‘I coloni hanno portato dei camper e li hanno messi su una collina vicino a noi’

Apr 15, 2021 | Notizie

di Basil al-Adraa,

+972 Magazine, 9 aprile 2021.   

Israele semplifica per i coloni l’occupazione della nostra terra. Allo stesso tempo, i Palestinesi che vivono qui da generazioni sono aggrediti e sfrattati.

Un nuovo avamposto nelle Colline a sud di Hebron, marzo 2021. (Basil al-Adraa)

La sera dello scorso lunedì, ho ricevuto una telefonata da un amico. “Due grandi camion mi sono appena passati davanti”, mi ha detto. “Stanno trasportando camper. Sono passati proprio sulla strada sotto casa tua”.

Vivo in una comunità palestinese che si chiama At-Tuwani nelle Colline a Sud di Hebron. Dopo la telefonata del mio amico, sono salito immediatamente in macchina per cercare i camion. Ho guidato sin quando non li ho trovati e ho iniziato a seguirli, volendo capire cosa stava accadendo.

Mi sono detto che stavano andando a parcheggiare i camper in un nuovo avamposto di coloni che è stato costruito nelle ultime settimane di fronte alla colonia di Ma’on. Ma non si sono fermati lì e si sono diretti verso sud. Ho pensato che avrebbero lasciato i camper all’avamposto Mitzpe Yair, ma non si sono fermati neanche lì e hanno continuato ancora più a sud. Li seguivo, cercando di indovinare dove fossero diretti.

Quel che è accaduto poi mi ha colto di sorpresa. I camion sono entrati nel Consiglio Regionale delle Colline a Sud di Hebron, il centro municipale e amministrativo delle colonie locali. Ho pensato che era una cosa strana. Perché avrebbero dovuto portare lì i camper? Vi avevano già costruito case di cemento e pietra.

Poi, lunedì, ho ricevuto una telefonata da un pastore palestinese, Saleh Awad, che vive vicino al Consiglio Regionale. “I coloni sono venuti nella nostra comunità e, mentre parliamo, stanno prendendo violentemente a calci me e il mio gregge”, ha detto. “E quando vado al mio pozzo ci sono dei coloni che mi cacciano via. Non posso usare l’acqua”.

Saleh era estremamente sconvolto. “Per favore, vieni qui”, mi ha detto, “andremo insieme alla nuova colonia. È da lì che sono venuti. Mio fratello è lì ora, così come l’esercito, l’Amministrazione Civile [il ramo dell’esercito israeliano che amministra la vita quotidiana dei Palestinesi nella Cisgiordania occupata], e anche i coloni. Abbiamo bisogno…”

“La nuova colonia?”, l’ho interrotto. “Di cosa stai parlando?”

Un nuovo avamposto nelle Colline a Sud di Hebron, marzo 2021. (Basil al-Adraa)

“Sì, una settimana fa hanno portato dei camper e li hanno messi sulla collina vicino a noi. Hanno organizzato una colonia”, ha risposto Saleh.

Mi son reso subito conto che quelli erano gli stessi camper che avevo visto parcheggiare al Consiglio Regionale.

Quando con Saleh sono andato al nuovo avamposto, dove i camper erano infatti parcheggiati, ho capito che le autorità israeliane stavano costruendo lì una nuova fattoria. Il fratello di Saleh, soldati, membri dell’Amministrazione Civile e coloni stavano tutti lì, su una nuova strada asfaltata che collega il nuovo avamposto al consiglio regionale. La strada si estende su terreni agricoli privati palestinesi, dai quali la gente ricava da vivere.

Un rappresentante dell’Amministrazione Civile ha detto ai proprietari terrieri palestinesi arrivati al nuovo avamposto: “Questa è la vostra terra privata. I coloni non possono entrare o espellervi da essa”.

Un cavo elettrico e una tubatura dell’acqua erano stati scavati nel terreno per collegare l’avamposto alla rete elettrica e idrica del Consiglio Regionale delle Colline a Sud di Hebron.

Le autorità israeliane demoliscono una tenda nell’area di Masafer in Cisgiordania, vicino alla città di Yatta a sud di Hebron, 25 novembre 2020. (Wissam Hashlamon/Flash90)

È così che funziona. I coloni portano i camper e prendono possesso della terra senza incontrare problemi. Prima ancora di trasferirsi, gli viene asfaltata la strada e vengono collegati all’elettricità e all’acqua, con l’appoggio del Consiglio Regionale.

L’Amministrazione Civile, lo stesso organismo che distrugge le nostre case, pascoli e pozzi a scadenza settimanale, chiude un occhio. La stessa Amministrazione Civile che per anni ha impedito a decine di migliaia di Palestinesi, che vivono sulle nostre terre di proprietà privata nell’Area C della Cisgiordania, di allacciarsi all’acqua e all’elettricità o di asfaltare una strada. La stessa Amministrazione Civile che rifiuta di preparare dei piani regolatori per le nostre comunità e rifiuta tutte le nostre richieste di permessi di costruzione basandosi sul fatto che “non c’è un piano generale”.

Quando ho visto questo nuovo avamposto, ho capito quanto fosse grande questa ingiustizia. Mi sono immediatamente ricordato del mio amico Haroun Abu Aram. Haroun, che è cresciuto in una comunità nelle vicinanze, giace paralizzato in un ospedale di Hebron. La sua casa venne demolita sei mesi fa, e il giorno del suo compleanno, il 1° gennaio, iniziò a costruire una casa di latta. Arrivarono i soldati e gli impedirono con la forza di farlo. Gli confiscarono il suo generatore. Scoppiò una rissa e uno dei soldati gli sparò al collo.

Ricordavo Haroun mentre fissavo il nuovo avamposto. Pensavo a come i militari ci impediscano di fare qualsiasi cosa, ma quando arriva un colono gli garantiscono l’accesso all’acqua e all’elettricità. Gli forniscono anche un gruppo di soldati che sorvegliano l’avamposto 24 ore al giorno. E quando il colono scende per attaccare i Palestinesi che vengono a coltivare la loro terra, sulla quale il colono ha costruito il suo avamposto, i soldati improvvisamente scompaiono.

Una legge costruita sul razzismo e sul suprematismo

Questa prassi di aprire un avamposto su terra dello Stato e quindi sfrattare i Palestinesi dalle loro proprietà avviene ovunque nella Cisgiordania occupata.

Il mese scorso, i coloni dell’avamposto di Mitzpe Yair hanno attaccato con una sbarra di ferro un Palestinese nella sua terra, situata vicino all’avamposto. Gli hanno rotto la mascella. Alcuni giorni fa, i coloni della Fattoria Talia hanno aperto il fuoco su un Palestinese che era entrato nella sua terra.

Said Abu Aliyan all’Ospedale Al-Ahli di Hebron dopo l’aggressione subita dai coloni nelle Colline a Sud di Hebron, Cisgiordania, 13 marzo 2021. (Guy Butavia)

Questo non lascia molte scelte ai Palestinesi che vivono vicino agli avamposti. Molti di loro partono per la citta dopo essere stati obbligati ad abbandonare la loro terra a causa delle violenze dei coloni e dell’esercito.

Perdono i loro mezzi di sostentamento perché è impossibile fare il pastore o l’agricoltore in città. Sono costretti a cercare, spesso senza successo, un altro modo per guadagnarsi da vivere. Diventano rifugiati.

Quella mattina, mentre mi trovavo davanti all’avamposto, un colono è uscito da uno dei camper con un cane. L’ho riconosciuto immediatamente. È lo stesso colono che vive nell’avamposto Havat Ma’on, costruito sulle terre della mia comunità. Lo stesso colono che nel novembre 2019 mi attaccò con il suo cane e mi ferì la mano. Accadde mentre stavo documentando un’aggressione a una famiglia palestinese che faceva le raccolta delle olive. Lui e altri cinque coloni tiravano pietre alla famiglia. Mentre filmavo l’aggressione, il cane morse la mia mano dopo che il colono lo aveva aizzato contro di me.  

La polizia arrivò sul posto pochi minuti dopo. Ma non arrestarono il colono, trattennero mio padre per un’ora perché aveva urlato loro di arrestare il colono che mi aveva attaccato.

Palestinesi che raccolgono le loro cose dopo che le autorità israeliane hanno demolito la loro casa nella città di Yatta nella Cisgiordania occupata, a sud di Hebron, 3 giugno 2020. (Wisam Hashlamoun/Flash90)

Pochi giorni dopo, mi recai alla stazione di polizia con il filmato dell’aggressione. Sporsi denuncia contro il colono, ma quando dovevo rilasciare la mia testimonianza, la polizia ha rivolto l’indagine su di me, chiedendomi in primo luogo perché fossi sul luogo dell’attacco e perché ci fossero dei volontari israeliani con me.

È passato più di un anno e la polizia non ha fatto nulla della mia denuncia. Il colono non ha mai pagato per l’aggressione, e ora le autorità hanno costruito per lui una nuova fattoria. Continuerà ad attaccare Palestinesi senza pagarne lo scotto, come fece con Saleh e la sua famiglia. Questa è la legge sotto la quale noi viviamo, il tipo di legge che serve il forte e calpesta il debole. Una legge costruita sul razzismo e sul suprematismo.

Lo scopo di questa legge è quello di impadronirsi della nostra terra, di costrigerci a lasciare l’area. Perché coloro che hanno compiuto la Nakba nel 1948 e la Naksa nel 1967 si dovrebbero fermare nel 2021?

Basil al-Adraa è un attivista e fotografo del villaggio di At Tuwani nelle Colline a Sud di Hebron.

https://www.972mag.com/settlers-south-hebron-hills-dispossession/

Traduzione di Elisabetta Valento – AssoPacePalestina

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