La Giordania, a lungo frustrata, trova finalmente un modo per colpire Netanyahu dove fa male

Mar 14, 2021 | Riflessioni

di Lazar Berman,

The Times of Israel, 12 marzo 2021.

Il battibecco diplomatico, che ha visto la critica di Amman al giro vittorioso del premier israeliano nel Golfo, evidenzia la frustrazione della Giordania che si sente una pedina nelle campagne elettorali del premier

Il primo ministro Benjamin Netanyahu e il re di Giordania Abdullah II al Palazzo Reale di Amman, Giordania. 16 gennaio 2014. (AP/Yousef Allan, Jordanian Royal Palace)

Anni di frustrazione giordana nei confronti del primo ministro Benjamin Netanyahu sono emersi questa settimana, poiché i funzionari di Amman sembravano accusarlo di mettere in pericolo la regione per motivi politici e affermavano che Israele ha violato gli accordi con loro.

In una conferenza stampa giovedì, il ministro degli Esteri giordano Ayman Safadi ha attaccato “quelli che stanno giocando con la regione e il diritto dei suoi popoli a vivere in pace, per preoccupazioni elettorali e populiste… distruggendo la fiducia che costituisce la base per porre fine al conflitto. “

I commenti di Safadi sono arrivati ​​il ​​giorno dopo che il principe ereditario di Giordania, Hussein bin Abdullah, ha improvvisamente annullato una visita programmata al Monte del Tempio nella Città Vecchia di Gerusalemme per un disaccordo con le autorità israeliane sui dettagli di sicurezza.

Giovedì scorso la Giordania ha reagito ritardando l’approvazione per il sorvolo sul suo paese del primo ministro in viaggio verso gli Emirati Arabi Uniti per una visita programmata. Il viaggio di Netanyahu è stato infine rinviato a una data sconosciuta.

Il ministro degli esteri della Giordania Ayman Safadi a una conferenza stampa a Berlino. 10 marzo 2021. (Kay Nietfeld / POOL / AFP)

“Il principe ereditario voleva fare una visita religiosa alla moschea di Al-Aqsa e pregare lì la notte dell’Israà e del Mi’araj, una cosa di grande importanza religiosa per tutti i Musulmani”, ha detto Safadi. “Avevamo raggiunto accordi per visite con la parte israeliana. Siamo rimasti sorpresi quando gli Israeliani hanno cercato di imporre nuove disposizioni e cambiare il piano per la visita in un modo che avrebbe turbato i gerosolimitani durante quella notte di adorazione. Il principe ereditario ha deciso di non disturbare la purezza di quella notte”.

I commenti insolitamente duri del ministro degli Esteri si sono estesi allo status del Monte del Tempio a Gerusalemme, il luogo più sacro del giudaismo e sede della terza moschea più sacra dell’Islam. “La moschea di Al-Aqsa è un luogo di culto interamente per i Musulmani. Israele non ha alcuna sovranità su di essa … né accettiamo alcun intervento israeliano negli affari che la riguardano”, ha detto.

Il principe ereditario di Giordania Hussein bin Abdullah parla all’Assemblea Generale dell’ONU, nella sede delle Nazioni Unite. 21 settembre 2017. (Frank Franklin II/AP)

Israele conquistò il Monte del Tempio e la Città Vecchia di Gerusalemme nella Guerra dei Sei Giorni del 1967 e estese la sua sovranità su Gerusalemme. Tuttavia, ha permesso al Waqf giordano di continuare a mantenere l’autorità religiosa sul monte che gli Ebrei sono autorizzati a visitare, ma non a pregare. Il ruolo della Giordania come custode è stato sancito dallo storico accordo di pace israelo-giordano del 1994.

“Ci sono stati sviluppi positivi di recente”, ha detto Oded Eran, ricercatore senior presso l’Istituto per gli studi sulla sicurezza nazionale a Tel Aviv ed ex ambasciatore in Giordania. Eran si riferiva all’incontro della scorsa settimana tra Safadi e il ministro degli Esteri Gabi Ashkenazi al valico di Allenby tra la Cisgiordania e la Giordania, il terzo incontro in questo tipo al valico.

I segnali incoraggianti delle ultime settimane non sono riusciti a nascondere la disposizione d’animo dei funzionari giordani nei confronti del leader israeliano.

“I giordani non sono particolarmente contenti di Netanyahu, non lo sono da molto tempo”, ha detto Joshua Krasna, esperto di Medio Oriente presso il Moshe Dayan Center dell’Università di Tel Aviv.

Il re di Giordania Abdullah ha affermato nel 2019che le relazioni tra Israele e Giordania erano”ai minimi storici” dopo una serie di incidenti che avevano spinto Amman a richiamare l’ ambasciatore in Israele.

Nello stesso anno, la Giordania pose fine agli accordi speciali che consentivano agli agricoltori israeliani di accedere facilmente ad appezzamenti di terreno all’interno della Giordania. Anche l’arresto di due cittadini giordani da parte di Israele per sospetto terrorismo provocò un piccolo incidente diplomatico.

Giordania e Israele condividono forti legami di sicurezza, ma le relazioni politiche si sono inasprite anche a causa delle politiche israeliane riguardo ai Palestinesi e al Monte del Tempio , anche se Israele si è avvicinato ad altri stati arabi sunniti.

Nel 2017, Netanyahu ha salutato come un eroe una guardia di sicurezza israeliana che aveva ucciso due Giordani durante un attacco con coltello contro di lui in un appartamento dell’ ambasciata israeliana ad Amman.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu incontra il 25 luglio 2017 la guardia di sicurezza ‘Ziv,’ che aveva ucciso due Giordani nel corso di un un attacco con coltello nella sede dell’ambasciata israeliana in Amman il 23 luglio. (Haim Zach/GPO)

Israele ha pagato circa 5 milioni di dollari come risarcimento alle vittime giordane, sebbene la guardia non sia stata processata in un tribunale israeliano, come aveva chiesto Amman.

“È stata una grande provocazione”, ha detto Oraib Rantawi, analista giordano e capo del Centro di studi politici Al-Quds.

Messi in un angolo dagli Accordi di Abramo

I Giordani sono anche frustrati a causa degli accordi di normalizzazione, noti come accordi di Abramo, che Israele ha firmato con il Bahrein e gli Emirati Arabi Uniti.

Pubblicamente, Amman non ha altra scelta che lodare gli accordi. Ha stretti legami con gli Emirati Arabi Uniti e con gli Stati Uniti, che hanno mediato l’accordo sotto l’ex presidente Donald Trump, e sta cercando di ripristinare una stretta cooperazione con l’Arabia Saudita.

“Ma sono scontenti”, ha spiegato Krasna. “Affermano continuamente, come ha fatto Safadi ieri, che questi accordi non dovrebbero andare a scapito dei Palestinesi e che l’unico modo per risolvere la questione palestinese è attraverso una soluzione a due stati.

Krasna ha paragonato il malcontento per gli accordi alla “sofferenza della moglie per la nuova amante del marito.”

“I Giordani –e anche gli Egiziani–hanno pagato un caro prezzo quando hanno fatto trattati di pace con Israele”.

I vicini di Israele hanno dovuto restare a guardare mentre l’amministrazione Trump progettava gli importanti accordi di pace regionali senza coinvolgere gli Egiziani o i Giordani.

Il re Hussein di Giordania, sin., porge l’accendino al primo ministro Yitzhak Rabin dopo la cerimonia per la firma del trattato di pace israelo-giordano il 26 ottobre 1994, ad Aqaba, Giordania. (AP Photo/pool/IGPO)

“All’improvviso Israele sta parlando delle meravigliose relazioni e delle meravigliose opportunità che ha con gli Emirati Arabi Uniti, con il Bahrain e forse con altri stati … I Giordani e gli Egiziani si sentono esclusi due volte,” ha detto Krasna.

“Innanzitutto, quando tutto questo succedeva, nessuno -compresi gli Americani- ci ha detto nulla. E poi siamo noi quelli che hanno fatto uno sforzo in più e hanno fatto il lavoro più duro. È più facile per gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein fare la pace con Israele che per l’Egitto e la Giordania. Tuttavia, per qualche ragione, i nuovi splendidi partner sono più attraenti per gli Israeliani di noi vecchi partner che abbiamo lavorato per questo rapporto per tanto tempo.”

La Giordania –e in una certa misura Israele– si sente delusa dai risultati dell’accordo di pace del 1994. “È una pace fredda e il nostro rapporto si sta raffreddando”, ha ammesso il re Abdullah II in un’intervista di 12 anni fa.

Nessuna delle due parti ha organizzato eventi importanti per celebrare il 25° anniversario del trattato nel 2019.

Anche quando le parti hanno firmato importanti accordi destinati a beneficiare entrambi, le cose sono andate male. Un accordo da 10 miliardi di dollari firmato nel 2016 aveva lo scopo di fornire 45 miliardi di metri cubi di gas israeliano alla Giordania in 15 anni, manel 2020, solo pochi giorni dopo l’inizio delle importazioni di gas israeliano, il parlamento giordano ha votato all’unanimità per vietare tali consegne (sebbene non abbia la capacità di applicare tale misura). L’accordo ha anche fissato prezzi più alti di quelli di mercato del 2021.

Gli ultimi due anni di ripetute elezioni in Israele hanno peggiorato le cose, lasciando alla Giordania la sensazione di essere una pedina nelle manovre politiche di Netanyahu.Abdullah l’anno scorso si è pubblicamente opposto al progetto di Netanyahu di annettere parti della Cisgiordania –cosa considerata generalmente una mossa elettorale– un progetto che il primo ministro ha poi abbandonato nel quadro degli accordi di normalizzazione con gli Emirati Arabi Uniti.

“Quegli accordi mettono i paesi arabi in una posizione dove non vorrebbero essere,” ha detto Krasna. “Hanno molti contatti con i Palestinesi. E per ragioni elettorali, cose che prima venivano discusse confidenzialmente, sembra che siano ora alla base dell’ultima campagna elettorale di Netanyahu”.

Il re di Giordania Abdullah II, secondo da ds., visita un’enclave precedentemente concessa in uso a Israele, in compagnia del principe ereditario Hussein e di ufficiali dell’esercito, 11 novembre 2019. (Yousef Allan/Jordanian Royal Court via AP)

Sebbene Abdullah si dice abbia incontrato di recente in segreto il ministro della Difesa Benny Gantz, sembra che abbia rifiutato richieste di incontro con Netanyahu.

“I Giordani sanno bene che qualsiasi incontro con Netanyahu negli ultimi due anni sarebbe stato immediatamente utilizzato a fini elettorali,” ha detto Krasna.

Competizione per Gerusalemme

A tutto ciò si aggiunge la preoccupazione per l’erosione dell’influenza giordana sul Monte del Tempio. Nel 2019, Abdullah ha affermato di essere sotto pressione per modificare il ruolo storico del suo paese come custode dei luoghi santi di Gerusalemme. Ha promesso di continuare a proteggere i luoghi sacri islamici e cristiani a Gerusalemme, definendo questo una “linea rossa” per il suo paese.

Gli esperti di Medio Oriente hanno affermato in passato che l’Arabia Saudita è interessata ad assumersi la responsabilità del Monte del Tempio e delle moschee all’interno del suo complesso. L’Arabia Saudita è già la custode dei due siti musulmani più sacri alla Mecca e a Medina, entrambi all’interno del suo territorio.

Nel gennaio 2018, l’allora leader dell’opposizione israeliana Isaac Herzog ha affermato che l’Arabia Saudita potrebbe svolgere un ruolo chiave a Gerusalemme, assumendosi la responsabilità dell’amministrazione dei luoghi santi musulmani in un eventuale accordo di pace tra Israele e Palestinesi.

“C’è una competizione con altri attori nella regione,” ha detto Krasna. “L’Autorità Palestinese cerca costantemente di aumentare la sua influenza sul Monte del Tempio. Ma anche i Turchi cercano costantemente di aumentare la loro influenza.”

Uomini musulmani partecipano alle preghiere del venerdì sul Monte del Tempio nella Città Vecchia di Gerusalemme. 31 gennaio 2020. (Ahmad Gharabli/AFP)

“Questa è una questione di prestigio per la famiglia reale e per la Giordania. Ma non è solo una questione di prestigio. È uno dei problemi che la famiglia reale giordana vede davvero come la chiave per mantenere la sua legittimità politica.”

Quindi il viaggio annullato di giovedì negli Emirati, inteso come una celebrazione degli accordi di normalizzazione di Israele con gli Emirati Arabi Uniti –oltre ad essere una mossa per rafforzare le credenziali diplomatiche di Netanyahu in vista delle elezioni– potrebbe ora essere un problema sgradito per il primo ministro, dato che molti osservatori lo criticano per la sua gestione dei legami con la Giordania.

“Questa è una cosa che non doveva accadere,” ha detto Eran, l’ex ambasciatore in Giordania. “C’è una mancanza di fiducia tra le parti, una mancanza di dialogo ai massimi livelli, e questo è ciò che succede.”

“L’attuale crisi non è venuta dal nulla,” ha detto l’ex parlamentare dell’Unione Sionista Ksenia Svetlova, ora impegnata al Mitvim Institute. “I governi Netanyahu nel corso degli anni hanno danneggiato la nostra relazione strategica con la Giordania. È giunto il momento di valorizzare il nostro vicino di casa e di investire per ricucire i rapporti con esso.”

Associated Press ha contribuito a questo rapporto.

https://www.timesofisrael.com/long-frustrated-jordan-finally-finds-a-way-to-hit-netanyahu-where-it-hurts/?fbclid=IwAR3ESCIL8Y-Y88wqMnSQ0__NtOWktgJJjOpFG8BqcW04tQtWP18-KM7qMhI

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