L’annessione minaccerebbe la sicurezza idrica e alimentare della regione, afferma un rapporto dell’Arawa Institute

Lug 28, 2020 | Riflessioni

L’Arava Institute for Environmental Studies prevede che l’annessione della Cisgiordania congelerebbe anche una cooperazione essenziale su questioni ambientali, probabilmente intensificando gli effetti del cambiamento climatico

di Sue Surkes 

Times of Israel, 26 luglio 2020

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Agricoltori palestinesi raccolgono cipolle nella Valle del Giordano, Cisgiordania, 10 febbraio 2020. (AP / Majdi Mohammed)

È probabile che una potenziale annessione israeliana di parti della Cisgiordania intensificherebbe gli effetti dei cambiamenti climatici, minacciando le risorse idriche strategiche della regione, mettendo in pericolo la sicurezza alimentare dei Palestinesi che la abitano e interrompendo l’essenziale  cooperazione ambientale tra i due paesi.

Pubblicato domenica dall’Arava Institute for Environmental Studies, il documento afferma: “Approcci unilaterali come l’annessione di parti della Cisgiordania e della Valle del Giordano minacciano di bloccare qualsiasi possibile approccio di cooperazione regionale per risolvere i problemi di sicurezza dell’acqua, dell’energia e degli alimenti che attualmente affliggono la regione e che saranno esacerbati dalla popolazione in crescita e dai cambiamenti climatici”.

Ha sottolineato: “Il cambiamento climatico è una questione globale con gravi implicazioni in termini di risorse naturali e giustizia ambientale … Mentre il mondo e la regione stanno cercando di riprendersi da una pandemia devastante e affrontano una minaccia esistenziale causata dall’aumento delle temperature medie annue, i leader di Israele devono chiedersi se questo è il momento di tentare di realizzare i sogni di una piccola minoranza di cittadini israeliani, ignorando l’esigenza di un futuro con speranza per noi e per i nostri vicini”.

Dopo la pubblicazione del piano di pace per la regione dell’amministrazione USA, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato che il governo israeliano avrebbe annesso i 132 insediamenti in Cisgiordania e la strategica Valle del Giordano, circa il 30 percento del territorio. Nonostante i disaccordi tra i leader israeliani, le riserve provenienti dagli Stati Uniti e le feroci critiche internazionali, si è impegnato ad avviare il processo il 1° luglio, che è ormai passato. Recentemente ha citato “considerazioni diplomatiche e di sicurezza” per il ritardo, e non è chiaro se il piano andrà avanti.

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Il primo ministro Benjamin Netanyahu visita la Valle del Giordano con l’ex consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti John Bolton, 23 giugno 2019. (AP Photo / Abir Sultan, File)

L’Istituto Arava svolge attività di ricerca e riunisce Giordani, Palestinesi, Israeliani e studiosi da tutto il mondo per indagare le questioni ambientali e costruire relazioni interpersonali con l’obiettivo di proteggere le risorse ambientali condivise e servire da modello per la cooperazione transfrontaliera in altre aree del conflitto israelo-palestinese.

Avvertendo che il bacino del Giordano è un hotspot del cambiamento climatico, l’Istituto ha citato una ricerca secondo cui le estati secche della regione dovrebbero allungarsi di due mesi, a spese degli inverni che sono il maggior periodo di pioggia grazie alla quale si può fare agricoltura tutto l’anno.

Il Mare di Galilea, nel nord di Israele –il principale serbatoio idrico per Israele, nonché per Siria, Giordania e Cisgiordania– si sta riducendo. E ciò avviene nonostante il verificarsi di occasionali inverni piovosi, come quello dell’anno scorso, che hanno permesso al lago di rifornirsi di acqua dolce, di tenere sotto controllo il livello di salinità e di dare un po’ di tregua al pompaggio dalla seconda principale fonte di stoccaggio della regione: le acque sotterranee. Il lago, afferma il rapporto, è “uno dei parametri più importanti nella sicurezza della terra di Israele”.

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Vista del Mar di Galilea dal lungomare di Tiberiade, 18 marzo 2019. (David Cohen / Flash90)

I depositi acquiferi israeliani si trovano in due falde sotterranee, entrambe tra Israele e Palestina. Una parte sostanziale della falda terrestre si trova all’interno della Cisgiordania, dove rappresenta l’unica fonte d’acqua accessibile per l’Autorità Palestinese. L’unica fonte di acqua dolce di Gaza è la falda acquifera costiera, un bacino sotterraneo che attraversa la Striscia di Gaza e si estende verso la costa israeliana. Entrambe le falde acquifere sono già state sfruttate più del dovuto, con il risultato che la qualità dell’acqua sta peggiorando –soprattutto nella Striscia di Gaza, dove è diventata imbevibile– e la domanda non farà che aumentare con la crescita della popolazione e il riscaldamento climatico.

Il pompaggio deve essere gestito correttamente attraverso solidi accordi bilaterali tra Israele e l’Autorità Palestinese, afferma il rapporto, per garantire che le falde acquifere possano continuare a funzionare correttamente. Ma “l’annessione unilaterale da parte di Israele del territorio in Cisgiordania significherà un minore accesso alle acque sotterranee per i Palestinesi e renderà quasi impossibile la stipula di accordi bilaterali sull’acqua. Senza la sicurezza delle risorse idriche non può esserci sicurezza regionale: qualunque azione unilaterale sarà una minaccia per entrambe le parti”.

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Un Palestinese riempie un serbatoio di acqua pulita che sarà trasportato su camion per le famiglie che non hanno acqua potabile sicura a Gaza City, 22 marzo 2012 (Wissam Nassar / Flash90)

L’annessione, prosegue il rapporto, funge anche da “moltiplicatore di minacce” impedendo una soluzione sostenibile ed equa per salvare il Mar Morto che si sta riducendo.

Infine, l’annessione della Valle del Giordano minaccerebbe la sicurezza alimentare palestinese, afferma il rapporto. La valle del Giordano, una fertile striscia di terra che costeggia ciò che rimane del fiume Giordano, costituisce più di un quarto della Cisgiordania. Malgrado sia relativamente poco popolata, produce il 60 percento delle verdure consumate dalla popolazione palestinese della Cisgiordania. Si prevede che tale popolazione raddoppierà nei prossimi 40-50 anni.

“L’annessione potrebbe impedire a migliaia di agricoltori palestinesi l’accesso ai terreni agricoli su cui Israele e Palestina fanno affidamento per nutrire la popolazione della regione”, avverte il rapporto. “Se l’offerta di cibo ai Palestinesi viene ridotta a causa delle limitazioni all’accesso o per l’esproprio di terre palestinesi, la sicurezza alimentare sarà minacciata”.

Il rapporto ha sottolineato che il lavoro dell’Arawa Institute “non si inscrive nello spettro politico di destra o di sinistra. Nel corso del tempo ha ricevuto il sostegno di vari governi israeliani e risponde alle esigenze del pianeta terra e degli esseri umani che lo popolano. Impegnarsi nella cooperazione ambientale transfrontaliera sarà impossibile una volta iniziato il processo di annessione e porterà a importanti conseguenze ambientali “

https://www.timesofisrael.com/annexation-will-threaten-regions-water-and-food-security-report-says/

Traduzione di Donato Cioli – AssopacePalestina

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