino di 1.208 km. L’infrastruttura sarà a servizio anche delle colonie israeliane nei territori palestinesi occupati. Per approfondire il tema rimandiamo al dossier del Palestinian Human Rights Organizations Council. Ecor.Network.]

I gasdotti alimentano il conflitto. Come il gas fossile sta accrescendo le tensioni nel Mediterraneo Orientale. Il caso del gasdotto EastMed – Poseidon

In tutto il mondo, l’industria dei combustibili fossili si sta aggrappando al gas fossile come sua ancora di salvezza, sostenendo erroneamente che si tratti di una “soluzione” per la crisi climatica e cercando di aumentare rapidamente la costruzione di nuove infrastrutture di gas fossile. Come l’industria del gas ha preso slancio negli ultimi decenni, così anche i conflitti geopolitici intorno ai progetti sul gas.

Ciò avviene dopo una lunga storia di conflitti petroliferi e di politiche neocoloniali ed estrattiviste innescate dalla prospettiva della prospezione del petrolio e del gas. I governi e le istituzioni intergovernative come l’Unione Europea promuovono falsamente il gas fossile come fonte di energia pulita e come soluzione per la sicurezza energetica e alcuni governi propongono addirittura il gas fossile come soluzione per la pace nella regione.

Lo sfruttamento dei giacimenti di gas non solo scatena e alimenta la militarizzazione, ma minaccia la salute e il sostentamento delle comunità che vivono vicino alle grandi opere e accelera il collasso climatico, che a sua volta minaccia la sicurezza alimentare e la sicurezza abitativa e aumenta il rischio di eventi meteorologici estremi e altri pericoli ancora. Questi impatti danneggiano in modo sproporzionato le comunità di colore e le persone che vivono nei Paesi del Sud.

Un esempio pertinente e contemporaneo è l’Eastmed-Poseidon, la più recente grande opera per il trasporto di gas sostenuta dall’UE e vero e proprio campo minato geopolitico. È progettata per trasportare il gas fossile sotto le acque contese tra Israele e Cipro all’Italia, passando per Cipro e la Grecia. La sua destinazione finale è la rete del gas della stessa UE. Oltre ad essere – come già detto – un campo minato geopolitico, sta alimentando la militarizzazione, i conflitti e l’oppressione nell’area del Mediterraneo orientale. Specialmente nel contesto della crisi sanitaria pubblica di Covid-19 e della recessione economica, questo progetto di gasdotto sarebbe uno sperpero di denaro pubblico e di risorse politiche da parte dell’UE, in un momento in cui quelle stesse risorse sono urgentemente necessarie altrove.

Il governo israeliano è uno dei più entusiasti sostenitori del gasdotto Eastmed, in quanto garantirebbe un mercato europeo di esportazione per le riserve di gas israeliane. Nell’ultimo decennio ha sfruttato le riserve di gas sottomarine nel Mediterraneo, investendo in un boom di infrastrutture per il gas (seguendo l’andamento globale) e continuando al contempo una brutale occupazione e oppressione dei territori palestinesi sia in terra che in mare.

Va notato che ogni attività regionale si situa nel contesto di decenni di violazioni dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, che si sono ulteriormente intensificate nel 2020 con il piano di annessione illegale di Israele. Uno dei modi in cui Israele sopprime il diritto dei palestinesi alla loro terra e all’autodeterminazione è attraverso il controllo delle risorse nei territori palestinesi: il giacimento di gas marino di Gaza ne è un esempio patente.

Nonostante sia di proprietà palestinese, il regime israeliano non permette alla Palestina di sfruttare le sue riserve di gas al fine di ridurre il suo potere economico e politico. A seguito delle pressioni del governo israeliano, aziende come la Shell, che hanno licenze rilasciate dall’Autorità palestinese nelle acque al largo di Gaza, hanno abbandonato le loro operazioni. Il sostegno dell’UE ai gasdotti Eastmed e Poseidon dimostra la sua complicità alle continue violazioni dei diritti umani del popolo palestinese da parte di Israele. Legare la dipendenza energetica dell’UE a Israele legittima le politiche del Paese e le sue azioni, come l’attuale annessione della Palestina, e allo stesso tempo finanzia ulteriormente il governo israeliano.

https://ecor.network/estrattivismo/infrastrutture-coloniali-fra-italia-e-israele/

Il dossier completo è liberamente scaricabile dal portale della campagna Stop EastMed!

Alternativamente, potete leggerlo qui sotto nel pdf.

I-gasdotti-alimentano-il-conflitto

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