Il servizio di sicurezza israeliano esorta gli attivisti di Hamas a non candidarsi alle elezioni palestinesi

Mar 10, 2021 | Riflessioni

di: Amira Hass,

Haaretz, 4 marzo 2021. 

I coordinatori dello Shin Bet hanno avvertito gli attivisti che candidarsi per la legislatura potrebbe portarli alla separazione forzata dalle loro famiglie

Donne palestinesi cercano i loro nomi nelle liste elettorali in una scuola di Gaza City, in vista delle imminenti elezioni palestinesi, 3 marzo 2021. Mohammed Abed / AFP

Con la crescente probabilità che Hamas sarà il più grande partito nel parlamento palestinese, soprattutto a causa delle spaccature nel movimento rivale Fatah, gli agenti dell’intelligence israeliana avvertono gli attivisti di Hamas di non candidarsi alle elezioni per il Consiglio Legislativo Palestinese, previste per il 22 maggio.

Nelle ultime settimane il servizio di sicurezza Shin Bet ha minacciato gli attivisti politici della Cisgiordania che sostengono Hamas di punirli con la detenzione per un certo numero di anni se si candidano alle elezioni. In alcuni casi, i coordinatori dello Shin Bet hanno fatto telefonate agli attivisti, avvertendoli che candidarsi per la legislatura potrebbe comportare la separazione dalle loro famiglie per un periodo prolungato. In altri casi, i coordinatori sono andati a casa degli attivisti a tarda notte, con una scorta dell’esercito israeliano, per consegnare il messaggio di persona. Alcuni coordinatori hanno convocato attivisti e sostenitori di Hamas nei centri di interrogatorio dello Shin Bet. Un intervistato che ha raccontato ad Haaretz della propria esperienza ha citato i nomi di circa un’altra dozzina di persone che sono state avvertite con uno dei metodi sopra menzionati. Il portavoce dello Shin Bet ha rifiutato di rispondere alle domande di Haaretz sull’argomento.

In qualità di potere dominante in Cisgiordania, anche nelle enclave di autogoverno palestinese, Israele interferisce nelle elezioni palestinesi in virtù della sua possibilità di arrestare qualsiasi candidato e, come ha dimostrato dopo le elezioni del 2006, chiunque sia stato eletto e chiunque sia stato nominato ad alte cariche, compresi i membri del gabinetto palestinese. Se non fosse soddisfatto dei risultati elettorali, Israele potrebbe anche sospendere le sue rimesse fiscali e doganali all’Autorità Palestinese (AP). Ciò comporterebbe ancora una volta tagli salariali per i dipendenti pubblici, un calo del commercio e dell’industria e un aumento della disoccupazione. Le autorità israeliane potrebbero anche rafforzare il blocco della Striscia di Gaza e isolare l’una dall’altra le enclave palestinesi in Cisgiordania.

I partiti palestinesi che partecipano alle elezioni non citeranno questi fatti come un motivo per non votare candidati sgraditi a Israele. Ciò sarebbe visto, giustamente, come un tradimento e come un’aperta collaborazione. Ma i fatti sono visibili agli elettori. Non c’è modo di sapere cosa decideranno in cabina elettorale: preferiranno la stabilità del governo di Fatah, anche se ne vedono la corruzione, o voteranno per dispetto il suo rivale (“Non lasceremo che Israele scelga i nostri rappresentanti”)?

Per questi motivi è impossibile parlare di libere elezioni palestinesi sotto l’occupazione. Non c’è nemmeno alcuna possibilità che Hamas “conquisti d’un colpo la Cisgiordania”: Israele, la potenza occupante, non lo permetterà.

Riluttante a correre

Ogni settimana, le agenzie di sicurezza israeliane arrestano dozzine di Palestinesi, e non solo quelli sospettati di attività armata. Attivisti sociali e politici che esprimono posizioni divergenti da quelle dell’AP, manifestanti, attivisti contro avamposti e insediamenti israeliani non autorizzati, studenti, persone che chiacchierano troppo su Facebook, persone da cui lo Shin Bet spera di estrarre informazioni su altri individui: persone di tutte queste categorie sono state arrestate da Israele. In questa stagione elettorale, gli arresti dei sostenitori di Hamas, compresi molti studenti universitari, sono interpretati da Hamas e dal pubblico palestinese come un tentativo di rimuovere dall’arena politica personaggi popolari le cui voci potrebbero influenzare gli elettori.

Almeno uno dei militanti di Hamas arrestati recentemente, Faza ’Sawafata di Tubas, ha annunciato di voler partecipare alle elezioni e la scorsa settimana è stato posto in detenzione amministrativa –detenzione senza accuse– per un periodo di quattro mesi. Alcuni altri attivisti di Hamas, compresi ex parlamentari, sono in detenzione amministrativa da diversi anni; in alcuni casi, vengono liberati e arrestati di nuovo pochi mesi dopo. Includono Mohammed Abu Tir, Ahmed Atun e Khaled Abu Arafa di Gerusalemme (che sono stati privati ​​del loro status di residenza a Gerusalemme ed espulsi a Ramallah), così come Jamal al-Tawil e Hassan Youssef, entrambi di Ramallah.

Quando Hamas ha deciso di candidarsi alle elezioni di quest’anno era già chiaro che doveva considerare la possibilità che Israele avrebbe impedito ai membri dell’organizzazione in Cisgiordania di presentarsi come candidati e condurre campagne contro le altre liste, e che avrebbero rischiato l’arresto. Per questo motivo, gli eletti nella lista di Hamas Change and Reform nelle elezioni del 2006, hanno già deciso di non candidarsi di nuovo, ha detto uno di loro ad Haaretz. Dopo la vittoria elettorale dell’organizzazione, Israele ha arrestato la maggior parte di loro e li ha tenuti in carcere alcuni anni per punizione.

Il membro del Consiglio Legislativo Palestinese che ha parlato con Haaretz a condizione di anonimato è stato lui stesso in detenzione amministrativa per alcuni anni. Ha detto che anche la partecipazione a discussioni aperte sulla riconciliazione tra Hamas e Fatah è finita con vari arresti; di conseguenza, gli unici membri di Hamas che parlano dell’argomento sono quelli che vivono nella Striscia di Gaza o all’estero. La scorsa estate, ad esempio, Youssef è stato posto in detenzione amministrativa dopo aver espresso apertamente sostegno per un’azione che tenda alla riconciliazione tra i due movimenti.

Hamas non ha ancora deciso come partecipare alle elezioni: come lista separata, in una lista congiunta con candidati indipendenti affiliati ad Hamas o in una coalizione con altre organizzazioni. Di conseguenza, è ancora ben lontano dall’avere la sua lista di candidati.

Soluzione elegante

Hamas è attualmente impegnato in elezioni interne. L’attuale Consiglio della Shura ha respinto una proposta di posticipare le elezioni interne a causa delle elezioni generali palestinesi in programma, ma ha accorciato il suo processo elettorale da sei mesi a due. Le elezioni interne di Hamas si svolgono in quattro distretti: la Striscia di Gaza, le prigioni israeliane dove sono incarcerati i membri di Hamas, la diaspora palestinese e la Cisgiordania. Le elezioni a Gaza e nelle prigioni sono terminate. Non è ancora chiaro se e come si terranno le elezioni in Cisgiordania (dove si svolgeranno in segreto).

A causa del controllo diretto di Israele sulla Cisgiordania, qualsiasi attività politica e qualsiasi riunione dei sostenitori di Hamas finirà in arresti, tanto più quando si tratterà di aprire le elezioni parlamentari. Non è chiaro, quindi, come e se gli attivisti di Hamas in Cisgiordania potranno essere scelti come candidati per la lista affiliata all’organizzazione.

Poiché Hamas e Fatah hanno deciso di formare “governi” sotto l’occupazione, hanno bisogno di elezioni per riaffermare la loro legittimità pubblica. Entrambi i movimenti sono consapevoli che, anche se uno di loro ottiene la maggioranza dei voti, non sarà in grado di formare un unico governo capace di controllare sia la Striscia di Gaza che la Cisgiordania. Israele, come già detto, non permetterà ad Hamas di operare come governo in entrambi i territori nel caso in cui ottenga la maggioranza dei voti, e né Hamas né Fatah lasceranno i loro centri di potere al partito alternativo, a Gaza e in Cisgiordania, rispettivamente.

Hamas e Fatah hanno giurato di voler porre fine alla divisione politica e ai doppi governi degli ultimi 14 anni. Una soluzione che si sta delineando è l’istituzione di un governo di unità nazionale, indipendentemente dai risultati delle elezioni, stando alle parole di Husam Badran, un membro dell’ufficio politico di Hamas, pubblicate mercoledì sul sito web dell’agenzia di stampa palestinese Ma’an. Se ciò avverrà, resta da vedere se Israele lascerà sopravvivere una soluzione così elegante.

https://www.haaretz.com/israel-news/.premium-israel-presses-hamas-activists-not-to-run-in-palestinian-elections-1.9587946?utm_source=mailchimp&utm_medium=content&utm_campaign=daily-brief&utm_content=1962360776

Traduzione di Donato Cioli – AssoPacePalestina

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