“Opporsi all’apartheid è l’unico modo in cui questa lotta può andare avanti”

Lug 7, 2020 | Riflessioni

Tareq Baconi, un analista politico palestinese, dice di essere “pessimista” sull’impatto dell’annessione, ma vede una speranza nella crescita dell’aspetto anticoloniale della lotta palestinese.

di Meron Rapoport

+972 Magazine, 1 luglio 2020

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Forze di sicurezza israeliane accanto a Palestinesi che protestano contro il piano di Israele di annettere parti della Cisgiordania, Haris, 26 giugno 2020. (Nasser Ishtayeh/Flash90)

Tareq Baconi, un analista politico palestinese, vede pochi motivi di ottimismo sull’esito dell’annessione, sia che avvenga oppure no. Come molti altri esperti, Baconi dubita della capacità dell’Autorità Palestinese di fermare l’annessione e teme che, anche se l’annessione de jure non avrà luogo, l’Unione Europea tirerà un sospiro di sollievo e tornerà a ignorare la “strisciante annessione” della Cisgiordania da parte di Israele.

La sola cosa buona che può venir fuori dall’attuale stato delle cose, dice Baconi, è il passaggio da una lotta palestinese per l’indipendenza e uno stato a una lotta anticoloniale.

Nato in Giordania, Baconi è un cittadino britannico che attualmente risiede nel Regno Unito. Lavora come analista per l’International Crisis Group, un gruppo di esperti che si occupa di risoluzione dei conflitti, fondato dall’ex consigliere del presidente Bill Clinton, Robert Malley.

Baconi ha un PhD in Relazioni Internazionali al King’s College ed è un rinomato esperto su Hamas. Nel 2018 ha pubblicato “Hamas Contained: The Rise and Pacification of Palestinian Resistance”, che mostra come il movimento islamico è cambiato negli ultimi anni.

L’intervista è stata rieditata per la lunghezza e la chiarezza.

Cosa possono fare i Palestinesi per fermare l’annessione?

“I Palestinesi hanno fatto di tutto per mettere in guardia contro l’annessione, compresa la richiesta di sostegno internazionale e l’annullamento degli Accordi di Oslo. Non credo che abbiano avuto molto successo.

“Ciò che può influenzare il cambiamento è il sostegno americano. In questo momento è chiaro che c’è il via libera degli Stati Uniti. La questione per gli Stati Uniti non è se l’annessione avverrà o meno, ma come avverrà. Anche i Giordani e gli Egiziani possono avere un impatto. Queste sono tutte forze esterne. I Palestinesi non hanno alcun potere per influenzare gli eventi. Per questo si rivolgono alla comunità internazionale e alla Corte Penale Internazionale”.

Possono i Palestinesi influenzare la posizione giordana?

“La posizione giordana [sull’annessione] è chiara. Se funziona, è una buona cosa, ma i Palestinesi non possono farci molto. Il modo in cui la Giordania agirà dipende dall’entità dell’annessione. Se Israele annette solo i blocchi delle colonie la risposta sarà pacata. Se l’annessione è più ampia, la situazione sarà diversa.”

Si potrebbe arrivare all’annullamento dell’accordo di pace Israele-Giordania?

I Giordani sono preoccupati per l’annessione da un punto di vista esistenziale. Non invidio la loro posizione. Non si tratta solo di cancellare l’accordo di pace: cancellare l’accordo sul gas naturale, per esempio, potrebbe avere un grave impatto sull’economia giordana. Ma se la Valle del Giordano sarà annessa, [i Giordani] probabilmente non avranno scelta. Dipende dal livello di danno arrecato ai Palestinesi, se saranno espulsi dalle loro terre, se saranno forzati ad andare in Giordania.”

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Tareq Baconi. (Helen Murray)

Lo smantellamento dell’Autorità Palestinese non è una minaccia per Israele?

“A mio avviso, lo smantellamento dell’AP è in fondo alla lista dei pensieri di Israele. Israele non ha intenzione di assumersi la responsabilità dei Territori Palestinesi. Non credo nemmeno che l’AP collasserà, ma l’annessione cambierà il modo in cui pensiamo all’autogoverno. Credo che Israele abbia già ampiamente pianificato l’indebolimento dell’AP.”

Cosa può fare l’Unione Europea?

“Ho avuto un grande scambio di idee con persone dell’UE. Teoricamente, l’UE può fermare l’annessione. Potrebbe fare pressioni economiche su Israele, ma in realtà non credo che farà nulla di significativo. Gli strumenti che può usare –riconoscimento di uno Stato palestinese, sanzioni, differenziazione [tra i prodotti dei Territori Occupati e quelli all’interno della Linea Verde]– non sono deterrenti. E gli Israeliani lo sanno.

“Il problema dell’UE è che tratta l’annessione come se fosse qualcosa che sta per accadere invece di qualcosa che è già accaduto. Storicamente l’Europa non ha avuto un peso.”

Qual è la posizione attuale dell’Egitto? È stato meno esplicito sulla questione rispetto alla Giordania.

“Il ruolo dell’Egitto dipende dalla risposta regionale. La sua situazione è apparentemente simile a quella della Giordania, ha un accordo di pace con Israele, ma il paese è più protetto dall’annessione rispetto alla Giordania. L’Egitto ha meno influenza sul problema ed è anche più coinvolto con Israele su una serie di questioni. A meno che ci sia un’energica risposta regionale [all’annessione], l’Egitto sarà più allineato con i Paesi del Golfo: una condanna formale senza alcuna azione. L’ambasciatore dell’Egitto in Israele potrebbe essere richiamato, l’ambasciatore israeliano sarà rimandato in Israele, ma nulla di più.”

Quindi non vedi alcun modo per fermare l’annessione.

“L’annessione sta già avvenendo, de facto. Sono piuttosto pessimista. Il primo ministro Benjamin Netanyahu è in una situazione impossibile. Si tratta del suo lascito. Sarà molto difficile per lui tornare indietro.

“Il suo dilemma è che se annette solo i blocchi delle colonie, sarà dal punto di vista internazionale più semplice [per lui], ma sarà un male per la sua eredità perché il piano Trump si aspetta che lui approvi uno Stato palestinese, anche uno così tronco e improbabile quale quello che il piano prevede. Se annetterà anche la Valle del Giordano questo gli creerà ulteriori difficoltà, ma gli lascerà una eredità più sostanziosa, giacché avrà tolto dal tavolo dei negoziati la possibilità di uno Stato palestinese.”

Quale sarà l’impatto immediato dell’annessione?

“Dipende dalla portata dell’annessione: i Palestinesi delle aree annesse, fino al 10% dei Palestinesi della Cisgiordania, probabilmente saranno danneggiati direttamente. Perderanno il controllo della loro terra, saranno a rischio di espulsione, il loro status giuridico sarà poco chiaro ed è incerto quali diritti avranno. La questione per il resto dei Palestinesi in Cisgiordania è se potranno viaggiare tra [differenti] aree, se potranno ottenere permessi di lavoro e se potranno andare in Giordania. Ma è possibile che per alcuni sarà ‘tutto come al solito’.”

Molti dicono che l’annessione indebolirà l’AP e rafforzerà l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, così come la leadership palestinese nella diaspora.

“Questo sta già accadendo. La leadership dell’AP avrà difficoltà a sostenere che sono loro il passo intermedio verso uno Stato. Ma non è garantito che ci saranno pressioni per smantellare l’AP.

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Centinaia di membri dei servizi di sicurezza palestinesi e di diverse fazioni politiche partecipano a una protesta contro i piani di annessione israeliani in Cisgiordania, a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, il 29 giugno 2020. (Abed Rahim Khatib/Flash90)

“Prevedo scontri con le forze di occupazione, difficoltà economiche. Hamas lancerà probabilmente altri razzi e, se ci sarà più instabilità, potrebbe essere in grado di restaurare una presenza istituzionale in Cisgiordania. Ma il cambiamento più importante sarà il passaggio dal sostegno popolare per la costruzione di uno Stato a una vera lotta anticoloniale. Questo processo sarà accelerato, con o senza annessione”.

Ho sentito spesso quest’idea. Perché le cose stanno andando in questa direzione?

“Opporsi all’apartheid è probabilmente il solo modo in cui questa lotta può andare avanti. Possiamo vederne i segni in ciò che sta accadendo. Sta accadendo nelle marce del ritorno [di Gaza] che sono iniziate come un movimento popolare e che Hamas ha cooptato. Lo vediamo nelle marce del ritorno in Israele, a Gerusalemme e nei campi profughi della diaspora. Anche la manifestazione di Tel Aviv [in occasione dei 53 anni di occupazione] è stato un segno che le cose stanno cambiando. Non abbiamo ancora qualcosa di simile a un Congresso Nazionale Africano, perché per ora l’OLP rimane impegnata nel progetto di costruzione di uno stato, ma è chiaro che il tempo della soluzione dei due Stati è finito.”

E cosa accadrà se l’annessione non dovesse procedere? Ritorneremo al vecchio status quo o emergerà una nuova situazione?

“Sarei felice se l’annessione non avvenisse, perché è deleteria per i Palestinesi. Non di meno, se l’annessione non avrà luogo, l’UE tirerà un sospiro di sollievo e tornerà al modello dei due Stati. Questo rischia di far procedere indisturbato il processo di colonizzazione di Israele. La gente crederà che lo status quo non includa il furto di terre palestinesi e sarà consentito continuarlo”.

Il fallimento dell’annessione si tradurrebbe nel fallimento della destra israeliana?

“In Israele ci sono molti sviluppi interessanti. Stanno emergendo divisioni interne alla destra. Ma non dovremmo esagerare la discordia in Israele. Non ci sono differenze significative tra Benny Gantz e Netanyahu. C’è la speranza che il solo parlare di annessione possa rivelare dove realmente vuole arrivare Israele, per chi già non lo sapesse. Purtroppo, non credo che questo accadrà”.

Meron Rapoport è un redattore di Local Call.

https://www.972mag.com/tareq-baconi-annexation-apartheid/

Traduzione di Elisabetta Valento – AssopacePalestina

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